Antonia Antico.

GIUSTINA E L'IMPERO.

2017. Youcanprint Self-Publishing. Tricase (LE).
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Siamo all'inizio degli ultimi, appassionanti cento anni di storia dell'impero romano. Milano, Mediolanum in latino,  capitale dell'Impero d'Occidente e Giustina  una nobildonna al seguito di Marina Severa, moglie dell'imperatore Valentiniano. E' vedova da quindici anni di un usurpatore, Magno Magnenzio, e confida a Marina che il matrimonio non  mai stato consumato .... In seguito, Giustina dovr confrontarsi con l'imperatore d'Oriente Teodosio e con un personaggio del calibro del vescovo Ambrogio, futuro patrono di Milano, con cui disputer liti divenute famose. In appendice, una piccola guida alla Milano romana.
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PRIMA PARTE.
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1. Palazzo imperiale di Mediolanum - Autunno anno 366 d.C.
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- Se  bella come dici, perch non l'ho mai notata?  chiese l'imperatore Valentiniano.
- Perch il suo comportamento  sempre stato irreprensibile!  Rispose Marina, alzando sul marito uno sguardo un poco risentito.
- E' raro che le vedove si risposino.
- E' vero, per lei non ha avuto un vero matrimonio. Si  confidata con me, l'altro giorno: mi ha detto che suo marito, Flavio1 Magnenzio, a suo tempo decise di aspettare che lei crescesse ancora un po' prima di ... consumare. Poi  successo quel che  successo ed  morto prima che ... succedesse.
- Davvero? Che cosa curiosa. E chi vorrebbe sposare?
- Ma allora non hai ascoltato! Non desidera sposarsi per avere un uomo in particolare, vuole solo dei figli!
- Beh, per questo, dopotutto, le serve un uomo!
- Oh! Caro, che commento ... indecente!  Marina era allo stesso tempo divertita ed esasperata. Tacque qualche istante, seguendo i propri pensieri. Poi esal un languido sospiro e rivel le sue fantasie:
- Avr bambini bellissimi. Vuol seguire la tradizione e averne almeno tre. La cosa le fa onore, anche se, secondo me, dopo il primo parto ci ripenser.
- Come hai fatto tu?
Marina non rispose. Si limit a un altro sospiro e a un'altra pausa per poi adottare un tono pratico:
- Insomma, pensa alle implicazioni di un suo matrimonio!
Quindi, da vera esperta in fatto di aristocrazia romana, sciorin al marito tutte le parentele e i legami altolocati di cui godeva Giustina, la donna di cui stavano parlando. Di tutta la dettagliata descrizione, Valentiniano avrebbe ricordato solo che Volcacio Rufino, il suo prefetto dell'Illiria, Italia e Africa, era il fratello della nonna Galla, che la famiglia del padre aveva dato diversi consoli all'impero e che era legata ai Turranii di Venezia e Istria ed anche agli Anicii. Marina termin dicendo:
- Ma senz'altro ricorderai, mio caro, che per parte di madre Giustina discende da Giulio Costanzo, e che ai tempi del suo matrimonio,  stata scelta per dare pretese di legittimit imperiale all'usurpatore Magnenzio. Era la discendente nubile di Costanzo Cloro pi prossima, dopo Costantina.
- Comunque, - prosegu Marina - poich non ricordi di averla notata fra il mio seguito, ti informo che questa sera avrai modo di osservarla a tuo agio: ho disposto che sia fra le persone pi vicine al nostro letto tricliniare, a cena.
Marina continu fornendogli informazioni sugli altri invitati. Valentiniano pens per l'ennesima volta che sua moglie poteva essere ben noiosa con tutti i suoi complicati particolari sulla vita degli aristocratici romani. Ma non la interruppe, perch spesso c'era dell'oro fra la paglia delle sue chiacchiere. Era con esse, infatti, che lo informava e teneva aggiornato sulle correnti sotterranee che agitavano i retroscena delle famiglie patrizie, gli svelava le motivazioni private alla base di alcuni comportamenti, gli ricordava quali erano gli interessi che si muovevano dietro le azioni pi banali. Era nata in ambiente aristocratico e per le questioni private dei patrizi romani era un'ottima fonte e anche un buon ... filtro.
Per quanto riguardava Giustina, Valentiniano non sottovalutava l'importanza che poteva avere un suo matrimonio. Era stata accolta fra il seguito di sua moglie, godeva della sua protezione e questo implicava il diretto interessamento imperiale al suo destino. Il suo sposo poteva apportare nuove proficue alleanze.
Se poi era cos bella, sarebbe stato un piacere osservarla.
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2.
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Anni addietro, quando si parlava di matrimonio la prima cosa che veniva in mente a Giustina era l'effetto che aveva avuto sulla sua pi cara amica, Anicia. Ricordava quella volta che era andata a farle visita nella sua nuova abitazione poco dopo le nozze con Sesto Claudio Petronio Probo e l'aveva trovata diversa dal solito, priva della serena sicurezza che normalmente la caratterizzava. In lei aveva percepito emozioni trattenute che non era ben riuscita a cogliere e classificare: una sorta di sgomento, d'ansia, o timore ....
Anicia l'aveva intrattenuta, anzich con i soliti ultimi aneddoti e relativi commenti su amici e famiglia, con uno strano, serio discorso religioso:
- Padre Paolo (la guida spirituale di Anicia), ultimamente mi ha tanto parlato della vergine Maria e ne sono affascinata. Era cos obbediente e sottomessa a Dio, di un'innocenza cos pura, che  stata premiata con un concepimento senza che si dovesse unire fisicamente a un uomo. Non lo trovi straordinario?
- Anicia, sai bene che io sono ariana e non credo a queste favole.
- Io invece ci credo e lo trovo bellissimo. Lei  rimasta inviolata ed ha partorito senza dolore. Nessuna delle brutte cose della vita delle donne l'ha potuta toccare!
- Comunque,- prosegu Anicia - anche se non credi a queste cose, non pensi sia straordinario che lei parlasse col piccolo Ges, cio col figlio di Dio, semplicemente come una madre qualsiasi col suo bimbo? Lui la ascolta e io la prego tanto perch interceda per me presso suo Figlio!
- Che cosa hai da chiedere al buon Ges?
A questa domanda Anicia era arrossita, un'espressione angosciata le era passata sul viso, subito dominata, e dopo una pausa aveva cercato di cambiare argomento.
Giustina l'aveva dolcemente spinta a parlare, intuendo che l'amica ne aveva bisogno, e Anicia dopo qualche resistenza si era confidata, non senza imbarazzo, sciogliendosi in lacrime liberatorie:
- Oh Giustina! E' stata una prova cos dura! E' una prova cos dura! Io non pensavo ... Mia madre mi aveva detto ... E anche la balia ...
In modo frammentato e confuso era venuto fuori che Anicia considerava l'unione fra marito e moglie un atto bestiale, privo di umanit e dignit, per lei umiliante, oltre che doloroso. Si sentiva sporca e violata. E avrebbe voluto non uscire pi di casa, pensava che al vederla tutti immaginassero cosa succedeva nel suo cubiculum e se ne vergognava.
Giustina si era seduta accanto a lei, le aveva messo un braccio intorno alle spalle e l'aveva rincuorata come aveva potuto, visto che non aveva esperienza in proposito.
L'infelicit di Anicia le era rimasta a lungo nel cuore.
Il destino, nelle sembianze del padre, generalmente riservava alla giovane patrizia il matrimonio combinato, all'et di circa quattordici/quindici anni.
L'amore romantico non era ancora stato inventato e raramente si teneva conto dei sentimenti, in una scelta matrimoniale fra aristocratici. Si guardava all'unione solo da un punto di vista utilitaristico, considerando i vantaggi economici o politici che il matrimonio avrebbe portato alla famiglia.
Siccome culturalmente tutto era basato sulla forza, la prospettiva privilegiata da cui si guardava al matrimonio era maschile. Si adducevano motivi pratici al fatto che lo sposo poteva avere l'et del padre, o anche del nonno della sposa: un uomo, si diceva, pu ingravidare anche se avanti con gli anni, mentre una donna  fertile solo in giovane et, inoltre una giovane assicura un numero di gravidanze sufficiente a compensare l'alto tasso di mortalit infantile. Le nascite erano l'unico valido metodo conosciuto per contrastare la morte.
La fanciulla era dunque subito messa all'opera per assicurare al marito il proseguimento della stirpe.
Assolti i propri doveri riproduttivi, la nobile romana poteva sfuggire alle micidiali malattie infantili affidando i figli a una balia, evitando cos anche i rischi dell'allattamento, che poteva rivelarsi molto doloroso. Comunque, rimanevano i pericoli del parto, un campo di battaglia non meno rischioso di quelli che affrontavano gli uomini in guerra.
Nonostante i rischi della maternit, tuttavia, una donna sterile era da sempre guardata con piet.
Giustina all'inizio della vedovanza si era sentita sollevata dal fatto di non dover adempiere i doveri coniugali, ma con il passare degli anni, vedendo tutte le sue amiche impegnate coi figli, aveva finito col sentire la propria esistenza vuota e priva di scopo.
Oltretutto aveva avuto un'educazione romana tradizionale che la portava a considerare un dovere per ogni donna sposarsi e avere figli. Cos, ormai, si sentiva defraudata e beffata dal destino che la vedeva, ormai ventisettenne, vedova e zitella nello stesso tempo.
Zitella perch non aveva avuto un vero matrimonio: suo padre l'aveva data in sposa a Flavio Magnenzio appena dodicenne e Flavio Magnenzio aveva deciso di attendere qualche anno prima di consumare il matrimonio. Era morto prima di arrivare a giudicarla sessualmente matura.
L'aspetto sessuale del matrimonio non la attirava, ma neppure la preoccupava come ai tempi del suo primo marito. Pensava di poter sopportare i brevi contatti necessari ad avere dei figli, tutte le donne lo facevano.
Quanto ai sentimenti, le era stato inculcato che le donne per bene non pensano all'amore. O meglio: le donne dovevano bandire ogni slancio legato all'aspetto fisico dell'amore. Incorrere nella disapprovazione sociale avrebbe avuto un costo impensabile in termini di qualit di vita per una donna di rango elevato, per cui Giustina non si era mai sognata di deviare dalla via segnata. Neppure ne aveva mai avuta la tentazione.
Non era insensibile al fascino maschile, ma aveva imparato che innamorarsi implicava, almeno inizialmente, un intervento della volont: si poteva decidere di lasciarsi andare o no e lei evitava di farlo. L'amore di cui si parlava nella letteratura e nelle poesie doveva rimanere nei libri, slegato dalla realt pratica. La realt era rappresentata dal matrimonio combinato e l'amore di una donna era solo per i figli.
In un contesto sociale dove il matrimonio per la donna era il pi delle volte solo un onere, la nobile divenuta vedova generalmente preferiva rimanere tale. Fra le matrone, fra l'altro, la condizione vedovile era frequente, data la differenza d'et che spesso c'era fra coniugi.
Anche la Chiesa cristiana appoggiava e incoraggiava la castit fra le vedove. Giustina pensava fosse una sorta di misericordiosa comprensione verso matrone che avevano gi sostenuto il peso dei propri doveri, piuttosto che una scelta morale. Per accadeva pure che le donne si risposassero, magari spinte dalla famiglia per motivi d'interesse.
Giustina contava proprio sulla frequenza dei secondi matrimoni quando, approfittando di un momento favorevole, aveva aperto il suo cuore a Marina:
- Cosa altro pu fare una donna della propria vita?- Le aveva detto alla fine di un breve sfogo, sicura di non apparire frivola o sfacciata a parlare di un secondo matrimonio - I figli danno uno scopo a tutto.
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3.
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- Ortensia, questa sera indosser la subucula2 nuova.
- E' un tessuto cos fine! Oggi fa freddo, perch non tieni sotto anche quella di lana?
- Ma dai, avranno acceso il riscaldamento3, con questa giornata umida! E poi, con tutta quella stoffa addosso sembrerei una palla di stracci!
Giustina si stava preparando per la cena a corte ed era molto eccitata perch sapeva che quella sera l'imperatore in persona l'avrebbe osservata: le era stato riservato un posto vicino al letto tricliniare di Valentiniano, ne avrebbe addirittura condivisa la mensa!
Era diventata abbastanza intima di Marina Severa da confidarle il suo desiderio di un nuovo matrimonio. Le era stato pi facile che parlarne ai suoi fratelli o alle loro mogli, che risiedevano in altre citt e perci non vedeva di frequente. Ora si congratulava con se stessa per il risultato e si aspettava molto dalla serata.
Naturalmente voleva apparire al meglio. Tre cameriere la stavano preparando: una per le vesti, una per il trucco e una per i capelli. Ortensia, l'ancella che l'aveva allevata come balia e le era accanto da sempre, assisteva e controllava.
La pettinatrice aveva quasi finito la sua opera e il risultato era impeccabile, nonostante la difficolt di lavorare con una giovane troppo eccitata per star ferma.
Una fascia azzurra, larga sulla sommit del capo e stretta sulla nuca, ornava una crocchia alta e intrecciata, lasciando ciocche libere intorno al viso e sul collo.
- Ecco, mia signora, vi soddisfa la pettinatura?
- Va bene, va bene. Anche perch non c'e tempo di provarne un'altra. Passiamo al trucco. Molto leggero, come sempre, non c' ragione di cambiare. Balia scegli tu i gioielli? Orecchini e i bracciali azzurri, direi.
Poco dopo la cameriera addetta alle vesti l'aiut ad indossare un amictus4 di seta color azzurro, con lo scollo ornato da veli finemente ricamati e, sopra l'amictus, un ampio spparum5, sempre di seta azzurra ma di una tonalit pi scura, la cui stoffa era unita sulle braccia e fermata, alla altezza dei gomiti, dei polsi e delle spalle, da fibule ornate di lapislazzuli. Il spparum lasciava scoperti i veli che ornavano lo scollo dell'amictus ed era fatto aderire al corpo mediante gli incroci di un cingulum6 confezionato nel medesimo velo. Un originale taglio dai bordi ricamati, sulla parte anteriore del spparum, permetteva di scorgere l'azzurro pi chiaro della veste sottostante. Gli stessi ricami ornavano anche i bordi delle maniche e il fondo della veste, testimoniando con il loro pregio l'alto rango cui apparteneva Giustina. L'insieme faceva risaltare il suo incarnato, la morbidezza della sua pelle e i lucidi capelli bruni.
Mentre la cameriera le sistemava le pieghe della veste, Ortensia sorvegliava il risultato e dava direttive:
- Ci sono troppe pieghe sui fianchi, spostane qualcuna dietro. Ecco, cos. Stringi bene quella cintura.
Giustina, bambina mia, sei uno splendore!
- Che cosa dici, Ortensia, metto le scarpine di seta o gli stivaletti di pelle di vitello?
- Ma che ti frulla in testa? Le scarpine, ovviamente. Tanto userai una lettiga per uscire, anche se son pochi passi, non vorrai sporcarti l'orlo della veste.
- Va bene. Naturalmente verrai con me, questa sera. Starai vicino al mio letto tricliniare e terrai le orecchie ben aperte. Mi aiuterai a giudicare la serata.
Non sei contenta di venire? Perch quella faccia?
- L'imperatore ha fama di essere crudele. Non lo temi?
- So che molti mormorano che sia crudele, ma io ho avuto occasione di osservarlo a lungo e secondo me non  vero. E' solo un uomo molto, molto determinato e intransigente.
- Dicono che tenga, vicino al suo cubiculum, una grande gabbia con una coppia di orsi e che faccia sbranare quelli che fanno qualcosa che non gli piace.
- Queste sono favole, Ortensia. Cio, voglio dire: gli orsi ci sono,  vero, ma penso li tenga solo perch ammira questi animali. Penso che usi le chiacchiere che tu hai udito per ottenere pi rispetto ed obbedienza.
- Non molto tempo fa, e questo so per certo che  vero, ha condannato a morte un fabbro solo perch gli ha fatto una corazza con un peso di poco inferiore al convenuto.
- S, lo so. Per, Ortensia, parlando di metalli preziosi una piccola differenza ha un grande valore. Quell'artigiano voleva fare il furbo con l'imperatore! E dopo che Valentiniano tanto aveva detto e fatto contro la disonest e la corruzione! Questa condanna  stata, secondo me, un chiaro messaggio ai disonesti.
Ora ti racconto un aneddoto che ti far capire il modo di pensare del nostro imperatore.
Dunque: appena eletto, Valentiniano dovette affrontare gli alamanni che, morto Giuliano, pensavano di avere buone probabilit di vittoria in uno scontro con i nostri. E in un primo momento sembr che avessero ragione, perch, alla prima battaglia, i legionari si diedero alla fuga. Valentiniano indag e scopr che i primi a cedere e scappare erano stati i batavi.
Sai che fece? Radun l'esercito al completo e svergogn i batavi davanti a tutti: disse che aveva deciso di venderli al mercato come schiavi, perch  quello che si meritano i pusillanimi. Figurati l'umiliazione, per non parlare della prospettiva sul futuro che si apriva davanti a quei soldati! Erano intimoriti e vergognosi e lo supplicarono di dar loro la possibilit di riscattarsi, giurando che mai pi sarebbero fuggiti davanti al nemico. Infatti, dal giorno dopo divennero saldi come un muro invalicabile!
Capisci, ora, il modo di ragionare del nostro imperatore? Lui pensa al quadro generale, le punizioni servono d'esempio e da stimolo.
- E quel ragazzo fatto ammazzare perch ha lasciato andare i cani da caccia prima del momento giusto? Era cos giovane!
- Beh, l'imperatore  molto esigente, non sopporta gli stupidi e chi non lavora con il dovuto impegno.  Giustina sospir.  S, questo  stato forse eccessivo per un ragazzo tanto giovane, ma che rimanga fra noi, Ortensia. Non posso certo criticare l' imperatore.
Non temere, comunque, Valentiniano non mi offender impartendo ordini che riguardano la mia servit: con me sei al sicuro!
Ora andiamo, o faremo tardi e incorreremo nella sua terribile ira!
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4.
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Si diceva che il palazzo imperiale fosse sacro, perch abitato dal Pontefice Massimo: l'Imperatore. L'imperatore era il capo religioso, il capo dell'esercito, il depositario di ogni potere sulla terra. La grandiosit monumentale delle sale dove risiedeva, imponeva al visitatore occasionale la percezione della propria minuscola fragilit, al cospetto del potere che le aveva costruite. Chi era al vertice di tanta magnificenza era incontrastabile, infallibile, e i suoi ordini non potevano essere messi in dubbio.
Valentiniano, anche se la riteneva necessaria, non amava particolarmente questo tipo di propaganda e la sala che aveva scelto come triclinio invernale, nel palazzo costruito settant'anni prima, era di dimensioni pi contenute rispetto lo standard imperiale dei tetrarchi, per motivi che lui riteneva pratici: non tanto vasta da creare un'eco sgradevole ai discorsi o da perdere di vista gli invitati pi lontani dal letto tricliniare dell'imperatore. Gli piaceva avere tutto sotto controllo.
Era comunque una bella sala ipostila e absidata, con tetto di legno dipinto e pavimento in marmi colorati. Alle pareti erano appesi grappoli d'uva, limoni e altri frutti ormai secchi, che tuttavia emanavano ancora effluvi profumati. Si confondevano con le decorazioni parietali che rappresentavano frutta ancora fresca e succosa, dipinta su sfondo ocra e porpora, tra affreschi di tema mitologico. Cortine pesanti, che servivano a riparare i commensali dalle correnti d'aria, erano in quel momento raccolte di lato, mostrando finestre munite di preziosi vetri colorati e nicchie ornate da statue dipinte.
Il sistema di riscaldamento a pavimento era in funzione e un piacevole tepore aveva dissolto l'umidit di una piovosa giornata d'inizio autunno, permettendo ai commensali di giacere sui letti tricliniari avvolti da vesti leggere.
La mensa dell'imperatore era attigua all'abside, quindi in posizione centrale e scenografica, e altre sei erano disposte sui lati lunghi della sala, tre per parte. Ciascuna mensa era circondata dai rispettivi letti a tre posti, lasciando libero il lato che dava verso il centro della sala, per il servizio. I letti tricliniari erano di legno finemente scolpito, ricoperti di comodi cuscini, coperte colorate e sovraccoperte di porpora decorata con frange dorate.
Un brusio vivace colmava la stanza, affollata, oltre che da una sessantina di commensali, dai numerosi servitori che si aggiravano fra le tavole e dai paggi che, accoccolati su cuscini ai piedi dei divani tricliniari, aspettavano gli ordini dei loro padroni per i piccoli servizi di loro competenza.
Flavio Valentiniano quel giorno condivideva il divano tricliniare unicamente con Marina. Per un poco era stato presente anche Graziano, il loro figlioletto di sei anni, ma presto una balia lo aveva condotto nelle sue stanze.
Gli altri due divani intorno alla mensa di Valentiniano erano occupati da alcune persone del seguito, fra cui Giustina, e da alcuni militari. Giustina riconobbe il comandante della cavalleria Flavio Valente Giovino.
Non era mai stata cos vicina all' imperatore e ne era emozionata. Non solo perch le serviva l'approvazione imperiale ma anche perch Valentiniano non le era indifferente come uomo. Era l'imperatore dei romani e il potere della sua carica gli conferiva un certo fascino a priori. Si doveva poi aggiungere un fisico alto e aitante con una naturale aura d' autorevolezza, un viso dai tratti piacevoli, bei capelli castani striati da ciocche chiare, penetranti occhi celesti che la turbavano ogni volta che li sentiva su di s. Giustina apprezzava inoltre il suo gusto nel vestire, il suo stile nel parlare e i suoi modi sobri, da soldato.
Flavio Valentiniano le rivolse la parola dopo averla osservata discretamente per un po'. La trovava bellissima.
- Cos tu sei la figlia pi giovane di Iusto!
- S, mio signore.
- Non temere. Non rinvangher vecchie storie parlandoti di tuo marito. E' acqua passata. Non  colpa tua se ti hanno data in sposa ad un usurpatore. - Valentiniano fece una pausa, mentre Giustina chinava mestamente il capo.
- Sai, Magnenzio ha influenzato anche la mia vita, oltre alla tua. - Riprese Valentiniano - Dovrei odiarlo, perch mio padre  stato giustiziato a causa sua. Perch, mi son detto a quel tempo, non ha bussato a un'altra porta? Sono convinto che mio padre gli abbia dato rifugio solo per compassione. La compassione  un lusso che si paga caro!
Comunque, certamente tu non potevi sapere niente di tutto questo. Quanti anni avevi quando ti hanno data in moglie?
- Dodici. E anche mio padre  morto a causa sua.
- Tuo padre  stato condannato con tutti quelli che lo avevano appoggiato. Nel suo caso non c'erano dubbi: gli aveva dato ben due mogli, prima tua sorella e, quando  morta, gli ha dato te.
Dodici anni, hai detto? Sei sicura? Son passati almeno quindici anni e non sembra tu ne abbia pi di diciotto, venti ...
- Erano ben dodici, mio signore  rispose Giustina, sorridendo al tono di Valentiniano, divenuto scherzoso.
- Non so com'eri a dodici anni, ma posso dire che sei cresciuta ... piuttosto bene!
Lei rispose arrossendo un poco e ridacchiando imbarazzata per l'inaspettato complimento:
- Grazie, ma ormai mi si pu annoverare fra le vecchie matrone.
Si sent goffa e avvamp. Lanci quindi uno sguardo a Marina, ma la vide sorridere e si rincuor.
Valentiniano la guard divertito, fece una battuta sull'aspetto delle reali vecchie matrone e spost la conversazione sulle conoscenze comuni:
- E' molto che non vedi tuo zio Volcacio Rufino?
Parlare della famiglia aiut Giustina a superare l'imbarazzo e a recuperare disinvoltura e spigliatezza.
Come le altre volte cui Giustina vi aveva preso parte, la cena imperiale era organizzata in modo da essere raffinata, piuttosto che sontuosa. Alcuni musici intrattennero gli ospiti, poi fu la volta di lettori, con racconti e poesie d'argomento leggero. A questo punto alcuni ospiti vollero fornire a loro volta prova di abilit letteraria, leggendo propri componimenti. Costoro, esauriti i propri testi, sollecitarono Flavio Valentiniano a leggere qualcosa di suo. L'imperatore, che aveva fama di essere un narratore piacevole, non si fece pregare: la letteratura era un mezzo di propaganda politica che apprezzava.
Il suo componimento narrava dei suoi viaggi, traendone divertenti aneddoti sulle abitudini barbariche. Lusing il romano orgoglio dei presenti evidenziando la differenza di civilt fra il loro modo di vivere e quello barbarico, incomparabilmente pi rozzo.
Alla fine Valentiniano si appassion e il racconto divenne un discorso. Come potevano simili ignoranti straccioni, i barbari, osare aspirare al suolo romano, osare sfidarne i confini con le loro scorrerie? Certamente poteva accadere solo perch erano inconsapevoli dell'enorme superiorit di Roma. Tuttavia i confini rappresentavano un territorio immenso da difendere e i barbari erano pi numerosi dei granelli di sabbia su una spiaggia. Il compito dell'esercito era davvero enorme. Valentiniano afferm che l'esercito meritava pi plauso di certi senatori che lo criticavano, dimenticando da chi dipendeva il loro benessere. Chiaramente non ci si poteva lamentare del costo dell'esercito se la propria prosperit dipendeva da esso!
Giustina sent pi volte su di s lo sguardo dell'imperatore, durante il discorso, come se lui volesse controllarne l'effetto su di lei. Bene, a lei piaceva. Per i nobili patrizi romani, educati all'autocontrollo e alla pacatezza nei discorsi, Valentiniano era troppo appassionato, ma proprio questo piaceva a Giustina: lui, che di nascita non era aristocratico, aveva una vitalit ... travolgente.
Quando la cena si stava ormai approssimando al termine, Giustina focalizz le impressioni raccolte e segu il proprio impulso dicendogli:
- Secondo me voi siete deluso!
- Come dici?  le chiese Valentiniano, confuso.
- Penso di capire il vostro stato d'animo.  gli spieg lei - Siete deluso da quel che avete potuto realizzare come imperatore. Pensavate di avere finalmente l'opportunit di realizzare le vostre ... idee, ma i problemi si sono moltiplicati e complicati e le persone sono pi coriacee di quanto vi eravate immaginato. Cio  termin Giustina confondendosi sotto lo sguardo di Valentiniano - voglio dire, troppa gente vi mette i bastoni fra le ruote.
- Sei sempre cos sincera? Per fortuna qui attorno nessuno ha sentito quanta poca considerazione hai per la forza, le capacit e l'autorevolezza del tuo imperatore  la rimprover in tono divertito Valentiniano.
- Sono sincera perch mentire richiede energie che possono essere impiegate in modo pi utile.- si difese Giustina  Non credete che si perda del gran tempo a cercar di capire quel che uno vuole davvero? Ad ogni modo, in realt, penso il contrario di quel che dite.
- E cio?
- E cio che l'impero ha bisogno della vostra forza, della vostra lucidit e del vostro coraggio.
Il giorno seguente Giustina ripens a lungo e pi volte al colloquio avuto con l'imperatore, a volte dicendosi che non era andata male, altre volte dandosi della sciocca per non aver detto altre mille cose che si era ripromessa di dire e tirando fuori invece quell'inopportuna osservazione sull'imperatore deluso. Avr pensato che sono un'impertinente, un'impulsiva, una che non sa comportarsi come si conviene in societ. Si torment senza osare d'importunare Marina per chiederle se Valentiniano si era lamentato di lei o fatto altri commenti. A nulla valsero le rassicurazioni di Ortensia, che le diceva di aver raccolto buone impressioni.
Fu Marina infine ad accennare alla cosa: - Valentiniano  stato colpito favorevolmente da te!
- Ti ha detto qualcosa?
- Solo che approva un tuo secondo matrimonio.
Giustina si sent sollevata e contenta. Cap che il suo sollievo andava al di l della consapevolezza di aver fatto un passo verso la realizzazione del suo scopo: le sarebbe spiaciuta la disapprovazione dell'imperatore perch lui le piaceva e, come succede in questi casi, desiderava piacergli a sua volta.
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5.
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Nel corso di quell'autunno avvenne un fatto clamoroso.
Le notizie avevano oscurato la giornata di Valentiniano che, assolti i pochi impegni ufficiali, contava di rilassarsi con qualche attivit culturale. Aveva invece dovuto ascoltare la narrazione di fatti imbarazzanti per le pubbliche istituzioni, che riguardavano gli aspiranti alla carica di vescovo in Roma dopo la morte di Liberio.
Erano due i pretendenti al soglio vescovile della citt di Roma, uno ariano, Ursino, l'altro niceno (cio credente nelle affermazioni del concilio di Nicea): Damaso. Entrambi erano stati eletti vescovi, in due chiese diverse, dai rispettivi sostenitori. Prima e dopo questo c'erano state liti feroci, degenerate in scontri armati con morti e feriti da entrambe le parti. Il prefetto urbano era intervenuto quando era prevalso il partito di Damaso esiliando Ursino per evitare altri disordini, ma i sostenitori di quest'ultimo non si erano rassegnati e si erano barricati in una chiesa. I damasiani avevano assaltato la chiesa e avevano fatto una strage.
A una delle cene di Valentiniano e consorte, tenutasi poco tempo dopo questi fatti, presenti Giustina, il vescovo ariano di Mediolanum Aussenzio, prelati di diversa ideologia religiosa, senatori di fede tradizionale, fra i quali il prestigioso Flabunio, si commentarono gli avvenimenti.
Qualcuno chiese ad Aussenzio, tramite interprete poich il vescovo di Mediolanum parlava ancora solo il greco:
- Aussenzio, spiegaci perch Ursino si comporta in questo modo. Non doveva ritirarsi, obbedendo al prefetto, ed evitare cos spargimenti di sangue? O gli ariani pensano di essere superiori alla legge?
- Non posso credere alle mie orecchie! Sono i niceni ad aver assaltato una chiesa e ucciso dei cristiani!  rispose Aussenzio con veemenza inaspettata. Dopo un' occhiata a Valentiniano per, prosegu in tono pi calmo:
- Comunque penso che il prefetto sicuramente non avrebbe impartito quegli ordini se avesse approfondito la questione. Come cristiani, infatti, noi abbiamo il dovere di opporci ad aberrazioni, che fra l'altro danneggiano anche l'interesse di stato. Prendi il culto delle reliquie, per esempio ...
- E' vero,  inopportuno che Damaso costruisca cappelle vicino ai siti di culto antico - lo interruppe un convitato di fede tradizionale - come ad esempio Santa Anastasia al Palatino7, eretta vicino alla grotta del fauno Lupercus, dove Romolo e Remo si dice siano stati allattati dalla lupa. Non capisco perch secondo i cristiani Roma debba rinunciare a una tradizione secolare come quella della lupa, una tradizione che stimola il patriottismo e non fa del male a nessuno.
- Questo  il modo di Damaso di diffondere la sua dottrina.  disse Aussenzio - Sostituisce il Fauno con Santa Anastasia. Cos ora il popolo prega Santa Anastasia affinch il cavallo su cui ha puntato vinca alle corse.
Qualcuno ridacchio. I niceni protestarono:
- Santa Anastasia non  la protettrice delle corse o dei cavalli!
- Era per fare un esempio  disse Aussenzio - E' cos che ragiona il popolo.
Uno dei presbiteri niceni chiar:
- Pregare i santi non  un culto idolatra, come vuol insinuare Aussenzio! Giovanni nell'Apocalisse afferma, ad esempio, che i martiri siedono al cospetto di Dio, senza dover aspettare la resurrezione. Quindi possiamo chiedere loro che intercedano per noi presso Dio, perch ci ascolti!
- In realt il popolo non fa queste sottili distinzioni. Non  Dio a fare miracoli perch pregato da sant'Anastasia ma  sant'Anastasia a fare il miracolo! Questo capiscono le menti semplici!  Aussenzio si rivolse quindi direttamente a Valentiniano:
- Voi mi avete concesso di essere vescovo di questa citt nonostante la vostra fede nicena, dimostrando cos una grande tolleranza. Perci perdonatemi se vi sembro impertinente.
Quindi Aussenzio indic s e il gruppo in cui era Giustina, spiegando:
- Noi ariani pensiamo sia insostenibile l'affermazione nicena secondo cui un figlio esiste prima di essere generato. E' chiaro che Cristo  venuto dopo il Padre e che c' un solo Dio! Cristo  un intermediario fra gli uomini e Dio, mandato per ....
- Il fatto che esista un solo Dio,  lo interruppe il presbitero niceno  dimostra che Cristo  Dio stesso, fattosi uomo. Cristo  Dio!
- No! Che senso ha chiamarlo Figlio se lui stesso  Dio? E come pu un dio essere umano?
- La consustanzialit sancita dal concilio di Nicea spiega perfettamente tutto!
- Tutte le vostre complicazioni vanno contro l'armonica perfezione della creazione!
- Voi ariani non capite la rivelazione!
S'intromise con la sua voce possente e i suoi modi pacati Flabunio, senatore di Roma che, quanto a religione, si era attenuto alle antiche tradizioni:
- Le divergenze dogmatiche non c'entrano nulla. Vi spiegher io le ragioni profonde dei contrasti tra Damaso e Ursino.
- Continua  lo incoraggi incuriosito Valentiniano.
- E' chiaro: chi conquista il soglio vescovile della citt pi grande e importante, quello di Roma, si assicura ricchezze e potere ai massimi livelli! Pi degli altri vescovi, che comunque nelle citt importanti hanno una vita di agi e onori inusuali: si vestono in modo elegante, si spostano con un bel cocchio personale, hanno servitori in abbondanza e partecipano a banchetti principeschi, dove disquisiscono, con le donne che pendono dalle loro labbra, di astruserie dogmatiche che nessuno capisce.
- I vescovi non possono mettere in imbarazzo le case che frequentano, vestendo di stracci!  intervenne l'elegante Aussenzio, parlando al vicino  inoltre ormai molti vescovi sono patrizi e seguono semplicemente le loro abitudini!
Flabunio continu ignorando l' interruzione:
- Non solo i vescovi, ma anche tutti i preti che frequentano le case patrizie per far visita a vergini e a vedove, ricevono donativi considerevoli e spesso anche lasciti e intere eredit. Vedove e vergini seguono alla lettera le indicazioni delle loro guide spirituali!
- S  intervenne un altro ospite conservatore in fatto di religione   diventato usuale fra le patrizie far voto di castit e rinunciare al lusso per guadagnarsi merito nell'aldil. Si prendono un padre spirituale che con la scusa di provvedere a opere di bene, spesso le convince a donargli i loro beni e a inserire il suo nome nel testamento, privando i legittimi eredi di quanto gli spetta. Ti ricordi il caso di Livia? La sua famiglia  stata in sostanza ridotta in povert!
- La Chiesa ha sempre pi controllo sulle ricchezze di Roma  continu Flabunio - Le tradizioni e i valori romani, andando avanti cos, saranno soppiantati.
A questo punto Giustina volle dire la sua:
- Vorrei dire anch'io qualcosa. Non voglio fare la figura dell'intellettuale, ci mancherebbe altro per una donna, ma la mia famiglia ha voluto darmi un'istruzione di prim'ordine, cos mi dovrete sopportare!
Flabunio dice che i valori romani stanno per essere soppiantati. Ben venga! E' quello che il grande Costantino voleva! Ricordate il suo sogno prima della battaglia di ponte Milvio. In questo segno vincerai gli era stato detto in questo sogno, mentre gli appariva una croce. Per le persone semplici questo ha significato semplicemente che combattendo in nome di Cristo Costantino avrebbe vinto la battaglia, come fu, del resto; ma noi sappiamo che il messaggio che Costantino ci ha lasciato dicendo di aver fatto quel sogno, era qualcosa di pi. Costantino ha riconosciuto nella religione cristiana l'insieme di valori che potevano fare da collante allo Stato. Il meglio dei valori della nostra tradizione pu essere trasfuso in questa religione e, con l'aiuto di Cristo, Roma potrebbe ancora risollevarsi agli antichi splendori! Questo in realt era il messaggio di Costantino.
- Quel che mi consola  disse Valentiniano   che neppure Costantino  mai riuscito a frenare la litigiosit dei prelati! Ma ora basta con la religione, che entrino i musici!
Valentiniano, poco tempo dopo, intervenne con un editto che, oltre che al Pantheon di Adriano come d'uso, Damaso dovette far leggere in tutte le chiese: si ammonivano gli ecclesiastici a non frequentare le case di vedove e vergini, si vietavano donativi, lasciti ed eredit ai preti.
Anche se perfino i prelati riconobbero la necessit di una legge in proposito, l'editto non ebbe un grande successo. Allora come oggi si trovava il modo di aggirare la legge, se conveniva.
Per Giustina le cene a palazzo imperiale erano diventate frequenti. Intervenire nei dibattiti era inusuale per una giovane donna ma per lei era divenuto abituale, come facesse parte della famiglia. E come una della famiglia in privato dava del tu a Valentiniano.
Valentiniano trovava deliziosa la sua freschezza, la sua saggezza spesso lo sorprendeva ed era ammaliato dalla sua avvenenza. Inoltre condividevano appieno le idee politiche e a lui piaceva starla a sentire.
Naturalmente Giustina sapeva di essere vista con molto favore a corte. Questo per lei comportava gratificanti vantaggi sociali: molti cercavano la sua compagnia e le sue opinioni erano ascoltate con attenzione, c'era chi le chiedeva favori e chi gliene proponeva.
Di un suo matrimonio per non si parlava pi, anzi sembrava che tutti avessero dimenticato i suoi desideri. Lei invece voleva ancora le stesse cose.
Non considerava opportuno annoiare ulteriormente Marina o Flavio Valentiniano con i suoi desideri e i suoi fratelli non erano in citt, cos decise di usare vie indirette per i suoi scopi, far intervenire la sua amica Anicia, che da Roma aveva raggiunto la corte a Mediolanum, in attesa di accompagnare il marito Probo a Sirmium8.
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6.
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Pi che nell'aiuto di Anicia, Giustina sperava in quello della madre dell'amica, la nobile Tyrrania Anicia Iuliana, figura autorevole in famiglia e in societ. Tyrrania voleva bene a Giustina, l'aveva seguita nel suo sfortunato destino di giovanissima sposa privata della protezione del marito e del padre in un sol colpo. Aveva appoggiato la sua entrata a corte, le aveva dato le debite protezioni e aveva incoraggiato la sua amicizia con la figlia, che era troppo timida e traeva giovamento dal carattere pi estroverso di Giustina.
Anicia era bella e dolce, ma era dotata di scarsa forza d'animo e si scoraggiava subito. Era ancora impaurita dal marito, Sesto Claudio Petronio Probo, alla cui presenza veniva ancora colta da timidezza, nonostante ormai gli avesse dato due figli. Non era quindi la persona pi adatta a esporre la causa di Giustina al marito perch la perorasse, anche se Probo era sinceramente devoto alla moglie.
Probo era sempre stato molto gentile con Giustina e lei aveva buone speranze di avere il suo appoggio, soprattutto con il patrocinio di Tyrrania.
Anicia accolse Giustina con piacere:
- Ho sentito che ormai sei intima a corte! Mi fa piacere il tuo successo.
- S,  un buon momento e ne ho approfittato per cercare di dare una svolta alla mia vita.
- Cosa vuoi dire?
- Voglio risposarmi!
- Giustina! Non mi hai mai fatto capire ... Hai in mente qualcuno?
- No, no .... Si .... Insomma, penso ci sia qualche candidato, ma per me va bene se a scegliere lo sposo sar una persona pi esperta di me. L'importante  che anch'io abbia finalmente la possibilit di vivere la mia vita.
Sai, devo confessarti che t'invidio. T'invidio i tuoi bellissimi figli. Tu hai una vita piena grazie a loro!
- Oh, Giustina!  Anicia le rispose con l'impeto di un vaso che trabocca - io ho sempre invidiato la tua libert! Non che io non voglia bene ai miei figli, li adoro e nella mia vita vengono al primo posto, ma il matrimonio  solo una sequela di doveri! Io ho continuamente il terrore di far qualcosa di sbagliato. La disapprovazione di mia madre, il cipiglio con cui mi guarderebbe mio marito mi angosciano al solo pensiero.
- Mi spiace che tu senta il matrimonio come un peso ma, cara Anicia, questa  la vita! Il destino di una donna  avere figli, che altro pu esserci? E per avere figli bisogna sposarsi.
- A me sarebbe piaciuto rimanere vergine e dedicarmi unicamente alla vita religiosa. Una vita molto quieta fatta di preghiera, letture religiose, musica sacra.  il tono di Anicia era sognante - Tutt'al pi ricamare e qualche poesia. E' cos sbagliato?
- Tu vuoi scappare, perch sei una persona molto sensibile ed  facile ferirti, ma non  possibile sfuggire alla vita! Hai mai pensato come sarebbe la tua esistenza se fossi nata figlia di servi, ad esempio? Devi pensare che come matrona hai dei privilegi! Una vergine non gode certo dello stesso rispetto di una mater familias! Sei riverita e hai una certa libert una volta eseguiti i tuoi doveri: non puoi che ringraziare Dio per tutto quello che hai!
- Lo so. Hai ragione. Ma i miei sentimenti sono altri, non posso farci nulla. Tu invece sei sempre cos ... saggia!
- E' perch ormai sono vecchia!
- Come ti permetti? Hai un paio d'anni pi di me ed io non mi sento certo vecchia!  scherz di rimando Anicia - Sei come una sorella per me.
- Grazie. Anch'io ti voglio bene.
- Allora? Confidati! Che cosa pensavi di fare?
- Pensavo che Probo potrebbe chiedere all'imperatore ...
- Vuoi che parli a Probo?  c'era un leggero allarme nella voce di Anicia.
- Pensavo che potrebbe parlargliene tua madre, che  pi esperta di noi due e saprebbe porre la questione nel modo pi conveniente.
- Hai ragione  afferm Anicia sollevata  mia madre  la persona pi adatta.
Probo parl con Flavio Valentiniano solo qualche giorno dopo la visita di Giustina ad Anicia: gi da qualche tempo avevano programmato un incontro. Quindi, appena esauriti gli argomenti all'ordine del giorno, gli disse:
- Se me lo consentite, avrei un'altra questione di cui parlarvi.
- Parla pure!
- Volevo sottoporvi il nome di una persona interessata a Giustina. Se voi approvate, potrei fare da intermediario con i fratelli di Giustina, devo recarmi a Sirmium e avr modo di incontrare Cereale.
- Da quando fai il sensale di matrimoni?
- Giustina  amica di Anicia.
- Gi.  Valentiniano si sentiva infastidito dall'intervento di Probo, ma non voleva offenderlo, era un uomo molto influente.  Allora?
Probo s'inoltr in un panegirico circostanziato del suo candidato, ma Valentiniano non lo stette molto a sentire. Non voleva che Giustina sposasse questo Gaio Chissachi. Sapeva chi era: un aristocratico della cerchia di Probo, che sposando Giustina avrebbe aggiunto vantaggi alla sua posizione politica. Non meritava sicuramente la sua Giustina! Gi sua moglie Marina aveva proposto un nome e lui stesso aveva pensato a come sistemarla, ma per un motivo o l'altro nessuno gli sembrava adatto al matrimonio con lei e rimandava continuamente decisioni e colloqui sull'argomento.
Probo intu abbastanza facilmente che l'imperatore non gradiva il matrimonio proposto. Cerc di continuare la sua missione in altro modo:
- Capisco che non ritenete Gaio adatto a Giustina, ma se mi spiegate quali doti deve avere il suo consorte, vedr di accontentare voi, lei e Anicia.
Valentiniano rivide Giustina nella sua mente: quel viso delicato e forte, quella figura voluttuosa, la spontaneit e vivacit dei suoi modi, la sua schiettezza, intelligenza e ... saggezza, per quanto fosse giovane. Tutto in lei gli piaceva. Giustina era come un bagno in fresche acque d'estate, un balsamo sulle ferite, un vino dolce e frizzante.
Non voleva lasciarla a nessuno! Lo realizz in un lampo di comprensione. Si era sentito immediatamente attratto da Giustina, come se lei fosse calamita e lui ferro. Il suo matrimonio l'avrebbe immancabilmente allontanata e lui non voleva rinunciare alla sua presenza.
Termin il colloquio con Probo con parole vaghe, coinvolgendolo abilmente in un altro argomento:
- Questa faccenda non  certo prioritaria. Ci penser. Piuttosto, chi pensi si possa nominare governatore di Liguria ed Aemilia ...
Tuttavia Probo non sarebbe arrivato dove era arrivato se non avesse avuto un buon intuito. Qualcosa percep dei sentimenti imperiali e inizi a pensare a come volgerli a proprio favore.
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7.
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Poco tempo dopo, appena rientrata dalle terme, mentre si stava cambiando per uscire a cena - quella sera era da Anicia - Giustina ricevette un messaggio da un servitore della corte: doveva seguirlo, l'avrebbe accompagnata in un luogo dell'area di palazzo dove era attesa da una persona di alto rango. Su insistenza di Giustina, il valletto chiar che si trattava di una persona molto vicina a Marina Severa e che non era autorizzato a rivelarle altro.
L'area di palazzo si estendeva su una vasta superficie, fra le porte Vercellina a nord e Ticinensis a sud, era delimitata a ovest dal circo, a est dal foro e dal decumano massimo e a sud-est dal cardo massimo.
La parte pi frequentata era quella nord, dove si trovavano gli edifici di rappresentanza, le grandi e sontuose terme imperiali, il teatro, gli appartamenti dell' imperatore e dei dignitari a lui pi vicini. La zona a sud-est del cardo ospitava abitazioni di nobili famiglie che si erano affrettate ad acquistare propriet vicine alla residenza imperiale, c'erano ampi giardini con belle fontane e, presso le mura, un'altra area termale, pi datata e modesta rispetto quella a nord.
Il luogo dell'appuntamento, seppe Giustina dal valletto, si trovava nei pressi delle terme sud. Giustina si arrovell per un poco cercando di immaginare chi mai potesse agire in quel modo: forse quella cugina di Marina, cui piacevano gli intrighi scherzosi? Alla fine decise che si trattava di un gioco e, intrepida, accett la sfida: era curiosa e in fondo non aveva nulla da temere se restava nell'area di palazzo.
Si domand se portare un'ancella, ma poi decise che farsi seguire dalla fida Ortensia sarebbe stato come far conoscere a tutti i suoi movimenti: meglio esser prudenti e usare una lettiga anonima, da dove avrebbe potuto guardare senza esser vista ed eventualmente decidere di battere in ritirata, se la situazione si fosse dimostrata compromettente.
Si rec nelle sue stanze, si fece portare un mantello leggero per ripararsi dal fresco della sera e ordin la lettiga con i suoi soliti portatori. I portatori erano riconoscibili come appartenenti alla sua casa, ma nessuno poteva indovinare chi fosse nella lettiga. Poi invi un valletto ad Anicia, dicendole che era desiderata con urgenza a corte e che l'indomani le avrebbe spiegato.
La lettiga segu il messaggero verso la zona convenuta per l'appuntamento. Vi erano quasi giunti quando Giustina riconobbe la scorta di Valentiniano radunata sulla soglia di un edificio e, poco dopo, Flavio Valentiniano stesso che, uscito da questo edificio, camminava nella sua direzione. Che sfortuna! Proprio lui doveva incontrare! Chiss cosa avrebbe pensato di lei, se l'avesse vista in giro sola a quell'ora!
Flavio Valentiniano si ferm proprio di fianco alla lettiga comandando ai servi che la conducevano di fermarsi e apr le cortine:
- Dunque sei venuta!  le disse.
- Mio Signore? Hai mandato tu il valletto?!  rispose Giustina.
Sul suo viso Valentiniano vide passare sorpresa, lusinga, preoccupazione.
Senza darle il tempo di riflettere le afferr la mano, la aiut a scendere e, sempre tenendola per mano, la guid verso l'edificio da cui era appena uscito, dicendole:
- Vieni, voglio mostrarti qualcosa.
Giustina era troppo emozionata per rispondere. Non si era ancora ripresa dalla sorpresa: l'imperatore aveva fatto in modo da incontrarla da sola, cosa poteva significare?
La mano di Valentiniano chiusa sulla sua, piacevolmente calda e salda, le trasmetteva un messaggio chiaro e inequivocabilmente intimo, creando un guazzabuglio nei suoi pensieri. Era incerta circa l'opportunit di quel contatto, forse era una concessione eccessiva alla loro amicizia, ma era troppo gradevole per rinunciarvi, cos per il momento fece finta di nulla.
La scorta si ferm sulla soglia. Loro entrarono.
Si trovarono in un piccolo cortile porticato, con una fontana a vasca al centro, ornata da piante. Proseguirono verso la soglia ad arco dirimpetto e giunsero in un ambiente che era stato restaurato di recente: il tetto di legno era stato ridipinto e le pareti erano in parte affrescate con riproduzioni di piante, fiori, uccelli e farfalle. In una nicchia c'era il ritratto di una giovane donna, colta mentre appariva da dietro una colonna: colpiva il suo sguardo vivace e la sua espressione era molto attraente. Valentiniano condusse Giustina davanti al ritratto e le chiese:
- Ti piace?
- Ma sono io?
Lui le lasci la mano per metterle il braccio intorno alle spalle, tirandosela pi vicina. Intanto le diceva:
- Certo! Ti ho dipinto a memoria e sono abbastanza soddisfatto del risultato. Ho fatto un buon lavoro, no?
- Lo hai fatto tu? Disse Giustina, sorpresa. Poi trattenne il fiato: le era cos vicino! Cerc di scostarsi un poco, senza molta convinzione, ma Valentiniano la teneva saldamente.
- Sapevo che ti dilettavi con tutte le arti ma sono veramente sorpresa per la qualit del risultato.
Lui si gir verso di lei e con l'altro braccio le circond la vita. Erano abbracciati. Giustina, col cuore che batteva forte, non sapendo bene che fare, gli pose le mani sul petto spingendo un poco, sollevando il viso sorpreso per guardarlo in faccia e coglierne l'espressione.
- Dipingere mi rilassa, Giustina, soprattutto pensando a te.  le disse lui a voce bassa, chinandosi a baciarle una guancia. E continu sussurrandole:
- Che bel suono ha il tuo nome, Giustina.
Giustina trattenne il fiato, sent un nodo d'emozione prenderle la gola, sembrava che le gambe non dovessero pi reggerla. Il suo nome cos sussurrato aveva un suono nuovo, come una magia la privava di ogni volont.
Lui stava baciandole, lentamente, tutto il viso. Era cos piacevole che non si sogn nemmeno di fermarlo. Neppure avrebbe potuto: era completamente soggiogata. Lui arriv alla sua bocca e vi si dedic con passione crescente, mentre con le mani iniziava a carezzarle le braccia e la schiena sotto il mantello. Giustina non era pi in grado di connettere.
- Baciami anche tu, cara  le disse Valentiniano e lei ubbid, con entusiasmo.
Dopo un poco lui la scost da s, il respiro accelerato, gli occhi accesi. Giustina protest con un mormorio sommesso, stringendosi nuovamente a lui.
- Dobbiamo fermarci ora, cara, o faremo l'amore sul pavimento. Trattieniti: voglio che la nostra prima volta sia speciale, non cos. Far ammobiliare questa casa. Non ci vorr molto. Te ne far dono e ....
A quelle parole la testa di Giustina si snebbi di colpo. Un conto  lasciarsi sorprendere da una passione non pianificata, ben altra cosa prepararsi coscientemente a un adulterio. Perch di questo si trattava: Valentiniano era sposato! Come aveva potuto comportarsi cos? Sent montare la collera, verso se stessa ma anche verso di lui, che l'aveva cos abilmente irretita. Lei si fidava di lui! Si scost di scatto:
- Come puoi trattarmi cos, come una ... una concubina?
- Anche tu provi quello che sento io. Cara, non abbiamo altro modo.
- Non voglio essere la tua amante!
- Ma poco fa ....
- Mi hai solo preso alla sprovvista. Io voglio una vita normale, regolare, dei figli soprattutto.
Valentiniano la fiss pensoso. Lasci che calasse il silenzio e che gli animi si quietassero un poco. Poi le propose, avvicinandosi e afferrandole le mani:
- Io tengo molto a te. Tu mi hai appena dimostrato che non ti sono indifferente. Stiamo insieme: finir comunque cos.
- Non voglio rischiare la mia reputazione, il mio futuro, per un capriccio. - Giustina gli sottrasse le mani.
- Un capriccio! Non definirlo cos! Per me durer la vita intera. Ti prego, saremo discreti, non lo sapr nessuno!
- Io lo sapr! Come pensi che io possa tenere nascosto il mio turbamento? Queste cose non si possono tenere nascoste a lungo. Sai bene che alla fine si viene a sapere tutto di tutti. E i figli? Non posso far questo ai miei figli!  Giustina cerc di dominarsi e di non offendere l'orgoglio di Valentiniano con parole o toni troppo accesi. In fondo, riconobbe, anche lei aveva contribuito al crearsi di quella situazione, giocando forse troppo con sguardi e moine. Lui in fondo si stava davvero comportando come se tenesse a lei. Prosegu con tono calmo:
- Se tieni a me come dici, lasciami andare.
Valentiniano non era d'accordo ma cap che per quella sera non avrebbe ottenuto altro. Si sentiva tranquillo e sicuro di s, doveva solo rimandare la questione, dare a Giustina il tempo di abituarsi. Avrebbe continuato a corteggiarla e alla fine ...
- Va bene.  le disse  Ti riaccompagno alla lettiga.
Giustina quella sera ebbe difficolt ad addormentarsi. Riviveva continuamente la serata, con le stesse emozioni, soprattutto la sensazione dei baci di Valentiniano. Erano stati la rivelazione di un mondo sconosciuto e desiderabile. Si sentiva confusa. Si sentiva persa. Come avrebbe fatto, da quel momento in poi, a vivere vicino a lui dominando i propri desideri? Era stato cos bello e cos facile abbandonarsi al suo abbraccio! Come avrebbe potuto sposare un altro? Poi si sentiva nuovamente indignare per l'egoismo che lui aveva mostrato riservandole quel trattamento.
Prese coscienza del fatto che nulla sarebbe pi stato come prima e, piena di incertezze e confusione, pianse.
Quando si calm, infine, risolse di prender tempo e recarsi a Sirmium con Anicia e Probo. Sarebbe andata a far visita allo zio Volcacio Rufino: Anicia le aveva comunicato che avrebbe accompagnato il marito a Sirmium e Giustina poteva unirsi a loro. Si rendeva conto che la sua era una fuga, ma la lontananza avrebbe permesso a lei e a Valentiniano di riflettere e rinsavire.
Part tre giorni dopo, riuscendo ad evitare di vedere Valentiniano, se non per gli ufficiali e doverosi saluti di commiato alla corte.
Valentiniano era sempre stato alquanto serio per quanto riguardava i rapporti con l'altro sesso. La corte tutta era improntata a questa sua seriet. Non aveva mai preso in considerazione altra donna che non sua moglie, ma Giustina ... Il suo desiderio era cresciuto senza che lui se ne avvedesse e a tal punto da sentirsi infine costretto a prendere qualche provvedimento, o tutto l'impero ne avrebbe risentito. Era troppo distratto, troppo insoddisfatto, troppo di cattivo umore al solo pensiero di rinunciare a lei!
Forse, se fosse nato in una famiglia dell'alta aristocrazia, non avrebbe osato cercare di sedurre Giustina: il rispetto per le matrone era fortemente inculcato nei nobili patrizi. Ma suo padre era un contadino, non un senatore, e nell' ambiente da cui proveniva, e di cui era fiero, i fatti amorosi seguivano sentieri pi vicini al cuore che non fra gli aristocratici.
Ad ogni modo aveva calcolato che se Giustina lo ricambiava, come sembrava, le sue difese sarebbero inevitabilmente cadute. Era del tutto naturale. Lei doveva solo riconoscere e accettare, come aveva fatto lui, che non si possono fermare la pioggia o il vento, o la luce del sole.
La sua partenza lo contrari e lo rese di pessimo umore, anche se ne cap le motivazioni. Giustina aveva bisogno di tempo per adattarsi. Pens di seguirla a Sirmium, poi di aspettarla a Mediolanum, infine decise, non senza un sospiro, che tanto valeva anticipare la partenza per Lutetia, dove aveva in programma di organizzare le difese dei confini dell'impero, una campagna contro gli alamanni. Il tempo sarebbe passato pi in fretta.
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8. Augusta Treverorum, anno 367 d.C.
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Il soggiorno a Sirmium giov a Giustina. Dapprincipio si sent inquieta: la pervadeva una sorta di scontentezza che la spinse a cercare compensazione in compere superflue. Spese una piccola fortuna in sete, stoffe di cotonina indiana, nastri, fibule e fronzoli vari.
Poi per, dato che nessuno le chiese dei suoi rapporti con Valentiniano o le parl di matrimonio, si tranquillizz e si godette il soggiorno in casa dello zio. Pass parecchio tempo alle terme giocando a palla con le altre donne, nuotando e facendo ginnastica. La sera gioc spesso a pedine con lo zio, approfittando della sua esperienza per parlare di politica, o si dedic ad attivit culturali con gli altri commensali, se partecipava a una cena. Visit le famiglie di sua conoscenza, preg con fervore e gioc coi cuginetti.
In primavera apprese che Valentiniano era partito per Lutetia e che per motivi logistici la corte si era trasferita a Augusta Treverorum, dove anche la sua famiglia possedeva una casa. Decise quindi di affrontare il mese di viaggio necessario per raggiungere la nuova sede imperiale e riprendere la sua vecchia vita, convinta di essere al sicuro senza Valentiniano nei dintorni.
Il giorno stesso del suo arrivo ad Augusta Treverorum si rec alle terme. Non vedeva l'ora: nonostante avesse visitato tutti i bagni pubblici stanziati sul percorso, spesso si era dovuta accontentare di una tinozza per le sue abluzioni e, comunque, nessuna stazione termale poteva paragonarsi alle terme imperiali quanto a attrattive e agi. Era anche molto stanca: le ore di viaggio erano state parecchie ogni giorno e in certi tratti di strada si dovevano irrigidire tutti i muscoli per evitare di essere sbattuti da una parte all'altra del carro, si evitavano ammaccature solo grazie ai cuscini e alle imbottiture dei sedili. Perci quel giorno evit i giochi e la palestra ed entr subito in un sudatoria per un bel bagno di vapore. Poi, nel calidario, la sua abile massaggiatrice la strofin tutta con argilla e olio d'oliva e, lavata via ogni sporcizia nel labrum con l'aiuto di un panno, le pratic un piacevole massaggio.
Rinvigorita dal trattamento, pass nel tepidario e s'immerse nella vasca d'acqua tiepida, ormai ben disposta verso incontri sociali. Poco dopo not un gruppo di conoscenti e si accost, salutando allegramente:
- Salve a voi Livia, Fabia, Giulia ...
- Salve a te, Giustina. Quando sei arrivata? Hai fatto buon viaggio?
- Sono arrivata oggi e non potete immaginare quanta polvere si era depositata sulla mia pelle e i miei capelli! Ero cos grigia che mi si sarebbe potuta scambiare per una statua di pietra! Una statua piena di lividi, peraltro! Ma raccontatemi di voi, che  successo ultimamente?
- Senza te e Flavio Valentiniano non c' stato molto di cui parlare!
La donna che aveva parlato arross, assunse l'espressione di chi  spiacevolmente sconcertato per essersi lasciato sfuggire parole non volute e aggiunse subito:
- Volevo dire, ci sono mancati i tuoi resoconti della vita di corte e ...
- ... E senza Flavio Valentiniano questa citt  un mortorio - intervenne un'altra in suo aiuto.
La conversazione prosegu senza particolarit ma pi tardi, quando ebbe il tempo di riflettere, Giustina colse il leggero imbarazzo che, da parte delle sue amiche, aveva contraddistinto l'incontro, soprattutto su certi argomenti e il seme del sospetto s'insinu in lei.
C'erano forse pettegolezzi che riguardavano lei e Valentiniano? Peggio ancora: c'erano dubbi sull'onest del suo comportamento?
Giustina si confid, come sempre, con la sua affezionata balia, Ortensia. Ortensia era molto abile a fiutare gli umori, a capire allusioni e frasi lasciate a mezzo, a leggere gli atteggiamenti delle persone. Inoltre con lei le persone parlavano volentieri, per via del suo carattere accomodante e gioviale, dei suoi modi materni e gentili e del suo costante buon umore. In breve, Ortensia conferm, purtroppo, i sospetti di Giustina: si mormorava che la sua relazione con Valentiniano fosse troppo amichevole per essere del tutto lecita, che lui in sua assenza fosse di umore terribile e che qualcosa doveva essere successo quando lei se n'era andata cos all'improvviso.
Giustina pens che per fortuna ad Augusta Treverorum alloggiava in casa del fratello e non doveva quindi subire il peso degli sguardi dell'intera corte! Tuttavia doveva presentarsi a palazzo per i saluti di rito e non sapeva come comportarsi.
Decise di recarsi prima dall'amica Anicia a chiedere consiglio e informazioni.
Giustina trov Anicia col marito e, dagli sguardi che le lanciarono, le sembr che stessero parlando proprio di lei. Ne trov conferma subito dopo i saluti. Probo le disse:
- Giustina, tuo fratello partendo ti ha raccomandata a me e sei amica di Anicia, per cui perdonami se ti parlo come a una sorella.
- Certo.  Giustina lo guard con una punta d'ansia.
- Io stesso ho chiesto all'imperatore la sua benedizione per il tuo matrimonio con Gaio Valerio Turranio, ma a quanto pare, sembra che Valentiniano ti abbia destinata ad altro.
- Venivo a parlare con Anicia proprio di questo! Ho saputo che ci sono dicerie sul mio conto ma vi assicuro che da parte mia ... Io aspiro unicamente a un legame legittimo, non sono interessata a ... a ...  Giustina, agitatissima, non riusciva neppure a pronunciare la parola che designava un legame d'altro genere.
Anicia lanci a Probo uno sguardo significativo e questi disse:
- Capisco. Anicia sosteneva appunto che tu non lo hai certo incoraggiato, ma si dice ....  Probo s'interruppe, impietosito dall'espressione ansiosa di Giustina.
- Va bene.  Dise Probo dopo una breve pausa  E' inutile parlare di questo. Direi che, a questo punto, solo l'imperatore pu fare ... chiarezza, approvando ad esempio il tuo matrimonio. Per  impegnato sui confini e chiss quando torner a Treviri. Certo sarebbe meglio lo facesse ora piuttosto che aspettare che le chiacchiere lavorino. Non ti resta che una cosa da fare: venire con me e Anicia. L'imperatore ora  a Lutetia9, ma io devo incontrarlo a Durocortorum10, poco pi che a met strada tra qui a Lutetia, sono solo cinque giorni di viaggio.
Potrei parlargliene da solo, ma l'impatto della tua presenza gli farebbe capire quanto  pressante il problema per te. Senza contare quanto gli farebbe piacere la presenza tua e di Anicia, dopo tanto tempo senza il conforto della dolce presenza femminile! Sar di ottimo umore, ben predisposto, e gli suggerir di scrivere una lettera a sua moglie.
- Oh grazie! Hai sempre una soluzione per tutto!  Disse Giustina, che, a dire il vero, era cos sollevata di potersi allontanare dai pettegolezzi, da non prendere in considerazione molto altro.
- Famiglia e amici sono al primo posto per me. - rispose Probo sorridendo.
In realt, per smentire le dicerie in corso non era per nulla necessario che Giustina vedesse Valentiniano, probabilmente era anzi controproducente. La verit era che Probo agiva dopo calcoli precisi e contava proprio sul fatto che l'imperatore convincesse Giustina a una relazione.
Si era reso conto dei sentimenti di Valentiniano fin da quando gli aveva parlato di Turranio e pensava che questi sentimenti, se incoraggiati, avrebbero portato notevoli vantaggi al suo gruppo. Per questo aveva abilmente diffuso il pettegolezzo. Era bastato un accenno a un certo suo cameriere perch tutta Mediolanum si rendesse conto di quanto Giustina contasse per Valentiniano.
Ora, durante il viaggio, avrebbe consigliato Giustina nel modo pi consono alle proprie attese, magari con l'aiuto di Anicia, che era molto influenzabile. Giustina era troppo giovane e inesperta per comprendere l'opportunit che le si presentava.
Probo era da sempre molto ambizioso. Fin da giovanissimo era voluto emergere dal gruppo che gi per nascita lo collocava molto in alto nella gerarchia sociale e aveva costruito intorno a s una eccellente ed intricata rete di relazioni. Era un patronus, guidava cio un piccolo esercito di clientes costituito da aristocratici, politici e comuni cittadini, di cui era il capo, il paladino, il sostenitore.
Per conservare il suo primato doveva mantenersi sempre alle vette del potere e perci era costantemente affamato di cariche pubbliche, con cui compensare il suo gruppo di sostenitori.
Probo usava una strategia in fondo semplice e comprensibile a tutti: appoggiava o osteggiava le persone, a prescindere da ogni considerazione di giustizia, a seconda che appartenessero o meno al gruppo che lo appoggiava. Era un manipolatore, spesso in ansia per i suoi stessi intrighi, e passava molto tempo a calcolare, rettificare e aggiustare ogni mossa, sovente ai confini del lecito.
Esemplare, per comprenderne lo stile, il suo comportamento con Massimino.
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9. Massimino.
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Fra le illiceit pi ripugnanti che affliggevano l'impero, concausa del suo lento declino secondo Valentiniano, c'erano le antiche pratiche di magia nera, che a quei tempi era considerata alla stregua di una scienza, misteriosa, malvagia ed efficace.
Erano pratiche odiose, che andavano assolutamente estirpate. Per questo, quando ricevette da Massimino una relazione descrittiva di misfatti che comprendevano l'uso illegittimo della magia, oltre che l'impiego di delinquenti e delatori menzogneri da parte di importanti personaggi, Valentiniano concesse subito, d'impulso, quanto Massimino chiedeva nella relazione e cio un rescritto dove si associava il reato di uso della magia nera a quello di lesa maest. Significava la pena capitale e la possibilit di applicare la tortura anche agli aristocratici.
L'autore della relazione e affidatario del rescritto, Massimino, non era un magistrato. Era un conterraneo di Valentiniano e l'imperatore, che lo conosceva da tempo, si fidava pi di lui che di tanti senatori romani. Di fatto, Massimino era un avvocato specializzato in leggi antimagia e antipagane, la cui carica ufficiale era di prefetto dell'annona, era cio il responsabile del vettovagliamento dell'esercito. Poco tempo dopo il Senato convinse Valentiniano che il potere attribuito a Massimino non era attinente alla sua carica e il rescritto fu ritirato, ma nel frattempo Massimino diede luogo a una vera e propria caccia alle streghe.
Un giorno Probo, rientrando a casa, trov Anicia in lacrime:
- Massimino ha fatto arrestare il cugino Alipio!  spieg a Probo.  Mia madre dice che mio padre non pu far nulla, perch in questo momento non  ben visto a corte. Valentiniano gli rimprovera di aver nascosto, come prefetto, la gravit della controversia fra Damaso e Ursino, anche se pap voleva solo evitargli altri grattacapi!
Ti prego, devi fare qualcosa! Il povero Alipio, siamo cresciuti insieme, siamo come fratelli ... Massimino lo far torturare! termin Alicia con voce rotta.
Probo e Anicia si trovavano in quei giorni nella loro residenza romana. Era la preferita di Anicia perch vicina alla sua famiglia d'origine, ma vi si trovavano anche perch Olibrio, il padre di Anicia, era stato colpito da una grave malattia.
Quella sera Olibrio aggiorn Probo, raccontandogli di aver affidato a Massimino, nel tentativo di rabbonirlo a proposito di Alipio, l'importante compito di proseguire il processo di un personaggio in vista: l'ex vicario Chilone.
- Sarebbe dovuto subentrarti Aginazio. - Comment Probo.  Ti sei accordato con lui?
Aginazio era il vicario in carica.
- Aginazio sa di Alipio,  rispose Olibrio  vedrai che comprender la mia posizione. Che altro potevo fare per aiutare mio nipote? Massimino  molto ambizioso e un incarico cos importante lo blandir.
Nei giorni seguenti, invece, Aginazio dimostr di non capire la situazione perch, offeso, scrisse a Probo una lettera che in sintesi diceva:
... Perch affidare l'incarico a Massimino? Costui ha la tracotanza di disprezzare anche te in pubblico dando credito alle accuse contro il tuo parente Alipio. Basterebbe una tua parola all'imperatore per far finire la sua carriera e liberarci di lui
Probo per non era cos sicuro del proprio ascendente su Valentiniano. Inoltre temeva le macchinazioni di Massimino e lo sapeva nelle grazie dell'Imperatore.
Era pi propenso a dar credito alla strategia di Olibrio, piuttosto che a quella di Aginazio. Rimugin a lungo e infine decise che parti prendere: trad Aginazio, consegnando la sua lettera a Massimino. Massimino classific Aginazio come nemico acerrimo e cospir fino a causarne la disgrazia e infine la rovina.
Probo complet la sua scelta suggerendo a Valentiniano la nomina di Massimino a vicario, al posto di Aginazio, per risolvere il problema sollevato dal Senato, concernente il fatto che Massimino aveva lavorato ai processi senza averne l'idoneit legale.
La strategia di Probo si rivel vincente per la famiglia, perch Massimino al momento opportuno derubric il reato di Alipio a uno di minor conto e lo mand in esilio anzich farlo decapitare. Inoltre Valentiniano apprezz il fatto che Probo avesse agito contro un senatore del suo stesso ceto sociale. Lo giudic imparziale, un uomo probo che aveva il coraggio di andare controcorrente, affidabile rispetto la media degli altri senatori, miranti unicamente ai loro interessi.
Molti fra i membri del senato, colpiti dall'efficacia del comportamento di Probo, ne seguirono l'esempio e blandirono Massimino circondandolo di favori. Massimino contrasse cos debiti di gratitudine che influenzarono il suo comportamento e il suo carattere. Prese gusto al potere che gli permetteva di ottenere favori e privilegi e ne abus applicandolo in modo sempre pi arbitrario. Il suo motto divenne: Nessuno  innocente se non lo decido io.
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10. Primavera anno 367 d.C.
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Valentiniano era sulla Marna, impegnato nella guerra contro gli alamanni.
Un paio d'anni prima, gli alamanni avevano ripreso le ostilit perch offesi dalla modestia dei doni ricevuti in occasione della nomina di Valentiniano a imperatore. Il generale Giovino li aveva affrontati e sconfitti duramente, meritandosi le lodi del suo imperatore e la nomina a console, ma i confini erano rimasti turbolenti e Valentiniano giudicava opportuno soggiornare frequentemente a Durocortorum o Lutetia per tener d'occhio la situazione.
Come sempre, non esit a ordinare stragi. La crudelt faceva parte del potere: per lui e per l'epoca, era una scelta necessaria. Quando tre anni prima aveva associato al trono suo fratello Valente, affidandogli l'Oriente, gli aveva raccomandato in uno dei loro colloqui:
- Ricorda sempre da chi siamo stati eletti. E' l'esercito che ci sostiene! E ricorda che se l'imperatore si rivela inadatto al ruolo, il modo pi efficace di rimuovere il problema  ... una disgrazia.
Cosa pensi sia successo all'imperatore Gioviano? Pensi veramente che sia morto d'indigestione o per i fumi esalati dal braciere? L'unica cosa certa  che si  rivelato un incapace con quel vergognoso accordo di pace con i persiani. Inoltre si faceva dettar legge dai vescovi cristiani, dimostrando di essere un debole.
Un debole, capisci? Un imperatore non pu permettersi debolezze.
Noi dobbiamo conservare l'appoggio di chi ci ha eletti, non possiamo correre il rischio che qualcuno dell'esercito scambi un'eventuale inclinazione alla clemenza per debolezza.
Perci il minimo sospetto di tradimento deve essere punito senza piet. Ogni mancanza deve essere castigata severamente.
Devono ritenerci inflessibili e spietati: cos otterremo rispetto e ubbidienza. Il rispetto, per la nostra stessa sicurezza. L'ubbidienza per il bene di Roma.
Questo discorso, insieme ad altri simili, avevano forse prodotto in Valente un eccesso di preoccupazione per la propria sicurezza, ma ... melius abundare quam deficere, pensava Valentiniano.
Valentiniano era molto esigente, sia con se stesso che con gli altri. Pensava fosse un buon sistema per ottenere il meglio dalle persone: tutti dovevano impegnarsi al massimo. Lui stesso cercava di fornire un esempio adeguato: era efficiente, disciplinato, alacre e risoluto, privo di esitazioni anche nei compiti pi penosi.
A volte, per dimostrare di essere sempre all'altezza, di avere la situazione pienamente sotto controllo, ostentava sicurezza anche se aveva dei dubbi e agiva impulsivamente, dava giudizi affrettati o ordinava azioni troppo drastiche. Se poi se ne pentiva, non lo ammetteva. Era orgoglioso, fiero come pu esserlo un romano convinto di appartenere a una civilt superiore e giunto all'apice della scala sociale con le sue sole forze.
Complessivamente, comunque, era apprezzato e ammirato, perch era il tipo di persona che riusciva bene in tutto ci che intraprendeva, con un'intelligenza pronta e creativa. Col suo fascino aveva fatto breccia nelle simpatie delle truppe, conquistandole del tutto con la concessione di razziare i territori che attraversavano. Per i soldati era l'occasione di guadagnarci qualcosa, riteneva l'imperatore, per i barbari un altro deterrente allo sconfinamento su territorio romano.
La guerra era parte consistente della vita di un imperatore e Valentiniano era assuefatto alla ferocia delle battaglie, a morti, sofferenze e distruzioni. La guerra a volte era un lavoro nobile ed esaltante, altre duro e deprimente. Quando dominava eccessivamente quest'ultima parte, cercava di compensare con l'arte: la bellezza delle immagini e delle parole compensava le brutture dei campi disseminati di morte, restituiva un valore alla vita, soprattutto forniva il motivo di tanto strenuo lottare a difesa della civilt romana.
Ultimamente per, quando voleva volgere il pensiero a qualcosa di gradevole, pensava a Giustina. La sua esistenza lo confortava.
La campagna militare stava andando bene e lui ne era abbastanza soddisfatto, quando ricevette un messaggio di Probo che lo informava del suo arrivo a Durocortorum con Anicia e Giustina.
L'informazione lo rese di ottimo umore, anche perch le circostanze sembravano proprio favorire i suoi desideri: in quel momento era in grado di prendersi una pausa, poteva dedicare del tempo a Giustina. Che si fosse resa conto che erano destinati l'una all'altro?
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11. Durocortorum, estate anno 367 d.C.
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Probo era soddisfatto, accomiatandosi dal gabinetto imperiale. Aveva ricevuto dall'imperatore in persona l'assicurazione che la prefettura dell'Illirico, Africa e Italia sarebbe stata sua. Del resto erano mesi che collaborava con l'anziano Volcacio Rufino, prefetto in carica, e quella promessa gli spettava.
Aveva per l'impressione che il peso decisivo sul suo piatto della bilancia fosse stato ... la nipote di Volcacio Rufino: Giustina. Tant' che l'imperatore gli aveva chiesto come prima cosa di accompagnare le signore a fargli visita quanto prima.
Accompagn dunque Giustina e Anicia alla domus imperiale nella tarda mattinata del giorno seguente.
Il maggiordomo della casa li accompagn e li annunci presso il triclinio, dove Valentiniano era in compagnia di alcuni alti ufficiali. Valentiniano li invit a unirsi a loro per pranzo, invitandoli anche a cenare ogni sera presso la domus imperiale, finch si fossero trattenuti a Durocortorum: per lui sarebbe stata un conforto la compagnia di due cos belle signore dopo tanto tempo passato coi rudi soldati! Probo ringrazi, rispondendo in nome di tutti che sarebbe stato un onore.
Subito dopo un frugale pasto, gli ufficiali si congedarono per tornare alle loro incombenze. Probo si trattenne ancora qualche momento a parlare con Valentiniano della situazione al confine, poi disse:
- Dovete scusarmi se vi lascio cos presto, ma devo accompagnare Anicia presso l'abitazione che abbiamo affittato. Deve controllare che tutto sia stato organizzato come si deve per la nostra permanenza qui. La servit locale non le ha ispirato molta fiducia e il maggiordomo della casa  piuttosto anziano. Vi lascio Giustina a tenervi compagnia.
Giustina lo guard allibita. Si aspettava che Probo l'aiutasse ad affrontare il tema che le stava a cuore, come promesso, non che la abbandonasse l ad affrontare tutto da sola.
Spost lo sguardo su Anicia, mettendo nella propria espressione la preghiera di non lasciarla sola con Valentiniano. Anicia per abbass la testa e segu il marito.
Durante il loro viaggio, Giustina aveva compreso di essere, per Probo, una pedina politica. Aveva anche sospettato che visitare l'imperatore a Durocortorum fosse un errore, ma si era detta che dipendeva da lei trasformare quel viaggio in un successo; stava a lei convincere Valentiniano ad aiutarla a far cessare le chiacchiere, in un qualche modo.
Era certa che tutti gli importanti impegni di Valentiniano gli avessero fatto dimenticare il loro interludio, ma se lui avesse insistito con le sue pretese, gli avrebbe fatto comprendere che non poteva accettare niente di diverso dal matrimonio. S,- si era detta Giustina - gli chieder di sistemarmi con un matrimonio di convenienza, me lo deve.
Ora che Probo l'aveva giocata ancora una volta, si rendeva conto di quanto era stata ingenua: l'imperatore aveva forse dimenticato, lei no. Tutti i sensi le ricordavano acutamente le sensazioni provate durante l'interludio amoroso di qualche mese prima e ogni velleit di controllo sulle proprie emozioni era sconfitta. Si sentiva insicura come una barca in balia della corrente.
Emozionata e imbarazzata, Giustina tent di disimpegnarsi non appena Probo e Anicia si allontanarono. Si alz dal letto tricliniare e disse:
- Scusa, ma non penso sia opportuno che io rimanga qui, sola con te. Potresti chiamare un'ancella che mi riaccompagni? Torner quando vorrai, con Anicia o qualcun altro.
Valentiniano la guard divertito:
- Qui a Durocortorum a chi vuoi importi se sei sola con me?
Si alz a sua volta, si avvicin, le prese le mani, gliele sollev e mormor:
- Fatti vedere. Sei sempre bellissima. Dimmi, hai fatto buon viaggio?
Giustina cerc di concentrarsi su altro che non fosse la sua presenza fisica. Certo che lui non le rendeva le cose facili!
Fece mezzo passo indietro, sottraendo le proprie mani al suo tocco e, lo sguardo fisso a terra, rispose compassata:
- S, un poco faticoso, ma anche interessante. Non mi aspettavo che quass ci fosse una simile estensione di prospere coltivazioni.
- L'ho notato anch'io. Hai subito centrato un punto importante. I contadini, da queste parti, devono avere tecniche particolari di disboscamento.
- Queste tecniche non potrebbero essere applicate anche in altre zone dell'impero?
- Ho pensato la stessa cosa e ho dei progetti su questo.
- A proposito di progetti ... Sai, ho intrapreso questo viaggio con uno scopo preciso.
- Che non  quello di stare con me.
Con quest'ultima frase Valentiniano aveva usato un tono basso e dolce e Giustina, a quel tono e al pensiero di stare con lui, dovette deglutire. La freddezza riacquistata grazie al tono formale di poco prima si sciolse come neve al sole.
Le era sembrato, nel portare la conversazione su un piano formale, di poter affrontare serenamente l'argomento per cui aveva intrapreso il viaggio, ma scopr che non era cos semplice. Non sapendo che altro fare, cerc di continuare, ma la voce le usc tremante:
- No. Lo sai. Non posso stare con te.  fece una pausa nel tentativo di controllarsi, ma la voce le usc prossima al pianto:
- La mia reputazione  rovinata! Devi fare qualcosa!
Valentiniano, che era rimasto freddo nell'ordinare l'uccisione di migliaia di nemici, si sent commuovere dalle emozioni di Giustina. Si sent in colpa. Si sent partecipe. Sent di doverla proteggere da ogni male, la sua Giustina!
Le alz il bel viso ponendole due dita sotto il mento e le disse, sempre con tono basso e dolce:
- Non piangere Giustina. Vedrai, si aggiuster tutto. Sai quanto tengo a te. Vedrai che si aggiuster tutto.
Giustina a quel punto si sent sommergere dall'emozione. Sollievo per le sue parole. Confusione per i suoi gesti. Il vago desiderio di un abbraccio consolatorio.
Quel Non piangere tocc una corda particolare e le fece l'effetto contrario. Inizi a piangere sul serio: non per la sua reputazione, bens per tutte le emozioni che aveva respinto fino a quel momento e che stavano per sommergerla.
Valentiniano la abbracci delicatamente, accarezzandola, dicendole su, cara. Inizi ad asciugarle le lacrime con lievi carezze delle dita, cui fece seguire le labbra, con baci leggeri. Giustina smise di piangere. Si scambiarono uno sguardo e poi un bacio dolcissimo. Poi un altro.
Accadde quel che era ormai inevitabile. Valentiniano prese Giustina per mano e la port in un cubiculum attiguo al triclinio. Giustina lo segu, decidendo infine di lasciarsi andare, sentendo che non poteva contrastare la sua e la propria passione. Non doveva avere paura, Valentiniano l'avrebbe protetta. Alla peggio si sarebbe rifugiata in un monastero.
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12. Lutetia, estate anno 367 d.C.
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Lutetia, la citt dei parisii che Valentiniano chiamava Paris, occupava una piccola isola in mezzo al fiume Sequana11. Collegata alla terraferma da due ponti di legno, si era estesa sulla riva sinistra del fiume, mentre la riva destra era ancora occupata da una fitta foresta.
Valentiniano si era riservata una stanza in una torre costruita in posizione strategica sull'isola, a ridosso delle mura. La stanza era collegata tramite una scala a una terrazza, dove si poteva godere di una fresca brezza nelle giornate afose e dove si poteva godere di panorami diversi: il verde della foresta a nord, le case e gli orti della citt a est e ovest, l'anfiteatro, le terme e coltivazioni piacevolmente ordinate a sud.
Usava spesso la stanza della torre come cubiculum. Raccontava ai compagni d'arme di preferire la torre perch gli permetteva una visione strategica del territorio, compreso l'accampamento militare, ma in realt la preferiva alla domus patrizia che lo ospitava ufficialmente perch gli consentiva una rilassante semi-solitudine. La sua guardia personale e la servit erano a portata di voce, ma nelle stanze sottostanti, e avevano l'ordine di non disturbarlo quando si ritirava.
Di notte il mormorio tranquillo dell' acqua lo cullava e gli dava l'impressione di dormire all'aperto, come in giovent, cos si abbandonava a piacevoli ricordi e a gradevoli pensieri.
Il fiume di cui ascoltava la voce raramente si ingrossava e aveva un'acqua limpida, come un torrente di montagna, deliziosa anche da bere. Un'acqua limpida come i sentimenti di Giustina. L'aveva lasciata dopo pochi giorni felici a Durocortorum, con la promessa, fatta in buonafede, di pensare al suo futuro.
Per il suo bene avrebbe dovuto darla a un altro, rinunciare a lei, ma ancora non poteva.
Non era pentito di averla sedotta. La vita era cos breve e cos dura, perch rinunciare alle gioie che poteva dare? Non si sentiva in colpa neppure per l' adulterio. Un po' perch da tempo immemorabile l'adulterio maschile era visto con indulgenza, un po' perch Marina, dopo la nascita di Graziano, lo teneva a distanza.
Quel mattino si sent emergere dalla nebbia di un sonno profondo. Tese l'orecchio per sentire il borbottio del fiume, invece ud qualcuno l accanto che diceva:
- La febbre  calata. Per ora.
Cap che la voce apparteneva a uno dei medici di corte e ricord che la sera prima l'aveva mandato a chiamare perch avvertiva incombenti tutti i sintomi di uno di quegli attacchi di febbre cui era soggetto da qualche tempo. Apr gli occhi e si guard intorno: non riconobbe la stanza in cui giaceva.
- Dove sono ?  chiese
- Vi siete svegliato! Come vi sentite mio signore? - gli chiese il medico.
- Sto bene, ma dove sono?  ripet Valentiniano
- Vi abbiamo portato in una stanza riparata dall'aria gelida che arriva in questi giorni, nonostante sia piena estate. Il clima di Mediolanum, anzi, di tutta Italia  alquanto migliore, mi permetto di dire. Le Alpi ci proteggono da questi venti perniciosi. Ah, la dolcezza del clima dei nostri laghi, ad esempio ...
- Mi avete portato? Sono stato dunque cos male da non ricordare?
- S. Siete stato molto male. Per sono ottimista, avete reagito bene alle cure.
- Che ore sono?  Chiese Valentiniano.
- E' l'ora quarta. Se ve la sentite di mangiare qualcosa, vi faccio portare un poco di pane e frutta.
- Ho fame, ma soprattutto sete.  Disse Valentiniano scostando le coperte e facendo per alzarsi. Dovette per fermarsi per un capogiro violento. - Il medico si chin a sostenerlo, poi batt due volte le mani per chiamare i servitori.
- E' un ottimo segno che abbiate appetito, ma vi consiglio di muovervi con prudenza per oggi, dovreste rimanere a letto ancora un po', sono due giorni che non mangiate e dovete dare al vostro fisico il tempo di riprendersi.
Un servitore fece capolino nella stanza e subito si volt annunciando gioiosamente: Si  svegliato!
- Due giorni?
Il medico gli rispose mentre gli porgeva una coppa d'acqua.
- S. E avete avuto la febbre molto alta. Non ricordate nulla?
Valentiniano aveva ricordi alquanto vaghi che si confondevano con sogni inquietanti. Cerc di metterli a fuoco, ma era tutto troppo sfuggente.
Intanto il medico stava ordinando al cameriere di portare frutta e pane.
- Pensavo di essermi coricato ieri sera.  continu Valentiniano - Ti ho fatto chiamare perch non mi sentivo bene.
- Infatti vi ho subito somministrato del succo di giusquiamo, poich avevate gi la febbre alta. Ma  stato due giorni fa. Sono con voi da allora, pregando e digiunando, non ho permesso ad alcuno di avvicinarvi.
- Sei un perfetto allievo di Oribasio! E mi hai procurato incubi terribili con il tuo giusquiamo.  scherz Valentiniano.
- State meglio per!
- Solo per la mia forte fibra.
- Come voi dite  disse il medico, offeso.
- Non te la prendere, stavo scherzando! Sai bene di essere uno dei pochi di cui mi fido!
- La voglia di scherzare  un buon segno.
Valentiniano non volle pi rimanere a letto. Con l'aiuto del medico e di un cameriere si accomod su una sedia provvista di schienale, resa comoda da dei cuscini. Se ne stette seduto tranquillo per un poco, senza pensare a nulla, pago del semplice fatto di esser fuori dal letto. Poi mangi qualcosa, sentendosi subito sazio, e soprattutto bevve: era molto assetato. Quindi, litigando col medico che era contrario, prese un bagno veloce. Subito dopo dovette tornarsene a letto, spossato.
Si riaddorment, svegliandosi dopo qualche ora pi in forze. Chiese subito di convocare una riunione dello Stato Maggiore ma il medico si oppose vivacemente e, rischiando l'ira di Valentiniano, che per era ancora troppo debole per ricorrervi, impose con fermezza di rimandare ogni incontro almeno fino all'indomani.
Il giorno seguente, al risveglio, la febbre era scomparsa del tutto e Valentiniano fece chiamare subito i membri dello Stato Maggiore affinch, uno alla volta, gli fornissero un aggiornamento sommario sugli ultimi avvenimenti. Ebbe i suoi rapporti e ci rimugin su il resto della giornata, comprendendo che era necessario approfondire le questioni e prendere delle decisioni al pi presto. Sentendosi sempre pi in forze e sempre pi nervoso a causa delle notizie, verso sera ruppe gli indugi. Chiam il cameriere personale e gli ordin di far preparare un bagno, quindi di fare venire il barbiere per la rasatura, il guardarobiere perch gli preparasse dei vestiti, l'addetto alle vivande perch gli portasse una cena leggera ma abbastanza sostanziosa. Era tempo di tornare alla vita abituale.
Mentre finivano di vestirlo, diede istruzioni per la riunione.
Durante la sua malattia erano giunte notizie gravi sulla situazione in Britannia. Scotti, Pitti e altri barbari avevano attaccato alcune postazioni che presidiavano il vallo e avevano fatto a pezzi le guarnigioni, compresi i valenti comandanti. In alcuni luoghi, la popolazione si era sollevata e sembrava che in certi presidi le guarnigioni, stanche ed esasperate dalle difficolt che derivavano dal loro esiguo numero, si fossero ribellate. Le notizie erano piuttosto confuse, comunque si stabil di inviare nuove truppe come richiesto, insieme a qualcuno che verificasse la situazione. Valentiniano scelse il generale Severo.
Dopo questa decisione gli argomenti urgenti erano esauriti e la riunione sembr giunta al termine. Si instaur un momentaneo silenzio, poi il generale Giovino si schiar la voce e disse a Valentiniano:
- Come sapete, dalla Britannia le notizie sono arrivate mentre eravate incosciente. Eravamo molto preoccupati per la vostra salute, ma anche per le decisioni da prendere. In realt non sapevamo che pesci pigliare.
- So che avete tenuto una riunione fra voi, preparandovi alla mia dipartita.  Il tono di Valentiniano era asciutto.
- E' nostro dovere esser pronti per ogni evenienza, lo sapete bene. Comunque, non abbiamo preso alcuna iniziativa. Per fortuna siete guarito e avete preso la situazione in mano, come vostro solito.
Giovino fece una pausa. Scambi il proprio sguardo con quello degli altri presenti, poi continu a parlare, un po' impacciato:
- Noi tutti ci chiedevamo .... Non  la prima volta che siete costretto a letto. Si  tutto risolto per il meglio ma ci chiedevamo ... Non potreste indicarci chi di vostra fiducia potrebbe fare le vostre veci in caso di emergenza?
- S - intervenne Simplicio - potreste nominare ad esempio Severo per i problemi militari e il vostro magister memoriae12 Sesto Rustico Giuliano, per i problemi amministrativi. Sono persone di cui noi tutti ci fidiamo, che hanno sempre mostrato una certa perizia e che vi conoscono abbastanza bene da poter indovinare i vostri desideri.
Valentiniano sent montare l'ira per l'impertinenza della richiesta. Come osavano dirgli cosa doveva fare?
In realt si era innervosito soprattutto per il pericolo di sedizione che questo tipo di richiesta poteva celare. Si domin, un po' perch non si sentiva ancora tornato in forma, un po' perch il suo Stato Maggiore effettivamente sollevava un problema reale e lui non aveva al momento una soluzione alternativa a quella proposta. Cos disse, dapprima in tono irato, poi dominandosi e assumendo un tono formale:
- Perch pensate che io mandi il Generale Severo in Britannia? Non lo voglio qui a cospirare! Ma per oggi non parliamone pi. Terr conto di quello che mi avete chiesto. Ora potete andare.
I suoi collaboratori si allontanarono, per il momento sollevati dall'aver detto quel che dovevano dire e di essersela cavata abbastanza a buon mercato.
La tensione per aleggi nell'aria per giorni.
Valentiniano era preoccupato. Se i suoi generali dubitavano della sua buona salute, poteva succedere di tutto. Si pent di non aver reagito con maggior decisione. Pens che forse doveva dire che ricorrere a un sostituto era un tradimento punibile con la morte immediata. Ma erano fra i suoi uomini migliori e fedeli, non poteva trattarli cos.
Anche la soluzione prospettata da loro non era fattibile. Nessuno poteva essere cos fidato da sostituirlo, anche se per breve tempo e per poche decisioni specifiche. Non poteva funzionare.
Un paio di giorni dopo il maggiordomo della domus imperiale annunci a Valentiniano che era giunta, da Augusta Trverorum, Marina Severa.
Marina era partita appena aveva saputo che il marito era gravemente ammalato. Giunta a destinazione e appreso che Valentiniano si era ristabilito, prese un bagno e si ripos un poco prima di vederlo.
- Sono felice di costatare di persona che le notizie sulla gravit della tua malattia erano esagerate! - gli disse come saluto.
- Ben arrivata. Ma non ti hanno mandato nessun messaggero per annunziarti la mia guarigione? Non dovevi disturbarti a venire fin qui.
- Abbiamo incrociato il messaggero a Durocortorum e giunta ormai fin l, volevo vedere con i miei occhi come stavi. Allora, dimmi, cosa ti  successo?
Parlarono brevemente della malattia, poi Valentiniano le raccont della riunione che lo Stato Maggiore aveva tenuto durante il suo stato di incoscienza e termin il suo racconto spiegandole:
- Non sono propenso ad associare alcuno. Non mi fido. La persona migliore e pi affidabile sarebbe comunque sottoposta a continue pressioni e tentazioni da chi ha interesse a farlo. Alla fine si potrebbe convincere che avere tutto il potere  meglio che una parte. Sai anche tu come vanno queste cose. No, voglio che tutto rimanga in famiglia. Stavo pensando di nominare Graziano mio cesare.
- Ne sono felice, anche se avrei preferito che si aspettasse qualche anno ancora per gravarlo di responsabilit. Ha solo otto anni!
- Lo so. E devo rimediare anche al fatto che nell'esercito le sue funzioni attuali sono in pratica quelle di un amuleto! Ho voluto che lui avesse quel che era mancato a me: lo studio delle lettere, della retorica, che io ho dovuto imparare da adulto, con fatica, nei ritagli di tempo libero. Ma  ora che impari ben altro!  Valentiniano sospir prima di proseguire:
- Mi occuper personalmente della sua educazione d'ora in poi. Lo preparer adeguatamente al ruolo di comandante in capo dell'esercito che, comunque, un giorno gli spetter.
- Perch non lo nomini augusto?  chiese Marina.  Hai nominato augusto tuo fratello, perch non il tuo unico figlio?
- Ecco il punto! Non dovrebbe essere il mio unico figlio! Vedi bene anche tu che non dovrebbe!
Marina non rispose. Dopo un breve silenzio Valentiniano si avvicin alla moglie e le disse in tono smorzato:
- So che hai rischiato la vita, quando lo hai messo al mondo, e avevo accettato, per te, di non avere gli altri due figli che avevamo concordato di avere prima del matrimonio, ma ...
L'impero ne ha bisogno, perci torno a chiedertelo: sei disposta a darmi almeno un altro figlio? Anche Graziano avrebbe maggiori garanzie con un fratello. Avrebbe qualcuno su cui contare, come me con Valente. Non  detto che il prossimo parto debba essere difficile come il primo. I medici dicono che ...
- No! Ne abbiamo gi parlato. Ti ho gi detto che non ho alcuna intenzione di avere un'altra gravidanza. Tu sei un uomo e neppure puoi immaginare cosa ho passato per partorire Graziano! No, no, sono ormai troppo vecchia per queste cose.
Inoltre ... ormai ho preso degli impegni che riguardano la salvezza della mia anima. Tutti i sant'uomini che ho consultato consigliano la castit. Un figlio te l'ho dato, pu bastare!
- I preti che dici tu. Altri non vedono niente di male nel generare figli. Se si dovesse dar retta ai tuoi preti l'umanit si estinguerebbe!
- No, io ... sento che la castit  una delle virt fondamentali per conquistare un posto in Paradiso!
- Lo sarebbe anche la generosit verso i poveri e la continenza nel cibo e negli averi, ma queste regole non le osservi.
- Non pretendo di essere una santa!
Un accesso di tosse imped sul nascere la veemente replica di Valentiniano.
- Oh, caro! Tu sei ammalato ed io sono qui a discutere con te!
- Non sono ammalato!
- No, certo che no. Ma hai ancora una brutta tosse. Chiamo il medico?
- No! Lasciami in pace! Tornatene a Treviri!  Le rispose il marito con la voce soffocata dalla tosse.
Il confronto con Giustina sorse spontaneo nella mente di Valentiniano. Giustina era intrepida e forte, lei avrebbe voluto altri figli, anche se il primo parto fosse stato difficile. Giustina lo capiva e non c'era bisogno di spiegarle le necessit politiche. Ed era pure giovane e bella!
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13. Sirmium, primavera anno 368 d.C.
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L'anno non era iniziato bene per Valentiniano. Gli alamanni avevano attaccato i cristiani di una cittadina romana mentre erano intenti alla celebrazione del Natale, il 6 Gennaio13, e li avevano deportati tutti come schiavi.
Durante gli scontri che ne erano seguiti, Valentiniano era quasi caduto in un' imboscata. Per salvarsi era sceso da una collina a rotta di collo e, seguendo un sentiero reso scivoloso dalla pioggia recente, aveva perso il suo fido scudiero e un magnifico elmo tempestato di pietre preziose.
Era intervenuto personalmente per dare lezioni di tattica a Graziano. Da quando l'aveva nominato augusto, verso la fine dell'Agosto precedente, faceva del suo meglio per insegnargli l'arte della guerra e correggere le inclinazioni che gli derivavano dall'aver avuto per precettore principale un poeta, Ausonio, e dall'aver subito l'influenza dei prelati di cui si circondava la madre: era un ragazzo molto intelligente, ma troppo educato alla cortesia e troppo pio per i gusti militari.
I rudi soldati sospettavano della gentilezza: sembrava una qualit effeminata e da sempre il diminuire della virilit era una cosa che terrorizzava superstiziosamente il maschio romano. Le femmine erano creature che nel grembo materno non avevano ricevuto abbastanza energia da diventare maschi e dovevano cos accontentarsi di un'esistenza secondaria, sottomesse per via della loro debolezza.
Valentiniano dava al figlio lezioni sul campo, sperando di ottenere miglioramenti nel giro di breve tempo. Graziano aveva bisogno della stima dell'esercito e doveva sapersi destreggiare fra strategie, uomini e situazione politica.
Non aveva pi avuto modo di incontrare Giustina. L'aveva vista solo di sfuggita in primavera, durante l'inaugurazione del nuovo palazzo imperiale di Augusta Treverorum. La rivide nella sua mente mentre gli presentava i suoi omaggi fra le altre persone del seguito, il capo chino, lo sguardo a terra. Bella e irraggiungibile. Sono l'Imperatore  aveva pensato Valentiniano  pressoch onnipotente e non posso avere l'unica donna che desidero! Tanto pi che il breve interludio di Durocortorum aveva solo stimolato il suo desiderio!
Ora si trovava a Sirmium per partecipare al funerale di Volcacio Rufino ed era inopportunamente felice perch certamente l'avrebbe rivista: Giustina era senz'altro presente al funerale dello zio.
Non mancava neppure Probo e da lui seppe che Giustina era vissuta pi a Sirmium che a Augusta Treverorum nell'ultimo anno e che faceva vita piuttosto ritirata. Non era da lei, pens Valentiniano. Ne intu il motivo e se ne dispiacque, sentendosi in colpa.
Probo fu avvantaggiato una volta di pi dai sentimenti imperiali, perch ne ebbe, oltre al gi promesso ruolo di prefetto dell'Illirico, Africa e Italia, diversi incarichi di primo piano per il suo gruppo, che negli ultimi anni era rimasto un po' ai margini. Valentiniano gli era grato per la protezione che dava a Giustina, compensando un poco i dispiaceri che le causava l'amore.
Probo in quei giorni gli present Aurelio Ambrogio14, un giovane avvocato che si era distinto al servizio di Volcacio Rufino quale leale e affidabile servitore dell'impero e che Probo aveva scelto come membro del suo consiglio privato.
Ambrogio era un giovane dall'aspetto gracile e dimesso, non molto alto, con il volto leggermente asimmetrico per via di un occhio posto leggermente pi in basso dell'altro. Era cristiano aderente al credo niceno, come Probo e Valentiniano.
Durante il suo breve incontro con l'imperatore, Ambrogio accenn a una questione che riguardava Velius, un cavaliere agli ordini diretti del Conte Merobaude, che Valentiniano ben ricordava, poich l'anno prima era eroicamente morto in una battaglia contro gli alamanni, salvando un manipolo di soldati da un' imboscata. Ambrogio volle informarlo che la vedova dell'eroe era in ristrettezze, quasi non aveva di che vivere, e che i figli non erano in grado di comprare il necessario per seguire le orme del padre come voleva la legge. Valentiniano, sorpreso e indignato, promise di interessarsi alla cosa.
Si ricord della promessa mentre era in riunione con il Magister Officiorum. Gli chiese di indagare su quello che era successo alla famiglia di Velius. Il funzionario non trov strano questo suo interesse per un fatto tanto marginale al trono: Valentiniano si piccava di aiutare chi, meritevole, s'impegnava nella carriera militare e cercava di aprirsi una strada fra i mille ostacoli della non romanit ed era solidale con chi, come lui, proveniva da una famiglia di umili origini e doveva perci battersi contro maggiori difficolt di altri, per avanzare nella carriera.
Due giorni dopo, il Magister Officiorum gli disse di aver fatto venire la vedova di Velius perch Valentiniano sentisse la storia dalle sue stesse labbra, aggiungendo che si presentava un problema delicato, che lui solo poteva risolvere. Incuriosito, Valentiniano la ricevette subito.
Camilla, questo era il nome della vedova, era una donna ancora giovane, graziosa e timida. Portava vesti semplici, pulite ma consunte. Teneva il capo chino e modestamente coperto. Dopo che il maggiordomo l'ebbe annunziata, avanz nella sala a testa china, con aria spaurita, sprofondandosi subito in un inchino al cospetto di Valentiniano.
Il Magister Officiorum la invit a raccontare all'imperatore quelle stesse vicende che aveva raccontato a lui.
- Vieni senza timore  intervenne Valentiniano - siamo qui per renderti giustizia. Sappi che noi siamo grati a tuo marito per il suo atto di valore. Perci siamo qui per alleviare le tue angustie. Non hai alcuna ragione di temere.
La giovane donna alz uno sguardo timido ma limpido e speranzoso, mostrando un viso che non conosceva falsit. A Valentiniano ricord quello di certe vergini che per scelta avevano consacrato la vita a Dio.
- Cosa mai pu affliggere un cos onesto visetto? Non hai pi un marito ma con il bonus monetae che gli abbiamo riconosciuto, non dovresti essere in difficolt. Sappiamo che anche il padre di Velius si comport con valore, ai tempi di Giuliano, e che ne ebbe in riconoscimento una Honesta Missio:  un terreno di valore, lo conosciamo perch  confinante con una nostra propriet. E' dotato anche di una sorgente e un magnifico corso d'acqua, vero?
- S,  cos mio signore. Il terreno che mio suocero ha lasciato a Velius ci ha permesso di vivere pi che dignitosamente, ma ora... ho due figli, che dovranno entrare nell'esercito perch cos vuole la legge e non ho di che soddisfare le loro esigenze.
- Com' possibile? Quel terreno pu mantenere una famiglia ben pi numerosa!
- Ho dovuto venderlo per pagare il debito che mio marito contrasse per comprare a sua volta cavallo e armi, in un periodo di magra. Non ho potuto far altro che venderlo, non avevo soldi per pagare le tasse! Dei briganti ci hanno razziato le pecore, il corso d'acqua si  prosciugato per un lungo periodo e i raccolti non sono stati sufficienti, da soli, a pagare i debiti.
- Quanto erano i debiti?
- Dieci solidi.
- Quel terreno doveva rendere ben di pi! Quanti servi comprendeva?
- Due.
- Non potevi rinnovare il prestito in attesa di tempi migliori?
- Mio signore, sono una donna sola, senza protezioni importanti. Non ho saputo convincere chi aveva fatto il prestito ad attendere, accettare delle rate con buoni interessi e contemporaneamente a prestarmi altro denaro, per le tasse. Cos ho dovuto cedere il terreno.
- Quanto ti hanno pagato?
- Venti solidi
- Un furto! Perch non ti sei rivolta a mia moglie? Non puoi non sapere che  lei ad amministrare la nostra terra da quelle parti  Valentiniano lasci perdere il pluralis maiestatis  ti avrebbe aiutata! Poteva prestarti quanto ti serviva, oppure poteva comprarti quel tanto di terra che bastava a pagare il debito: la tua propriet confina con la nostra e sarebbe stato conveniente per entrambi.
- S, mio signore. Veramente  quello che ho fatto. Cio, ho trattato con il suo amministratore.
Valentiniano tacque, assimilando il fatto.
- Vuoi dire che mia moglie ti ha privato di quanto lo Stato ti aveva elargito? il tono di Valentiniano era irato.
- Mio signore, io non capisco bene quel che  successo.  il tono di Camilla era spaventato  Quello, mi  stato detto, era il valore della propriet! Vi giuro, non voglio creare problemi. Chiedo solo che i miei figli abbiano la possibilit di servire nell'esercito, senza esser puniti per una colpa non loro. Per questo ho osato rivolgermi ad Ambrogio.
Valentiniano tacque, trattenendo a stento l'ira. Si calm quanto bastava per decretare:
- Non temere, non  con te che sono adirato. A te e ai tuoi figli sar immediatamente restituita la terra che avevate ceduto e quanto hai ricevuto lo terrai a titolo d'indennizzo.
Appena Camilla si ritir, con sollievo e contentezza dipinti sul viso, Valentiniano si rec nell'appartamento di Marina.
Trov la moglie in conversazione con le dame di compagnia, che si sprofondarono in inchini e, ad un cenno, si ritirarono.
- Buongiorno, Marina.
- Buongiorno a te. A cosa devo l'onore di una tua visita a quest'ora insolita?
Valentiniano rispose con tono indifferente:
- Volevo chiederti di quel latifondo che hai nell'Illirico, dalle parti di Tarsatica. E' una delle propriet di cui ti occupi tu, vero?.
- S e ultimamente ha quasi raddoppiato la rendita!  Rispose Marina con aria soddisfatta - L'ho valorizzato dall'ultima volta che l'hai visto, aggiungendo terra a sud. Mi mancava uno sbocco sul mare! Ora c' e include un corso d'acqua. Vorrei costruirci una villa.
- Brava! Come ci sei riuscita?
- Beh, i vicini avevano bisogno di denaro e hanno messo in vendita il pezzo di terreno che mi interessava. Naturalmente ne ho approfittato subito. Fra l'altro l'ho pagato poco,  stato un affare! Pensa:  un fondo con un canale che attraversa la propriet in tutta la sua lunghezza, un ottimo sistema d'irrigazione, scavato apposta. La propriet comprende anche una coppia di coloni, che ora han messo su famiglia. Son giovani e forti e prima che intervenissi io non erano sfruttati a dovere.
- Il canale non prende la sua acqua dal torrente che attraversa anche la nostra propriet pi a nord?
- S,  cos.
- Non si era prosciugato, tempo fa?
Il tono di Marina divenne esitante:
- Non pu essere, ti pare? Per ... ora che mi ci fai pensare ... forse c' stato qualche problema, ricordo di averne parlato con l'amministratore. Probabilmente  stata una cosa da poco e ora tutto  tornato nella norma.
- Le tue terre, dunque, non hanno sofferto di mancanza d'acqua?
- No, non mi risulta che ci siano stati problemi di siccit. Ma perch mi fai tutte queste domande?
Il tono di Marina ora era nervoso. Valentiniano la stava osservando con troppa attenzione.
- Se qualcuno avesse deviato oppure ostruito quel torrente lo sapresti, vero? I nostri vicini dicono che nel loro tratto si era prosciugato. Ne sai nulla?
L'ambiente divent improvvisamente carico di tensione. Marina si alz dalla sedia.
- Caro, non puoi pretendere ch'io sappia quel che accade ai vicini!
- Via, sei sempre cos attenta a tutto, conosci perfino i pettegolezzi della servit! Ma parliamo pure d'altro. Sai nulla di assalti di briganti, da quelle parti?
- Abbiamo un ottimo servizio di sicurezza! Nessuno potrebbe attaccare la nostra propriet impunemente, sempre che osi farlo.
- Ma se attaccassero la propriet confinante, i nostri interverrebbero, vero? Da buoni vicini. E aiuterebbero a perseguire i colpevoli.
- Queste cose spettano ai magistrati, perch dovrei curarmi dei problemi del vicinato?
- Forse perch io sono responsabile della sicurezza di tutto l'impero?
Valentiniano non diede modo alla moglie di replicare. Cambi di nuovo argomento, facendole un'altra domanda:
- Questo vicino di cui non ti curi, ti ha chiesto un prestito? Per comperarsi l'equipaggiamento da cavaliere e cos adempiere con onore il dovere impostogli dalla legge?
- S, come fai a saperlo?
- Velius, cos si chiamava il vicino, non  stato fra quelli che fanno il minimo indispensabile,  stato un vero patriota ed  morto da eroe, per salvare la vita a un manipolo di soldati.
- Questo non lo sapevo.
- Non lo sapevi? Alla famiglia di Velius  stato anche riconosciuto un premio cospicuo, che stranamente non  bastato a saldare il suo debito con te.
- Ci saranno stati degli interessi.
- Ci saranno stati degli interessi! Ora ti dir io come  andata! Tiro ad indovinare, ma vedrai che non sbaglier di molto.
Dunque: la vedova chiede una proroga e delle rate, contando di saldare un poco per volta, con gli introiti del raccolto e vendendo qualche pecora. Le concedi quanto ha chiesto, ma lei non ce la fa comunque. Il corso d'acqua su cui si basa la fertilit del fondo si prosciuga, diventa un rigagnolo insufficiente. Poi, per colmo di disgrazia, i briganti fanno razzia delle pecore.
- Non so se  come dici tu, dovrei informarmi!
- Lasciami finire. La vedova non riesce a pagare le rate del prestito ed  costretta, poich glielo chiedi, a venderti quasi tutta la sua propriet, comunque la parte pi ricca, quella vicina al mare e che comprende il torrente. Quello che le lasci  poco pi di un orticello, giusto perch non muoia di fame. La vedova, fra l'altro  una donna poco istruita, non sa molto di terreni e d'agricoltura e si fida di te. Cos le paghi il terreno un terzo del suo valore. Fai il tuo ottimo affare.
- Di che cosa mi accusi? Di queste cose si occupano gli amministratori!
- Mi vuoi far credere che tu hai firmato dal notaio per un passaggio di propriet senza sapere esattamente cosa stavi facendo e con chi avevi a che fare?  Il tono di Valentiniano era ormai irato.
- Ma caro, non  gente patrizia, sono persone senza importanza!
- Questo  il colmo!. Sono anni che m'impegno con uno sforzo immane contro la corruzione, le vessazioni e il peculato. Ho permesso a Massimino, a Roma, di perseguire e condannare anche i membri delle case patrizie, lo sai. E ora scopro questo in casa mia!
- Che c'entra Massimino? Agisce soprattutto contro la magia nera!
- E il fiume, infatti, si  prosciugato come per una magia a tuo favore!
Marina a questo punto era molto spaventata. La magia era un'accusa tremenda, causa di condanne terribili. Guardava il marito con gli occhi sgranati. Ricordava tutte le crudelt di cui era stato capace. Soprattutto quando era furibondo.
- Ti assicuro, la magia non c'entra. Mi conosci, sono tua moglie! Non ricorrerei mai a una fattucchiera! Forse il mio amministratore ha esagerato un poco facendo troppa pressione su una vedova, ma la mia unica colpa  di averlo lasciato fare.
- Avevi comunque il dovere di fermarlo! Non puoi prenderti i meriti dei risultati di una buona gestione e lasciare la responsabilit dei misfatti al tuo amministratore!
- Non ho fatto nulla, te lo giuro! Far frustare a sangue chi ha sbagliato!
- Sono ben pochi coloro che lasciano alle proprie mogli la libert di agire che io ho lasciato a te. Si penser che ci sia io stesso dietro questa iniquit. Chi creder che non ne sapessi nulla? Si dir che io compio quegli atti che negli altri invece punisco crudelmente! Hai fatto un regalo ai miei detrattori! Il tuo  un tradimento!
Valentiniano picchi un tavolo col pugno nel dire queste ultime parole. Poi tacque brevemente, prima di sentenziare in tono gelido:
- Questo  un chiaro caso di Dolus Malus15 quindi il contratto  annullato: restituirai la terra a quella gente e risarcirai loro il danno.
Per il tuo tradimento invece la punizione  l'esilio!
Non ci furono ripensamenti da parte di Valentiniano, una volta che si fu calmato. Anzi! Poco prima di partire Marina conobbe interamente la misura della sua ira: le fu consegnato anche un atto di ripudio.
Valentiniano non si sarebbe infuriato tanto con Marina Severa se non fosse stato per Giustina: la sua amata lo evitava e questo metteva a prova la sua pazienza. Pazientare in attesa di una nuova occasione d'incontro lo innervosiva, soprattutto dopo che la sua grave malattia gli aveva mostrato una volta di pi, quanto effimera fosse l'esistenza. E ... dopo tante rinunce questo era ci che riceveva in cambio? Un tradimento? La tensione aveva raggiunto il culmine ed era facilmente traboccata.
Nello stesso tempo Valentiniano sapeva che questa era la sua occasione per sistemare le cose a suo piacimento e, per di pi, mantenendo integra la sua coscienza. Inizi subito a occuparsene, convocando Probo.
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14. Augusta Treverorum, fine autunno anno 368 d.C.
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Giustina aveva rinunciato all'idea del monastero quasi subito.
Durante il viaggio di ritorno da Durocortorum, l'estate precedente, aveva confidato tutto ad Anicia e a sua volta Anicia aveva raccontato tutto al marito. A Probo era bastata una semplice domanda perch Anicia vuotasse il sacco: lei lo temeva troppo per contrariarlo.
Appreso dove stavano portando i sentimenti di Giustina, Probo si era affrettato ad intervenire.
- Giustina, sorella mia, Anicia mi ha detto che vuoi ritirarti in un monastero.
Giustina cap che Probo sapeva tutto. Sospir, pensando che era inevitabile. Lui stesso l'aveva messa nella condizione di peccare e Anicia era quello che era. Gli disse, in tono triste:
- Non sono pi degna di un matrimonio, mi sono comportata in modo riprovevole. Non voglio essere un disonore per la mia famiglia. E neanche per la tua. E' meglio se scompaio dal mondo e mi ritiro a pregare per espiare i miei peccati.
- Sciocchezze. Lascia stare il monastero, andrebbe forse bene per un temperamento come quello di Anicia, non certo per te. E poi, cosa devi espiare? Che colpa hai se Dio ti ha messo in cuore tanto ... affetto per il nostro imperatore? Ricambiato, fra l'altro.
Giustina lo guard piacevolmente sorpresa:
- Tu pensi che anche lui ...
- Non ho dubbi.  le rispose Probo sorridendo. Poi prosegu:
- Secondo me, avete avuto solo uno scivolone. E' umano. Questo non deve influire eccessivamente sul tuo comportamento. Proprio per la tua famiglia, devi evitare di comportarti come se tu fossi colpevole di chiss quale misfatto.
Dammi retta Giustina, ho molta pi esperienza di te nelle cose del mondo. Non hai fatto nulla di cos vergognoso.
Alza la testa, sfida il mondo! Ricorda che hai comunque la pi potente delle protezioni: quella dell'imperatore, oltre alla mia e a quella della tua famiglia.
Quindi, adotta un comportamento ... normale, cercando di non attirare l'attenzione su di te e vedrai che tutto si ridurr a qualche pettegolezzo. Nessuno oser offenderti con domande inopportune solo per soddisfare una piccola curiosit e presto avranno altro cui pensare.
Dopo aver riflettuto, per la verit neppure molto a lungo, Giustina accolse i consigli di Probo. Pass qualche tempo con la famiglia di Anicia e poi con quella del fratello Cereale. Infine, quando torn ad Augusta Treverorum, cerc di non essere pi tanto assidua a corte. Cerc di evitare gli inviti, se sapeva della presenza di Valentiniano, o di stargli lontana se non poteva evitarli. Quando gli era vicina, infatti, non era padrona delle proprie emozioni e temeva di farlo trapelare.
I pettegolezzi, comunque, erano molti. Alcuni ipotizzavano perfino che fosse l'amante di Valentiniano fin dai tempi della nomina di Aussenzio, che lei, in quanto ariana, lo avesse influenzato per la nomina di questo vescovo. D'altronde le stesse voci erano in giro da prima che lei si recasse a Durocortorum: era il rovescio della medaglia della sua amicizia con Valentiniano. Giustina era persuasa che queste persone avrebbero detto le stesse cose anche se lei fosse stata perfettamente innocente.
Quando seppe del ripudio di Marina, fu assalita da una ridda di emozioni confuse e ... da domande indiscrete. Le chiedevano, maliziosamente, cosa ne pensava: lei si diceva dispiaciuta per l'esilio di Marina ma che d'altronde capiva le ragioni di Valentiniano. Disse che per lui doveva essere stata una decisione molto sofferta.
In privato era demoralizzata e, a causa del ripudio, in balia di emozioni altalenanti. Confid a Ortensia:
- Valentiniano mi ha del tutto dimenticata. Sono venuta a sapere del ripudio da Fabia. E' stato cos umiliante! Non si  preoccupato di mettermi al corrente di una cosa cos importante!  la voce di Giustina era incrinata dal pianto - Ecco, vedi, non sono pi niente per lui!
- Giustina, bambina mia, ma sei tu che lo eviti come fosse un appestato! Cosa vuoi che faccia, pover'uomo? Che ti mandi una comunicazione scritta?
- No, ma ....  il morale di Giustina si risollev un poco alle parole di Ortensia:
- Forse c' del vero in quello che dici.
- Perch non provi di nuovo a chiedergli un marito?
- Non posso sposarmi, non sarebbe onesto da parte mia!
- Sarebbe solo un pretesto per attirare la sua attenzione e vedere come reagisce.
- E se accettasse?
- Sarebbe cos grave?
- Ora come ora non potrei sopportarlo.
Non molto tempo dopo questa conversazione, in una bella mattinata di sole, fu annunciata a Giustina la visita di Anicia, accompagnata dalla madre, Tyrrania. Giustina si rinfresc il viso, si fece accomodare le vesti da Ortensia e si rec a ricevere le amiche.
Dopo i convenevoli, Tyrrania disse a Giustina:
- Giustina, veniamo da parte di Sesto Claudio Petronio Probo. Dobbiamo parlarti di una cosa molto personale.
Tyrrania aveva assunto un contegno solenne e nello stesso tempo soddisfatto. L'uso del nome completo di Probo indicava che quello era un annuncio ufficiale.
- Mi devo preoccupare? - chiese Giustina, perplessa.
- Assolutamente no  le rispose di slancio Anicia.
- Cara figliola!  prosegu Tyrrania  Sai che ti considero come una figlia. Ho sempre agito nel tuo interesse e anche questa volta ... Spero non lo dimenticherai, in futuro!
Devo dunque raccontarti che l'imperatore ha convocato Probo e l'ha incaricato di una missione particolare e delicata. Sesto Claudio ha pensato che fossi io la persona pi indicata a comunicarti la notizia.
Giustina trattenne il fiato. Sembrava l'introduzione a una comunicazione di fidanzamento, ma un marito in quel momento era l'ultimo dei suoi desideri!
Tyrrania prosegu il suo discorsetto:
- Dopo il ripudio di Marina Severa l'imperatore avverte la mancanza di una consorte. Ha bisogno di altri eredi, per assicurare a Roma stabilit con una successione ereditaria sicura. Nel considerare le doti di una sposa adatta ha scelto te, Giustina. Assicura di provare per te rispetto e ammirazione e ti chiede se gradiresti il matrimonio. Non vuole forzarti ma se tu sei d'accordo, si chieder oggi stesso il consenso di tuo fratello Cereale.
Per quanto mi riguarda, devo consigliarti di accettare. So che ci sono stati e ci saranno molti pettegolezzi, soprattutto fra le matrone, perch Marina Severa  ancora in vita e per il fatto che tu sei ariana, ma sar appunto soprattutto una faccenda da matrone. Quanto ai preti, molti devono la loro posizione alla nostra famiglia e staranno ben attenti ai commenti che faranno!
Vedo per che non devo spendere altre parole per convincerti!
Giustina, infatti, anche se un po' frastornata non riusciva a contenere un ampio sorriso,. Alle ultime parole di Tyrrania, il sorriso divenne riso. Rispose abbracciando Tyrrania in un impeto di gioia. Tyrrania rise, contagiata dalle emozioni di Giustina.
- Grazie!  disse Giustina con enfasi  grazie Tyrrania per tutto quello che hai fatto per me. Che hai sempre fatto per me!
Quindi abbracci anche Anicia, che si era commossa vedendo le varie emozioni susseguirsi sul volto dell'amica: preoccupazione e ansia alle prime parole di Tyrrania, sorpresa e incredulit alla citazione delle richieste di Valentiniano, confusione e speranza, e infine pura felicit.
Trascorsero il resto della mattinata parlando dei preparativi del matrimonio, di cerimonie, invitati, vestiti e quant'altro potesse implicare l'evento.
Il matrimonio ebbe luogo di l a breve e port a Giustina quattro figli e alcuni anni di gioia. Avrebbe ricordato per sempre quel periodo come il pi felice della sua vita.
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SECONDA PARTE.
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15. Sirmium, anno 375 d.C.
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Dopo diversi anni di matrimonio quel che sorprendeva ancora Valentiniano era la capacit di sua moglie di comprenderlo a fondo. Non aveva bisogno di dilungarsi in spiegazioni: lei comunque capiva, condivideva, partecipava. Era piacevole, quando i suoi impegni lo rendevano possibile, raccontarle la sua giornata e sentire il suo parere, perci parlavano spesso e a lungo delle vicende di governo. Queste conversazioni erano il cemento della loro unione.
- Se mai ti capitasse di doverti affidare a qualcuno in mia assenza, - le disse al termine di una giornata di fine estate - scegli il conte Teodosio. Oltre ad avere una grande esperienza,  sicuramente una persona integerrima,  leale e antepone gli interessi di Roma ai suoi propri. La pensiamo allo stesso modo nelle questioni pi importanti.
- Ma non lo hai mandato in Africa a vedere cosa sta combinando il governatore Romano? Perch non ti era chiaro cosa aveva spinto Firmo a ribellarsi e a proclamarsi imperatore?
- S e se c' qualcuno in grado di sbrogliare la matassa africana  proprio Teodosio. Ma non star in Africa in eterno.
- Perch affidarmi a lui? Non ti fidi di Merobaude o Sebastiano, o Equizio?
- Merobaude, eh? Che cosa credi, so che ti riempie di complimenti e che a te fa piacere, non  cos?  il tono di Valentiniano era scherzoso.
- E' un furbacchione simpatico, ma ha un grave difetto: non  te. Non potrei contare su di lui? O Equizio? Non ti sono abbastanza leali?
- Sono come tutti. Fanno quel che gli conviene personalmente. Per la verit, di nessuno mi fido totalmente.
In Africa non ho mandato Merobaude o Equizio perch sono amici di Romano e non sarebbero imparziali. Fra l'altro Merobaude e Teodosio non vanno d'accordo e le cose funzionano meglio se sono divisi. Sebastiano invece mi serve qui, le truppe lo adorano e se non ci fossero stati lui e il figlio del conte Teodosio, a gestire in parte la situazione che si  venuta a creare sul Danubio, ora saremmo in guai maggiori.
- Ti riferisci ai quadi?
- E ai sarmati. Sai, presto dovr andare laggi di persona. Le due legioni che erano in zona, la pannonica e la mesiaca, invece di collaborare si son messe in competizione e son riuscite a combinare un disastro. Per fortuna in Mesia Teodosio junior  riuscito a tamponare!
- Come  iniziato tutto questo? Non mi hai mai raccontato i dettagli. So solo che i quadi e i sarmati stanno razziando nel nostro territorio da mesi e mesi ormai. Per poco, lo scorso anno, non rapivano Faustina Costanza mentre andava a sposare tuo figlio Graziano. Povera piccola, che avventura!
- Sarebbe stata una vergogna, se fossero riusciti a farlo! Per fortuna il governatore Messalla ha fatto allontanare Costanza in tempo, usando la carrozza dei magistrati! Lei quasi non si  accorta di quel che stava succedendo. Anche il prefetto del pretorio, Probo, si  comportato bene, sai?
- S, ho avuto occasione di parlare con Anicia. All'inizio, quando la zona  diventata pericolosa, Probo aveva disposto di andarsene da Sirmium, ma poi ha allontanato solo la famiglia e lui  rimasto ad affrontare la situazione: ha fatto riparare le mura e le torri di guardia col materiale che doveva servire per il nuovo teatro e ha chiamato un'intera coorte di arcieri .... Ma dimmi, cosa ha dato il via a tutto questo?
Valentiniano accarezz la moglie su una guancia, e riordin i propri pensieri prima di rispondere:
- Sai, la cosa pi difficile da gestire ... sono gli amici! I nemici basta eliminarli, ma gli amici ... competono, litigano fra loro ...
A volte, probabilmente non sempre, mi accorgo delle manovre di palazzo ma ... lascio fare. Non sempre posso punire i vertici come punirei i bassi livelli: non sono altrettanto facili da rimpiazzare! Altre volte comprendo le tattiche e le assecondo perch penso che le persone in questo modo si sentano ... motivate.
- E questo cosa ha a che fare con i quadi?
Quel che  successo sul confine pannonico  proprio un esempio tipico di come funzionano le cose. Equizio ha iniziato a costruire una fortezza sul Danubio. I quadi si sono lamentati perch questa fortezza si trova sul loro territorio ed Equizio ha fatto fermare i lavori. E' intervenuto Massimino, s proprio quello dei processi di Roma;  venuto a dirmi che Equizio era in ritardo con la costruzione, che era assolutamente necessaria ecc. ecc. E mi ha messo davanti a una soluzione: nominare suo figlio Marcelliano duce della Pannonia Valeria. Marcelliano avrebbe assicurato il termine dei lavori a breve. L'ho accontentato: al momento non mi  sembrata una cosa cos importante.
Invece questo giovanotto che mi va a combinare? Continua la costruzione,  vero. E come risolve i contrasti con i quadi? Invita re Gabinio a parlarne, allestisce un banchetto per l'occasione e lo fa assassinare.
- Che atto sconsiderato! L'ospitalit  ovunque sacra!. Ora  chiaro perch i quadi si sono ribellati!
- Non si sono ribellati solo i quadi, ma tutte le popolazioni lungo il Danubio!
- Come hanno gestito la situazione?
- Beh, Equizio ha fatto la sua parte, ma, come ti ho detto, in Pannonia le legioni hanno miseramente fallito e sar meglio che vada a prendere in mano la situazione. Invece in Mesia Teodosio Iunior si  rivelato degno figlio di tanto padre!
Ti ricordi che in Britannia c'erano andati entrambi, padre e figlio? Anche il giovane si  comportato molto bene, in quelle terre selvagge. Un simile talento va sfruttato, perci quando  tornato l'ho raccomandato a mio fratello, che era alla ricerca di validi comandanti. Valente l'ha nominato duce della Mesia ... ed eccolo di nuovo alla ribalta!
Nonostante la giovane et, si  sempre comportato con saggezza e abilit. L'ha dimostrato anche ora: ha combattuto vittoriosamente, poi ha trattato con i barbari e adesso nella sua provincia le acque sono calme. Quando sar in zona penso che lo convocher per sentire le sue opinioni.
- Se non ti spiace, quando partirai ti seguir. Non voglio passare mesi senza vederti! Trover un alloggio a uno o due giorni di cavallo dal confine e quando potrai, mi raggiungerai! Non dirmi di no!
...
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...
16. Pannonia, novembre anno 375 d.C.
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- Giustina, non pensi di essere troppo indulgente col piccolo Valentiniano?
- Ha bisogno del mio affetto, Ortensia. La certezza di essere amati rende pi sicuri.
- Ha quattro anni, ormai. Stai esagerando. Cos penser che la vita sia tutte rose e viole.
- Voglio che i miei bambini siano felici, che raccolgano bei ricordi, fin che  possibile. L'infanzia finir anche troppo presto!
- Sar, ma un po' di disciplina non ha mai reso infelice nessuno.
Questo genere di osservazioni erano privilegio di Ortensia, unica persona, oltre a Valentiniano, che osava criticare Giustina apertamente.
La cara balia sorvegliava la piccola Galla, l'ultima nata, mentre Giustina era immersa in una delle sue occupazioni preferite: giocare con i tre figli pi grandi, Giusta, Grata e Valentiniano Iunior. Avrebbe voluto poter dedicare pi tempo a quest'attivit, perch sentiva che col gioco riusciva a penetrare il mondo infantile e a trasmettere messaggi che altrimenti non avrebbero attecchito. Inoltre, per la verit, si divertiva un mondo a tornare un po' bambina lei stessa.
Il messaggio, l'insegnamento principale che voleva impartire, riguardava la famiglia.
- La famiglia  il nostro sostegno. - Diceva ai figli incoraggiandone le reciproche manifestazioni d'affetto e di generosit, intervenendo nei litigi e nei giochi. - Dovete volervi bene, essere leali fra voi e di supporto l'uno per l'altro, perch nemici ne avrete fin troppi! Dovete essere i mattoni di un muro da opporre alle avversit. Un mattone da solo non  granch, ma insieme agli altri, cementato da buoni sentimenti,  una forza.
Erano chiusi in casa dal mattino poich la giornata era nebbiosa e fredda. Le stanze erano riscaldate e sufficientemente comode, anche se la villa dove alloggiavano non era un palazzo imperiale. Secondo Giustina e Valentiniano l'ampiezza limitata, per, conferiva un'atmosfera intima, pi familiare. Comunque non avrebbero potuto pretendere di pi in quella regione: si trovavano a circa cento miglia dal confine con la popolazione dei quadi, dove Valentiniano era dovuto intervenire personalmente per dirimere una controversia.
Da quando erano sposati, Giustina cercava di stare il pi possibile vicina al marito e per farlo affrontava spesso i disagi di un viaggio. Era l'unico modo per stare insieme e vivere pienamente la vita familiare che altrimenti, con gli impegni di Valentiniano, sarebbe stata pressoch inesistente.
Entr il maggiordomo della casa. Trov la famiglia imperiale che giocava alla guerra con i barbari. Valentiniano Iunior difendeva le sorelle Grata e Giusta dall' avanzata del nemico, rappresentato da Giustina.
Giustina gridava: Rapir le tue donne e ne far le mie serve! e cercava di raggiungere Grata o Giusta che scappavano strillando. Iunior a sua volta cercava di frapporsi e acchiappare Giustina brandendo un gladio di legno e urlando: Dovrai prima batterti con me, lurida canaglia!
Il maggiordomo si schiar la voce per attirare l'attenzione, poi avvis:
- Mia signora, sono arrivati Vostro fratello, l'illustre Cereale, accompagnato da due alti ufficiali. Chiedono se potete riceverli subito.
- Va bene. Falli accomodare e d loro che sto arrivando. Fa servire dei rinfreschi.
Poco dopo, rassettate le vesti e sistemata l'acconciatura, Giustina fece il suo ingresso nella sala di ricevimento, il viso ancora roseo e animato dal gioco, sentendo nell'intimo una certa inquietudine per la visita inaspettata e l'urgenza dimostrata dai visitatori. Che fosse successo qualcosa di grave al confine, per cui s'imponeva lo spostamento della famiglia? Valentiniano era forse stato ferito? Era consapevole che la probabilit di un evento infausto era alta di quei tempi e sapeva che, inevitabilmente, Valentiniano a volte era troppo esposto.
- Salve a tutti! Cereale, che bella sorpresa! Come stai? L'imperatore sta bene?
- Salve a te, Giustina. Purtroppo, abbiamo cattive notizie  disse Cereale in tono grave.
Giustina not l'espressione dei presenti e il suo viso perse i colori che il gioco vi aveva fatto comparire. Comprese che i suoi timori erano giustificati. Curiosamente, le balenarono in mente frasi di circostanza sentite qui e l in situazioni tragiche: la vita non risparmia sofferenze a nessuno, il destino ha puntato la sua freccia e povera donna,  ancora cos giovane!.
- Flavio Valentiniano si  sentito male mentre era a colloquio con una delegazione dei quadi.  Disse Cereale a bassa voce.  Purtroppo Giustina,  apparso subito chiaro a tutti che era grave.
Cereale esit. Sembrava cercare le parole adatte. Dopo un sospiro non trov di meglio che rivelare la cruda realt:
- Ecco ... Poi ... E' morto poco dopo. Sono desolato, Giustina.
Alla sua voce si unirono quelle degli altri ufficiali per le dovute condoglianze.
Giustina stette ad ascoltarli avvolta da un senso d'irrealt.
Non appena l'irrealt divenne consapevolezza, sent nell'intimo una vera e propria lacerazione fra la parte di s razionale e quella emozionale. La Giustina emotiva era affranta e desolata, avrebbe voluto rannicchiarsi e piangere per il dolore, anche urlare per la rabbia, mentre la Giustina razionale vedeva la necessit di ben comprendere le implicazioni dell'evento, nell'interesse dei suoi figli: era necessario misurare freddamente ogni particolare e inciderlo nella memoria per una successiva valutazione.
Cos, mentre gli ufficiali esprimevano le loro condoglianze, Giustina si sent allontanare dalla scena come fosse lo spettatore di una tragedia capitata ad altri, con l'emozione avvolta temporaneamente in un bozzolo, mentre in lei prevaleva un osservatore che, lucido e attento, valutava freddamente le circostanze.
L'osservatore confront in un attimo la situazione attuale a quella simile che si era prospettata quando erano morti il suo primo marito e suo padre. Il paragone per non resse, perch Giustina non aveva provato dolore per la morte di Magno Magnenzio e ben poco per la morte di suo padre. Per entrambi era stata poco pi che un oggetto di scambio, il cui valore era rappresentato dall'alleanza che assicurava, non si erano curati n dei suoi sentimenti, n delle sue esigenze, tantomeno dei suoi desideri. Alla loro morte aveva provato solo preoccupazione per la propria sorte.
Flavio Valentiniano invece le aveva voluto bene davvero, glielo aveva dimostrato pi di una volta. Questo pensiero fece vacillare il muro di razionalit che aveva eretto, per cui Giustina si affrett a spostare l'attenzione su altro.
Ramment l'episodio che aveva indotto Valentiniano a promulgare la legge che condannava l'esposizione dei neonati e il ricordo la intener.
Era alla sua prima gravidanza, la sua sensibilit era acutizzata, si sentiva spesso come costituita unicamente da un groviglio d'insicurezze e paure. Un giorno il marito l'aveva trovata con gli occhi pieni di lacrime:
- Che cos'hai Giustina? Non ti senti bene? E' successo qualcosa?  le aveva chiesto.
- Niente, va tutto bene  gli aveva risposto Giustina con voce rotta.
- Allora perch piangi?
- Non sto piangendo! Sono solo un po' commossa perch uno dei servi ha trovato una bambina, oggi. Un'esposta. L'ha raccolta e l'ha portata a palazzo. Ortensia me ne ha parlato e ho voluto vederla. E' cos graziosa! Tutta rosa e paffutella, con piedini e manine perfetti, con quei ditini a salsicciotto, e unghiette cos minuscole! Oh caro, forse anch'io aspetto una bambina! Non ne abbiamo mai parlato, ma tu, se nascer una bambina  la voce a questo punto si era nuovamente incrinata  le vorrai bene ugualmente?
- Che sciocchezze ti vengono in mente? Certo che le vorr bene! Tutto quello che ti riguarda, non pu che piacermi. Dovresti avere pi fiducia in me.
- Scusami. E' solo che  la prima volta che aspetto un bambino e a volte mi sento cos ... insicura.  Giustina aveva fatto una breve pausa e poi aveva proseguito: - comunque trovo ... spregevole questa consuetudine di abbandonare i bambini indesiderati per la pubblica via. Meglio dire bambine, perch sono di solito femmine. Molte muoiono di stenti,  cos crudele!
- Hai ragione. Ora che mi soffermo a considerare la cosa .... Me ne rendo conto solo ora, forse perch deve nascerci un figlio, ma hai ragione, questa consuetudine  ... contro natura e anche contro ogni legge di Dio!  Valentiniano si era interrotto, riflettendo, poi aveva proseguito:
- Bene, asciuga le tue lacrime, donna! Emaner una legge per far cessare questa pratica indegna.
Giustina gli aveva sorriso:
- Davvero! Sono ... Mi sento cos sollevata!
Sai, pensavo di tenere questa bimba fra il mio seguito: se ci nascer una femminuccia potr farle da ancella.
- Un'idea eccellente.
Valentiniano l'aveva confortata anche quando era morto suo fratello Costanziano, in un'imboscata tesagli da una banda di briganti nelle Gallie. Era successo il primo anno del loro matrimonio e anche questa morte l'aveva addolorata, anche se niente era paragonabile a quel che sentiva adesso.
Quest'ultimo pensiero la distolse dai ricordi e la fece ripiombare nel dolore presente. Chiese:
- Com' successo?
- E' stato permesso ad una ambasceria di quadi di presentarsi davanti al Consistorium!  Rispose uno degli ufficiali in tono accusatorio  E' stato permesso a questi barbari ignoranti, che non conoscono il giusto modo di rivolgersi a un imperatore, di parlargli direttamente, di lamentarsi in modo offensivo. Pensate, hanno negato la loro responsabilit nella guerra in atto, dicendo che le razzie degli ultimi mesi erano opera di briganti stranieri stanziati sul confine! Poi hanno sostenuto che questi briganti si sono inferociti per via di quella fortezza romana costruita sul loro territorio! Colpa nostra, insomma! L'hanno fatto adirare oltre ogni dire! Valentiniano ha urlato che i razziatori erano loro e nessun altro, che erano dei miserabili ignoranti e degli ingrati e che sempre li avrebbe trattati come tali. Lui rappresentava Roma, aveva una storia di civilt alle spalle, era la Civilt, mentre loro ... Poi si  calmato ma l'ira, evidentemente, ha causato la rottura di un vaso sanguigno.
- S, stava ormai parlando con calma, - prosegu l'altro ufficiale - quando  sembrato fosse colpito da un fulmine:  diventato tutto rosso, si  coperto di sudore e gli  venuto meno il respiro. Lo abbiamo subito circondato per impedire ai barbari di guardare, e l'abbiamo portato nelle stanze interne. Respirava a fatica ma era lucido, capiva perfettamente la situazione. Non riuscivamo a trovare un medico, Valentiniano stesso li aveva mandati tutti a curare dei soldati di ritorno da una battaglia. Quando lo abbiamo trovato, il medico gli ha aperto una vena per fargli un salasso, ma non c'era pi una goccia di sangue in lui! Il medico disse che questo era dovuto all'eccesso di calore che infiammava tutto l'organismo.
- Ha lottato a lungo con la morte  aggiunse l'altro ufficiale - muoveva le braccia come se dovesse allontanare qualcosa, digrignava i denti ed era scosso da singulti. E nonostante tutto dava disposizioni sul da farsi! Infine si  coperto di macchie livide ed  spirato.
Cereale lanci al collega un'occhiata di rimprovero: non era necessario fornire simili crudi dettagli!
- Sapete, ci sono stati cattivi presagi fin da quando abbiamo deciso per la spedizione  disse l'ufficiale, cogliendo l'occhiata di Cereale e cambiando argomento  Ricordate che proprio allora sono apparse in cielo delle stelle comete? In quegli stessi giorni il fulmine ha incendiato il palazzo imperiale di Sirmium, bruciando la curia e il foro!
In seguito, mentre Valentiniano ispezionava Sabaria, un gufo si  posato sopra il bagno reale e non c' stato verso di cacciarlo. Ha continuato per ore con il suo lugubre verso a far venire brividi a tutti. Dopo un avviso tanto grave Valentiniano ha cercato di lasciare la citt dalla stessa porta da cui  entrato, sarebbe stato di buon augurio per il suo ritorno in Gallia, ma c' stato un crollo, una porta di ferro ha ostruito il passaggio e non si  riusciti a rimuoverla, nonostante lo sforzo di una moltitudine di persone. Dopo aver perso una giornata intera, Valentiniano si  dovuto rassegnare a uscire da un'altra porta ...
- Il presagio pi eloquente l'ha avuto in sogno.  intervenne Cereale - La notte prima di morire ha sognato te, Giustina, vestita a lutto e con le chiome sparse. Tutti l'hanno interpretato come il simbolo della sua fortuna che si allontanava. Anche per questo era di pessimo umore e predisposto all'ira quando ha ricevuto i quadi.
Tutti tacquero brevemente. Poi intervenne uno degli ufficiali con dei dettagli pratici:
- Si  pensato di inviare la sua salma al mausoleo imperiale di Constantinopolis, per seppellirlo accanto agli altri imperatori, e sono gi partiti dei corrieri per comunicare la notizia a Graziano.
Segu nuovamente un breve silenzio, quindi, dopo uno sguardo d'intesa con i compagni, Cereale disse:
- Giustina, capisco in che condizione di spirito ti trovi, ma  necessario prendere immediatamente alcuni provvedimenti ... delle decisioni.
Sai, esiste il rischio concreto di disordini. C' sempre un po' di subbuglio quando c' un avvicendamento di potere: si rimescolano le carte e molti cercano di approfittarne e trarne qualche vantaggio. Nella confusione l'esercito potrebbe anche nominare imperatore qualche ambizioso generale. In tal caso tu e la tua famiglia potreste essere in pericolo, perch diverreste un rischio da eliminare!
Uno degli ufficiali aggiunse:
- Il generale Sebastiano,  stato allontanato con una scusa. Non perch abbia qualche velleit sospetta, ma perch  molto amato dalle truppe e qualcuno poteva anche pensare di avere pi possibilit di carriera con lui come imperatore.
- Quali sono, questi provvedimenti che volete prendere?  Chiese Giustina, preoccupata. Le rispose Cereale:
- Merobaude, Equizio, Probo, Massimino, noi tre ... e altri, pensiamo che per mantenere l'equilibrio di potere attuale si debba nominare imperatore il piccolo Valentiniano, con te come reggente. Ora, subito, sull'onda dell'emozione provocata dalla morte di Valentiniano.
Tutti osservarono Giustina, in attesa di una risposta. Ma Giustina tacque, frastornata.
- Noi vogliamo che le cose rimangano come sono, che gli equilibri di potere restino gli stessi e questo  l'unico modo. Sottoline uno degli ufficiali.
- E Graziano?  Disse, finalmente, Giustina.  Graziano  augusto e subentra perci di diritto a suo padre. Questa decisione spetta a lui!
- Non c' tempo d'attendere la sua approvazione, questa cosa che va fatta subito, prima che qualcuno prenda ... un'altra iniziativa.  Rispose uno degli ufficiali.  Anche Graziano preferirebbe non aver a che fare con l'ennesimo usurpatore! Comunque, secondo noi a Graziano non dispiacer dividere le responsabilit. Non avrebbe comunque potuto fare a meno di noi e capir che ... desideriamo solo conservare l'organizzazione di Italia, Africa e Illirico cos com'.
- Sicuramente, - aggiunse Cereale - tuo marito non aveva ancora provveduto al futuro di Iunior solo perch  ancora piccolo. E' logico per che designasse a succedergli entrambi i suoi figli, l'impero  cos vasto da governare!
- Per Graziano le cose resterebbero sostanzialmente come sono state finora.  Continu Cereale. - Avr Gallie, Britannia e Hispania, la fetta d'impero che meglio conosce. Insomma, nessuno vuole privarlo dei suoi diritti, si tratta di riconoscere anche quelli di suo fratello!
- Vi vedo un poco smarrita. Ma non dovete preoccuparvi mia signora.  Disse con calore l'altro ufficiale.  La vostra famiglia ha sostenitori potenti!
L'ufficiale nomin i nomi d'importanti personaggi che si aggiungevano ai sostenitori gi citati da Cereale poco prima. Termin il suo intervento dicendo:
- Colgo l'occasione per testimoniarvi la mia, la nostra devozione. Abbiamo per voi la pi alta considerazione e vi sosterremo e consiglieremo, come facevamo con vostro marito.
- Vi prego, lasciatemi il tempo di assimilare i fatti e riflettere.  disse Giustina - Anche voi avrete bisogno di riposare un poco!
- Va bene - rispose Cereale - ma dovremo muoverci non pi tardi di domani.
Finalmente Giustina pot ritirarsi e piangere tutte le sue lacrime fra le braccia di Ortensia. Come avrebbe fatto a vivere senza Valentiniano? Senza la sua forza, la sua protezione, il suo continuo sostegno? E i suoi figli?
Al pensiero dei figli la assal un'onda di timore e sconforto. Come proteggerli dalle insidie dell'ambizione umana? Riconobbe che suo fratello aveva ragione, per la loro sicurezza e anche per i loro interessi non c'era che la soluzione di cui si era fatto portavoce: mantenere lo status quo, conservare l'attuale classe dirigente, con suo figlio imperatore e lei reggente.
Ma Graziano come avrebbe reagito a questa iniziativa presa senza il suo consenso? E lo zio Valente?
Non si faceva illusioni: comprendeva che coloro che la volevano reggente in realt desideravano solo mantenere il primato della propria politica, salvaguardare i propri interessi. Conosceva da tempo queste persone, sapeva che approfittavano senza alcuno scrupolo delle debolezze altrui e cosa c'era di pi debole di una donna, di un'imperatrice senza esercito? Comunque nell'interesse dei suoi figli, si sarebbe battuta come una leonessa!
Il piccolo Valentiniano II fu acclamato imperatore cinque giorni dopo la morte di Valentiniano I, ad Aquincum16.
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17. Graziano, autunno 375 d.C.
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Graziano accett la nomina del fratellastro a co-imperatore, dichiarando che in lui avrebbe visto un fratello e non un rivale.
Poi pun tutti coloro che avevano scavalcato le sue prerogative ed eletto il piccolo Valentiniano senza consultarlo. Lo fece per con moderazione. Probo, ad esempio, dovette lasciare la prefettura di Africa e Italia, tenendo solo l'Illirico.
Il giovane principe, all'inizio della sua attivit di governo pi che altro aveva chiaro in mente cosa non voleva: non voleva quell'alone di crudelt di cui si era circondato suo padre, che paralizzava i dignitari di corte, non voleva quell'assoluta intransigenza e intolleranza che spesso nell'interpretazione degli esecutori divenivano assurda brutalit. Non erano questi i princpi cristiani che gli avevano insegnato!
Il cuore dei giovani tende a tutto ci che  nuovo, desidera cambiare il mondo: Graziano voleva la rivoluzione costituita dalla nuova religione.
Era anche convinto che fossero in molti a condividere i suoi sentimenti: dopo il dispotismo di Valentiniano, una certa tolleranza sarebbe stata un cambiamento piacevole. Cos, oltre ad accettare il fratello come collega, prese diversi provvedimenti d'indulgenza, annull i debiti dovuti alle tasse, liber i carcerati per insolvenza, richiam sua madre Marina dall'esilio.
Quanto a Merobaude ed Equizio, Graziano si sent costretto dalla sua inesperienza a non sprecarne la perizia militare e li accett fra i suoi consiglieri. Furono loro, in seguito, a consigliarlo per i fatti che coinvolgevano il conte Teodosio in Africa.
La sorte peggiore tocc a Massimino, il crudele e spietato giudice: con una decisione largamente condivisa dai nobili romani, Graziano concesse l'autorizzazione a processarlo per i suoi arbitrii e misfatti e poi ratific la condanna a morte che il tribunale sentenzi.
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18. Giustina
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Giustina avvert subito chiaramente che il suo ruolo consisteva solo nel dare legittimit di governo a chi effettivamente governava. Erano tutti deferenti e gentilissimi ma, quanto a decisioni politiche, la sua volont era puntualmente disattesa se non coincideva con gli interessi degli uomini che dovevano attuarla.
La debolezza della sua posizione emerse chiaramente, ad esempio, con l'arrivo di Ambrogio a Sirmium, dove Giustina aveva posto le basi del governo dopo la sua nomina a reggente.
Ambrogio, lo stesso che aveva segnalato il caso della vedova di Velius a Valentiniano I, aveva gi operato a Sirmium come funzionario di Probo e aveva lasciato dietro di s una buona impressione, risolvendo equamente pi di una controversia. Probo ne aveva favorita la carriera promuovendolo a governatore di Emilia e Liguria, con sede a Mediolanum e in quella citt Ambrogio era stato cos apprezzato da esser acclamato vescovo dalla popolazione.
A Sirmium, molti niceni ne ricordavano l'onest, l'eloquenza, l'abilit politica: quando mor il vescovo e si tratt di eleggerne uno nuovo, lo chiamarono per promuovere la nomina di un loro candidato.
La fazione avversa, gli ariani, appoggiati da Giustina, era cosciente del vantaggio che Ambrogio avrebbe portato ai rivali e all'arrivo del vescovo, organizz una manifestazione, una rumorosa accoglienza fatta di abbasso, vattene, non ti vogliamo.
Poco dopo, durante la funzione, una delle religiose ariane invase il presbiterio e afferr Ambrogio per le vesti, cercando di trascinarlo dalla parte della navata occupata dalle donne, dove evidentemente contava, con l'aiuto delle consorelle, di umiliarlo o cacciarlo dalla chiesa. Ambrogio non si lasci intimidire da queste femminee violenze, o dalle contestazioni verbali che le avevano precedute e i niceni, grazie a lui, ebbero partita vinta.
Questa volta fra ariani e niceni non si era andati molto oltre le polemiche verbali, pensava Giustina, ma ai tempi di suo marito Valentiniano non si sarebbe permesso a costui, a questo Ambrogio, di portare a Sirmium il pericolo di scontri religiosi. Senza Ambrogio, a Sirmium avrebbero vinto gli ariani.
Giustina si chiese come avrebbe potuto resistere tra i dodici e i quindici anni in una simile situazione di debolezza, in attesa che suo figlio Valentiniano crescesse abbastanza da prendere nelle sue mani le redini dell'impero.
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19. Graziano, dicembre anno 375 d.C.
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La prima impressione che si riceveva nell'osservare Graziano, era alquanto lusinghiera per il giovane principe: era un cavaliere aitante e avvenente, dotato di grazia, eloquenza, buona istruzione, coraggio e lealt. Dall'ambiente della sua prima infanzia aveva assorbito gli antichi valori romani della fides, della pietas e della gravitas, rafforzati e integrati dalla dottrina cristiana. La gravitas lo aveva educato, come ogni romano di buona famiglia, a essere controllato, dignitoso e cortese. La pietas gli aveva insegnato il corretto atteggiamento verso religione, stato, famiglia, societ: un atteggiamento che era un insieme di considerazione, rispetto e devozione verso queste istituzioni. Dalla fides aveva appreso che da lui ci si aspettava che fosse pienamente affidabile, credibile, onesto, sincero.
Tutti questi valori erano per ancora piuttosto superficiali nel giovane Graziano: solo il tempo, con la dovuta perseveranza, avrebbe potuto sedimentarli in qualit reali. All'epoca della morte del padre, Graziano si poteva definire semplicemente come il prodotto di un'educazione di successo.
Valentiniano aveva spesso sospettato che Graziano fosse un successo educativo ottenuto con troppa facilit: era stato plasmato come molle creta, senza opporre alcuna personale convinzione, senza alcuna autonomia critica. Aveva mestamente notato in lui anche una certa tendenza all'indolenza, una mancanza d'iniziativa, d'ambizione, che non riconosceva nei tratti salienti della sua famiglia e che attribuiva quindi a quella di Marina, soprattutto dopo la separazione.
Forse, pensava Valentiniano, a Graziano era mancato lo stimolo a guadagnarsi una posizione nella societ, aveva trovato la sua strada gi tracciata e spianata, senza aver la necessit o l'abitudine all'iniziativa, all'intraprendenza. Il fatto era che troppo spesso gli piaceva lasciarsi andare all'ozio e al godimento dei privilegi che la sua condizione sociale gli riservava. Non che fosse un vizioso, era cristianamente casto e sobrio, ma non ambiva a grandi imprese, voleva semplicemente conservare e godersi quel che il destino gli aveva donato.
In breve: a suo figlio scarseggiava il carattere.
Valentiniano aveva cercato di correggerlo, circondandolo di persone adatte, stimolandolo e coinvolgendolo in molteplici operazioni militari e di governo, tentando di abituarlo a una vita attiva, fatta di quotidiani esercizi con le armi, lezioni di tattica e di governo sul campo. Forse un po' svogliato ma ubbidiente, Graziano si era applicato diligentemente e anche con lusinghieri risultati. Alla morte del padre sembr a tutti che fosse sufficientemente pronto: fu proclamato imperatore senza alcuna incertezza e nei primi anni si comport egregiamente, dando adito a grandi speranze.
Aveva per solo sedici anni, il carattere ancora in divenire, l'esperienza acerba.
Dopo tante decisioni urgenti, quelle che erano seguite la morte di Valentiniano, a corte si era giunti a una situazione d'equilibrio, si era impostata una routine. Con l'allentarsi delle tensioni, si risvegli in Graziano il giovanile desiderio di svago. Desiderava tornare, anche se per poco tempo, alla pi spensierata vita precedente e alla sua attivit preferita: la caccia.
Ripeteva a se stesso che nella semisolitudine della natura, l'aria pura e frizzante dei boschi lo avrebbe ripulito dalle scorie lasciate dagli ultimi avvenimenti. Avrebbe avuto modo di riflettere con calma sulle tante impressioni ricevute e non elaborate. Il lavoro?  Si diceva Graziano  Lo svolgeranno ministri e generali, per un po'. Tanto, per quel che ne sapeva lui di burocrazia, lo avrebbero svolto loro comunque.
Ne parl con la madre, che in un primo tempo cerc di dissuaderlo. Poi, per, Marina Severa intu che il repentino cambio d'abitudini e tutta quell'attivit burocratica dovevano costituire per lui un fardello pesante e concesse:
- Beh, se starai via poco tempo ....
Fu a questo punto che il Generale Equizio gli sottopose il problema africano.
- Mio signore, abbiamo ricevuto un rapporto da Cartagine. Un problema di corruzione. - Equizio aveva trovato Graziano immerso nei preparativi per la caccia.
- Che cosa c', adesso?  il tono di Graziano era impaziente  Teodosio non ha risolto il problema di Firmo gi da pi di un anno?
Graziano controll la propria impazienza e riprese in tono pi calmo:
- Volevo dire: so che Teodosio  in Africa per fare un po' di chiarezza. Doveva capire come mai Firmo si  ribellato, sembrava che alla base ci fosse un problema di prevaricazioni e malversazioni. Non se la pu cavar da solo? Non ha pieni poteri?
- E' in contrasto con il governatore Romano.  Equizio controll di sottecchi la reazione di Graziano a questa informazione imprecisa. In realt Teodosio doveva destituire Romano. Non ottenne reazione alcuna da parte di Graziano, quindi prosegu:
- Non sono mai andati d'accordo. La delegazione di Romano dice che il corrotto  Teodosio. Anzi, se quello che dice  vero abbiamo un caso di alto tradimento.
- Alto tradimento? Teodosio? Mio padre mi diceva che  una persona affidabile.
- Tutti possono cambiare. Comunque lui era sicuramente fedelissimo a vostro padre, tant' che critica i vostri cambiamenti alla sua politica.  Graziano aggrott le sopracciglia a questa informazione.
- Inoltre i suoi uomini si butterebbero nel fuoco per lui e questo gli conferisce potere.  aggiunse Equizio.
- Vuoi dire che sarebbe capace di ....
- Non si sa mai. Romano  un governatore forse non del tutto onesto, ma sicuramente non ha mire imperiali.
Ora si deve decidere da che parte stare fra lui e Teodosio e, dopo aver sentito la delegazione africana, per me starei dalla parte di Romano.
- Va bene, ti ringrazio. Voglio riflettere prima di prendere una decisione.
- Scusatemi se insisto, ma secondo me la decisione  urgente.
Graziano dovette rimandare la partenza. Il giorno dopo consult il generale Merobaude:
- Che informazioni hai su Teodosio?
- Il giovane o il vecchio?
- Il vecchio.
- Ebbene, purtroppo vi devo riferire che ....
- Perch esiti? Parla!
- Bene, vi racconto quello che mi riportano i nostri informatori. Sembra che si sia lamentato pi di una volta di voi. Dice che non siete abbastanza ... incisivo. L'impressione  che voglia sottintendere che lui, Teodosio, con la sua esperienza saprebbe prendere decisioni pi opportune.
- Questo  tradimento! Perch non mi avete fatto parlare con la delegazione di Romano? O con gli informatori?
- Lo abbiamo fatto noi per voi: eravate molto occupato e comunque noi conosciamo bene le parti in causa, mentre per voi  cosa nuova. Bisognava essere cauti, Teodosio  uno dei nostri generali pi in vista, volevamo essere sicuri.
Graziano in quest'occasione non seppe riconoscere i sintomi di una guerra di potere, dove i suoi generali e il governatore Romano rappresentavano la stessa fazione.
I generali seppero approfittare della fiducia di Graziano e ottennero la condanna di Teodosio.
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20. Teodosio, anni 375  376 d.C.
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L'ultima volta che Teodosio Iunior aveva visto suo padre era stato al termine della campagna di Britannia, quando aveva ottenuto la carica di duce della Mesia, alle dipendenze dell'Impero d'Oriente, e suo padre aveva sostituito Giovino come comandante della cavalleria imperiale di Valentiniano.
Si tenevano in contatto scrivendosi tre o quattro lettere l'anno: lettere brevi, in genere scritte di proprio pugno e non dettate a uno scriba; quel tanto che bastava per essere informati dell'essenziale, senza fronzoli, da soldati.
Nel 371, ad esempio, il padre gli scriveva:
Salve a te, figliolo, spero di trovarti in buona salute. Quanto a me, non mi lamento.
Come sai ho seguito il mio signore Valentiniano nella guerra contro gli alemanni e voglio descriverti le nostre avventure perch penso che ne potrai trarre qualche insegnamento, anche se ormai sei sulla strada maestra della tua vita. A questo servono i padri!
A ogni cambio di generazione c' qualche rampollo di nobile alemanno che pensa di guadagnar gloria sfidando Roma! Il nostro imperatore li ha sempre rintuzzati, ma evitando di invadere la loro terra. Il farlo avrebbe dato loro s una lezione, ma avrebbe ampliato i confini, gi cos duri da difendere, con i pochi uomini a disposizione e con i costi della guerra gi troppo alti! Ha preferito costruire fortezze e dotarle di nuove armi, alcune di sua invenzione! E addestrare le truppe alla difesa.
Il governo richiede giochi di vero equilibrismo! Questa volta il nostro imperatore ha fatto s che fossero i burgundi ad attaccare gli alemanni: li ha blanditi e lusingati e ha fatto leva su quella vecchia questione del possesso delle saline. Poi ha mandato me ad aspettare dalla parte della Rezia. Mentre si ritiravano dall'attacco burgundo, gli alemanni sono finiti dritti fra le mie braccia: molti ne ho sterminati e ho fatto diecimila prigionieri!
Anche sul destino di questi prigionieri Valentiniano si  mostrato saggio. Avevamo gi notato, passando dal loro territorio, l'abilit con cui strappavano terra alle foreste rendendola coltivabile e fertile con l'irrigazione. Cos li manderemo nella piana del fiume Po a fare altrettanto, per nutrire Roma!
Ti lascio perch il dovere mi chiama. Pensa sempre a quello che fai e stai sano. Tuo padre
Dopo la campagna di Rezia, suo padre era stato mandato in Illiria a combattere i Sarmati e poi in Africa, per la ribellione di Firmo. Una delle lettere dall'Africa gli aveva ben rappresentato la situazione:
Salve figlio mio!
Mi congratulo per l'assennatezza del tuo intervento in Valeria. Marcelliano ha combinato davvero un bel pasticcio! Non preoccuparti per i problemi che potrebbe procurarci suo padre Massimino, non  comunque una persona con cui si possa ragionare, vuole solo obbedienza, ma noi non siamo al suo servizio!
E' dai tempi di Britannia che ci contrasta, da quando ho consegnato suo cognato Valentino al generale Dulcizio, che l'ha messo a morte. Come fosse colpa mia se Valentino andava in giro corrompendo e brigando per farsi nominare imperatore. Era solo un ragazzino pieno di s, astioso per essere stato costretto all'esilio. Massimino avrebbe fatto meglio, al suo primo delitto, a trattarlo come tutti gli altri nobili che ha processato e farlo giustiziare, invece di mandarlo in esilio. Ci avrebbe risparmiato tempo e molti romani di Britannia non avrebbero perso la vita per averlo stoltamente appoggiato.
Torniamo a oggi. Qui in Africa sono finalmente arrivato a comprendere perch Firmo si  ribellato. Come sai era l'erede legittimo di re Nebel, ma uno dei suoi fratelli si  accordato con il governatore Romano e gli ha rubato beni e terre. Firmo ha cercato di informare Valentiniano ma  stato fermato da Remigio, il magister officiorum in combutta con Romano. Cos Firmo ha dovuto ingaggiare battaglia. Se non avesse esagerato, proclamandosi imperatore, gli avrei dato salva la vita e lo avrei aiutato! Per  anche vero che se non si fosse proclamato imperatore, non sarei qui.
Ahim  emerso chiaramente che il governatore pi che un corrotto,  un vero delinquente! Sto raccogliendo prove e testimonianze, ma non  facile perch tutti hanno paura, o sono complici. Egli usa il suo potere per estorcere o semplicemente sottrarre beni ai sudditi, chiede tangenti per ogni cosa: per offrire cariche, per proteggere le citt, per l'uso delle strade e fa la cresta sulle tasse. La sua tracotanza  insopportabile, la sua avidit senza limiti! Sa anche trovare alleati, dosando sapientemente amicizia e corruzione fra chi non pu sfruttare.
In molti mi contrastano, io per ho l'appoggio e la fiducia del nostro imperatore e conto di risolvere la questione in pochi mesi.
Abbi cura di te. Pensa sempre a quello che fai e stai sano. Tuo padre.
Purtroppo l'imperatore Valentiniano era deceduto poco dopo che Teodosio Iunior aveva ricevuto questa lettera del padre dall'Africa. Ne ricevette un'altra a breve, che lo sconvolse:
Salve, figliolo. Tuo padre ti scrive la sua ultima lettera. Spero che ti giunga prima delle insinuazioni infamanti che circoleranno dopo la mia condanna.
Dio mi  testimone che non ho mai esitato a eseguire gli ordini del mio imperatore e ora ne accetto la sentenza, anche se a emetterla non  colui con il quale ho combattuto.
Ricordi il governatore di nome Africano? Mi  tornato alla mente in questi giorni. Mi aveva incaricato di supplicare Valentiniano di fargli cambiare provincia. Valentiniano, drastico come suo solito, mi aveva risposto: Che me ne faccio di un governatore incapace? Sia cambiata la testa a chi vuol cambiare Provincia ed io ho eseguito! Ahim ora mi tocca la stessa sorte. Con la differenza che non sono ritenuto un inetto, ma, accusa ben pi terribile, un traditore! Per qualche inopportuna frase sull'inesperienza di Graziano. L'amarezza per una simile incriminazione mi riempie la mente e il cuore.
Sono sempre stato leale all'imperatore e non posso far a meno di pensare che Graziano sia molto mal consigliato. O meglio: coloro che lo circondano sono miei nemici!
Ho chiesto il battesimo. Che io possa giungere nell'aldil mondato dai miei peccati,  ora il mio pi grande desiderio. Per il resto sono rassegnato. Per l'ultima volta: pensa sempre a quello che fai e stai sano. Addio
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21. Teodosio, gennaio anno 376 d.C.
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- A caccia?
L'ufficiale che aveva ragguagliato Teodosio Iunior sugli ultimi avvenimenti, un suo vecchio compagno d'armi, gli lanci uno sguardo comprensivo e rispose:
- Molti di noi si sono meravigliati per questo suo comportamento.
- L'impero  sull'orlo di una crisi e lui va a caccia per un'intera settimana?  Teodosio aveva un tono d'ira trattenuta  Si comporta proprio come un ragazzino viziato!
In quel momento non gli sarebbe importato d'essere accusato di lesa maest: il suo animo era troppo pieno di rabbia e amarezza.
Si era precipitato a cercare l'imperatore non appena ricevuta la lettera del padre. Pensava che forse avrebbe potuto fare qualcosa, ma non appena raggiunta Sirmium, aveva appreso che l'imperatore non era in citt. Aveva quindi cercato fra la guarnigione che prestava servizio nella sede imperiale qualcuno di sua conoscenza che gli procurasse qualche informazione.
- Immagino che tu non sappia dove si  recato  prosegu Teodosio in tono pi calmo.
- No, ma posso mandarti da qualcuno che lo sa e che ti ci pu portare.
- Magnifico! Ci vado immediatamente!
- Non vuoi prima sapere che si dice di tuo padre, da queste parti? Immagino sia per lui che vuoi vedere l'imperatore con tanta urgenza. E' meglio che ci arrivi il pi preparato possibile, no?
- Hai ragione. Avrei dovuto pensarci io, non so dove ho la testa. So che  accusato di tradimento, ma com' possibile? Pochi hanno fatto per Roma quello che ha fatto lui!
- Si dice che abbia criticato aspramente certe iniziative di Graziano, quelle che contraddicevano l'operato di suo padre, Valentiniano. Questa  la versione ufficiale, almeno. Per nessuno sa esattamente quali critiche, per che cosa e in quale occasione.
Se vuoi la mia opinione e parlando francamente, amico mio, qualcosa di vero c': sono in molti a rimpiangere il padre di Graziano! Forse in questo modo hanno voluto stroncare l'opposizione. O forse Romano ha giocato bene le sue carte.
- Io non ho ombra di dubbio:  la cricca di Romano il problema! Mio padre mi ha scritto di quali scelleratezze  capace costui, di quanto sia corrotto, avido e infido. Graziano non pu preferire un simile individuo a un leale servitore della patria!
Teodosio raccont all'amico ogni particolare appreso dalle lettere del padre. Quindi discussero per un poco gli ultimi fatti dell'impero, di guerra e di politica e infine l'ufficiale forn a Teodosio il nome della guida che lo avrebbe accompagnato presso l'accampamento di Graziano.
Trovarono l'accampamento dei cacciatori solo dopo una settimana: si spostavano di continuo. Teodosio si sentiva come in quei sogni dove non si arriva mai a destinazione ed era sempre pi angosciato, dubitava ormai che la sua iniziativa fosse utile a salvare il padre.
Al culmine della sua visione negativa, pens a quanto tempo sarebbe passato prima che qualche zelante centurione, desideroso di compiacere l'imperatore e di conquistarsi una buona posizione con poca fatica, uccidesse pure lui, figlio di un traditore e quindi probabile traditore egli stesso.
Quando, infine, si ritrov di fronte a Graziano, esord bruscamente:
- Non pensate che dovrebbe essere pi semplice trovarvi?
- I miei uomini sanno esattamente come e dove trovarmi!
- Abbiamo impiegato una settimana per scovarvi!
- Non  previsto che io debba essere reperibile per chiunque.
Teodosio si rese conto di star facendo del suo meglio per indisporre Graziano e che questo non aveva alcuna utilit. Eppure aveva pensato per tutta la strada cosa dire e come dirlo! Riprese a parlare dopo essersi imposto una breve pausa, e lo fece in tono conciliante:
- Scusate la mia impertinenza. Ero abituato ai rapporti che c'erano fra l' imperatore vostro padre e il mio. Per mio padre l'imperatore era sempre presente. Sono cambiate molte cose molto in fretta.
- E' proprio in considerazione dei rapporti che c'erano fra i nostri padri che ho accettato di vederti.
- Siete cortese. E' vero, non eravate tenuto a ricevermi e vi ringrazio per averlo fatto. Scusate la mia ruvidezza: da troppo tempo vivo solo fra i soldati. Come voi ho vissuto fin da giovanissimo sui campi di battaglia, appresso mio padre che m'insegnava l'arte della guerra.
- S, so bene com' questo genere di vita.  il tono di Graziano era ancora sostenuto, ma l'animo di Teodosio era troppo colmo di sentimenti negativi per percepire quelli di Graziano.
- Allora sapete che significa ammirare il proprio genitore oltre ogni dire! Mio padre e il vostro hanno fatto grandi cose insieme. Una delle sue ultime lettere mi parla della loro impresa in Rezia. L'ho portata con me cos potrete giudicare anche voi quanta ammirazione avesse mio padre per il vostro.
- La sua lealt verso mio padre non  in discussione. Il fatto  che non  stato altrettanto leale verso di me.
- So perch lo avete condannato. Sono qui per dirvi che vi sbagliate, mio padre sa qual  il suo dovere, vi proteggerebbe a prezzo della vita, lo potrei giurare su Dio! Ascoltate,  Romano il corrotto,  lui che ha convenienza a far sparire mio padre,  tutto un complotto! Leggete queste lettere!
Teodosio porse a Graziano le ultime lettere di suo padre. Graziano le lesse in fretta, poi disse:
- Queste lettere non provano nulla. Sapevo gi che Romano e tuo padre non andavano d'accordo.
Graziano gli raccont quanto i suoi informatori gli avevano riferito.
- Voi, naturalmente, vi fidate ciecamente di quanto vi hanno detto i vostri generali  replic Teodosio  senza alcuna vera prova. Se voi conosceste mio padre ....
- I miei generali, come li chiami tu, hanno fornito ampiamente prova di essermi leali. Tu e tuo padre non lo avete fatto. Per qual motivo dovrei dare la mia fiducia a voi? Quanto alle prove, neppure tu ne hai, a supporto di quanto dici.
- Datemi il tempo di cercarle! Datemi modo di dimostrare ...
Graziano, esasperato, intim a Teodosio di smetterla con la sua assurda insistenza. Teodosio comprese che qualunque cosa avesse detto, non sarebbe servita e si arrese, pieno di sconforto e di rabbia:
- Non mi resta che chiedere a voi e al mio imperatore, vostro zio Valente, il permesso di ritirarmi a vita privata. Non posso rimanere nell'esercito se sono considerato il figlio di un traditore.
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22. Cauca17, 376 d.C.
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In primavera, Teodosio rientr nella sua citt natale, Cauca. Non aveva avuto, in effetti, possibilit di scegliere altrimenti: a titolo di honesta missio18 per i servizi da lui resi allo stato nell'arco dei suoi anni di carriera militare, pi dei sedici canonici, gli avevano infatti concesso ... la propriet di famiglia che era stata confiscata al padre a causa del suo tradimento. Le altre propriet erano state assoggettate a una missio in possessionem a favore dello stato. Di fatto significava che sarebbe stata l'amministrazione statale a godere i frutti di quei possedimenti e probabilmente si trattava solo del rinvio di una vera e propria confisca, ma era tutto ci che Teodosio era riuscito ad ottenere.
A Cauca, Teodosio si rese ben presto conto che la sua famiglia aveva perso la preminenza della propria posizione sociale e buona parte della propria influenza. In chiesa e nelle assemblee pubbliche i suoi familiari non erano pi in prima fila; nel foro o anche solo alle terme, non c'era pi il silenzio della piena attenzione quando parlava un Teodosio e, infine, gli omaggi dei clientes erano sensibilmente diminuiti. La famiglia di Teodosio doveva fare i conti anche con qualche sgarbo da parte di commercianti e artigiani, una cosa impensabile fino a poco tempo prima.
Era a casa da poco pi di una settimana, quando suo fratello Onorio ebbe un malore, causato dalla pressione alta.
Teodosio si affrett verso la sua abitazione con l'animo in subbuglio: alle sue disgrazie non c'era dunque fine? Incontr per prima la cognata Maria e, con grande sollievo, comprese dalla serenit del suo viso che la situazione non era cos grave come aveva temuto. Le disse:
- Sono venuto non appena ho saputo. Come sta? Mi hanno detto che aveva un forte mal di testa e che ha perso i sensi.
- Devono essere stati i dispiaceri di questi ultimi tempi, ma si  ripreso. Il medico gli ha praticato un salasso e ora sta bene. Sta riposando.
- Sai, per un attimo ho temuto ... Nostro nonno ha avuto un malore simile e non si  mai ripreso ...
- Non me ne parlare! Sapessi come mi sono sentita io!
- Posso testimoniarlo  disse una giovane donna, che si era avvicinata nel frattempo.  Ho dovuto sostenerla, e non solo moralmente!
- Non mi riconosci?  Aggiunse la giovane, sorridendo a Teodosio.
Teodosio la guard, insicuro sulla risposta.
- Sono Elia!  conferm la giovane.
- Elia Flaccilla! Perdonami,  rispose Teodosio, sorridendo,  ma ho lasciato una bambina e vedo una donna! Ti trovo bene. Come sta la tua famiglia?
- Stanno tutti bene, grazie. E tu? Voglio dire, vedo che godi di ottima salute, ma come ti senti dopo tutto quel che  successo?
- Elia!  Esclam Maria, sconcertata dall'aperta curiosit della giovane amica.
- Pu sembrare una domanda indelicata e lo sarebbe da parte di un'estranea, ma io sono la sua fidanzata!  Le rispose Elia.
- Elia Flaccilla!  Esclam di nuovo Maria.  Solitamente sei cos assennata! Che cosa penser di te Teodosio, se al primo incontro gli fai simili domande?
- Penser che ho a cuore i suoi sentimenti. Se non colgo ora l'occasione per fargli simili domande, non penso avr modo di farlo nel prossimo futuro. A proposito: quando intendi far visita alla mia famiglia? Sei a casa da pi di una settimana, ormai.
- Devo prima riambientarmi. Sto riorganizzando la mia vita e pensavo che ...
- Va bene.  Lo interruppe Maria, sospirando.  Forse avete bisogno di parlarvi, dopo tutto questo tempo. Non siete dei bambini, quindi vi lascer soli per un po'. Non dovrei farlo, ma sono cos ... cos ben disposta e generosa ora che Onorio sta bene!
- Sereenaaa!  Allontanandosi dai fidanzati, Maria chiam la figlia, che giocava in una stanza poco lontana. Quindi la istru:
Serena, stai a giocare qui, vicino a zia Elia e zio Teodosio. Guarda cosa fanno e poi mi racconti, va bene?
- Va bene mamma. Pu stare anche Marcia?
- La tua ancella Marcia pu restare e pu restare anche Demetria, la tua balia.
I due fidanzati si accomodarono su una panca posta sotto il portico che circondava l'impluvium e, con Serena a qualche passo di distanza che giocava con la schiava sua coetanea, iniziarono a conversare.
A Teodosio Elia Flaccilla era sempre piaciuta. Non era mai stata una bellezza, con i suoi colori scuri e i tratti irregolari, ma era assennata, seria, pia, operosa e saggia: la moglie perfetta, un'ottima futura madre per i suoi figli.
Elia era molto stimata in famiglia, fin da bambina: Teodosio ricordava quanto si era sentito orgoglioso di lei fin da ragazzo, per le lodi che suscitavano il suo carattere, il suo innato buonsenso, la sua docile sottomissione alle regole familiari.
Da lei, ora si aspettava la stessa affettuosa e dolce attenzione che gli aveva sempre riservato. Era sua, da sempre, per quanto poteva ricordare. Inizi a parlarle completamente a proprio agio, come se si fossero lasciati il giorno prima.
L, davanti al piacevole giardinetto che racchiudeva al suo centro l'impluvium, nella casa di Onorio e Maria, con la vocetta infantile di Serena che faceva da contrappunto, parlarono allegramente della loro vita futura, dei cambiamenti da apportare alla casa di Teodosio per accogliere Elia ... e i figli che sarebbero arrivati.
Elia Flaccilla era visibilmente felice di vedere finalmente realizzato il futuro che attendeva da tutta la sua vita e la sua felicit diede una particolare vivacit al suo eloquio e vitalit ai suoi gesti, rendendola attraente.
Quel momento delizioso fra tanti affanni, si scolp nella mente di Teodosio fra i migliori della sua vita.
- Non puoi tirarti indietro ora. Tua figlia mi  stata promessa dall'infanzia!
- Le cose sono cambiate. Mia figlia appartiene a una delle famiglie pi in vista dell'Hispania Carthaginensis. Merita un matrimonio confacente alla sua posizione sociale.
- Io non sono pi ... confacente?
- La tua famiglia  in disgrazia, non ha futuro. I miei nipoti saranno svantaggiati se tu ne sarai il padre.
Certo che suo suocero non misurava il peso delle sue parole, pens Teodosio, avvilito da questa nuova umiliazione.
Cerc di reagire, di pensare in fretta a una risposta adeguata. Si concentr sui fatti:
- Tu dunque ritieni che rompere un fidanzamento, dopo quasi vent'anni, sia un bene per tua figlia? Chi mai vorr, poi, una donna che ha rotto un fidanzamento tanto lungo?
- Le cause della rottura sono chiarissime a tutti.
- Lei  abituata a considerare me suo compagno,  abituata a me. E ha passato da un pezzo l'et ... usuale per un matrimonio.
- Un vedovo, ad esempio, potrebbe andarle benissimo. Ed  colpa tua se  in pratica una zitella. Dici di volerle tanto bene ma non ti sei curato di quanto fosse umiliante per lei attendere tanto.
- Ti ho gi spiegato che sono stati sacrifici richiesti dalla mia carriera. Lei non se n' lamentata. E poi non siamo cos vecchi, facciamo in tempo ad avere diversi figli.
- Gi, bella carriera la tua! Ripeto: che prospettive hai, che futuro puoi garantire ai tuoi figli?
Gli argomenti di Teodosio non furono convincenti per il suocero. Per, per sua fortuna, lo fu la determinazione di Elia Flaccilla, che s'impunt e, rimanendo semplicemente ferma nei suoi propositi, senza piangere e senza gridare, alla fine l'ebbe vinta.
- Padre, non ho intenzione di sposare altri che il mio fidanzato. Se non mi sar possibile, preferisco chiudermi in un monastero.
- Vuoi imparentarti con la famiglia di un traditore?
- Il mio fidanzato non ha colpe.
- Era un soldato e non sa far altro. Che cosa insegner ai vostri figli?
- E' un buon cristiano ed  pieno di buona volont. Possiede una bella casa e ha ancora una buona propriet da amministrare.
- Potresti avere molto di pi.
- L'unione di un uomo e di una donna  nella buona e nella cattiva sorte. Pensate sarebbe giusto che mia madre vi abbandonasse nel caso diveniste povero?
Dopo qualche altra discussione simile a questa, infine il padre capitol:
- Va bene, sposatelo il tuo prezioso cavaliere! Ma non tornare a piangere da me se le cose non andranno come pensavi!
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23. Adrianopoli, Impero d'Oriente  Agosto anno 378 d.C.
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A questo punto della nostra storia,  necessario spostarsi a oriente ed esaminare cosa stava accadendo nella parte d'impero che Valentiniano I aveva affidato al fratello Valente. Questi fatti influenzeranno profondamente le vite di tutti, sia nella parte orientale, sia in quella occidentale dell'impero.
Forse con Teodosio a presidiare parte del confine sul Danubio, le cose sarebbero andate diversamente. O forse nessuno sarebbe comunque stato in grado di arginare o controllare la marea umana che si rivers ai confini dell'impero d'Oriente. Ad ogni modo, il buon senso non sembra esser stato molto d'ispirazione alla parte romana.
Tutto inizi con gli unni che, sospinti da popolazioni in migrazione dalla lontana Cina, si riversarono in Europa aggredendo e soggiogando. Era il 375, lo stesso anno della morte di Valentiniano.
Intere trib di goti, ostrogoti e visigoti fuggirono dalle orde unne, avvicinandosi al confine romano d'Oriente. Una massa di disperati che vedeva l'Impero come unico rifugio, unico baluardo in grado di resistere agli assalitori.
Chiesero a Valente, l'Augusto d'Oriente, il permesso di trasferirsi in territorio romano, offrendo in cambio il proprio arruolamento nel suo esercito.
Valente si lasci ingolosire: gli equilibri di potere erano cambiati dopo la morte di suo fratello Valentiniano ed era nata una certa competizione fra i due eserciti. Calcol che le sue armate sarebbero diventate pi potenti di quelle d'Occidente e senza costi aggiuntivi, poich i barbari avrebbero provveduto da soli al proprio sostentamento, bastava permettere loro di coltivare terre al momento incolte. Cos accord il permesso a duecentomila famiglie di varcare il confine.
Non appena si sparse la voce che i romani accettavano barbari sul loro territorio, la diplomazia fu sommersa da altre richieste. Furono negati altri permessi, perch si temeva che con un numero maggiore d'immigrati la situazione finisse fuori controllo, ma i goti non trovarono alternative alla strada gi tracciata: gli unni significavano morte o schiavit, i romani rappresentavano una possibilit di sopravvivenza, cos molti attraversarono il confine clandestinamente.
Le famiglie cui il permesso era stato accordato, varcarono il confine consegnando armi e cavalli come convenuto. Il trattamento ricevuto per non corrispose agli accordi. L'imperatore aveva ordinato che i goti fossero riforniti di viveri sufficienti a sostentarli per il primo periodo in territorio romano, ma i responsabili di zona, il conte della Tracia Lupicino, comandante militare, e il duce Massimo, governatore, videro nella situazione un'opportunit per arricchirsi e si allearono ad avidi commercianti per speculare sui rifornimenti alimentari. Costrinsero i goti addirittura a vendere i figli o se stessi come schiavi e le loro donne a prostituirsi, per sfamarsi con carne di cane.
Cercando un rimedio alle sofferenze del loro popolo, i capi goti Fritigerno e Alavivo si recarono alla sede imperiale. Qui ottennero il permesso di portare la propria gente a sud, a Marcianopoli, per acquistare viveri.
Tornati al campo profughi, i capi goti fecero valere il permesso ottenuto e si misero in marcia verso sud, sorvegliati dalle truppe di Lupicino. La moltitudine che li segu, per, fu tale che la popolazione di Marcianopoli al vederla si spavent.
Lupicino fece schierare le truppe per tenere i goti fuori le mura. Poi invit Fritigerno e Alavivo a un banchetto per trattare la compravendita delle vettovaglie. Permise loro di entrare in citt solo con un piccolo seguito, la loro guardia personale.
Mentre i capi banchettavano, i goti fuori le mura, affamati e ansiosi, protestavano: erano andati in pace al solo scopo di procurarsi del cibo, avevano preso degli accordi, avevano il permesso imperiale, perch non permettevano loro d'entrare? Iniziarono dei diverbi con la popolazione, che non gradiva quella massa di poveracci alle porte della propria citt. In breve i diverbi degenerarono in tafferugli e i romani chiamarono i militari, che se la presero con i barbari, picchiandoli di santa ragione e conciandoli male. I parenti e gli amici dei malmenati si rivoltarono e fin che dei soldati rimasero uccisi.
Lupicino, appena informato dei fatti, reag condannando a morte, per rappresaglia, il corpo di guardia di Fritigerno e Alavivo. I goti all'esterno vennero a saperlo e si prepararono ad attaccare per soccorrere i loro capi, convinti ormai che fossero tenuti prigionieri.
A questo punto, Fritigerno chiese che lo lasciassero tornare dai suoi, a rassicurarli, a cercar di quietare gli animi. I romani acconsentirono, ma al ritorno di Fritigerno gli animi non si calmarono affatto.
Rappresaglie dopo ritorsioni, vendette contro ripicche, si arriv velocemente a uno scontro aperto. I barbari guidati da Fritigerno ebbero la meglio, sconfissero i romani e s'impossessarono delle loro armi. Quindi si diedero al saccheggio.
Per controllare i goti in viaggio verso Marcianopoli, Lupicino aveva dovuto ritirare le truppe dal Danubio e i barbari che erano nei pressi ne approfittarono per attraversare il confine in massa. Fra questi, coloro che avevano esperienza di combattimento, udito quanto stava accadendo a Marcianopoli, decisero di unirsi a Fritigerno.
Nel frattempo, a titolo precauzionale, i romani avevano ordinato ai mercenari goti al loro servizio di recarsi a oriente. I mercenari avevano obbedito, per, come spesso accadeva con i mercenari, approfittarono del momento per saccheggiare qualche villa isolata. Una di tali ville era propriet di un magistrato che non volle subire passivamente: foment e arm gli operai di una fabbrica d'armi contro i goti che volevano derubarlo. Ci fu uno scontro dove vinsero i mercenari, che a quel punto, per non incorrere in punizioni, pensarono di unirsi anche loro a Fritigerno.
Come in una valanga dove neve si unisce a neve rotolando verso valle, altri barbari si unirono ai fratelli: gli schiavi goti, che sfruttarono l'occasione per ribellarsi.
Quindi, fra immigrati regolari e clandestini, mercenari ribelli e schiavi rancorosi, l'armata barbara divenne formidabile. L'intero esercito d'Oriente avrebbe dovuto farle fronte, ormai.
C'erano per altri confini da difendere e Valente fu costretto a chiedere aiuto a Graziano, che dispose di mandargli delle truppe. Il generale responsabile Merobaude, tuttavia, non era d'accordo col suo giovane imperatore: secondo lui Valente aveva cercato di rafforzare il proprio esercito per prevalere sull'Occidente e ora non meritava il loro aiuto. Fin che buona parte delle truppe mandate in Oriente da Graziano, forse imbeccate da Merobaude, forse condividendone le idee o forse sentendo semplicemente che aria tirava ai vertici, ne approfitt per disperdersi durante il viaggio e tornare a casa.
Il tempo passava: i barbari saccheggiavano, depredavano, stupravano e devastavano; Valente temporeggiava aspettando i rinforzi che non arrivavano, la popolazione moriva, soffriva, piangeva e inveiva, senza protezione.
Graziano risolse infine di muoversi personalmente per andare in soccorso allo zio, ma dovette prima affrontare gli alamanni che avevano attraversato il Reno, coinvolti nei sommovimenti generali. Li sconfisse gloriosamente e quindi prosegu verso oriente, in forte ritardo.
Valente non lo aspett e questo gli fu fatale. Attacc i goti nei pressi di Adrianopoli, subendo una sconfitta paragonabile forse solo a quella di Canne: due terzi dei soldati e ufficiali romani vi trovarono la morte.
Valente stesso per nella battaglia. Nella successiva ricostruzione dei fatti, l'ipotesi pi accreditata fu che si fosse rifugiato, ferito, in una fattoria che poi i goti avevano dato alle fiamme. Comunque, di lui non rimase traccia.
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24. Sirmium, settembre anno 378 d.C.
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In seguito alle notizie da Adrianopoli, Graziano non prosegu la sua missione di soccorso. Si ritir prudentemente a Sirmium, ospite del palazzo imperiale del fratello Valentiniano e di Giustina, per riflettere e riorganizzare la difesa.
Poco tempo dopo fu raggiunto dal Magister Equitum d'oriente Vittore, con quel che restava della sua cavalleria.
Vittore si present senza indugio a palazzo, dopo aver accampato le truppe fuori citt. Fu accolto da Graziano con il suo Stato Maggiore, fra cui il generale Merobaude, Giustina col figlio Valentiniano, il prefetto del pretorio Probo e altre alte personalit di governo, cui riport le ultime notizie:
- Mio signore, - disse Vittore, rivolgendosi direttamente a Graziano - purtroppo nessuno al momento  in grado di contrastare i goti. Non abbiamo truppe a sufficienza e quei pochi che si sono salvati ad Adrianopoli sono troppo avviliti e confusi per reagire adeguatamente.
Le ultime notizie sono di un gruppo di goti che si dirigeva addirittura verso Constantinopolis. Questo non ci preoccupa: quella citt  ben difesa dai mercenari saraceni e penso che i goti avranno una bella batosta. Non hanno i mezzi e la competenza per gli assedi. Adrianopoli stessa ha resistito ai loro attacchi e cos Perinto.
I villaggi, le ville e le fattorie isolate, per, sono devastati, gli abitanti sono trucidati se resistono, deportati come schiavi se si arrendono.
Dal confine sguarnito continuano ad affluire combattenti di tutte le razze che vanno a ingrossare le fila di questi predoni. Sono tutti razziatori affamati di bottino, si prendono quello che vogliono ...
- Gi  lo interruppe Merobaude  temo che anche sarmati e quadi non rimarranno a lungo a guardare. Se si son fatta l'idea che siamo diventati vulnerabili, caleranno tutti come falchi sulla preda.
- Valente  morto senza eredi maschi.  continu Vittore  Quindi ora siete voi, mio signore, il nostro imperatore. Io metto subito a vostra disposizione la mia cavalleria, ma sappiate che tutto l'esercito aspetta i vostri ordini.  Vittore fece una pausa ma nessuno replic. Continu:
- Abbiamo urgente bisogno di nuovi responsabili: Sebastiano, Equizio, Valeriano, Trajano e altri trenta tribuni sono caduti ad Adrianopoli!
- Spiegaci com' andata dal tuo punto di vista - chiese Graziano.
- Io sono fra quelli che hanno consigliato a Valente di attendere il vostro arrivo prima di attaccare, come voi chiedevate nella lettera mandata con l'avanguardia guidata da Ricomere. Per c'erano dei ministri e dei generali, secondo me invidiosi della gloria che vi derivava dal successo delle vostre battaglie contro gli alamanni, che spingevano fortemente per attaccare subito, sottovalutando le forze nemiche e la furbizia di Fritigerno ...
Si parl a lungo della battaglia, degli avvenimenti che avevano portato alla disfatta romana e alla morte di Valente e la giornata termin mestamente, in un sentore di tragedia e lutto.
Qualche giorno dopo Giustina trov il modo di parlare da sola a Graziano. Sola, in un ambiente come quello della corte romana, significava alla presenza di solo alcuni fidati servitori: Ortensia e un paio di dame per Giustina, l'attendente principale e una minima scorta per Graziano.
Tre anni prima, quando Graziano era giunto a Sirmium dopo la morte di Valentiniano, lui e Giustina si erano salutati con evidente imbarazzo, secondo alcuni a causa di Marina Severa, ripudiata da Valentiniano prima di sposare Giustina e ora richiamata ad Augusta Treverorum dal figlio. Secondo altri, invece, Graziano non aveva ancora dimenticato che la nomina ad augusto di Valentiniano II era avvenuta senza consultarlo.
Per togliere ogni ombra e iniziare il loro rapporto nel modo pi aperto e sereno Giustina aveva chiesto a Graziano un incontro informale, in giardino, e Graziano, come Giustina aveva intuito, aveva apprezzato il fatto di potersi liberare per un poco dai complicati giochi d'interesse che li sorvegliavano di continuo a palazzo e di poter essere completamente franco.
Graziano, che dopo il secondo matrimonio di suo padre era vissuto ad Augusta Treverorum e raramente aveva incontrato Giustina, si era aspettato una donna arrogante e piena di s. Non avrebbe saputo dire il perch di quest'aspettativa ma non fu certamente quello che trov. Giustina era una donna ancora piacevole d'aspetto, dai modi gentili, vivace e materna nello stesso tempo, ormai esperta del mondo e con un debole per i propri figli, soprattutto Valentiniano.
Giustina aveva trovato un giovane uomo che per molti aspetti le ricordava Flavio Valentiniano. La sua seriet, l'amore per la giustizia ... i suoi profondi e begli occhi azzurri ...
Entrambi animati da buone intenzioni, avevano deciso, alla fine di quel colloquio, di concentrarsi sui problemi del momento, mettendo una pietra sul passato, e si erano promessi reciproco sostegno.
Ora si ritrovarono per una passeggiata nel medesimo giardino, su richiesta di Giustina. Lasciate le rispettive scorte a una decina di passi di distanza, Giustina esord:
- In questi giorni cos tragici, nessuno ha parlato della persona che a me  venuta in mente per prima: Teodosio. Non  l'uomo giusto in questo momento, per questo territorio?
Giustina vide un'espressione perplessa e sorpresa sul viso di Graziano.
- E' il figlio di un uomo che ho fatto giustiziare per tradimento!
- Prima di obiettare, lasciami dire. Cos capirai anche perch preferisco parlarti di questo in privato. E sar meglio che non si sappia che te ne ho parlato, se tu non sarai d'accordo con me. Per non provocare gelosie.
Sia chiaro, ritengo Merobaude un ottimo Comes Domesticorum, e tutti gli altri leali e indispensabili funzionari, ma la loro devozione  anche un modo per controllare i propri interessi, sai anche tu come funziona.
Tornando a Teodosio: tu sai che Romano, il governatore africano,  amico di Merobaude? Lui, Equizio e Remigio erano tutti strettamente legati. Tra l'altro sono venuta a sapere che Remigio, quando era Magister Officiorum di Valentiniano tuo padre, imped a una delegazione di Firmo di raggiungere l'imperatore. Capisci? Si proteggono l'un l'altro.
- Vuoi dire che ho sbagliato a condannare Teodosio? Che era tutto un complotto?
- Sinceramente: non lo so. Qualcosa di vero ci sar anche stato, ora non abbiamo tempo di rinvangare queste vecchie storie. Comunque, il figlio non c'entra con le eventuali colpe del padre.
Quel che intendevo dire  che Merobaude, Equizio e gli altri non ti proporranno mai il nome di Teodosio di loro iniziativa.
Ora abbiamo bisogno di qualcuno che si occupi di riorganizzare l'Oriente e mi sono tornate in mente le imprese di Teodosio Iunior raccontate da tuo padre. Nella guerra contro i sarmati, quando era duce della Mesia, ha avuto una serie di vittorie sorprendenti, e ha gestito tutto molto bene. Non lo pensi anche tu che sei pi esperto di me in queste cose? Inoltre conosce bene il territorio e la situazione, probabilmente meglio dei nostri generali.
Giustina fece una pausa, mentre Graziano meditava. Dopo un poco lui riconobbe:
- E' vero. Potrebbe essere l'uomo giusto. Senza contare che l'Oriente, al momento  per tutti solo un grosso grattacapo e che non posso privare l'Occidente di nessun valido comandante.
- Vedrai, anche i nostri generali converranno che Teodosio  l'uomo adatto. Hanno solo bisogno di una spinta, uno stimolo per superare le vecchie questioni. E se l'idea viene da te, tanto meglio.
- E poi ci sono altre considerazioni importanti:  continu Giustina  Merobaude  un re barbaro, ad esempio, e in senato i conservatori non lo vedono di buon occhio. Teodosio Iunior invece appartiene a una buona famiglia ispanica e potrebbe attirarci molti appoggi.
Inoltre, secondo me, il gruppo di Merobaude ha un potere eccessivo, che va riequilibrato e Teodosio  proprio la persona giusta!
- Ormai si  congedato dall'esercito.  replic Graziano
- Ragazzo mio, in pratica  stato un soldato fin dall'infanzia, la vita del signore di campagna lo annoier a morte! Vedrai, accoglier la tua convocazione come una liberazione e si dar a questa causa anima e corpo. Se la noia non bastasse a motivarlo, comunque, hai un altro forte e valido argomento: promettigli come compenso anche la piena riabilitazione del casato.
Dopo l'incontro con Graziano, Probo inizi a ronzare intorno a Giustina come un fastidioso moscone, posandosi qui e l su argomenti inutili, girando intorno a ci che lo interessava davvero. Giustina ormai lo conosceva abbastanza a fondo da muoversi con attenzione in sua presenza. A volte si domandava come aveva potuto influenzarla tanto in passato. Tuttavia, tutto sommato, era stato per lei una buona scuola e lo rispettava.
Finalmente Probo arriv al punto:
- Pensi che l'imperatore Graziano ci abbia perdonati del tutto per l'elezione di Valentiniano II?
- Ho fatto del mio meglio, in questi anni.
- Pensi che potr proporgli la nomina di mio suocero a console? Dopotutto  prefetto del pretorio per l'Illirico e sarebbe una scelta naturale, nell'attuale situazione.
- Puoi provarci.
- Guarda che  anche nel tuo interesse! Dobbiamo tenere sotto controllo il territorio con pi attenzione ora. E' come se la frontiera della civilt si fosse spostata qui a Sirmium!
- Su questo hai ragione. Siamo un po' troppo vicini alle turbolenze. Se poi  cos probabile che anche quadi e sarmati si muovano,  meglio che io prenda in considerazione l'idea di trasferire la sede imperiale pi a occidente. Potrei tornare a Mediolanum: mi  sempre piaciuta quella citt.
- Ti conviene trasferirti prima che arrivi l'inverno. Se vuoi, scrivo all'ex governatore Ambrogio, ora vescovo, deve a me la sua carriera!
- Probo! Sono la madre dell'Imperatore! Non ho bisogno di raccomandazioni!
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25. Sirmium, inverno 378-379 d.C.
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I generali di Graziano approvarono di buon grado la decisione di richiamare in servizio Teodosio.
Nessuna meraviglia che fosse accettato fin da subito, sia perch dopo la morte di Massimino, uno dei nemici giurati del defunto conte Teodosio, gli equilibri della corte erano cambiati, sia perch, in realt, nessuno desiderava veramente farsi carico della grana rappresentata dall'Oriente.
I maggiori responsabili militari della zona erano morti e i pochi esperti rimasti ritenevano che la situazione fosse senza speranza; per i generali occidentali, invece, occuparsi dell'Oriente significava interrompere una carriera gi avviata per un'impresa dagli esiti molto incerti, quando nella parte occidentale c'erano altre e migliori opportunit d'avanzamento.
Inoltre, per le alte sfere militari Teodosio era ... politicamente gi sconfitto, era cio senza protezioni o alleanze importanti: avrebbe funzionato perfettamente da capro espiatorio se le cose fossero andate male!
Per Teodosio si trattava invece non solo di riscattare l'Oriente, ma anche la propria esistenza. Rientrare in servizio rappresentava la possibilit di restituire alla propria famiglia dignit e posizione sociale, significava far cessare il disagio provocato da certi sguardi e atteggiamenti e valeva la rivalsa per le offese ricevute. Sarebbero tornati rispetto e stima e, soprattutto, suo suocero avrebbe smesso di considerarlo indegno di sua figlia.
Gli era nato un figlio, a meno di un anno dal suo matrimonio con Elia Flaccilla, ma neppure il piccolo Arcadio aveva addolcito l'atteggiamento di suo suocero.
Il desiderio di rivincita era dunque grande, in Teodosio. Ed era ingigantito dalla noia che aveva impregnato le sue giornate.
Ritiratosi a vita privata, aveva tentato d'interessarsi all'amministrazione delle sue propriet, scoprendo che gli schiavi eseguivano il lavoro in modo migliore di quanto lui avrebbe mai potuto; aveva dedicato del tempo alla caccia, alla vita sociale, alla famiglia, ma ... la noia e un indefinito senso d'attesa avevano pervaso le sue giornate, mai del tutto soddisfacenti. Gli mancava l'azione cui si era abituato lavorando nell'esercito e gli mancava il confronto con le menti di ambiziosi uomini d'azione.
Teodosio, quindi, raccolse senz'altro la sfida. Graziano pens di motivarlo promettendogli particolari riconoscimenti in caso di risultati positivi, oltre alla completa riabilitazione del nome, ma questo non era realmente necessario, per convincere Teodosio.
Anche i colleghi lo blandirono, ma Teodosio non si fece ingannare dalle loro lusinghe: dopo gli avvenimenti degli ultimi anni, non si faceva illusioni sulle loro attestazioni d'amicizia.
Come prima cosa ritenne di dover mostrare cosa sapeva fare. In autunno gi ottenne una serie di vittorie cui l'imperatore Graziano fatic a credere: sembrava troppo bello per esser vero. Ultimamente pareva che nessuno fosse in grado di contrastare i barbari, possibile che un solo uomo facesse la differenza? Graziano dovette per, non senza compiacimento per aver scelto quell'uomo, arrendersi all'evidenza.
Il periodo d'esilio, aveva avuto per Teodosio un lato che ora si rivel positivo: aveva seguito attentamente gli avvenimenti e vi aveva riflettuto con calma, maturando opinioni precise sulla politica che si sarebbe dovuta adottare con i barbari. Ora aveva l'occasione di condividere le sue idee e concretarle.
Graziano e Teodosio si confrontarono diverse volte durante le riunioni strategiche, in occasione dei resoconti sulla situazione. Questi colloqui portarono alla luce insospettate affinit in fatto di convinzioni politiche, affinit che sorpresero entrambi anche se, come si dissero, non poteva che essere cos, considerando la relazione che i loro padri avevano intrattenuto e l'influenza diretta che tali padri avevano avuto sulla formazione dei figli.
- Quasi tutti i tuoi ufficiali sono barbari. Pensi forse anche tu che sia indispensabile promuovere il merito, indipendentemente da chi se lo guadagna?  Gli chiese Graziano, in uno di questi colloqui.
- Mio signore, non abbiamo scelta! So che molti romani, soprattutto senatori che non hanno mai preso in mano un gladio, pensano ancora che l'esercito, o perlomeno le cariche importanti, debbano essere in mano ai romani, ma questo non ha pi senso fin dai tempi di vostro padre! Costoro, i senatori e latifondisti che pensano di poter avere un esercito comandato da rassicuranti concittadini, vivono nel sogno del passato e non sanno rassegnarsi al presente, troppo orgogliosi per ammettere che i romani sono troppo ... troppo benestanti per adattarsi ancora a fare questo duro lavoro. Senza contare il cambiamento in atto, con gli unni arrivati da oriente.
- Hai detto bene: non sanno rassegnarsi al cambiamento. Del resto non possono capire la situazione, standosene comodamente seduti in senato o nei loro triclinii.
- Quei pochi romani che scelgono la vita militare sono troppo abituati ai propri privilegi per rendersi conto delle necessit dei soldati, per comprendere i ragionamenti strategici dei barbari e, cosa fondamentale, i pi sono troppo presuntuosi per avere l'umilt d'imparare. Molti pensano che si dovrebbero trattare gli stranieri presenti nell'esercito alla stregua di schiavi. Ma chi affiderebbe la propria vita a uno schiavo?
- I barbari hanno capacit di ... di sacrificio e abnegazione che i romani hanno dimenticato. Per questo non possiamo far a meno di loro. Sei d'accordo?
- Completamente. E' inevitabile ormai cercare un accordo con loro. Dobbiamo averli come federati, non come nemici.
Del resto  sempre stato cos: i romani hanno sempre fatto accordi federativi con i paesi vicini, solo che ora l'esercito dovr contare pi federati che romani. I barbari vanno integrati: non possiamo compensare i loro servizi con la nostra diffidenza. Non chiedono di meglio che di vivere come romani, basta insegnarglielo per ottenere la loro lealt e, soprattutto, avere dei nemici in meno. A questo proposito ....
- A questo proposito ... ? Perch ti sei fermato? Continua!
- Troppe volte i romani hanno tradito le aspettative dei capi barbari. Ora, per parlare coi capi trib con autorevolezza, ho bisogno di una carica che dia loro ... fiducia. In sostanza: essi temono che dopo di me arrivi qualcuno con il potere di ritrattare le mie promesse.
Teodosio prosegu raccontando degli episodi che avevano messo a rischio il lavoro da lui fatto. Termin dicendo:
- Tempo fa mi avete parlato di particolari riconoscimenti che mi avreste attribuito in caso di esito positivo delle mie battaglie. Ebbene: questo  il momento migliore per adempiere la vostra promessa.
- Sei gi il generale in capo delle forze armate d'Oriente.
- Non basta. Senza un potere forte non sono in grado di assicurare un esito finale positivo.
- Ma che cosa vuoi? Il territorio ha gi dei governatori. Vuoi la carica di augusto?
Il tono di Graziano era sarcastico.
Teodosio lo guard con viso serio e inespressivo. Non rispose e poco dopo si conged.
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26. Mediolanum, dicembre anno 378 d.C.
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Una ventata di tragico pessimismo era calata sull'impero dopo Adrianopoli. Fra i cristiani, molti sentivano imminente la profetizzata fine del mondo, il giudizio di Dio, vedevano ovunque i segni negativi che avvisavano l'umanit dell'inizio della fine. Le chiese erano piene di gente in cerca di rassicurazioni, di risposte, di guida.
A Mediolanum il clima sociale era molto diverso rispetto i tempi in cui Giustina vi aveva soggiornato con Valentiniano. Il cambiamento era dovuto non solo ad Adrianopoli, ma anche ad Ambrogio.
Giustina stava affrontando Ortensia, mani sui fianchi:
- Ortensia, Macedonio mi fornisce gi un ottimo servizio informativo. Sai che non approvo che tu giri senza scorta.
- Volevo solo sentire di persona che aria tira in citt. Non dovevi preoccuparti. Dalle mie vesti nessuno poteva capire che arrivavo da palazzo e nessuno mi ha riconosciuto. Sono uscita con Priscilla e sembravamo semplici ancelle di qualche nobile casata, uscite per qualche commissione, abbastanza ben vestite da essere rispettate, ma senza sontuosit imperiali. Morivo dalla curiosit di vedere cosa  cambiato dall'ultima volta, se c'erano ancora quel pellicciaio bravissimo con la bottega sul cardo e quei mercanti di stoffe che hanno bottega vicino alla basilica major. E soprattutto volevo rendermi conto di persona se quel che si dice sottovoce qui e l nei corridoi di palazzo, si dice poi ad alta voce in citt.
- E che si dice?
- Purtroppo ho sentito cose non lusinghiere per noi ariani, Giustina. I niceni dicono che l'imperatore Valente era un eretico e che ad Adrianopoli ha avuto la morte che meritano gli eretici: arso vivo.
- Non  per niente certo che sia morto cos!
- Invece tutti lo danno per certo. Dicono che Dio ha voluto la sconfitta di Valente, perch era ariano.
- Che sciocchezze! Allora Dio  dalla parte dei barbari, visto che hanno sconfitto Valente.
- Adrianopoli ha lasciato una grande impressione. Hanno tutti una grande paura dei barbari e ....
- E?
- Sai, vedono che la guardia imperiale  costituita in gran parte da goti e ne hanno paura! Dicono che i goti hanno invaso Mediolanum.
- Che ci posso fare se non si trovano romani disposti a fare questo mestiere!
- Ambrogio aizza il suo popolo contro pagani19, barbari e ... anche contro di noi. Dice che il vescovo che hai portato tu, Giuliano Valente  ma proprio cos doveva chiamarsi  va in giro con collane e bracciali come fosse un barbaro.
- Ma se  uno di loro, un niceno! Io l'ho scelto solo perch  tollerante, aperto anche verso di noi.
- Ambrogio dice che non ci si pu fidare di uno cos e la gente gli crede, si fida di Ambrogio. Secondo me non c' la minima possibilit di sostituire Ambrogio con Valente.
- Tu dici? Via, siamo la corte imperiale, dopotutto!
- Quest'Ambrogio  molto sicuro di s. Sicuramente ha molto ascendente sulla gente. L'opinione che c' in giro sugli ariani sembra arrivi da lui.
- Che opinione?
- Quella che siccome i barbari sono ariani, gli ariani sono barbari, sono il nemico!
- Ah!
- E i niceni dicono che non hanno intenzione di cedere una delle basiliche per il nostro culto, neppure se lo ordinasse l'imperatore Graziano in persona, che pure  niceno.
- Addirittura!  disse Giustina con stizza  Io la basilica la faccio occupare! Non ho certo bisogno del permesso dei niceni per andare in chiesa!
Il giorno successivo questa conversazione ebbe luogo una riunione del Consistorium20. Si erano raccolte notizie negative circa la cessione di una basilica agli ariani e i membri del Consiglio che seguivano questa fazione si lamentarono:
- Siamo la corte imperiale e i mediolanensi ci considerano alla stregua dei profughi che dalla Tracia e dall'Illirico si stanno rifugiando in Italia  disse uno dei dignitari ariani, offeso - come se fossimo qui contro il nostro diritto!
- E' vero che la corte ha una sua piccola cappella  disse un altro - ma sarebbe un segno di rispetto concedere una basilica per il seguito e la scorta, senza neppure doverlo chiedere!
Ne nacque una disputa fra niceni e ariani, che continu con toni sempre pi accesi, finch qualcuno intervenne con un altro argomento coinvolgente:
- Sapete che Ambrogio ha venduto i vasi sacri per riscattare i prigionieri dei barbari?
- Che cosa assurda. Se la Chiesa cede le sue ricchezze per pagare i riscatti, i barbari saranno incoraggiati a rapire altra gente: diventa un affare lucroso per loro!  comment qualcuno.
E l'assemblea si concentr su questo argomento, finch Giustina termin:
- Non sono dell'idea d'intervenire in questa faccenda. La gente ragiona col cuore: vogliono solo avere indietro i loro cari, non importa come, a loro non importa se i riscatti incoraggiano altri rapimenti.
- Ambrogio avr la gente dalla sua parte.  Continu Giustina - E' stato abile: lui  il giusto che si adopera per aiutare la gente e noi gli incapaci che hanno permesso i sequestri! Comunque sono d'accordo con quelli di voi che dicono che dobbiamo evitare di esasperare la contesa. Cercheremo di recuperare terreno e con il tempo le cose cambieranno: inviteremo i notabili a palazzo, faremo loro dei doni, dimostreremo che gli ariani non sono incivili e che possono portare dei vantaggi alla comunit.
Per quel che riguarda i riscatti, quindi, ci limiteremo a diffondere la nostra opinione: la gente in grado di comprendere e giudicare non manca.
Infine, per la cappella ho gi mandato a Graziano un atto di sequestro da controfirmare. Dovranno accettare un ordine controfirmato da un imperatore niceno!
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27. I cristiani
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Nel IV secolo si discuteva sul fatto che la terra fosse piatta o un globo. Non conoscendo la forza di gravit, anche per chi credeva che la terra fosse sferica era arduo supporre che esistessero degli antipodi dove gli uomini camminavano a testa in gi: sembrava pi corretto supporre che di l delle terre conosciute ci fosse solo acqua. Del resto nessuno che si fosse avventurato oltre le Colonne d'Ercole aveva mai fatto ritorno raccontando di aver visto altre coste.
Oggi chiameremmo "fantasy" il mondo di allora. Un mondo piccolo, costituito da una terra dai confini imprecisi, circondata da acque, con l'universo intero che le girava intorno: il sole le serviva per la luce e il calore, la luna con le sue fasi scandiva i mesi e guidava l'agricoltura e le stelle aiutavano ad orientarsi, oltre a riempire l'animo di poetico stupore con il loro fioco e tremulo chiarore.
La magia permeava ogni cosa altrimenti inspiegabile: stregonerie e miracoli erano cose di tutti i giorni. Creature strane, a volte misteriose, a volte mostruose, erano un po' dappertutto.
La vita era breve, difficoltosa e soggetta a continui traumi: il lavoro era durissimo, la fame un'afflizione che si poteva presentare in ogni stagione, la mortalit infantile era altissima, cos come non era infrequente che le donne morissero di parto; le malattie e le pestilenze non risparmiavano neppure le ricche famiglie che potevano permettersi un medico, le sofferenze conseguenti erano atroci e senza rimedio, guerre e violenze erano inevitabili. L'autorit era spesso sinonimo di prepotenza, le proteste tenute a bada con la forza, le ribellioni soffocate nel sangue.
Troppo spesso vivere era soffrire, tanto che le punizioni erano frequentemente basate sulla tortura: nient'altro sarebbe stato percepito come punitivo con cos dure condizioni di vita abituale.
In questo scenario crudele, molta povera gente trov consolazione e speranza nella buona novella predicata da Ges. Era la visione di un mondo dove c'era amore invece che odio, solidariet invece di prepotenza, fiducia invece di paura dell'altro. C'era, inoltre, un'aspettativa d'imminente giustizia: presto sarebbero giunti il giudizio e il regno di Dio.
Il regno di Dio sarebbe stato perfetto: non vi esistevano ingiustizia, povert e malattia, Dio avrebbe dettato regole ineludibili, provvedendo come un buon padre ai bisogni di tutti. Ma prima di instaurare tale regno, avrebbe giudicato ogni colpa e ciascuno avrebbe avuto quel che meritava.
Il figlio di Dio era sceso sulla terra ad annunciarlo, per amore dell'umanit. Per amore si era sottoposto a una morte infamante, quella sulla croce, riservata alla feccia dei malfattori e ai traditori, pur di rivelare all'uomo l'imminente arrivo del nuovo regno e il corretto modo di comportarsi per salvarsi nel giorno del giudizio.
Dapprima il cristianesimo si confuse fra le innumerevoli e tollerate credenze disseminate nell'impero, ma ben presto la differenza di qualit etica emerse come oro in mezzo al ferro. Il gruppo sociale dei cristiani, basato sulla solidariet, onest, fiducia, amore, ebbe grande successo. I primi cristiani propagandarono la bont del messaggio con la loro vita, molti con la morte, entrambe esemplari.
Sempre pi numerosi, nonostante spesso fossero ingiustamente perseguitati, i cristiani vinsero definitivamente quando Costantino li appoggi.
Se all'inizio del cristianesimo credere era stata una scelta per molti necessaria, per adattarsi a una vita dura e non perdere ogni speranza, dopo Costantino per molti altri divenne una scelta ... semplice, perch la nuova religione era divenuta socialmente conveniente.
Inoltre il progresso della conoscenza aveva reso i miti classici, base della religione tradizionale, obsoleti, insoddisfacenti. La vecchia religione andava ancora bene a contadini e pastori, ma come poteva soddisfare i lettori di Seneca, Cicerone, Platone e degli altri filosofi? I miti su cui si basava la vecchia religione erano costituiti da favole e fantasie che, per quanto belle e poetiche, non avevano alcun legame con la realt, mentre il cristianesimo era basato su una storia vera e aveva basi ideologiche moderne e concrete.
Molti degli uomini migliori dello stato si dedicarono dopo Costantino, anzich a migliorare l'organizzazione amministrativa o militare (i seguaci della religione tradizionale dissero che questo fu deleterio per Roma), a definire le regole di questa nuova religione, a costruire una nuova visione del mondo e del modo di vivere, a interpretare e spiegare la rivelazione divina. Uno di questi uomini fu Ambrogio.
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28. Ambrogio
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A favorire la carriera di Ambrogio era stato Probo. Ne aveva apprezzato la seriet, l'impegno e l'eloquenza fin da quando lo aveva incontrato quale funzionario della prefettura del pretorio ai tempi di Volcacio Rufino, zio di Giustina. Quando era divenuto prefetto del pretorio a sua volta, Probo aveva chiamato Ambrogio a far parte del suo Consiglio, a Sirmium, e poi lo aveva voluto governatore di Emilia e Liguria, con sede a Mediolanum.
A Mediolanum Ambrogio aveva acquisito autorevolezza per la sua equit al di sopra delle parti, le sue abilit diplomatiche e la sua integrit morale. Davvero nulla da eccepire circa il suo operato ma Probo a un certo punto inizi a trovarlo ... scomodo. Aveva tentato pi di una volta di ottenere da lui qualche favore, scontrandosi invece col muro della sua assoluta probit. Era cos pignolo! Davvero poco flessibile. Lo costringeva a sprecare del tempo in contorte vie indirette. Che ingrato!  si era detto Probo  Vuole sempre insegnare e predicare come ci si comporta! Peggio di un prete! Ma sono io che l'ho fatto governatore!
Fu il paragonarlo a un sacerdote a dargli l'idea di suggerire il suo nome alla fazione dei cristiani niceni quando, alla morte di Aussenzio, si procedette all'elezione di un nuovo vescovo. Il governatore, fece notare Probo, era la soluzione dei loro problemi: era un buon cristiano, nobile di nascita, colto e ricco, sapeva trattare con i potenti e conosceva la burocrazia romana, avrebbe perorato con perizia le cause dei cittadini, tutelato con competenza e onest i loro interessi. Un nome che poteva andar bene anche agli ariani e ai conservatori, per l'equit con cui il suo possessore si era sempre comportato.
Probo si era congratulato con se stesso per l'idea brillante: avrebbe avuto un governatore pi malleabile al posto di Ambrogio e un vescovo che avrebbe combattuto strenuamente per portare in auge la sua fazione religiosa, al momento in minoranza a Mediolanum, cosa che anche i suoi clientes avrebbero apprezzato.
Cos successe che, durante una delle riunioni per l'elezione del nuovo vescovo, in cui Ambrogio aveva ritenuto necessaria la propria presenza per evitare disordini, com'era successo a Roma con Damaso e Ursino, qualcuno fra la folla si mise a gridare: Fallo tu il vescovo, Ambrogio!. Fu un segnale: S, Ambrogio vescovo, Ambrogio vescovo iniziarono a dire tutti quanti.
Ambrogio fu colto alla sprovvista. Sembrava l'acclamazione di un imperatore da parte dell'esercito!
Non sono nemmeno un prete! disse non appena comprese che si faceva sul serio. Con questo intendeva dire che era solo un catecumeno (il battesimo era, infatti, solitamente richiesto solo in punto di morte o per la carriera ecclesiastica), che perci non s'intendeva di teologia e soprattutto voleva ricordare che le leggi della Chiesa, sottoscritte dall'imperatore che ne era a capo, vietavano l'accesso dei funzionari pubblici alla carriera ecclesiastica. Un dirigente dell'amministrazione civile acquisiva molto potere nell'espletare la sua funzione e Valentiniano non voleva che la Chiesa, che otteneva gi molto in beni e influenza, avesse pure questo vantaggio.
Ambrogio non aveva alcuna intenzione di cambiare professione: aveva scelto la carriera amministrativa, in essa sapeva ben orientarsi e, soprattutto, aveva buone prospettive, mentre come vescovo ... doveva iniziare tutto da capo, dalle basi. Per di pi, era per lui sconcertante l'idea di fare da guida spirituale senza alcuna preparazione.
I mediolanensi per non desistettero, anche perch Probo aveva molti e importanti clientes in Mediolanum.
Ambrogio tent di dissuadere i suoi concittadini cambiando improvvisamente comportamento: non aveva mai applicato la tortura e fece torturare dei poveri disgraziati, cit i filosofi pagani, invit a casa sua delle note, allegre prostitute che schiamazzarono senza pudore fino all'arrivo della forza pubblica. Quindi diede pubblicit a questi misfatti con la scusa di chiedere perdono, dicendo quanto tutto quel che aveva fatto testimoniava la sua indegnit alla carica di vescovo. I mediolanensi risposero di apprezzare la sua onest nel riconoscere i propri errori e che lo perdonavano volentieri.
Ambrogio allora pens di sparire per un po', di andarsene a Ticinum finch l'interesse si fosse dirottato su qualcun altro.
Quatto quatto, lasci la citt dopo l'imbrunire, in una notte che sembrava abbastanza limpida per quella regione e in quella stagione. Per, appena lasciate alle sue spalle le mura della citt, gi fra le ultime case della periferia l'usuale bruma serale si addens in un nebbione tanto denso da sembrare solido. Era caldamente sconsigliato mettersi in viaggio con un tempo simile ma Ambrogio non rinunci: in fondo bastava seguire la strada, si disse, ce n'era una sola per Ticinum e, facendo un po' d'attenzione agli incroci, sarebbe andato tutto bene.
Invece si sbagli: dopo aver viaggiato buona parte della notte, alz lo sguardo sul muro finalmente emerso dalla nebbia, pensando di essere ormai arrivato ... e si accorse di essere nei pressi di una delle porte che introducevano al decumano di Mediolanum. Aveva girato in tondo!
Neppure allora si rassegn: l'idea di nascondersi per qualche tempo era valida, pens, doveva solo cambiare meta, dato che la nebbia in quella stagione era inevitabile. Cos si nascose appena fuori Mediolanum, a casa dell'amico Leonzio.
Anche questo stratagemma, per, non funzion. Infatti, si era chiesto l'assenso di Valentiniano alla nomina di Ambrogio, per superare il divieto d'accesso alla carriera ecclesiastica da parte dei funzionari pubblici, l'imperatore si era detto felice che un suo dirigente fosse considerato tanto degno da esser voluto vescovo e Probo si era affrettato a ricordare al Vicario che la parola di Valentiniano equivaleva a un ordine. Dopodich il Vicario aveva emesso un'ordinanza che disponeva di rintracciare l'ormai ex-governatore e consegnarlo.
Leonzio non se la sent di contravvenire alla legge e raccont alle autorit dove si poteva trovare Ambrogio.
Cos, nel giro di una sola settimana, Ambrogio fu catturato, battezzato e insediato come vescovo.
Una volta insediato, Ambrogio accett il suo destino e ademp il nuovo lavoro con seriet e coerenza, abbracciandolo completamente e impegnandosi a fondo.
Chiese al fratello Satiro di lasciare insieme a lui la pubblica amministrazione, di accompagnarlo e assisterlo anche nel suo nuovo ruolo di vescovo.
- Ambrogio, infine i tuoi sogni si sono avverati.
- Di che sogni stai parlando, Satiro?
- Ricordi quando eravamo bambini? Il tuo gioco preferito era fare il vescovo e volevi che tutti ti baciassero l'anello.
Ambrogio sorrise al fratello:
- Davvero, eccomi qui a giocare sul serio! E c' qualcosa di vero in queste parole, sai? Per me  tutto cos nuovo da sembrarmi un gioco. Son diventato prete nel giro di una settimana! Simpliciano mi sta istruendo sulla pratica, come dire messa ecc. e mi consiglia delle letture, ma la mia preoccupazione : cosa racconter alla gente? Ho cercato una guida nei libri, Origene mi piace molto ad esempio, ma c' molta confusione in me, ci metter anni prima di arrivare ad avere le idee chiare! Anni? Che dico? Non so se mi baster la vita intera!
- Beh, sai come si fa quando un problema  complicato: si divide in tante piccole parti e se ne affronta una alla volta. Me lo hai insegnato tu.
- Non so proprio da che parte iniziare!
- Inizia da qualcosa che gi sai e poi amplia il discorso.
- S, ma che cosa? Io ho studiato libri di diritto e conosco un po' di letteratura, Seneca, Virgilio, Cicerone, .... Per aspetta! Potrei prendere il De Officiis di Cicerone, il libro che dedic al figlio e che parla di etica e su questa base spiegare le regole cristiane!21 No, no, non posso mica leggere in chiesa qualcosa tratto da Cicerone! Il libro giusto  la Bibbia. Devo studiarla, trovare esempi, racconti morali che facciano da guida per la vita di tutti i giorni e devo spiegare alle anime semplici i significati.
- Puoi fare entrambe le cose, no? Cicerone e la Bibbia
- S, s, hai ragione, far cos!
Ambrogio si appassion. Le sue giornate presero presto una precisa routine: studiava, poi meditava su quanto aveva letto e pregava, quindi dettava ai suoi segretari una lettera o qualche appunto per le omelie. E poich, come avvocato, aveva coltivato l'eloquenza, il risultato fu ricco di attrattiva. Il suo stile era dolce come il miele 22, tanto suadente, ad esempio, da convertire definitivamente alla vita religiosa Agostino di Ippona23, che per qualche tempo fu fra il suo pubblico, insieme alla madre.
Il suo impegno e i suoi studi avrebbero fornito ai fedeli una sintesi tra etica cristiana ed etica romana tradizionale24,
Il suo modo di vivere si uniform a quello della classe di commercianti, artigiani e piccoli funzionari che lo aveva voluto vescovo: uno stile di vita sobrio, senza i lussi cui erano avvezzi i nobili come lui; un po' il vecchio stile stoico, mantenendo i tradizionali segni esteriori d'autorit: da sempre la persona importante viveva in un palazzo e si spostava in lettiga. Vestiva con semplicit, mangiava frugalmente e aveva servit minima. Non aveva, ad esempio, un maggiordomo: la sua casa era aperta a tutti e tutti potevano parlargli in qualsiasi momento per un consiglio. Quest'atteggiamento gli procur l'affetto sincero della classe media, mentre le classi inferiori furono conquistate dal fatto che egli si adoper per migliorare le loro condizioni di vita. Come quando disse: Il suolo  stato creato come un bene comune per tutti, per i ricchi e per i poveri. Perch voi ricchi vi arrogate un diritto esclusivo sul suolo? Il ricco quando fa la carit non d del suo, bens rende al povero quel che gli deve, poich la terra  stata data in uso a tutti!
All'inizio, almeno per il periodo necessario a metter ordine nelle sue idee e nella gerarchia, Ambrogio si astenne dal polemizzare con le altre fazioni cristiane, soprattutto quella ariana, la pi diffusa al momento della sua nomina. Con il tempo, per, il desiderio di pace e ordine convinse il magistrato romano che era in lui a combattere le altre sette. Il mondo era ordinato e in pace se c'era un unico partito, un unico imperatore, un'unica Chiesa. Ovviamente la Chiesa nicena, l'unica che, secondo i suoi studi, era appropriata.
Determinato e caparbio, abituato a esercitare il tradizionale autoritarismo delle gerarchie romane, si convinse che la sua Chiesa era gerarchicamente superiore allo stato per moralit e ad essa quindi spettava ogni giudizio, decisione e punizione in campo morale e religioso.
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29. Graziano, dicembre anno 378 d.C.
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Sotto il peso dell'impero, Graziano avvertiva le sue spalle fragili. Non aveva certo chiesto lui la nuova responsabilit dell'Oriente, una parte d'impero che conosceva poco e che non si sentiva del tutto in grado di guidare, soprattutto ora che, invaso dai barbari, richiedeva un condottiero esperto a tempo pieno.
Avrebbe dovuto scegliere qualcuno da mettere a capo dell'Oriente. Suo padre Valentiniano, a suo tempo aveva vagliato le ipotesi e deciso di dividere l'impero col fratello. Ma il fratello di Graziano era ancora un bambino e all'impero d'Oriente serviva un generale esperto.
Teodosio aveva afferrato le considerazioni di Graziano e vi alludeva ogni volta che lo vedeva. Batteva il ferro finch era caldo.
Aveva dimostrato d'essere l'unico in grado di gestire l'Oriente nelle condizioni correnti e condivideva con Graziano idee politiche e religiose. In pi, il desiderio di rivalsa sugli avvenimenti degli ultimi anni era ancora forte e nutriva la sua ambizione: voleva ottenere il massimo.
Graziano, pressato dai problemi ed eroso dall'insistenza di Teodosio, infine decise di togliersi di dosso un peso e dargli quel che voleva: il 19 gennaio del 388 lo nomin Augusto d'Oriente. Ai detrattori e a chi obiett dicendo che la decisione era affrettata, rispose che l'Oriente aveva bisogno di un nuovo assetto e che lui non aveva tempo di pensarci personalmente.
Graziano aveva ormai per Teodosio una vera predilezione. Lo ammirava per la saggezza delle sue decisioni, che condivideva appieno, e la sua ortodossia nicena ne faceva un uomo degno di massima fiducia.
Dimentico del fatto che era stata Giustina a suggerire per prima il nome di Teodosio, decise di non consultarla per la nomina.
Lei non lo aveva interpellato quando si era trattato di eleggere suo figlio, quindi non le doveva nulla. Inoltre, gli stessi motivi religiosi che lo spingevano verso Teodosio, lo allontanavano da Giustina.
Quanto al suo entourage questa decisione avrebbe scatenato forse qualche invidia, ma ... chi mai era grado di sostituire Teodosio? Si diceva Graziano. Teodosio era l'unico ad aver portato a casa qualche risultato concreto. Bisognava dargli degli incentivi validi. Chi altri mai avrebbe potuto prenderne il posto? Per i suoi generali l'oriente era perso, tanto valeva ...
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30. Britannia, febbraio 379 d.C.
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La reazione negativa pi rilevante alla nomina del nuovo Augusto d'Oriente, ebbe luogo in Britannia, da parte di un vecchio amico di giovent di Teodosio, poi anche suo compagno d'armi: Clemente Massimo.
Massimo e Teodosio avevano avuto una carriera simile: erano stati pari grado nell'esercito e avevano combattuto insieme in Britannia ai tempi di Valentiniano, entrambi distinguendosi. A quei tempi Teodosio si era guadagnato la carica di duce della Mesia, Massimo quella di conte di Britannia.
Poi c'erano stati gli incresciosi fatti d'Africa, che avevano coinvolto Teodosio padre e avevano di riflesso costretto il figlio a ritirarsi dalla vita militare e dalle cariche pubbliche.
Nel frattempo, in Britannia, Clemente Massimo aveva invece rafforzato la propria posizione personale sposando in seconde nozze Elen Lwyddog, la figlia del re bretone, e aveva integrato le forze locali nelle milizie romane.
Fu il responsabile locale della cavalleria, di nome Andragazio, a portare la notizia della nomina del nuovo augusto a Clemente Massimo. Andragazio termin il suo annuncio commentando:
- E' una nomina troppo generosa. Graziano ha dimostrato ancora una volta di avere poco ... discernimento.
- Andragazio! Questa tua affermazione potrebbe costarti cara, in altri ambienti.
- Qui la massima autorit sei tu, vuoi condannarmi alla croce per il fatto che ritengo ... te, ad esempio, pi degno della porpora che il figlio di un traditore?
- Non ambisco certo alla porpora. Comunque, Roma non promuoverebbe la carriera di chi  sceso tanto in basso da sposare la figlia di un re barbaro.  Rispose Massimo in tono amaro.
- I britanni ti considerano il loro imperatore. I loro contastorie ti dedicano le loro poesie. E le nostre coorti si sono arricchite di numerosi e fedeli alleati!
- Per i romani non sono neppure degno di essere nominato governatore!
- Vedi che ho ragione? Lasciamelo dire, dunque: Graziano non  certo il migliore fra gli imperatori. Non lo dico solo per questa nomina scriteriata di un nuovo augusto. Tutta la sua politica in fatto di nomine sembra dettata da ... da pigrizia e vanit.
- Stai esagerando.
- Ma no! Non  un mistero che a Graziano piacciano molto gli adulatori e che per risparmiarsi un po' di fatica lasci fare a persone indegne quel che, invece, competerebbe a lui. Ed  generoso con tutti, tranne che con te!
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31. Mediolanum, agosto anno 379 d.C.
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Mezzo secolo prima, durante l'et di Costantino, la carriera ecclesiastica cristiana era divenuta ambita e aveva attirato a s menti fra le migliori dell'impero. Il nuovo clero aveva favorito la trasformazione del rito eucaristico da intima cerimonia, dove l'assemblea era protagonista e non sentiva bisogno di strutture specifiche, a evento solenne e spettacolare che richiedeva un sacerdote, un altare da sacrificio e una basilica consacrata. In sostanza un rito che rispecchiava la tradizione religiosa romana.
Per poter accogliere le folle dei nuovi convertiti, fin da allora l'edilizia religiosa aveva ricevuto un impulso notevole e antichi luoghi di culto abbandonati o quasi, vennero soppiantati da templi cristiani.
La basilica Vetus, la prima basilica di Mediolanum, risaliva ai tempi di Costantino ed era divenuta insufficiente per le moltitudini domenicali fin dai tempi di Costante, suo figlio. Costante aveva sovvenzionato la costruzione di una nuova, pi vasta basilica, poco distante dalla Vetus: la Major, facendovi inglobare un tempio dedicato a Minerva caduto in disuso. Il pozzetto che prima poggiava su un lato del tempio, era ancora ben visibile ai tempi di Ambrogio, a met della navata centrale.
La Major, chiamata anche Nova, era una basilica a cinque navate chiusa da una abside semicircolare. Era stata eretta sul modello di quella, grandiosa e magnificente, che Costantino aveva fatto costruire a Roma e dedicata a Cristo Salvatore, dopo la battaglia di ponte Milvio: aveva colonne di pietra rossa nella navata centrale e di marmo verde in quelle laterali, affreschi e mosaici sontuosi alle pareti.
Per celebrarvi la messa, il vescovo entrava in processione, seguito dal clero, fra due ali di gente (divisa per sesso per evitare distrazioni), proseguiva fino al transetto, dove un arco e una sopraelevazione contraddistinguevano la zona destinata ai sacerdoti, e sull'altare qui situato conduceva il rito. Dopo la lettura dei testi sacri e la predica, i fedeli posavano le loro offerte sui due tavoli posti ai lati dell'altare, dopodich si dividevano e i catecumeni, cio chi non aveva ricevuto il battesimo, invece di tornare al proprio posto proseguivano verso l'uscita, attendendo la fine del rito nell'esonartece25. Solo i battezzati, infatti, potevano assistere alla celebrazione del mistero eucaristico.
Per le preghiere quotidiane Ambrogio usava la basilica Vetus, pi vicina al palazzo episcopale. Vi si recava almeno quattro volte al giorno per pregare con i confratelli. La Vetus era suddivisa, come molte fra le basiliche pi antiche, in diversi ambienti: un'aula a nord e un'aula un poco pi piccola a sud (Ambrogio chiamava quest'ultima Minor), unite da un ampio vestibolo in comune, dove si trovavano il battistero e il consignatorium26.
I battezzandi non erano molti, perch generalmente chiedere il battesimo significava scegliere la carriera religiosa, mentre i fedeli laici lo domandavano solo in punto di morte, tuttavia il vescovo che aveva preceduto Ambrogio, l'ariano Aussenzio, aveva dato inizio alla costruzione di un nuovo battistero, affinch anche la basilica Nova ne avesse uno, e lo aveva affiancato da una basilichetta per i riti ante e post battesimo27.
A causa degli spazi a disposizione, il nuovo battistero non poteva che sorgere alle spalle della sua basilica, ma questa novit non sarebbe stata un inconveniente, avrebbe anzi dato maggiore visibilit e suggestione alle cerimonie. Aussenzio aveva immaginato i battezzandi che la vigilia di Pasqua uscivano dalla chiesa e, seguendo il lato lungo della basilica in nobile processione, raggiungevano il portico antistante alla basilichetta, dove erano praticati gli esorcismi.
Dopo l'esorcismo, - un rito che somigliava molto a una magia buona - i battezzandi sarebbero andati a immergersi nell'acqua purificatrice del battistero e, rivestiti con candide tuniche, sarebbero poi entrati nel consignatorium per la confermazione.
Quel giorno di fine Agosto Ambrogio osserv compiaciuto i lavori del battistero mentre la portantina lo trasportava verso il palazzo imperiale, dove era stato invitato. Aveva rimaneggiato il progetto iniziale arricchendolo di un insieme di simboli, prevedendo, anzich una pianta circolare, una pianta ottagonale. Ad Ambrogio i simboli piacevano molto, li trovava un metodo efficace per comunicare, e otto era il suo numero simbolico preferito, perch rappresentava l'ottavo giorno della settimana, o primo giorno dell'era di Cristo. Nel battistero il numero otto era la metafora della morte alla vecchia vita e rinascita alla vita eterna grazie all'acqua purificatrice del battesimo.
All'interno del suo battistero erano state ricavate, nello spessore di quasi dieci piedi28 del muro, quattro nicchie semicircolari e quattro rettangolari, alternate, e fra una nicchia e l'altra un'elegante colonna forniva sostegno al tetto ligneo. Le nicchie rettangolari corrispondevano ai punti cardinali e coincidevano con gli ingressi: i battezzandi, comunque, avrebbero utilizzato quello orientale, simbolo di resurrezione. Dopo aver sceso alcuni comodi gradini, si sarebbero immersi nella vasca, anch'essa ottagonale, dove l'acqua giungeva da quattro bocchette poste sempre ai punti cardinali, quattro come i fiumi del Paradiso, e l'acqua purificatrice col battesimo avrebbe lavato ogni peccato, portandolo via con s nel canale di scolo.
Ambrogio aveva molti altri progetti edili. Avrebbe usato parte del suo patrimonio personale per realizzarli, ma sperava di ottenere generose sovvenzioni anche dal pio imperatore. Intendeva illustrargli le sue idee quello stesso giorno.
Giunto a palazzo, mentre veniva guidato verso l'aula dove lo attendeva Graziano, Ambrogio sper che non fosse presente anche Giustina o qualche altro ariano: in quei giorni l'afa opprimente rendeva faticoso discutere con chicchessia, anche fra quelle sale ben isolate da spessi muri. Non li temeva, ma fu lieto di costatare che nell'aula dove lo attendeva Graziano, non c'erano che niceni. Buon segno, per Ambrogio.
In realt, fra Graziano e Giustina le cose non stavano andando bene, proprio a causa del loro disaccordo in materia religiosa.
Fin che avevano riguardato argomenti meramente dogmatici, come la verginit di Maria, le loro discussioni religiose erano state rispettosi scambi di opinioni, quasi una questione di sensibilit personale, ma quando il sentimento religioso di Graziano era arrivato a intaccare questioni politiche ... i toni erano cambiati.
La loro prima discussione aveva proprio riguardato la verginit di Maria. Secondo i vescovi niceni (Se lo dicono gli esperti deve essere vero, affermava Graziano), l'Onnipotente non poteva essere sottoposto alle normali regole della vita, non poteva esser stato concepito volgarmente come un essere umano: Maria, per essere uno scrigno degno della vita di Dio doveva essere la purezza personificata, doveva essere sempre-vergine.
Molto poetico ma insostenibile, diceva Giustina, portavoce degli ariani, i Vangeli dicono che Maria dopo Ges ha dato dei figli a Giuseppe: non pu essere rimasta per sempre vergine,  assurdo! I Vostri vescovi vogliono solo attirare chi segue la religione tradizionale, dando loro di con caratteristiche eccezionali, magiche. Lo fanno anche coi santi.
Una discussione che era stata l'inizio del loro allontanamento.
Dopo Adrianopoli e dopo l'occupazione della basilica da parte ariana, la disputa con i niceni si era fatta particolarmente aspra e Graziano aveva chiesto aiuto ad Ambrogio. Il vescovo aveva risposto con il De Fide che aveva cos suggestionato l'imperatore da indurlo a rinunciare alla sua carica di Pontifex Maximus.
- Tu vuoi fare cosa?  Aveva chiesto Giustina, incredula, non appena Graziano aveva accennato alla sua intenzione di rinunciare al titolo, durante quello che sarebbe stato l'ultimo dei loro incontri privati - Il tuo potere  gi cos ... misurato, se confrontato al passato! Non dovresti rinunciare neanche alla pi piccola parte di ...
- In realt io non faccio proprio nulla come pontefice.  L'aveva interrotta Graziano, piccato  E' gi una carica solo nominale. Non mi sognerei neppure di prendere qualche decisione in materia religiosa. Ho bisogno di essere guidato, come potrei guidare chicchessia? Ambrogio nel De Fide ha spiegato cos bene le questioni religiose! Io non potrei mai neppure eguagliarlo. Preferisco che siano persone competenti e fidate a occuparsi di questioni cos delicate e importanti.
- Persone competenti e fidate! Perdonami, ma sei ingenuo. Qui non c'entra la religione,  politica! Nel nostro ambiente tutti non fanno che gli interessi loro o della loro fazione! Non cedere una parte del tuo potere ai niceni! Continua a occuparti personalmente delle cose importanti, magari fatti consigliare di continuo, ma supervisiona tu le decisioni finali. Devi delegare, non abdicare!
- Tu parli cos perch sei ariana! Non capisci che tutto  cambiato. Ora ci sono uomini ispirati direttamente da Dio! Come posso io, un semplice soldato, confrontarmi degnamente con loro, pretendere di comandarli!
Non c'era stato modo, per Giustina, di convincere Graziano a non rinunciare alla carica: l'imperatore era sinceramente convinto di comportarsi al meglio.
Il saggio di Ambrogio aveva avuto anche altre importanti conseguenze.
Col De Fide, infatti, Ambrogio aveva travasato nella religione nicena l'ideale imperiale romano. Affermava che la Trinit rappresentava il potere assoluto intatto e che l'atto di fede era un atto di sottomissione. Se Dio era Uno e Trino, il potere di Cristo era intatto, assoluto e immutabile come quello del Padre. Come doveva essere, parallelamente, quello dell' imperatore. Gli ariani con i loro ragionamenti dividevano e sminuivano questo potere; rendendo il figlio subordinato al padre, lo privavano dell'assolutezza della sua onnipotenza. L'arianesimo era un pensiero sedizioso e andava estirpato, tutte le eresie andavano amputate come cancrena, per evitare il contagio di chi dubitava.
Essere ortodosso, continuava Ambrogio, significa sottomettersi, senza discutere, mentre gli ariani, con la loro pretesa di dibattere come fanno i filosofi, non riconoscevano con l'umilt necessaria il potere di Dio. La Rivelazione andava semplicemente accettata, non discussa. Perfino la kenosis29 insegnava l'umile dovere della sottomissione. Sottomissione a Dio e all'Imperatore.
Nel De Fide Ambrogio aveva anche affermato che la vittoria in guerra Va cercata pi con la fede dell'imperatore che con il valore dei soldati30 e che la responsabilit della sconfitta di Adrianopoli era di Valente, perch eretico e persecutore dei niceni.
Graziano si era affrettato a ritirare le disposizioni di legge emesse l'anno prima in accordo con Giustina, che miravano alla pacifica convivenza di ariani e niceni. Emise un editto contro le eresie, paragonandole a un atto di lesa maest.
Fu questo editto, divenuto poi il primo passo verso la persecuzione degli eretici, a creare un baratro nei rapporti fra Graziano e Giustina. Ecco perch non c'erano ariani quando Ambrogio giunse a palazzo quel giorno di fine Agosto.
Dopo i convenevoli iniziali, Graziano inform Ambrogio che a breve si sarebbe trasferito ad Augusta Treverorum, da dove avrebbe pi agevolmente controllato i confini turbolenti.
Non ritenne opportuno confidargli che desiderava anche allontanarsi da Giustina, divenuta nuovamente una presenza scomoda.
- Vedo che hai portato con te delle tavole. Devi mostrarmi qualcosa? Chiese poi Graziano.
- E' un progetto che ho per la citt che volevo mostrarti.
- Vediamo, dunque!
Si avvicinarono anche gli altri dignitari, mentre Ambrogio mostrava a Graziano un disegno, eseguito su una delle tavole. Ambrogio disse:
- Vedi, questa  la citt, queste sono le mura con il loro fossato d'acqua, queste sono le quattro vie d'accesso principali. Qui, fuori della porta orientale, c' la nuova basilica dedicata ai profeti31 e qui, sulla via che giunge da Roma, che tu hai pensato di abbellire con portici e un arco d'ingresso, sar edificata quella di cui abbiamo gi parlato, con una innovativa pianta a croce, dedicata ai santi Apostoli32. Ambrogio indicava man mano i punti sulla piantina. - Volevo per mostrarti che se costruissimo sulla strada Comacina33 un'altra basilica34, e un'altra qui a sud-ovest35, avremmo una basilica per ogni principale via di accesso alla citt: avremmo un quadrilatero protettivo fatto di luoghi santi! Di questi tempi, con le bande di barbari che arrivano anche nella piana padana, abbiamo bisogno di tutta la protezione possibile.
- Stai dicendo che Mediolanum ha bisogno di ... ulteriore divina protezione?
- Certo a Dio piacer la nostra buona volont. Se ognuno vorr conquistarsi merito contribuendo a queste opere, sicuramente gradite al Signore, sar come se la citt intera stesse pregando, fosse volta a render grazie a Dio! Le preghiere formeranno una cupola, ci sar una nube di grazia sulla citt!
- Contribuir anch'io, contaci - Disse Graziano.
- Costeranno parecchio ... - osserv uno dei dignitari presenti - Qui a sud ovest non ci sono gi tutte le basilichette dei martyriae36? Non bastano come protezione?
- Sono solo ecclesiae domesticae37, luoghi santi s, ma di vecchia concezione.  Rispose Ambrogio. - Sono divise in piccoli ambienti, oggigiorno insufficienti a contenere i fedeli. C' bisogno di qualcosa di pi moderno, di ampio, una basilica vera e propria! In Mediolanum forse non c' luogo migliore di questo, per una basilica. Voi tutti sapete che i santi sono legati al luogo della loro sepoltura, qui saranno contattati pi facilmente, potranno ascoltare le nostre preghiere, proteggerci e intercedere per noi presso Dio.
- S, sento anch'io la loro santa presenza quando mi reco in uno di questi posti.  Conferm uno dei presenti.
- Sono luoghi che infondono serenit, vero? Purtroppo per la gente ci si trova cos bene che ha acquisito l'abitudine di farci delle feste.38
- Delle feste?  Chiese Graziano.
- I refrigeria. Un'usanza che intendo scoraggiare. Costruire una basilica servir anche a indirizzare la gente verso un culto corretto.
- Una basilica dedicata ai santi martiri allora ....
Definito l'intervento finanziario imperiale alle nuove opere edilizie, Graziano espose finalmente il motivo della convocazione del vescovo a palazzo: chiese ad Ambrogio di seguirlo ad Augusta Treverorum quale consigliere.
- Collaborando con me aiuteresti tutto l'impero e non una sola citt!  Gli disse terminando la sua richiesta.
Ambrogio, preso alla sprovvista, fece in fretta le sue considerazioni e arriv subito a una decisione: non avrebbe abbandonato la citt, lasciando campo libero a Giustina e agli ariani, per seguire un principe di cui aveva gi conquistato la docile sottomissione. Quindi gli rispose:
- Ebbene, ti parler proprio come un consigliere. Quanto a lasciare Mediolanum non posso, ci sarebbe un'insurrezione popolare! Sai come sono stato eletto vescovo: mi hanno in pratica costretto e non accetterebbero la mia partenza tanto facilmente. Per ho una soluzione perfetta: porta con te Manlio Teodoro. E' un buon cristiano, conosce la dottrina ed  un eccellente amministratore. Ci conosciamo bene e potremo restare in contatto scrivendoci. Cos sar come se tu avessi due consiglieri accanto invece che uno solo!
Graziano anche questa volta segu il consiglio di Ambrogio.
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32. Thessalonica, 379 - 380 d.C.
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Teodosio aveva deciso di stabilirsi, per il momento, a Thessalonica.
Per la verit, il peso decisivo in questa sua decisione lo aveva avuto l'entusiastica reazione di sua moglie, Elia Flaccilla, alla vista del palazzo imperiale:
- Questo palazzo  l'ottava meraviglia del mondo! Vieni a vedere che c' di l da questa sala straordinaria  che  un ottagono, vero?  guarda: si passa l, dove c' la nicchia grande. Al di l c' un grande cortile con fontane e ninfei meravigliosi e le stanze tutto intorno sono decorate ... non ho mai visto tanti bei dipinti e mosaici tutti insieme! Vieni!
Comunque, oltre a godersi una magnifica residenza imperiale, a Thessalonica Teodosio poteva dirigere le operazioni militari da Constantinopolis al Mediterraneo.
Il lavoro da fare era molto ed era duro. Dopo il suo rientro in servizio attivo, si era reso conto ben presto della gravit della situazione nella parte orientale dell'impero. Si era perfino chiesto, in un momento di sconforto, se questo impero esistesse ancora. Ad Adrianopoli i romani avevano perso ben pi di una battaglia: avevano perso la fiducia, la sicurezza nella fondamentale superiorit delle proprie capacit in guerra, erano diventati incerti e pavidi. Tutto quello che i romani avevano perso in sicurezza, sembrava fosse stato raccolto dai barbari, che erano diventati temerari, arroganti, perfino sprezzanti.
Teodosio aveva per intuito cosa fosse necessario fare e, dopo i fatti che lo avevano tenuto in esilio a Cauca, voleva dimostrare al mondo di cosa era capace un Teodosio!
Dato che il punto debole dei barbari si era dimostrato l'assedio a citt dotate di strutture difensive, la prima cosa che Teodosio fece fu di riorganizzare le guarnigioni in costruzioni fortificate, da cui fare incursioni nel territorio occupato dai barbari.
All'inizio diede disposizione di rafforzare ordine e disciplina e, contemporaneamente, mir a rinfrancare il morale delle truppe dando ordine di impegnarsi solo in battaglie dove qualche vantaggio dava pi probabilit di vittoria. Le guarnigioni poi furono organizzate in piccole armate e condotte in missioni pi ambiziose.
Diede ampio spazio alle buone notizie e un po' per volta i soldati si convinsero di poter sconfiggere quel nemico che sembrava invincibile. Teodosio seppe trarre vantaggio da ogni circostanza favorevole e i suoi finirono per considerarlo particolarmente fortunato: nulla di meglio per risollevare il morale dei combattenti.
Quanto ai barbari, in fin dei conti avevano ottenuto quello per cui si erano mossi prima di Adrianopoli: un territorio dove stabilirsi. Si erano appropriati di Tracia e Macedonia.
Rispetto ai soldati romani, guidati e trattenuti da ufficiali istruiti, i goti erano nel complesso meno civilmente maturi e lo dimostrarono lasciandosi andare a bassi istinti senza alcuna remora. All'inizio si tratt di rabbia, della debita reazione all'ingiusta prepotenza romana, ma poi avidit e superbia ebbero il sopravvento e si formarono bande di feroci ladroni che distruggevano tutto ci che non capivano o di cui non potevano impossessarsi, vite umane comprese.
C'era anche, fra loro, chi avrebbe voluto conservare e imparare dalla civilt romana. Sostanzialmente, si formarono due fazioni, due forze opposte fra loro: una parte favoriva l'orgoglio di stirpe e voleva continuare la guerra senza quartiere ai romani, l'altra, pi moderata, ne ammirava la civilt e voleva convivere prendendone parte.
Su questi ultimi contava di far leva Teodosio per trattare la pace.
A inizio anno Fritigerno, capo della fazione guerrafondaia, inflisse a Teodosio una grave sconfitta e lo obblig a chiedere aiuto a Graziano. Graziano gli mand i generali Arbogaste e Bautone con i quali Teodosio riusc a respingere la nuova offensiva. Subito dopo, per, cadde gravemente ammalato.
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33. Thessalonica, anno 380 d.C.
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In quei giorni di grave malattia, Teodosio percepiva se stesso come uno spirito, un ente etereo racchiuso in un involucro corporeo. La morte consisteva, lo sentiva chiaramente, nel seguire il proprio ultimo, faticoso respiro verso l'alto, verso il cielo, dove era la residenza di Dio.
Teodosio credeva sinceramente in Dio. Era convinto senza dubbio alcuno che, dopo la propria morte, la sua anima si sarebbe staccata dal corpo e avrebbe raggiunto il tribunale di Dio per esser giudicata.
Il suo sentimento religioso era quello di un soldato: vedeva Dio come fosse un suo superiore, cui doveva rispondere del proprio comportamento. Dio era il suo comandante in capo, severo e giusto, sempre al corrente di ogni suo modo d'agire e di pensare: conosceva la sua prudenza che poteva divenire indolenza, il suo orgoglio che poteva diventare superbia, la sua ira che poteva farsi crudelt.
Avrebbe giudicato tutte le sue scelte e questo lo preoccupava. Doveva prepararsi: informarsi presso qualche esperto circa quello che lo aspettava, quali erano esattamente i peccati per cui sarebbe stato giudicato, riparare, farsi perdonare, guadagnar grazia. Ne parl con la moglie, pi addentro di lui nelle cose di Chiesa, e lei gli consigli, con voce rotta:
- Se ti senti cos vicino alla morte, devi farti battezzare! Non sai che il battesimo significa far morire l'uomo che sei stato, per rinascere nuovo, in Cristo?
- Che cosa devo fare?
- Hai bisogno di un sacerdote che ti istruisca e che poi t'impartisca il sacramento.
- Puoi trovare qualcuno di adatto?
- Certo.
- Caro, c' il vescovo Acolio  Bisbigli Elia Flaccilla  come hai chiesto. E' qui.
Teodosio apr gli occhi pesantemente cerchiati sul viso arrossato dalla febbre e disse con voce debole ma chiara:
- Fallo avvicinare.
Osserv il sant'uomo mentre si accostava al suo capezzale. Cos quest'uomo smilzo, dalla barba lunga e dall'aspetto tanto fragile e semplice era stato capace di fermare un'armata barbara? A detta di sua moglie, l'anno precedente la forza delle sue preghiere aveva convinto Dio a mandare ai barbari il flagello della peste, costringendoli ad abbandonare la Macedonia.
- Di quale setta sei?  gli chiese Teodosio in tono ironico. Un tono che lo aiutava a sentirsi ancora un imperatore e non un fragile uomo malato.
- Se intendete chiedere qual  la dottrina che seguo  replic compunto il vescovo - vi risponder che seguo quella degli apostoli, con la Chiesa di Roma a capo di tutto, come sancito dal concilio di Nicea. Tutto l'Illirico, anzi, tutto l'Impero d'Occidente segue questa, la giusta dottrina. E' l'Impero d'Oriente a non seguire la via ortodossa e a essere ancora diviso in sette.
Teodosio rispose conformando il proprio tono alla seriet di Acolio:
- Se sopravvivo a queste febbri, cercher di porre rimedio a questo stato di cose, lo prometto. Ma non so se mi sar possibile: sembra proprio che io sia prossimo all'incontro con Dio. Quindi per ora siediti qui e inizia a illuminarmi con la tua dottrina.
Alla notizia della grave malattia di Teodosio, Graziano giudic opportuno mettersi in viaggio. Temeva che nella situazione ancora confusa dell'Oriente, qualche nuovo usurpatore approfittasse dell'occasione per farsi avanti.
Fortunatamente, vicino a Sirmium lo raggiunse la notizia della guarigione del collega. Graziano decise di fermarsi in citt e dopo un po' fu Teodosio a raggiungerlo.
Quando si rividero, fra gli altri era presente anche Probo, neo prefetto di Gallia e Italia, che portava i saluti di Valentiniano II e Giustina.
Naturalmente l'attenzione presto si concentr sulla situazione in Oriente. Tutti insieme discussero delle ultime vicende e Teodosio concluse:
- Complessivamente posso dire di avere la situazione sotto controllo, ora. Non  stato facile, Dio  dovuto venire in nostro soccorso pi di una volta.
Si guard intorno per assicurarsi di avere l'attenzione di tutti e prosegu:
- Ho avuto molto tempo per pensare alle cose di Dio nei miei giorni di malattia. Sapete che mi son fatto battezzare e ho parlato a lungo con quel sant'uomo di Acolio. Ebbene, ho compreso che anche la mia malattia  stata un aiuto che Dio ha voluto darmi: grazie ad essa, infatti, ho avuto tempo e modo di capire che l'impero pu ritrovare la sua unit solo in Dio.
- Acolio, dice che la mia guarigione  dovuta alla forza della mia fede, - continu Teodosio - io invece sono persuaso di esser guarito quando ho preso la decisione di impegnarmi a diffondere la fede cattolica ortodossa e a combattere le eresie. Quando ho compreso che Dio voleva questo da me, sono guarito.
Teodosio fece una pausa, guardandosi intorno per verificare leffetto delle sue parole sulle facce dei presenti. Soddisfatto da ci che vide, prosegu:
- Dobbiamo proclamare il nostro credo unica religione dell'impero.
Teodosio fiss Graziano. Graziano gli rispose:
- Come dice Ambrogio, non sono pi le aquile o il volo degli uccelli a guidare gli eserciti, ma Ges!
Sono favorevole a incrementare i segni del nostro favore alla religione cristiana. Un anno fa ho emanato una legge che vieta a chi ritorna al paganesimo di ereditare e di fare testamento, ma tu, Teodosio, intendi compiere un passo a favore dei niceni,  cos?
- Vero.  rispose Teodosio  la nostra  la giusta fede e dobbiamo essere coerenti! Ma non si tratta solo questo. Dobbiamo portare nell'impero l'ordine di un'unica fede, un'unica dottrina che compatti i romani.
- Quindi volete emanare un editto che proclami la religione cristiana ortodossa come unica legittima.  Costat Probo.
- S,  l'unica cosa sensata da fare.  Disse Teodosio.  Dobbiamo emanare un decreto valido per tutto l'impero, firmato da tutti e tre gli imperatori!
Probo sollev un problema:
- Personalmente sono favorevole, ma presumo che il giovane Valentiniano non vorr firmare e far leggere pubblicamente nella sua parte d'impero un editto che condanna la religione professata da lui stesso e da sua madre, la reggente Giustina.
Il nome di Giustina fece apparire una ruga fra le sopracciglia di Teodosio e oscur il viso di Graziano. Probo prosegu:
- Se mi concedete di esprimere la mia opinione, penso che sarebbe opportuno rivolgere l'editto esclusivamente al popolo di Constantinopolis e non a tutto l' impero. In questo modo riuscir, penso, a farlo firmare anche a Valentiniano. La firma di Valentiniano in un editto che  rivolto alla citt di Constantinopolis, sar vista in Occidente come ... come un atto di cortesia verso Teodosio, mentre nella parte orientale dell'impero conserver tutta la forza e il valore ecumenico che volete darle.
- In fondo l'arianesimo  diffuso soprattutto in Oriente, per via di Valente e Costanzo II prima di lui.  Continu Probo.  iniziamo la battaglia da qui, da Constantinopolis, dove il popolo  particolarmente ostinato e si intestardisce a osservare tradizioni sbagliate ...
Probo non ci mise molto a convincere gli altri a seguire i suoi suggerimenti. Si chiam quindi uno scrivano per dettargli un abbozzo del testo.
Il testo definitivo dell'editto, emanato poco tempo dopo, fu il seguente:
Imperatori Graziano, Valentiniano e Teodosio Augusti.
Editto al popolo della citt di Constantinopolis.
Vogliamo che tutte le nazioni che sono sotto nostro dominio, grazie alla nostra clemenza, rimangano fedeli a questa religione, che  stata trasmessa da Dio a Pietro apostolo, e che egli ha trasmesso personalmente ai Romani, e che ovviamente  mantenuta dal Pontefice Damaso e da Pietro, vescovo di Alessandria, persone con santit apostolica; cio dobbiamo credere, conformemente con l'insegnamento apostolico e del Vangelo, nell'unit della natura divina di Padre, Figlio e Spirito Santo, che sono uguali nella maest e nella Santa Trinit. Ordiniamo che coloro i quali non violino le affermazioni di questa legge abbiano il nome di cristiani cattolici. Gli altri li consideriamo come persone senza discernimento e ordiniamo di condannarli alla pena dell'infamia come eretici, e alle loro riunioni non attribuiremo il nome di Chiesa; costoro devono essere condannati dalla vendetta divina prima, e poi dalle nostre pene, alle quali siamo stati autorizzati dal Giudice Celeste.
Dato in Thessalonica,
nel terzo giorno dalle calende di Marzo,
nel consolato quinto di Graziano Augusto e primo di Teodosio Augusto.
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34. Mediolanum, settembre anno 381 d.C.
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Il Magister Officiorum Macedonio era il responsabile della segreteria di Giustina e dei servizi d'informazione e sicurezza, regolava le udienze imperiali, si occupava della posta e della scuola palatina ed era anche un convinto oppositore all'ingerenza di Ambrogio nelle questioni civili. Vedeva Giustina quasi ogni giorno, solitamente il mattino, per ricordarle gli impegni della giornata.
- Mia signora  le disse in una tiepida giornata di fine Settembre  purtroppo devo dire che avevo ragione di avvisarvi, lo scorso anno, che quell'editto rivolto alla citt di Constantinopolis, quello che proclamava come unicamente legittima la dottrina nicena, avrebbe avuto conseguenze importanti anche per noi. Probo vi convinse che non era determinante, ma ... Insomma, ora anche il sinodo di Aquileia si  concluso a nostro sfavore. E' terminato come avevo previsto: Palladio e Secondiano sono stati estromessi dalla chiesa perch ariani.
- Anche se il concilio precedente aveva riammesso Ario alla comunione?
- Certo. Non poteva che finire cos, visto che il nostro caro vescovo ha fatto in modo di non far partecipare i colleghi d'Oriente! C'erano solo due ariani, contro trentun niceni, e Ambrogio ha approfittato del vantaggio per trasformare il sinodo in un processo!
Il nostro Palladio ha chiesto che entrambe le parti scrivessero una relazione per il senato, da leggersi in pubblico in modo che tutti, cristiani, giudei, conservatori potessero intervenire nella discussione. Cosa c'era di pi giusto? Invece Ambrogio ha risposto I vescovi devono giudicare i laici e non i laici i vescovi! e ha iniziato con le sue domande agli ... imputati, appoggiato dai suoi. Il risultato era scontato: una condanna per eresia. E poi ha fatto in modo di chiudere i lavori entro la giornata, prima che potesse arrivare qualcuno dei nostri a dissentire.
- Mi manda su tutte le furie sapere che per legge l'autorit di condurre il sinodo gli deriva dall'essere vescovo della capitale imperiale, cio dalla nostra presenza qui.
- E' l'imperatore Graziano che gli ha fornito l'approvazione ed ha acconsentito a invitare solo i vescovi d'Occidente.
- Taci! Per Graziano il volere di Ambrogio  legge! E i poteri dei niceni si stanno allargando in modo incontrollato e incontrastato!
- S, Ambrogio a ogni nuova elezione sostituisce i vescovi ariani con i niceni, come ha fatto a Sirmium, senza alcun riguardo per la tua persona. Anche Teodosio ha il suo peso: da quando  stato nominato imperatore d'Oriente le inclinazioni pro-Nicea di Graziano si sono rafforzate.
- E un'influenza reciproca, sono entrambi niceni. Comunque, Graziano sta lasciando troppo spazio a Teodosio, come ne lascia troppo ad Ambrogio. La sua giovane et lo porta a fidarsi eccessivamente della loro lealt nei suoi confronti. Il solo fatto di condividere idee religiose non frener Teodosio e anche Ambrogio dal portare avanti prima di tutto quel che interessa loro, anche contro gli interessi di Graziano!
- Come voi, preferisco una Chiesa del popolo guidata da un collegio di vescovi che accetti l'autorit imperiale.
- Graziano pensa che la collegialit sia un'autonomia pericolosa e non controllabile, io invece penso esattamente l'opposto: in realt in un gruppo di persone il potere  frammentato e quindi pi contenibile, mentre con l'organizzazione gerarchica nicena l'imperatore rischia di essere scavalcato dal vescovo.
- Non  un rischio,  la realt dei fatti con Ambrogio, mia signora.
- Forse se lo scorso anno a Graziano non fosse morto quel figlioletto, avrebbe imparato a conservare con pi cura il potere annesso alla sua carica.
- Secondo voi, portar via la moglie da Augusta Treverorum dopo quel lutto  forse uno dei motivi per cui si  trasferito in permanenza qui a Milano?
- Pu essere, ma secondo me il motivo principale  un altro. Dicono che il confine occidentale sia l'inferno: per lui  stato allettante cedere agli inviti di Ambrogio e venire qua a farsi confortare.
- Mia Signora! Sento dell'acredine nelle vostre parole, forse non avete ancora superato il risentimento verso Graziano per aver dovuto restituire ai niceni la basilica che avevate fatto confiscare un paio d'anni fa?
- Lo ammetto, s! Quando si tratta di Ambrogio, io passo sempre in secondo piano per Graziano, neppure mi ascolta! E' bastato che Ambrogio si lamentasse e lui subito a giustificarsi dicendogli che io non lo avevo informato, che non era per iniziativa sua che la basilica era stata data agli ariani!
- E' stato il vostro praepositus sacri cubiculi, Calligonus, a ritenere che bastasse il vostro volere per procedere, che l'avallo di Graziano, oltre che difficile da ottenere, fosse in fondo superfluo.
- Il ragionamento di Calligonus non era sbagliato. Dopotutto, l'autorit di mio figlio, che io rappresento,  pari a quella degli altri due augusti! Fatto sta che abbiamo dovuto restituire la basilica e che per celebrare la Pasqua come si deve son dovuta andare ad Aquileia!
- Con sommo dispiacere di tutti i commercianti che avrebbero guadagnato un gruzzoletto se la corte fosse rimasta: molte delle persone disposte a spendere sono venute con voi, mia signora!
- Gi, sar meschino da parte mia, ma questo mi d una certa soddisfazione.
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35. Constantinopolis, autunno anno 382 dC
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Verso la fine di Novembre del 380, Teodosio aveva trasferito la corte a Constantinopolis.
Era sicuramente una sede pi sontuosa rispetto Thessalonica e un anno prima lo avrebbe un poco intimidito con i suoi vasti spazi e gli ambienti lussuosi, ma ormai si era assuefatto alla nuova carica e riteneva importante dimostrare a tutti di poter essere a suo agio in simili ambienti, come un vero imperatore doveva saper fare.
Gli avevano organizzato una lusinghiera accoglienza trionfale, che aveva accresciuto la sua fiducia e la sua sicurezza, cos si era gustato qualche giorno di relativo riposo in famiglia, di ottimo umore, senza dar peso alle voci che gli erano giunte di taluni che lo davano in rotta e non vincitore, quindi immeritevole di una simile celebrazione.
Non fosse bastata la propaganda come motivo del trasloco, cio la scelta di una sede imperiale consona alla scenografica rappresentazione di un monarca potente e dalle disponibilit illimitate, rimanevano comunque le qualit strategiche di questa citt circondata su tre lati dal mare a renderla la sede ideale.
Costantino l'aveva provvista di una cinta in muratura con torri di guardia a distanze regolari, aveva voluto un palazzo grandioso, sul modello di quello di Diocleziano a Spalato, una grande chiesa e un ippodromo dotato di passaggio diretto con l'area di palazzo. Valente aveva aggiunto un acquedotto a quello esistente dai tempi di Adriano e ampliato l'ipostila cisterna d'acqua che si trovava sotto la residenza imperiale, rendendo cos la citt in grado di ingrandirsi ulteriormente e la residenza imperiale in grado di ospitare pi persone.
Il palazzo era ormai una citt nella citt, occupava migliaia di metri quadrati, divisi in sei terrazze tra l'ippodromo e il mare. Era costituito da vari edifici amministrativi e di rappresentanza, da alloggi, cortili, caserme, oratori, chiese, fontane, terme.
Qui Teodosio aveva ricevuto, nel Gennaio del 381, Atanarico, divenuto l'unico sovrano dei visigoti dopo la morte di Fritigerno, e aveva preparato la sua strategia politica cercando di dare di s l'immagine di un imperatore diverso dai predecessori: non un despota, ma un monarca ligio ai valori cristiani, una persona affidabile e giusta.
Teodosio e Atanarico si erano conosciuti ai tempi di Valente, quando l'orgoglioso sovrano visigoto si era rifiutato di metter piede sul suolo romano per firmare un trattato di pace: i romani con il loro comportamento nei confronti del suo popolo lo avevano convinto a non fidarsi e aveva giurato, sdegnato, di non metter mai piede sul loro territorio. Era stata di Teodosio l'idea di superare il problema facendo incontrare i due sovrani in mezzo al fiume, su una zattera.
Dopo una serie di scontri con i suoi compatrioti rivali e ridotto da questi a mal partito, Atanarico si era risolto, non per s ma per salvare gli uomini della sua fazione, a infrangere il suo giuramento e a ricorrere all'aiuto dell'unico romano che gli aveva fatto una buona impressione e che ora si trovava in vetta alla scala gerarchica. Chiese protezione a Teodosio, in cambio dei suoi servizi.
Teodosio aveva ancora viva nella memoria l'impressione ricevuta da Atanarico in occasione del loro primo incontro: lo aveva giudicato un brav'uomo, che rappresentava una parte dinamica ma moderata del popolo goto. Cos, un po' per riscattare il comportamento romano nei fatti che avevano portato ad Adrianopoli, ma soprattutto cogliendo l'occasione di dimostrare la sua buona volont alla pace, Teodosio accolse Atanarico con amicizia e stima, andando personalmente ad accoglierlo fuori le mura e trattandolo con tutti gli onori. Memori del trattamento riservato ai goti qualche anno prima da parte del duce Massimo e del conte Lupicino, Atanarico e molti dei goti al suo seguito furono favorevolmente e felicemente colpiti dall'atteggiamento di Teodosio.
Quando quindici giorni dopo il suo arrivo, provato dalle vicissitudini degli ultimi tempi, Atanarico mor, Teodosio dimostr ancora una volta la sua considerazione riservandogli un funerale magnifico e un posto nel mausoleo imperiale, guadagnandosi in questo modo la lealt perenne dei goti al seguito, che scelsero in massa di passare al suo servizio.
L'episodio relativo ad Atanarico e l'atteggiamento sempre equilibrato di Teodosio, furono la premessa per la pace che termin con il trattato del generale Saturnino nel 382.
Della pace del 382 i detrattori, per la maggior parte pagani perseguitati dalle nuove leggi miranti a espandere il cattolicesimo, dissero che era stata ottenuta solo perch i goti avevano ormai ben poco da razziare e avevano perci risolto di accettare le alte paghe offerte loro per entrare a far parte dell'esercito. In pi, continuavano a prendere quel che volevano senza pagare, protetti dall'etichetta di soldati concessa dall'imperatore.
Il trattato, che avrebbe tenuto a bada i barbari per una decina d'anni, era davvero una pace costosa: assegnava ai goti la cittadinanza romana, terre da coltivare esenti da tasse in Tracia, Mesia e Pannonia e assumeva nell'esercito un nutrito contingente con paghe alte, il tutto in cambio dell'impegno a intervenire come alleati agli ordini dei romani in caso di guerra e della protezione dei confini.
Tuttavia non c'erano, secondo Teodosio, alternative a questa politica: lo status quo della supremazia romana era stato rotto con Adrianopoli e la forza era una bilancia che ormai pendeva dalla parte dei barbari. Si dovevano usare prudenza, buonsenso e astuzia per riportare un po' di equilibrio, equilibrio che rimaneva comunque fragile.
Teodosio, insomma, non fece che amministrare un cambiamento ormai irreversibile.
La presenza di tanti stranieri nelle forze armate era un problema: l'integrazione era difficile, gli ufficiali si lamentavano del comportamento dei goti, dicevano che erano indisciplinati e attaccabrighe, inaffidabili, pronti a tradire i romani con i compatrioti che trovavano nelle schiere nemiche. Teodosio si arrabbiava quando gli parlavano di queste cose: sapeva benissimo che generalmente i soldati avevano un atteggiamento da uomini superiori nei confronti delle nuove leve, provocavano e schernivano in continuazione, e sapeva che i goti erano abbastanza fieri da non lasciar correre.
A un certo punto, temendo disordini, visto il numero dei barbari, dovette mandarne un contingente in Egitto al seguito di Osmida, il principe persiano. Il giorno in cui prese questa decisione divenne di umore intrattabile e quando rientr a palazzo, i suoi familiari se ne tennero prudentemente alla larga.
Teodosio generalmente usava l'ira come uno strumento, per dare forza ai suoi ordini. Purtroppo per non ne aveva il pieno controllo e non era raro che si lasciasse andare a terribili sfoghi, esplodendo per cose che i suoi interlocutori potevano giudicare inezie, ma che per Teodosio erano la goccia che faceva traboccare il vaso.
Quella sera, nel triclinio, moglie, figli, nipoti e pochi altri mangiavano in insolito silenzio, sotto il cielo temporalesco del cipiglio di Teodosio.
Zio, - lo interpell audacemente la dodicenne Serena, la pi giovane delle figlie di suo fratello Onorio, adottate alla morte del padre -  vero che hai indetto giochi e corse di bighe per i prossimi giorni?
S, l'avevo promesso alla popolazione di Constantinopolis  rispose Teodosio, addolcendo il suo cipiglio di fronte alla nipote preferita.  anche se da un punto di vista cristiano sono divertimenti che mi lasciano un po' dubbioso.
- A me piacerebbe assistere a una corsa. Deve essere emozionante! Che squadre ci saranno?
- Serena! Non  spettacolo che si addica a una signora  Intervenne Elia Flaccilla.
- Gli azzurri, i bianchi, i rossi e i verdi.  rispose invece Teodosio, divertito.
- Padre, potr far cadere io la mappa per il via?  Interruppe, eccitato, Arcadio
- Vedremo, figliolo, se ti applicherai allo studio un po' pi del solito ....
- Zia Placidia  disse Serena, chiamando Elia Flaccilla col suo nome greco  potresti venire anche tu: la presenza di alcune dame potrebbe influenzare positivamente le gare ed evitare le risse fra tifosi.
- Nemmeno per sogno!  rispose scandalizzata Placidia, suscitando le risa di Serena, che in realt non aveva alcuna intenzione di assistere alle gare. Anche Teodosio sorrise, comprendendo lo scherzo.: certo sua nipote aveva sempre il modo di rasserenarlo! Anche se di solito a spese della zia.
Fin dai giorni di Cauca, quando l'idea di diventare imperatore era ben lontana dalla sua mente, a Teodosio piaceva avere intorno Serena, la trovava adorabile con il bel visetto, le folte trecce bionde, i suoi modi da donnina, la sua vivacit a volte irriverente. Se la portava spesso a casa e anche ora sorrideva fra s al ricordo della buffa espressione seccata che aveva assunto il suo faccino, quando aveva detto alla balia: Perch mi porta via dalla mia casa? Questo qui comanda sempre tutti!. Infine se l'era portata a casa definitivamente, alla morte del fratello. Aveva adottato lei e anche la sorella Termanzia. Rammentava il momento del loro primo ingresso a corte come chiaro indizio del carattere delle due sorelle: erano entrate entrambe impacciate, tenendosi per mano, intimidite da tutte quelle persone estranee che le guardavano; Termanzia si era subito ritirata in un angolo rispondendo alle domande a monosillabi, vergognosa e con la testa bassa, Serena si era invece ben presto ripresa, dimostrando che le piaceva essere al centro dell'attenzione!
La tranquilla Termanzia era diventata una dolce compagnia per la zia Elia Flaccilla, Serena si era invece abituata a star intorno allo zio, se era presente: le piaceva l'aura di potere che lo circondava.
- Zio, posso chiederti cosa ti angustiava tanto prima di cena?
Nel triclinio erano rimasti solo Serena e Teodosio. Teodosio aveva congedato gli uomini, Elia Flaccilla e le donne si erano recate alla cappella, Arcadio era tornato ai suoi giochi.
Capitava spesso che Serena si fermasse a confortare lo zio dopo una giornata dura e tutti gliene erano grati: nessun altro si sentiva in grado di dominare o sopportare i malumori imperiali.
Serena era cosciente dell'importanza del suo compito, era diventata piuttosto abile nell'assolverlo e ne ricavava una certa gratificazione. Sapeva blandire, sostenere, comprendere ... e ottenere ci che voleva dallo zio, anche se in modo ancora ingenuo e semplice, con un candore che era gran parte del suo fascino agli occhi di Teodosio.
- Ero arrabbiato per l'ottusit di certi ufficiali. La maggior parte, a dire il vero.  le rispose
- Cos' successo?
- A questi ... ragazzoni hanno raccontato fin dalla pi tenera et che Roma  una civilt superiore e loro hanno capito che i romani sono superiori agli altri.
- Non  cos zio?
- Nel senso che Roma ha saputo coltivare valori che le hanno dato grandezza. Ora piccoli stupidi individui come questi pensano che basti essere romani per avere il diritto di calpestare uomini migliori di loro.
- Mi vuoi dire finalmente cosa  successo?
- Nulla di particolare. Per l'ennesima volta alcuni ufficiali sono venuti a lamentarsi dei goti. I goti si azzuffano, i goti non ubbidiscono, i goti sono troppi, i goti qui, i goti l. Io so bene per come i romani li trattano. Che cosa pretendono da me? Che risolva anche le loro bambinate? Mi sono arrabbiato perch sono stati gli ufficiali a lamentarsi, non sanno gestire la situazione e ho dovuto allontanare un intero contingente. Se neppure gli ufficiali capiscono qual  l'atteggiamento giusto, dopo tutti gli esempi che ho dato, cosa mai posso fare?
- Qual  l'atteggiamento giusto?
- Serena! Te l'ho gi spiegato altre volte. Bisogna essere aperti e avere rispetto. Un poco di buona volont. Concentrarsi sui valori cristiani  d'aiuto, anzi penso sia la strada da percorrere per la piena integrazione: i romani vogliono proseguire nel benessere della loro civilt, i barbari vogliono vivere come i romani. Vogliamo la stessa cosa quindi non rimane che imparare a convivere.
- Dimmi, anche il generale Stilicone si  lamentato?
- Stilicone? E' uno dei pochi che capiscono. Del resto da parte di padre  un vandalo. Come mai t'interessi a lui?
- Cos, mi sembra un tipo notevole.
- Ehi! Non sar perch  giovane, aitante e belloccio? Se inizi a interessarti agli uomini, sar meglio che ti trovi un marito!
- Mia sorella ha un fidanzato da un paio d'anni, mentre tutti si ostinano a trattare me come se fossi ancora una bambina.
- Oh, l l! Certo che se a dodici anni non hai ancora un fidanzato, rischi di diventar zitella!
- No, certo, ma averne uno mi darebbe la sicurezza di non diventarlo.
- Capisco.  Teodosio fece una pausa, sorridendo sotto i baffi. Poi comment:
- Stilicone, eh?
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36. Graziano - primavera anno 383 d.C.
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Massima Faustina Costanza mor verso la fine dell'inverno, senza riuscire a dare un figlio all'imperatore Graziano, nonostante diverse gravidanze. Gi l'indomani del triste evento, i cortigiani iniziarono a escogitare nuovi intrighi per collocare accanto all'imperatore una nuova sposa che, oltre a fornire l'agognato erede, portasse vantaggi alla propria fazione.
Graziano concordava sulla necessit di un nuovo matrimonio, ma questa volta voleva scegliere da s la sposa e desiderava farlo senza seguire i criteri politici che avevano portato alla scelta della sua prima moglie. Flavia Massima Faustina Costanza era stata scelta per consolidare le ragioni dinastiche del suo governo, ma ora Graziano riteneva di non aver pi bisogno di simili rafforzamenti. Voleva semplicemente una sposa che fosse di suo gusto.
Coloro che lo circondavano fecero a gara nel proporgli nomi di belle e nobili fanciulle, ma ...
- Ascolta, Sabino, - disse Graziano al compagno, mentre trottavano verso Augusta Treverorum, di ritorno da una breve partita di caccia - Clovia  veramente bella come dicevi, ma  cos poco istruita ... Sai, vorrei una donna con cui sia possibile scambiare anche qualche parola, ognitanto. L'altra, quella bionda ... non ricordo come si chiama ...
- Paplianilla Pomponia?
- S. Ecco, lei  cos ... autoritaria e ambiziosa! Governerebbe una propriet in modo eccelso, ma ... non sono disposto a cederle l'impero!  Graziano ridacchi alle proprie ultime parole e il compagno gli fece eco.
- Sai, per il momento non ne posso pi di incontrare fanciulle in et da marito. Soprattutto le loro madri e i vari parenti! Penso che rimander la faccenda di un mese o due.
Graziano, in realt, mirava ad altro ed aveva un piano preciso. Per una volta voleva fare di testa sua, senza interferenze da parte dei cortigiani. Disapprovava quel sistema di trovar moglie, basato su raccomandazioni di aristocratici ambiziosi, lo trovava poco idoneo ai suoi scopi e aveva deciso di cercare una sposa a modo suo.
Il mattino di qualche giorno prima, proprio mentre il servitore addetto a questo compito apriva le imposte del suo cubiculum, si era destato con l'impronta di un bel sogno nella mente.
- Ah, se potessi essere amato per me stesso e non per l'impero!  Gli era sfuggito, ancora assonnato.
- Dovreste divenir povero!  Aveva commentato a bassa voce il servitore.
- Che cosa hai detto?
- Perdonatemi, mio signore! Scusate questo vecchio servitore che non sa pi controllare la propria lingua!
Il servitore, nel dire queste parole si era sprofondato in un inchino che portava la sua testa quasi all'altezza delle ginocchia.
- No, no, ripeti quel che hai detto!
- Mio signore, la vostra bont  riconosciuta in tutto l'impero. Vi prego perdonatemi!
- Va bene. Ti perdono per aver parlato quando invece dovresti svolgere il tuo compito senza farti notare. Adesso ripeti quel che hai detto. Ero assonnato e non ho ben compreso, ma ho intuito che era importante.
Il servitore aveva bofonchiato qualcosa, senza osare guardare l'imperatore.
- Senti, come ti chiami?
- Picus, mio signore.
- Bene, Picus, ti ordino di ripetere chiaramente quel che hai detto poco fa. E bada che sto per arrabbiarmi!
- Mio signore, ho detto ... ho detto che dovreste diventar povero. Vi assicuro, non era un augurio di malasorte, non volevo dire ...
- Ma hai ragione!  lo aveva interrotto Graziano.  S! E' quello che devo fare! Devo conoscere fanciulle in et da marito tramite canali non ufficiali, semplicemente, come fanno i plebei! Picus, visto che sei cos saggio, dimmi come dovrei fare, secondo te.
- Mio signore, - aveva risposto Picus, rinfrancato e inorgoglito dalle parole di Graziano  travestitevi da povero!
Graziano aveva riso di cuore: sul momento la semplicit di quella risposta lo aveva divertito.
- Va bene, Picus. Ora vai e tieni per te questa nostra conversazione.
- Signore, state tranquillo, se ne parlassi sarei punito!
Il giorno successivo, quando Picus era entrato nel suo cubiculum per aprire le imposte, Graziano era gi sveglio. Il giorno prima la frase del servitore, travestitevi da povero, gli era balenata davanti di continuo, finch l'idea non gli era apparsa poi cos assurda.
- Picus, tu sai come si veste un povero?
Con la consulenza di Picus, Graziano prepar il suo piano. Consisteva nel travestirsi da povero, la faccia sporca di terra, le vesti polverose e lacere (anche se pulite, a parte la polvere: non era necessario puzzare come animali mal curati per sembrare poveri, aveva dichiarato Graziano) e frequentare basiliche in incognito, con la sola scorta, a debita distanza, di qualche uomo di fiducia.
La prima fanciulla che suscit il suo interesse fu Leta, figlia di Tisamena e Leto, a Constantia39. La sua famiglia non era una delle pi antiche e potenti, ma possedeva comunque dignit aristocratica. La fanciulla era molto graziosa, ben vestita ma senza lussi eccessivi e, gli dissero, abbastanza istruita e molto pia.
- Fatemi la carit di un soldino ... - Disse Graziano, afferrando l'orlo della veste di Leta quando gli pass vicino per entrare in chiesa, accompagnata dalla madre, da un'ancella, probabilmente la balia, e da un servitore.
- Come osi! - Esclam il servitore, sollevando un nerbo per batterlo.
- Fermo! - Intim la fanciulla.  Non ha fatto nulla, non colpirlo.
Il servitore lo colp ugualmente, con cattiveria:
- Questi straccioni devono imparare a stare al loro posto!
Tisamena lo ferm prendendogli il braccio e rimproverandolo, mentre Leta si chinava premurosa verso Graziano:
- Vi ha fatto molto male?
- No, mia signora, non preoccupatevi per me, dovrei essere abituato!
- Siete giovane.  Costat Leta guardandolo in viso.  Sembrate anche ben in forze, questa non dev'essere la vostra condizione abituale. Come vi siete ridotto in questo stato?
- Siete una buona osservatrice, mia signora.  Rispose Graziano.  Mi ha perseguitato la sfortuna, ultimamente.
- Qual  il vostro mestiere? Che cosa sapete fare?
- So badare ai cavalli.
- Sembrate anche istruito.
- So come rivolgermi a signore come voi.
- Bene! Nostro signore Ges ci ha insegnato che i talenti non vanno sprecati e voi sembrate nasconderne qualcuno.  Intervenne Tisamena.  Presentatevi al nostro amministratore, domani. Trover qualcosa da farvi fare.
- Grazie mia signora!  Rispose Graziano, colpito favorevolmente dal comportamento della coppia.
Graziano incontr una seconda fanciulla di suo interesse ad Augusta Treverorum e una terza a Mediolanum, ma entrambe non ressero il confronto con Leta. Leta gli era apparsa non solo graziosa, ma anche intelligente, sinceramente devota al corretto credo e altruista.
Era stato tentato di presentarsi a casa di Tisamena, ottenere l'impiego promesso e rimanere il tempo necessario a raccogliere qualche altra informazione presso i servitori, come uno di loro. Aveva per scartato l'idea quasi subito: il rischio di essere riconosciuto sarebbe diventato alto e giustificare le sue azioni alla corte, a quel punto, sarebbe stato ... complicato.
Quel lavoro a casa di Tisamena poteva esser fatto dagli uomini del suo magister officiorum.
- Leta, vieni via di l, non sta bene che tu osservi un uomo dalla finestra!
- Via, lasciami dare un'occhiata, balia, sar il mio sposo, dopotutto.
- Che succeder se lui alza lo sguardo e ti vede? Che cosa penser di te, piccola sfacciata?
- Non pu vedermi, sono nascosta dalle cortine.
- Meglio non correre il rischio. Avrai modo di osservarlo pi tardi.
Leta ebbe comunque il tempo di vedere avvicinarsi alla villa un aitante cavaliere, su un superbo cavallo bianco, avvolto elegantemente nel rosso mantello imperiale e circondato da una nutrita scorta, magnificamente equipaggiata.
Sapeva che l'imperatore era giovane, aveva solo dieci anni pi di lei e le avevano detto che era anche attraente. Da quel che aveva visto dalla finestra, sembrava proprio fosse vero: era molto fortunata! Quel che non si aspettava era di riconoscere nel giovane imperatore il mendicante incontrato un paio di mesi prima.
- Voi siete ... s, voi siete quel mendicante che mi tocc la veste qualche tempo fa!  Gli disse, sorpresa, quando lo riconobbe.
- Mi avete dunque riconosciuto, nonostante la brevit del nostro primo incontro! Siete veramente una buona osservatrice.
La dolce Leta s'innamor del suo principe e fece del suo meglio per renderlo felice. Ma il suo amore e la sua dolcezza non poterono tenere Graziano lontano dai suoi doveri molto a lungo. E, per la verit, neppure dalla sua attivit preferita, la caccia.
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37. Britannia, primavera anno 383 d.C.
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Amarezza e gelosia erano cresciute troppo per essere contenute e Massimo era divenuto parte di una fazione avversa a Graziano, una direzione che gli aveva precluso ogni altro avanzamento di carriera e che aveva impostato un circolo vizioso: le ambizioni frustrate aumentavano il rancore e viceversa.
I punti deboli di Graziano non erano sfuggiti all'occhio rancoroso di Massimo e in pochi anni, mentre giungeva alla guida del dissenso, i suoi giudizi negativi da velati si fecero espliciti.
Nel relativo isolamento della Britannia, le critiche al giovane imperatore trovarono spazio senza che alcuno intervenisse e divennero sempre pi condivise, anche perch Graziano sembrava fare del suo meglio per sostenerle.
Infatti, privato degli stimoli continui fornitigli dal padre, il giovane imperatore era scivolato sempre pi nell'indolenza. Con il passare del tempo e gli intrighi di corte, aveva allontanato quei noiosi consiglieri che avevano coperto la sua debolezza di carattere e che avevano avuto su di lui un'influenza positiva, sostituendoli con simpatici adulatori che lodavano la sua perizia in materia di cavalli e apprezzavano la sua abilit nel tiro con l'arco e col giavellotto. Costoro assecondavano le sue prodezze sportive fino al punto di allestire per lui appositi parchi popolati di fauna e, mentre lui era a caccia, gestivano il potere al posto suo.
Il pretesto e l'occasione per la ribellione arrivarono a Massimo con la notizia di nuovi arruolamenti di barbari al servizio di Graziano, ad alte paghe. Percependo il forte malumore causato fra le truppe da questa notizia, si accord con i suoi sostenitori e organizz con il loro aiuto una riunione che avrebbe coinvolto una vasta platea. Una riunione che sarebbe servita a verificare in via definitiva se i tempi erano maturi per l'azione. Se le cose fossero andate come Massimo sperava ...
Il giorno programmato Massimo si avventur nel pi audace e scoperto discorso della sua carriera. S'infiamm per le sue stesse parole e lasci che la sua ira alla fine esplodesse in un tono rabbioso:
- ... dunque Graziano ha assunto un contingente di alani come guardia personale, perch lo assistano nella sua attivit principale: la caccia! E poich quest'attivit  basilare per il bene dell'impero, ha concesso loro uno stipendio doppio del normale!
Che posso dire io ai miei soldati, che stentano e chiedono pane per le loro famiglie? Dir loro che  giusto premiare i barbari e punire i romani?
Ditemi, che cosa fa Roma per noi? Serviamo solo a pagare tasse!
Massimo continu per un po' sulla falsariga, illustrando e ricordando tutte le ingiustizie dell'amministrazione centrale, pronta a pretendere tributi e per contro a negare ogni aiuto. L'assemblea ascoltava, non troppo sorpresa dall'audacia delle parole di Massimo, poich preparata in precedenza da un'abile propaganda. Mormorii di approvazione iniziarono a sentirsi qui e l.
- Teodosio,  Prosegu Massimo - uomo che ben conosco fin dalla giovinezza, con cui ho intrapreso campagne di successo, ha ottenuto un impero nonostante un tradimento. Noi, che in passato abbiamo raggiunto successi di pari grado, ma che a differenza di lui abbiamo un passato senza macchia, cosa abbiamo ottenuto per i nostri meriti? Per Graziano valiamo meno dei cacciatori alani!
Un paio di mesi fa Teodosio ha nominato suo figlio augusto, senza neppure consultare Graziano. Nulla di male. Graziano  avvezzo a farsi scavalcare, come sapete.  Massimo si riferiva alla nomina di Valentiniano II e il suo tono era diventato ironico.
Il massimo della sua reazione somiglia a quella di una donna che risponde a un approccio virile dicendo: Non mi toccare.
Massimo pronunci quest'ultima frase in falsetto, imitando un timbro di voce femminile e tutti risero. Li lasci ridere e scambiarsi delle battute, poi ammon:
- Svegliamoci, amici miei. Nessuno parler o agir a nostro favore se non noi stessi. Nessuno interverr in nostro aiuto, continueranno a spremerci, se non reagiremo. E' tempo di passare all'azione! Non vogliono darci quel che ci  dovuto? Prendiamocelo!
Come pianificato, qualcuno fra i presenti inizi ad acclamare Massimo imperatore. Altri gli fecero eco e le grida si propagarono.
Massimo rispose, affettando modestia:
- Commilitoni, amici,  arduo prendere sulle mie spalle un simile pesante fardello. Siete consapevoli che una ribellione coinvolger tutto l'impero e non solo la Britannia? Mi state chiedendo di impegnare tutto il mio futuro in un'avventura e non c' ritorno nell'intraprendere questa via. Tuttavia ... la misura  colma ed io ... in fondo non posso che far meglio di Graziano ...
Massimo afferr le parole di un graduato che urlava l vicino e gli rispose:
- S, se sar il vostro imperatore, anche i miei soldati avranno alte paghe. E occasioni di carriera, se saranno meritevoli!
Queste ultime promesse sollevarono un vero grido di gioia ed eccitazione.
L'esercito britannico era pronto alla guerra civile.
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38. Graziano - anno 383 d.C.
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A Lutetia il quartier generale di Graziano si trovava in quella stessa villa che aveva ospitato Valentiniano ai tempi della sua grave malattia, sedici anni prima. Nella stanza adibita a sala riunioni, Merobaude, console in carica e capo delle forze armate, e il conte Balione, solitamente incaricato di proteggere i fianchi dell'esercito con la sua cavalleria, stavano parlando sottovoce fra loro, un po' scostati dagli altri:
- ... Non lo sapevi?  diceva Merobaude a Balione - Quando sono andato a cercarlo per riferirgli di Massimo, l'ho trovato che stava rientrando da una battuta di caccia con i suoi alani. Ed era vestito come uno di loro, calzoni, piume, collane e tutto il resto. Quasi non lo riconoscevo. Purtroppo non ho avuto alcun modo d'impedire che anche gli uomini lo vedessero. Ti puoi immaginare le loro facce, non riuscivano a nascondere il disagio e anche il disprezzo.
- Che umiliazione! Non aveva certo bisogno di quest'altro colpo alla sua immagine. Adesso mi spiego certe battute sentite fra i soldati. Mio Dio! Ormai  un uomo, ha venticinque anni, dovrebbe aver capito che un imperatore deve rimanere tale in ogni occasione!
- Adesso come glielo diciamo?
- Dire cosa?  Chiese Graziano che, arrivando, aveva afferrato le ultime parole.
Tutti i presenti scattarono sull'attenti.
- State comodi.  Disse Graziano. Allora, che novit ci sono?
- Mio signore,  gli rispose il conte Balione  come sapete, l'usurpatore Massimo ha messo in campo, oltre alle truppe, anche una efficace campagna di propaganda, per indurre i nostri al tradimento, alla defezione. Purtroppo devo comunicarvi che, anche questa volta, il gioco gli  riuscito e buona parte della cavalleria se n' andata, stanotte.
- Insieme a diversi contingenti di truppe d'appoggio.  aggiunse Merobaude.
Graziano impallid.
- Com' potuto accadere? Io rappresento il potere legittimo! Ho parlato alle truppe dopo il tradimento dei mauritani. Pensavo di aver ben spiegato che la ragione e Dio sono dalla nostra parte!
- I soldati capiscono pi le ragioni della forza e della borsa che quelle della legge di Dio!  rispose Balione  E Massimo non lesina le promesse. Ci  giunta la conferma che ha mandato i suoi accoliti presso le guarnigioni appena  sbarcato in Gallia, promettendo a tutti alte paghe e onori. Purtroppo, non sono pochi quelli che hanno deciso di prendere le sue parti. Come intenda mantenere tutte queste promesse non  chiaro: noi sappiamo quanto costa un esercito! Ma intanto, con il malcontento generalizzato che c', il rivoletto delle defezioni  diventato un fiume.
- Cosa mi consigliate?  chiese Graziano.
- Possiamo valutare se attaccare subito, prima che altre truppe disertino. Giochiamo sulla sorpresa!  Disse uno dei generali, ma il suo tono mancava di convinzione.
- Possiamo fidarci?  Disse Balione.  Voglio dire: non mi sorprenderebbe se altri ci abbandonassero nel corso della battaglia! Io propongo di colpire in tanti piccoli scontri e nel frattempo arretrare. Con la disparit di numero che si  venuta a creare  l'unica tattica attuabile.
- Nel frattempo Voi, mio signore, dovreste andare a sud e organizzare un'altra armata  Disse Merobaude.
- Siamo a questo punto?  Chiese Graziano - Devo fuggire?
Un paio di mesi dopo a Lugdunum40, Graziano cercava di raccattare i pezzi della sua vita e di metterli insieme, come stava facendo con le truppe. Si sentiva sconfortato dalle difficolt, sempre maggiori, con il dubbio che il loro crescendo fosse dovuto alla propria inadeguatezza.
Ora, amaramente, pensava di comprendere le ragioni che avevano spesso portato suo padre alla crudelt: Valentiniano non faceva, dopotutto, che governare la sua quadriga, teneva saldamente in mano le redini di quei cavalli scalpitanti che erano l'esercito e usava la frusta perch era un linguaggio che gli animali intendevano subito. E nonostante tutto lo amavano!
Tuttavia questo non voleva certo significare che Valentiniano avesse avuto ragione a usare la forza in quel mondo brutale. Graziano continuava a credere che la nuova via fosse la religione nicena, con i valori di cui parlava Ambrogio, e che il comportamento del niceno Teodosio fosse per lui un modello pi consono che non quello di suo padre. Voleva, come Teodosio, amministrare l'inevitabile transizione, guidare l'impero verso un mondo nuovo che avrebbe visto barbari e romani convivere, con la mediazione della religione nicena.
Sembrava per che Dio non lo proteggesse, cos come aveva detto Ambrogio, quale legittimo imperatore, difensore e divulgatore del vero credo. In cosa aveva sbagliato?
Anche se la religione cristiana rimaneva la strada maestra, un altro modo per raggiungere l'integrazione era attirare l'attenzione sulle caratteristiche positive e degne d'ammirazione delle varie popolazioni. Nel vestirsi come un alano, Graziano aveva inteso stabilire un ponte d'amicizia fra barbari e romani: se l'imperatore apprezzava l'abilit degli alani come cacciatori, ben potevano farlo i soldati! Capiva solo ora il proprio errore di valutazione: lui non aveva pregiudizi, ma i soldati s, eccome! Lo aveva letto sui loro volti quando con Merobaude lo avevano raggiunto nella foresta dove era intento alla caccia. I barbari dovevano diventare come i romani e mai viceversa! Indossando vesti alane non aveva innalzato il loro livello, aveva abbassato il proprio. Aveva perso, forse definitivamente, la stima dell'esercito.
Anche Teodosio, cui aveva sempre guardato con ammirazione, aveva tradito le sue attese. In Gennaio, l'imperatore d'Oriente aveva conferito a suo figlio Arcadio il titolo di augusto, nonostante Graziano avesse negato il suo consenso. C'era stato uno scambio aspro di messaggi, dopodich Teodosio aveva rifiutato l'aiuto del suo esercito contro Massimo, con la scusa di disordini sul confine persiano.
A fine Luglio un portaordini gli recapit una lettera di Merobaude. Lo informava crudamente sugli ultimi fatti, gli scontri avvenuti con l'usurpatore, pi che altro delle scaramucce, e gli raccontava di esser venuto a sapere che Massimo aveva chiesto a Teodosio di riconoscerlo quale imperatore. Terminava dicendo:
 Mio signore, nell'ultimo scontro quel che rimaneva della cavalleria  stato annientato e il Conte Balione  stato catturato. Massimo ha proposto anche a lui di riconoscerlo quale imperatore e passare cos dalla sua parte. Dato che il Conte ha rifiutato sdegnosamente, l'ha fatto strangolare sul posto e ha poi fatto in modo che la notizia mi arrivasse subito. Ora egli  alle porte di Lutetia e non impiegher molto a penetrare le nostre deboli difese. Massimo  arrabbiatissimo per il tempo che gli sto facendo perdere e il mio comportamento  gi una risposta alla sua richiesta di tradirvi. Pertanto ho deciso che non cadr vivo nelle sue mani, non gli dar la soddisfazione di vedermi umiliato davanti a lui.
Mio signore, nel dirvi addio vi prego di fare attenzione: un nutrito contingente  sulle vostre tracce e il tradimento  l'arma preferita di questo generale.
Dopo questa lettera dolore e sconforto si abbatterono una volta di pi su Graziano: Flavio Merobaude aveva deciso di suicidarsi, piuttosto che subire l'umiliazione di cadere nelle mani di Massimo.
Merobaude era stato una guida, quasi un secondo padre per lui, il vero comandante in capo delle forze armate, sue e di suo fratello Valentiniano. Graziano gli doveva molto, e, soprattutto, non sapeva come degnamente sostituirlo.
Quello era decisamente un anno difficile, si disse Graziano, anche pi difficile dell'anno in cui era morto suo padre!
A Marzo sua moglie, Faustina Costanza, che non era riuscita a dargli un figlio abbastanza forte da sopravvivere alla prima infanzia, era morta di parto e neppure il nuovo figlioletto era sopravvissuto.
L'esigenza di un erede l'aveva indotto a risposarsi subito e la sua scelta era caduta su Leta, una giovane che aveva trovato deliziosa. Ora, in mezzo a tante sventure, Graziano ricevette dalla moglie un breve scritto che gli risollev il morale:
Saluto il mio signore. Ho appreso delle vostre disavventure e ho pensato di potervi essere un poco di conforto. Pertanto sono giunta in citt, in compagnia di mia madre, sperando di farvi cosa gradita se vi visiter domani.
Se desiderate venirmi incontro, caro marito, far il percorso che passa dai giardini delle terme, verso l'ora quinta. Non datevi la pena di rispondermi, so quanto siete impegnato! Se non vi trover al luogo convenuto, torner da dove son venuta senza importunarvi ulteriormente e senza portarvi rancore. Leta
Graziano era felicemente sorpreso dall'iniziativa di Leta: la sua dolce nuova sposa era cos devota e premurosa!
L'indomani si rec a incontrarla, di buon umore come da mesi non gli capitava, fermandosi ad attenderla sulla piazzetta lastricata antistante alle terme: un passaggio obbligato per chi si recava alla sua residenza arrivando dai giardini e uno spazio abbastanza ampio da contenere entrambe le scorte.
Una fontana con il suo lento zampillio dava una sensazione di frescura nella calda giornata di fine Agosto e nell'attesa Graziano si rilass, preparandosi finalmente a una breve e ritemprante pausa fatta di piacevoli, leggere conversazioni, con intrattenimento di poeti e musici, buon cibo e, perch no? Sogn le gioie del talamo che sarebbero seguite.
Vide la lettiga arrivare dai giardini, riconoscendola per la nutrita scorta che la circondava e si avvi, impaziente, seguito dalle sue guardie a breve distanza. Scost le candide cortine con un ampio sorriso di benvenuto ... e si trov davanti ad un generale della sua cavalleria, Andragazio, con il pugnale gi levato a colpirlo, un'espressione feroce sul volto reso pallido dalla tensione dell'agguato.
Graziano mor senza quasi rendersene conto.
La giovane nuova moglie di Graziano, Leta, pianse tutte le sue lacrime quando seppe di essere stata la protagonista inconsapevole di un inganno che aveva portato suo marito alla morte.
Nonostante fosse molto giovane e nonostante il suo matrimonio non fosse durato che qualche mese, non si rispos pi.
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39. Giustina e Ambrogio, anno 383 d.C.
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In Giustina il sentimento prevalente era di viva preoccupazione per la rapida avanzata di Massimo. Suo figlio era costretto ad affidarsi interamente ai suoi generali per la propria difesa, in un'epoca che si macchiava di continue defezioni! Teodosio, inoltre, aveva gi riconosciuto il suo compatriota quale Augusto delle Gallie, Hispania e Britannia, entrambi appartenevano alla stessa fazione religiosa ed erano stati commilitoni e amici in giovent: poteva tutto questo essere premessa di una futura alleanza a spese di Valentiniano?
Con simili ombre d'incertezza che si allungavano sul destino di suo figlio, quel che per lei pi contava della morte di Graziano, era che era venuto a mancare un baluardo contro Massimo. Il fronte della lotta contro l'usurpatore si apriva ora direttamente davanti al suo Valentiniano.
Ultimamente aveva odiato il figliastro, per via del suo zelo niceno. Ampiamente consigliato da Ambrogio, Manlio Teodoro e altri irriducibili, Graziano aveva emesso editti in materia religiosa a raffica, dopo quello di Thessalonica: aveva, fra l'altro, tolto le rendite ai templi pagani, revocati i privilegi economici a vestali e sacerdoti non niceni e rimosso di nuovo l'altare della vittoria presso la curia romana (gi rimosso da Costanzo e poi riposizionato da Giuliano). Tutte azioni con cui Giustina non era d'accordo.
Lo aveva detestato, ma era pur sempre il fratello di suo figlio e fra le tante emozioni causate dalla sua morte emerse anche un sincero dispiacere per la sua giovane vita stroncata.
La sera in cui giunse la notizia, le varie tensioni in Giustina s'incanalarono in un lungo pianto dalle ragioni confuse: dispiacere per Graziano, timore per suo figlio, incertezza sul futuro. Ortensia la consolava come poteva:
- Bambina mia, non struggerti cos, vedrai che le cose andranno meglio. Ci sono tanti valenti generali e cavalieri al tuo servizio e Bautone sa il fatto suo! Su, su, adesso basta, per come Graziano ti ha trattata ultimamente, non vale le stesse lacrime che hai versato per suo padre! Dai, non ti riconosco pi, sei una donna cos forte ...
Il lungo pianto comunque allent l'angoscia di Giustina e la liber dal pessimismo che negli ultimi tempi aveva paralizzato i suoi pensieri: l'energia torn a vivificarla, permettendole di riprendere a elaborare piani. Le balen improvvisa per la mente, l'idea che ora si poteva anche osare qualche passo per riequilibrare l'influenza nicena: avrebbe dovuto combattere solo con Ambrogio, un vescovo la cui autorit istituzionale era ridimensionata, adesso che non era pi protetto da Graziano. Certo che quel vescovo sarebbe comunque stato un osso duro e una spina nel fianco. Ah, se avesse potuto allontanarlo da Mediolanum e avere un po' di pace!
Fu inseguendo quest'allettante idea che Giustina si rese conto di avere in Ambrogio un potenziale alleato, utile nelle attuali circostanze.
Venuto a mancare Graziano, infatti, Ambrogio avrebbe avuto rapporti pi diretti e pi frequenti con Valentiniano e Giustina. Per il vescovo sarebbe stato opportuno porre delle basi favorevoli a questo nuovo rapporto e la corte poteva approfittare delle sue buone qualit diplomatiche. Era proprio l'uomo adatto a una necessaria e delicata missione.
Dopo aver sentito il parere di alcuni fra i suoi ministri, lo invit a palazzo.
Per favorire l'intesa, anzich nel salone delle udienze, gli us la cortesia di riceverlo in un'aula dalle dimensioni pi contenute, circondandosi di poche persone e, fra queste, nessun pagano, neppure il capo del suo Stato Maggiore Bautone. Certamente, per, nonostante la stanza sembrasse adatta pi a una riunione familiare che a una riunione di ministri, nessuno avrebbe potuto dubitare della dignit imperiale delle persone che erano al centro dell'attenzione: cortine di porpora incorniciavano una pedana coperta da spessi tappeti, su cui poggiavano preziosi scranni scolpiti e qui Giustina e Valentiniano sedevano abbigliati come si conveniva a un'occasione ufficiale, cio con vesti di preziosa seta proveniente dall'Egitto e gioielli appropriati. I dignitari raccolti intorno alla pedana formavano una cornice dai colori policromi, in una gara di eleganza tra foggia e stoffe pregiate, anche se, naturalmente, nessuno eguagliava la famiglia imperiale quanto a sfarzo. Per contrasto, le sobrie vesti di Ambrogio fecero immediatamente risaltare il carisma tutto spirituale della sua persona.
Valentiniano gli disse:
- Ti ringraziamo per aver risposto cos prontamente al nostro invito. -
Da qualche tempo Giustina voleva suo figlio presente ad ogni occasione ufficiale e a ogni decisione di governo: doveva abituarsi al suo ruolo, alle sue responsabilit. A questo fine, tra l'altro, ogni documento portava ormai la sua firma.
- Ho lasciato ogni impegno appena ho saputo che volevate incontrarmi.  rispose Ambrogio - Immagino si tratti di Graziano. Sono addolorato e costernato da quanto  accaduto. Non ci sono parole per descrivere la mia indignazione di fronte al comportamento di Massimo verso il legittimo erede di Valentiniano I. Massimo ha la responsabilit di quanto  successo, anche se ovviamente negher di aver mai ordinato di ucciderlo.
- Come se nella sua posizione ci fosse bisogno di impartire ordini espliciti!  comment Giustina. Fece una breve pausa prima di aggiungere:
- Sai che pretende di essere l'erede di Graziano? Cosa ne pensi?
- Nessuno mai potr convincermi a tradire la memoria di Graziano! Senza ogni dubbio l'erede  suo fratello, Valentiniano II!
- Sono lieta di sentire questo  disse Giustina, un poco sorpresa ma soprattutto sollevata dal sentire con quanta decisione Ambrogio prendeva le parti di suo figlio, ariano, contro un usurpatore di fede nicena. Poi non resistette alla tentazione di aggiungere, maliziosamente:
- Anche se Valentiniano II non  niceno. Dunque devo dire che sfortunatamente non avr la stessa protezione che Dio accordava a Graziano.
Alcuni dei dignitari di corte presenti sorrisero alla frecciata: Ambrogio aveva sempre affermato che Dio avrebbe appoggiato e protetto un imperatore devoto al giusto credo.
- Chi siamo noi per conoscere i disegni di Dio?  rispose Ambrogio arrossendo un poco per la provocazione.
- Mi sembra che tu pretenda di conoscerli benissimo! Ad ogni modo, lasciamo stare queste polemiche, al momento sono in secondo piano. Ora siamo preoccupati per la rapida avanzata di Massimo e ci chiediamo dove voglia arrivare. Ci ha scritto chiedendoci di metterci sotto la sua protezione ...
- Cio alla sua merc!  la interruppe Valentiniano.
- ... ma la sua pretesa di essere l'erede di Graziano ci fa sospettare che le sue intenzioni verso di noi non siano delle migliori.  Prosegu Giustina. - Massimo  niceno come te e noi pensiamo che non ci sia in Mediolanum una persona autorevole quanto il vescovo. Puoi metterti fra noi e lui come intermediario. Sei probabilmente l'unico in grado di incutergli rispetto e ti ascolter.
- Mi state chiedendo di recarmi da Massimo, ad Augusta Treverorum?
- S. Abbiamo bisogno d'informazioni: quali alleanze ha ottenuto o su cui pu contare. Fin dove vuole spingersi nella sua pretesa di far da tutore a mio figlio. Tu sei stato un funzionario della nostra amministrazione, saprai ben farti un'idea della situazione, giudicare quali cose ha in mente.
Per chiunque altro potrebbe essere pericoloso ma Massimo non pu certo permettersi di scandalizzare il mondo niceno trattando male un vescovo della tua fama e importanza. Inoltre trover naturale che tu renda omaggio alla salma di Graziano: tutti sanno quanto era stretto il tuo legame con lui.
- Sono onorato per la fiducia che mi accordate  disse Ambrogio. Quindi tacque, abbassando lo sguardo. Una ruga fra i suoi occhi mostr che stava meditando sulle parole di Giustina.
- Naturalmente - intervenne Valentiniano - sarai provvisto di un'adeguata scorta e sar organizzato un viaggio il pi confortevole possibile per te: non sar necessario che tu usi un carro, potrai viaggiare in una comoda portantina! Avrai servitori sufficienti per ogni esigenza e potrai officiare quando e come vorrai.
Ambrogio fece un mezzo sorriso alle parole di Valentiniano: dal tono sembrava un bambino che promette di essere buono per ricevere l'ambito dono. Poi disse, in tono leggero:
- Bene, alla fine avete trovato il modo di allontanarmi da Mediolanum!
- Immagino che le tue parole vogliano significare che acconsenti.  Sorrise Giustina.
- Ritengo sia un dovere dimostrare la mia lealt verso il governo legittimo.  Rispose Ambrogio.
- Sinceramente, Ambrogio, pi di una volta ho dubitato di te. A volte sembri pretendere pi autorit che l'imperatore.
- Nelle cose di Dio ... - Inizi a replicare Ambrogio.
Giustina per lo interruppe, preferendo cambiare argomento e il colloquio prosegu concordando le comunicazioni ufficiali che Ambrogio avrebbe portato a Massimo. Il vescovo avrebbe adottato un atteggiamento prudente dichiarando genericamente che la corte era disponibile a trattative, avrebbe preso tempo e intanto sondato il terreno.
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40. Ambrogio, anno 383 d.C.
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Ad Augusta Treverorum Magno Clemente Massimo, come si faceva ora chiamare, aveva occupato il palazzo fatto costruire da Valentiniano quindici anni prima e si dava un gran daffare per consolidare le sue conquiste. Amministrare il territorio conquistato non era un problema: la maggior parte dei funzionari era costituita da semplici schiavi cui non importava molto a quale padrone dovevano obbedire, quindi erano rimasti al loro posto e non era stato difficile sostituire i pochi burocrati honestiores dissenzienti. La partita, per Massimo, ora si doveva giocare sul piano politico: intrecciare le giuste relazioni con il consono rapporto di forza. Il che per lui si traduceva nell'ostentare amicizia in modo direttamente proporzionale al potere dell'interlocutore, senza mai smettere di esibire la propria forza.
Ricevette Ambrogio in camera di consiglio, riservandogli un'accoglienza rispettosa.
Ambrogio gli disse:
- A Magonza ho incontrato tuo figlio, il conte Vittore, che hai inviato a Mediolanum per assicurare le tue intenzioni pacifiche e per scortare il giovane Valentiniano presso di te.
- S, desidero che venga a mettersi direttamente sotto la mia protezione, come un figlio dal padre. Ora che Graziano non c' pi voglio provvedere io stesso a questo compito.
- Ormai anche Vittore avr raggiunto la sua destinazione, la corte di Mediolanum. Io per posso anticiparti che la sua missione non avr esito immediato.
- Secondo te Valentiniano mi far il torto di non venire? Chiese Massimo.
- Ascolta, non  opportuno che un ragazzo cos giovane e sua madre, una vedova, attraversino le Alpi in pieno inverno. Certo non pretenderai che Valentiniano intraprenda un viaggio cos pericoloso, in una situazione tanto incerta, da solo, senza il sostegno di sua madre? Verranno, non appena il clima lo consentir.
Nel frattempo hanno mandato me come ambasciatore di pace. Pace  anche ci che tu hai chiesto e per amore di essa Valentiniano ti riconosce Augusto delle Gallie, Hispania e Britannia.
- Bene, attenderemo Vittore per eventuali aggiornamenti, poi valuter il da farsi.
Durante la lunga attesa del ritorno di Vittore, Ambrogio studi e soppes il comportamento di Massimo, soprattutto cerc di valutare la sincerit e la forza del suo credo religioso.
L'ambizione occupava un posto molto alto tra i valori del nuovo imperatore, scopr Ambrogio. Niente di male se l'ambizione e le conquiste che ne seguivano fossero servite a diffondere la vera fede. Ma, sospettava il vescovo, in Massimo il credo veniva al secondo posto, al servizio dell'ambizione e non viceversa. Questo non gli piaceva.
Quanto a Massimo, trov Ambrogio ... invadente. Non sapeva bene come regolarsi con lui e decise di essere prudente. Comprese bene, comunque, che quando si trattava di autorit morale Ambrogio pretendeva il primato, non era uomo da favorirlo in cambio di reciproco appoggio. Questo non gli piaceva.
Ambrogio dovette trattenersi ad Augusta Treverorum fino a quando Vittore, al suo ritorno, conferm le sue parole e cio che Valentiniano riconosceva Massimo quale Augusto delle Gallie, Hispania e Britannia, mantenendo per s Italia, Illirico e Africa e che per il momento non si sarebbe mosso da Mediolanum.
Quindi prese la via del ritorno.
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41. Ambrogio, anno 384 d.C.
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Dopo il trattamento diffidente di Massimo e il faticoso viaggio di ritorno da Augusta Treverorum, Ambrogio si rincuor con la calorosa accoglienza che ricevette a Mediolanum. Anche la corte gli mostr la sua gratitudine e per qualche tempo in citt regn una piacevole armonia.
Non dur a lungo.
Verso la fine dell'estate, Ambrogio venne a sapere che suo cugino Quinto Aurelio Simmaco, prefetto di Roma e conservatore in fatto di religione, si trovava in citt e subito s'insospett. Un paio d'anni prima, Ambrogio era riuscito a impedire, alla delegazione sostenuta dal cugino, di presentare a Graziano una petizione dei senatori di culto tradizionale mirante a reinstallare l'altare della vittoria nella curia romana. Ora, probabilmente Simmaco ci riprovava, incoraggiato dal presupposto che con la corte attuale aveva buone possibilit di riuscita.
I suoi sospetti furono confermati: Simmaco sarebbe stato ricevuto e ascoltato da Valentiniano in Camera di Consiglio. Questa volta Ambrogio non era riuscito a impedire il dialogo.
Ottenne il resoconto della riunione da un giovane consigliere che aveva espresso il desiderio di approfondire la sua conoscenza della fede ortodossa e che Ambrogio stesso stava seguendo personalmente. Il giovane, pieno di zelo, si precipit a ragguagliarlo il giorno stesso della seduta.
- Ambrogio, tuo cugino Simmaco allora gliel'ha fatta! Come avevi predetto, ha presentato una petizione dei senatori gentili41 per far reinstallare l'altare della vittoria nella curia.
- Chi c'era, in Consistorium?
- C'erano tutti! Il Consistorium al gran completo. Ci si aspettava uno sfoggio di oratoria e nessuno voleva perdersi l'esibizione di tuo cugino, che  stata ... spettacolare: dovevi sentire con quale sincera commozione Simmaco ha perorato la sua causa! Con quale piacevolissima eloquenza! E' proprio un degno membro della tua famiglia e ...
- L'hanno ricevuto senza invitarmi, senza coinvolgermi in alcun modo!  lo interruppe Ambrogio.
- Beh, la petizione era indirizzata agli imperatori Valentiniano, Teodosio e Arcadio.
- Possibile che ancora non si capisca che in materia religiosa  la Chiesa che deve giudicare?
- Ah! Non ci avevo pensato. Per ... Lui  il prefetto di Roma e voleva presentare un esposto del senato. Non menzionava la Chiesa ...
- Ma che dici! Pensi non riguardasse la Chiesa? I senatori niceni dovrebbero stare a guardare i ... gentili che sotto i loro stessi occhi, fanno sacrifici agli dei? Nella curia, trasformata in un tempio pagano! Come si pu tollerare un simile sacrilegio? E c da contestare anche l'affermazione che l'incarico gli  stato conferito dal senato. Come potrebbero essere d'accordo i senatori cristiani?
Davanti alla veemenza di Ambrogio, che aveva usato la parola gentile come un insulto, il consigliere esit a riprendere il resoconto.
- Scusa la mia irruenza.  Disse Ambrogio, scorgendo l'espressione sorpresa e un poco risentita del giovane consigliere.  Sai, questa per me  una battaglia che pensavo di aver gi portato a termine quando convinsi Graziano a far rimuovere l'altare dalla curia. Scoprire che stiamo facendo un passo indietro non mi rallegra.
- Ti capisco.  Disse il giovane e riprese a raccontare:
- Simmaco ne ha fatta una questione di tolleranza e di antiche tradizioni. Ha avuto un tono molto misurato e ha dimostrato di avere un profondo senso di devozione verso l'impero.
Dapprima incerto, alla ricerca di parole che non irritassero nuovamente il vescovo, il giovane prosegu con pi franchezza quando gli sembr, dall'espressione, che il vescovo avesse recuperato l'abituale pacatezza:
- Alcune sue parole mi hanno colpito profondamente. Forse tu potrai spiegarmi cosa c' di sbagliato, se c' qualcosa di sbagliato in esse. Ha detto, e bada che ricordo quasi le parole testuali: Contempliamo tutti quanti gli stessi astri, lo stesso cielo; lo stesso universo ci avvolge, che importa per mezzo di quale saggezza ognuno cerca la verit? A un grande segreto si pu giungere per percorsi diversi. Sono parole che colpiscono il cuore, devi ammetterlo. Certe antiche tradizioni, poi, hanno il loro fascino...
- Quel che capisco  che tu sei confuso ... e non hai il senso politico della questione! Ora ti scriver una lettera che consegnerai al Cancelliere: voglio una copia della petizione di Simmaco, cui poter ribattere! E' un mio diritto e anche un mio preciso dovere.
Ottenuto il testo della petizione di Simmaco, Ambrogio si mise tosto al lavoro e la sua lunga e articolata replica, indirizzata a Valentiniano, fu presto letta anch'essa davanti al Consistorium.
Al termine della lettura, si avvi un dibattito dove il tenore degli interventi era dettato dall'appartenenza religiosa del consigliere che esprimeva il suo punto di vista.
- Trovo il tono di Ambrogio piuttosto autoritario, se confrontato a quello di Simmaco  Disse uno dei conservatori, simpatizzante del senatore.  E' forse questo un modo appropriato di rivolgersi alla corte imperiale? Solo perch ha reso un servizio diplomatico al suo imperatore, non significa che Ambrogio debba spadroneggiare nel Consistorium!
- La sua non  mancanza di rispetto nei confronti della corte  gli spieg il giovane consigliere che aveva riferito ad Ambrogio il discorso di Simmaco  Il suo tono rispecchia semplicemente la convinzione che solo alla Chiesa spetta giudicare e decidere in campo religioso.
- Un atteggiamento arrogante!  Comment il consigliere che aveva parlato per primo.
- Vogliamo paragonare l'eleganza della petizione di Simmaco al linguaggio del vescovo, cos ... cos prosaico?  Interloqu un altro consigliere.
- Ambrogio appunto ci invita a guardare la sostanza e non la forma!  Disse il giovane amico di Ambrogio.
Uno dei personaggi pi importanti della corte, il Comes Sacrarum Largitionum42, li interruppe, dicendo:
- Lasciamo correre le questioni formali. Io colgo, piuttosto, una minaccia appena un poco velata, nelle parole di Ambrogio: il vescovo afferma che se decidiamo di mantenere a spese dello stato vestali e sacerdoti dei culti antichi, i cristiani potrebbero volere altrettanto per i loro e, naturalmente, l'erario non sarebbe in grado di soddisfare questa richiesta. Mi domando se con questo il vescovo voglia dire che ci metter contro la popolazione cristiana.
- Non c' alcuna minaccia  fu la replica nicena  Ambrogio si limita a ricordare che Valentiniano I ha vietato lasciti e donazioni alla chiesa, mentre sono consentiti a favore dei sacerdoti gentili. Ora i gentili chiedono anche di essere mantenuti a spese dello stato in onore della tradizione, mentre i preti cristiani non hanno la minima agevolazione.
I curiali, ad esempio, non sono esentati dai loro pesanti doveri se decidono di fare i preti, a meno che rinuncino a tutte le loro ricchezze43. Di fatto, questo impedisce loro di svolgere il ministero: non ne hanno il tempo!
- Se i curiali dovessero essere esentati dai loro doveri per fare i sacerdoti, tutti i curiali a breve diventerebbero preti! Quindi che scelgano: che facciano i preti o facciano i curiali:
- Vi sembra giusto che i curiali debbano rinunciare a ogni ricchezza per avere il tempo di esercitare il loro ministero, mentre i sacerdoti gentili ottengono dei privilegi?
- Ma quali privilegi dei gentili! La ricchezza della chiesa non ha paragoni!
- Come dice Ambrogio, la ricchezza della chiesa  per i poveri e i bisognosi! Persone di cui i sacerdoti gentili non si sono mai occupati. Sanno solo lamentarsi perch sono stati loro confiscati degli edifici, immobili che, fra l'altro, non adoperavano per scopi religiosi...
- I cristiani hanno propriet a iosa, i sacerdoti dell'antica tradizione hanno solo quel che passa lo stato ...
Il dibattito prosegu per ore. Valentiniano infine decise:
- Ambrogio ha ragione per quel che riguarda l'altare della Vittoria. Anche se la maggioranza del Senato  fedele ancora agli antichi culti, anche se quell'altare  una tradizione che dura da centinaia d'anni, un imperatore cristiano non pu permettere che nella curia si giuri su un altare pagano, che vi si svolgano perfino dei sacrifici, che s'innalzino preghiere a dei che non riconosce. Le cose sono cambiate.
- Gli editti che soddisfano parte delle richieste di Simmaco sono gi stati emessi.  Rilev il Quaestor Sacri Palatii.44  Non  un segno di debolezza ritirarli ora?
- Dimostriamo solo di essere buoni cristiani.  Disse Valentiniano.
Quello di Simmaco non fu l'ultimo tentativo di conservare la vecchia religione. L'altare della vittoria continu, con alterne fortune, a essere materia ... di trasloco. Anni dopo e con un altro imperatore, torner anche a essere posto nella curia romana. Ma ormai, per i vecchi culti si era all'inizio di una parabola discendente, che li avrebbe spinti a sopravvivere solo di soppiatto, nascondendosi nelle campagne, nelle tradizioni popolari, o confondendosi ai cerimoniali riconosciuti ufficialmente.
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42. Mediolanum, anno 385 d.C.
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Giustina avrebbe voluto, in materia religiosa, continuare la politica neutrale del marito: tolleranza per ogni tipo di culto, nel rispetto delle leggi. In fondo era la politica da sempre attuata da Roma, una tradizione che aveva sempre ben funzionato. Secondo lei avrebbe funzionato ancora se l'imperatore avesse fatto da arbitro nelle contese, com'era sempre stato.
In un colloquio, il vescovo ariano Aussenzio, non il vecchio vescovo di Mediolanum ma l'attuale vescovo di Durocortorum, le aveva detto:
- La trinit del De fide  il potere assoluto intatto, s, ma nelle mani della Chiesa, non dell'imperatore!
Colpita da quest'affermazione, che condivideva appieno, Giustina aveva chiamato questo vescovo a Mediolanum e ne aveva fatto il suo consigliere principale in materia religiosa.
Negli ultimi dieci anni il mondo religioso di Giustina non era cambiato. Come ai tempi di Valentiniano era circondata da una corte religiosamente eterogenea: conservatori, niceni, ariani, professanti del culto di Mitra e altri gentili. Occupata dalle mille incombenze di governo, ancora non si era resa conto pienamente di quanto in realt il cattolicesimo si fosse affermato, di quanto avessero contato per l'ortodossia nicena uomini come Damaso a Roma e Ambrogio a Mediolanum e, soprattutto, di quanto l'appoggio di Graziano e Teodosio avesse in concreto determinato la vittoria dei niceni in queste citt, dove gli adepti erano s non pi di un terzo, ma con un'alta percentuale di appartenenti alla classe media e alla classe dirigente. Il servizio informativo della corte forniva dei dati sul mutamento in atto, ma la sua misura era imprecisa e ampiamente sottovalutata.
Mercurino Aussenzio si trovava a Mediolanum da pi di un anno ma, di fatto, era ancora uno straniero, impreparato ad affrontare la reale situazione locale. Era un religioso di vecchio stampo, di quelli che non avevano rinunciato ai privilegi della ricchezza e della posizione sociale e dal suo punto di vista gli ariani erano una minoranza solo per via delle leggi che favorivano i niceni.
Mercurino Aussenzio era ambizioso. Dopotutto, pensava, sono vescovo alla corte imperiale, con il tempo le leggi si potranno cambiare, potr finalmente avere anch'io una mia bella basilica. Una? Perch dare limiti alla provvidenza ...
- Scusa se insisto ancora una volta su questo punto, ma tu hai una cappella nel palazzo, mentre per i tuoi ufficiali e i tuoi funzionari devo officiare su un carro! ... Mi chiedo tutti i giorni come cambiare questo stato di cose, mia signora! - Aussenzio si stava lamentando per l'ennesima volta con Giustina. Giustina gli rispose con un sospiro:
- Sai bene che Teodosio e Graziano hanno emanato una legge che vieta agli ariani di edificare.
- Potremmo chiedere una basilica gi fatta, la legge non lo vieta.
- Ti ho raccontato di averci gi provato e sai com' finita.
- Allora c'era Graziano che, scusami se lo affermo, ma  la verit, era cera molle nelle mani di Ambrogio. Ora  tutt'altra faccenda, converrai.
- Ti prego di non parlare del mio povero figliastro in termini cos poco rispettosi! Comunque, non pensare che ora avresti le cose facili. Ambrogio non ti dar una delle sue basiliche senza combattere.
- Una basilica sola! Una piccola, come la Porziana, fuori le mura ... Potremmo fare una bella processione il giorno di Pasqua, tu avresti il tuo bel baldacchino in chiesa e non dovresti nasconderti per professare la tua fede!
- Inoltre  continu Aussenzio, cui non era sfuggito un balenio di desiderio e speranza nello sguardo di Giustina  non sarebbe degno di ammirazione, e non solo da parte della guardia imperiale, un sovrano che si batte per le proprie convinzioni, per il proprio credo?
Aussenzio continu a lungo su questi toni, terminando con:
- In fondo, Ambrogio te lo deve, anche solo per rispetto! Se dovesse negarti questo ... questo favore, potremmo convocare un concilio, come si  sempre fatto da Costantino in poi: un collegio di vescovi ariani, uno di ortodossi e l'imperatore che dopo aver ascoltato tutti, decide per una parte o per l'altra. Pensaci mia signora!
- Va bene, prepara la richiesta, ti appogger.  si convinse infine Giustina.
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43. Ambrogio e Giustina, anno 385 d.C.
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Ambrogio era pronto. Si aspettava un'offensiva ariana in pratica dal giorno in cui aveva appreso della morte di Graziano. Ovvio che avrebbero approfittato dell'occasione per rialzare la testa, la famiglia imperiale era ariana!
Ambrogio sentiva che, dietro la modesta richiesta di una piccola basilica, c'era in realt in gioco tutto quello che aveva costruito negli ultimi dieci anni. Non si doveva lasciare alcuno spazio al nemico: avrebbero usato quello spazio come una leva per scardinare quel che aveva realizzato. E comunque era una questione di principio: non avrebbe mai ceduto alcuna basilica agli eretici, n piccola, n piccolissima!
- Non potreste cedergliela e farla finita? Sono anni che battono su questo chiodo.  gli chiese uno dei fedeli in visita, un artigiano che aveva rapporti d'affari con la corte, col tono di chi affronta questioni pratiche tutti i giorni. - Non  saggio mettersi contro Giustina e in fondo ...
- Vedi? Vedi? Questo prova che c' il demonio dietro tutto questo! La tentazione di soddisfare una piccola richiesta, per il quieto vivere, per i buoni rapporti con la corte. Questi sono gli strumenti di Satana! No, amico mio, questo  il momento di essere ben saldi nei principi, di essere forti, caparbi, pronti a tutto.
- E l'imperatore? O meglio, e Giustina? Non temi la sua reazione? Che farai se la corte ti chiede di cedere?  Aggiunse preoccupato Manlio Teodoro, anch'egli presente quel pomeriggio.
- Ascolta, so quello che faccio, come muovermi con questa corte, fin dove spingermi. Valentiniano  un buon cristiano,  solo mal consigliato, e sua madre ... E' solo una donna. Non sar mai ... brutale.
- Ha il potere di esiliarti, di farti uccidere, anche!
- Deve anche tenere insieme un Consistorium, dove molti sono niceni.
Comunque, non devi temere per me. La cosa importante  che vinca la Chiesa di Cristo. Quella vera, la nostra! Ho lavorato e lottato pi di dieci anni, guidando la comunit, confrontandomi con altri vescovi, soprattutto ho studiato la rivelazione e le sacre scritture e ti assicuro che non esiste strada migliore della nostra dottrina! Purtroppo molti sono ancora confusi, hanno bisogno di essere guidati. Ma io son qui per questo, sono qui per indicare la giusta via. Noi stiamo costruendo il futuro! Questa Chiesa  il futuro, un futuro migliore per tutti.
- Ma che futuro potremo mai avere se tu vieni a mancarci?  Manlio Teodoro si riferiva a un esilio ma Ambrogio replic:
- Bene, nella peggiore delle ipotesi Mediolanum avr un altro martire! Ma non temere, vedrai: siamo pi forti di quel che pensano.
- Mia Signora, non solo Ambrogio rifiuta di consegnarci una basilica ma sta sobillando il popolo  il tono di Mercurino Aussenzio era indignato.
- In che senso, che significa che sta sobillando il popolo?
- Va dicendo che bisogna impedire, a tutti i costi, la cessione di una basilica a noi!
- Che Ambrogio sia convocato a palazzo. Vedremo che ci dir in prima persona!
Come seppe della convocazione davanti al Consistorium, Ambrogio, da ex funzionario esperto di burocrazia romana, comprese bene i rischi cui andava incontro: il Consistorium era di formazione religiosa mista ma l'imperatore e la reggente erano ariani e questo avrebbe avuto un peso enorme. Sarebbe stato come Daniele nella fossa dei leoni! Giustina si sarebbe offesa a morte per il suo rifiuto e Mercurino Aussenzio non avrebbe esitato ad approfittarne. Poteva anche essere accusato di lesa maest! Il martirio era un modo santo di morire ma aveva ancora tanto da fare ....
Aveva bisogno di un peso da contrapporre al potere imperiale, aveva bisogno del pieno sostegno del popolo.
La notizia e i motivi della sua convocazione presso la sede imperiale furono opportunamente diffusi e il risultato and anche oltre le attese di Ambrogio: una piccola folla segu la sua portantina quando si mosse per raggiungere la corte.
La moltitudine divenne ancora pi consistente durante il percorso e, quando arriv nei pressi del palazzo, il suo vociare mise in allarme la guardia imperiale.
Ambrogio non fu neppure accompagnato al cospetto dell'imperatore. Come entr nel primo cortile, infatti, gli and incontro l'ufficiale di turno, che gli disse:
- Devi parlare a questa gente e chiedere che si ritirino. Non permetter che l'imperatore esca dalle sue stanze con questa confusione! D a questi cialtroni di togliersi, prima che qualche testa calda provochi seri disordini.
L'ufficiale dovette gridare per farsi sentire, perch un cordone di soldati armati impediva a forza l'ingresso alla gente, che vociava e premeva per seguire Ambrogio. Intanto, altre guardie entravano frettolosamente nel cortile, disponendosi intorno in pieno assetto di guerra.
Ambrogio rispose:
- L'unica cosa che convincer questi cristiani ad allontanarsi, sar la notizia che l'imperatore rinuncia alla sua pretesa di avere una delle nostre basiliche.
- Se  questo che vogliono sentire, diglielo.
- La tua  una risposta ufficiale?
- Sono sicuro che l'imperatore non desidera una guerra civile. Forse la desideri tu? Diglielo!
- Facciamo cos: tu vai e chiedi conferma alle tue parole, la conferma di questa rinuncia, io ti aspetter qui e nel frattempo parler alla folla cercando di quietare gli animi.
L'ufficiale acconsent e si allontan, mentre Ambrogio si avvicinava all'entrata.
Inizi a parlare ai fedeli delle prime file, che smisero di spingere e agitarsi e lo ascoltarono rispettosamente, mentre diceva:
- Figlioli, ho chiesto che l'imperatore dichiari di rinunciare alla basilica Porziana. Pregate con me il Signore perch lo illumini.
Fu organizzato un passaparola e il vociare mut in un brusio di preghiera.
L'ufficiale fu presto di ritorno, portando la conferma che Ambrogio aspettava:
- I ministri mi hanno incaricato di confermare la rinuncia.
- E l'imperatore?
- Valentiniano non  uscito dalle sue stanze private. Ti deve bastare la parola dei ministri. Mi hanno detto che puoi andartene pure tu, l'imperatore non ti ricever.
Giustina e Valentiniano si risentirono molto per l'esautorazione che, di fatto, Ambrogio aveva determinato. Raggiunsero il Consistorium appena la folla si disperse e Giustina si premur di dire immediatamente:
- Non abbiamo alcuna intenzione di rinunciare alla Porziana.
- Mia signora, in questo momento non si poteva agire diversamente. Chi si aspettava una cosa del genere?  si giustific il Magister Officiorum.
- Abbiamo comunque chiarito che Valentiniano non si  pronunciato. Di fatto abbiamo solo preso tempo.  Disse uno dei ministri.
- Chi sono tutti questi sfaccendati che l'hanno seguito?  Chiese Valentiniano.
Gli rispose Aussenzio:
- Una folla di mentecatti!
- Sono gli stessi che l'hanno sempre sostenuto: mercanti, artigiani, piccoli funzionari  lo corresse il Magister Officiorum  pi tutti i poveri che lui assiste, direttamente o indirettamente.  Si schiar la voce e continu:
- Purtroppo alcune mie informazioni oggi hanno ricevuto una piena dimostrazione. Pensavo che certe notizie fossero esagerate, invece questa folla ha definitivamente confermato che pi di un terzo degli abitanti in questa citt  niceno, ormai, e in molti sono disposti a tutto per questo vescovo.
- Vuoi dire che sarebbero disposti a morire per lui?  chiese rabbiosamente Aussenzio
- Per lui e per le idee che ha inculcato e che rappresenta.
- Basterebbe prendere qualche esaltato e infliggere qualche punizione esemplare.
- Che cosa vorresti fare, ammazzare mezza citt?
- No, ma una bella lezione a ....
- Calma!  ingiunse Giustina. Non voglio neppure sentir parlare di queste ipotesi! Non  il caso di provocare una guerra civile, abbiamo gi problemi a sufficienza! Troveremo il modo di reagire, a tempo debito.
Dopo aver riflettuto e dibattuto la situazione in Consiglio, infine Giustina e Valentiniano decisero di ritirarsi ad Aquileia, per il momento, e lasciar calmare le acque. Ma non avevano alcuna intenzione di perdonare quello che per loro era stato un affronto.
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44. Mediolanum e Augusta Treverorum, anno 385 d.C.
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Nella tarda primavera, alcuni niceni al seguito di Giustina suggerirono di inviare nuovamente Ambrogio ad Augusta Treverorum.
L'anno precedente anche Teodosio aveva riconosciuto ufficialmente a Massimo il controllo di Britannia, Gallie e Hispania. Da parte di Teodosio era stato forse un prender tempo, perch al momento era impegnato militarmente su pi fronti, ma, di fatto, il suo atteggiamento aveva indebolito la posizione di Valentiniano e c'era il sospetto che Massimo attendesse solo l'occasione propizia per calare in Italia.
- Mandate nuovamente Ambrogio a controllare come stanno le cose.  Suggerirono i consiglieri niceni a Giustina  Ambrogio potrebbe anche chiedere a Massimo di restituire a suo fratello la salma di Graziano. Quale persona  pi adatta di Ambrogio, per una simile missione?
- Quanto ad Ambrogio, - proseguirono i niceni - sappiamo che desidera dimostrare che la sua lealt verso l'imperatore  immutata, che le questioni religiose non l'hanno scalfita. Sarebbe quindi disposto a sobbarcarsi l'impresa.
Giustina lesse la proposta come il tentativo niceno di riportare un poco di armonia nei rapporti con la corte ristabilendo il giusto ordine gerarchico: Ambrogio al servizio dell'imperatore. Acconsent e Ambrogio part nuovamente per Augusta Treverorum.
Ambrogio per aveva anche un altro scopo nell'intraprendere il faticoso viaggio, una missione che lo appassionava pi degli interessi imperiali. Dalle sue informazioni, ricevute da visitatori e da lettere, il vescovo aveva appreso che alcuni suoi colleghi vescovi intendevano coinvolgere Massimo nella lotta contro le eresie, ma non aveva ben chiari i termini di questa alleanza. Era preoccupato circa l'onest dei propositi delle persone coinvolte: aveva conosciuto da vicino Massimo e i suoi metodi e sospettava che i suoi colleghi avessero accettato con leggerezza un qualche compromesso morale.
Massimo aveva ottenuto il controllo di Britannia, Gallie e Hispania ed era fondamentale che anche nella sua parte d'impero si instaurasse il corretto rapporto fra Stato e Chiesa, che la Chiesa ottenesse il primato che le spettava in materia morale. I suoi colleghi avevano compreso questo punto fondamentale?
Ambrogio voleva controllare di persona che cosa stava succedendo alla Chiesa di Augusta Treverorum, se poi nel far questo riusciva pure a ricucire lo strappo con la corte di Mediolanum, tanto meglio.
Una volta giunto ad Augusta Treverorum, fu accolto con calore nella casa di un amico di vecchia data, lo stesso che lo aveva gi ospitato la volta precedente:
- Che piacere riaverti qui! Spero che potremo avere di nuovo il privilegio di una tua benedizione! Vieni, ti ho fatto preparare le stesse stanze della volta scorsa e sono gi pronti un rinfresco e un bel bagno caldo! Com' andato il viaggio?
- Faticoso, come tutti i viaggi! Ma raccontami di te: ci sono novit?
- Niente di particolarmente importante nella mia famiglia, ti racconter pi tardi. Per c' una novit in citt che sicuramente ti interessa. Ricordi Priscilliano di Abula45, quell'ispanico che afferma che il nostro corpo  stato creato dal maligno? L'hanno arrestato.
- Hanno arrestato Priscilliano?
- E' stato arrestato, ha subito un processo ed  condannato a morte.
- Condannato a morte! Che dici?
- Questa notizia ti turba?
- S, sono turbato. Vorrei proprio capire come si  giunti a questo. La dottrina di Priscilliano era gi stata condannata. Cosa mai pu aver fatto per esser condannato a morte?
- Qualcosa posso raccontarti io stesso, ma potrai approfondire il discorso col vescovo Britto e con Itacio.
- Itacio  qui?
- Si  rifugiato qui quando Priscilliano ad Abula l'ha accusato di cospirare contro la Chiesa. Si erano invertiti i ruoli, come forse gi sai: prima Itacio ha perseguito Priscilliano ottenendone la condanna, poi Priscilliano ha ottenuto la revoca della sua condanna e si  messo a perseguitare Itacio.
- Conosco bene la prima parte della storia: Itacio a quel tempo si rivolse a me ed io stesso chiesi all'imperatore Graziano un rescritto di scomunica contro Priscilliano. Priscilliano tent di far intervenire papa Damaso a suo favore ma Damaso, con cui ho un ottimo rapporto, gli rispose che con un rescritto imperiale di mezzo non sarebbe intervenuto.
Priscilliano non si arrese. Venne a Mediolanum e, in assenza di Graziano, riusc a convincere il Magister Officiorum che la scomunica era dovuta a un errore:  cos che ha ottenuto la revoca.
- Ecco, con questa revoca in tasca, ad Abula Priscilliano ha denunciato Itacio, l'ha accusato di turbare l'ordine pubblico, la tranquillit della Chiesa, e l'ha costretto a scappare. Itacio  venuto direttamente qui, chiedendo protezione al vescovo Britto.
Britto e Itacio hanno convinto Massimo a intervenire e l'imperatore ha ordinato un nuovo concilio, a Burdigala46. Priscilliano c' andato, obbediente. Durante il concilio, a un certo punto le cose per lui si son messe male, sembra che la folla abbia lapidato una delle sue seguaci e Priscilliano ha deciso di venire ad Augusta Treverorum per parlare direttamente a Clemente Massimo.
Itacio per  arrivato prima .... Quando  arrivato anche Priscilliano, Massimo era gi convinto che fosse un praticante di arti magiche e l'ha fatto arrestare...
Ambrogio aggrott le sopracciglia. Conosceva le teorie di Priscilliano, il suo era un movimento ascetico dalle pratiche quasi estreme, che criticava la Chiesa per la sua crescente esteriorit, ma da qui a considerarlo uno stregone ...
- ... ed  stato processato per maleficium.  termin l'ospite.
- Per maleficium? Da un tribunale civile, quindi. Non  un bene per la Chiesa.
- S, anche Martino di Tours non era d'accordo, diceva che dovevano essere processati da un tribunale ecclesiastico. Ma, vedi, durante gli interrogatori hanno tutti confessato e quindi sono stati tutti ...
- Hanno impiegato la tortura?  lo interruppe Ambrogio.
- S, vista la gravit delle accuse! E' risultato che la setta usa l'astrologia cabalistica, utilizza erbe abortive e pratica magia nera! Hanno confessato. Per questo sono stati condannati a morte.
Ambrogio era alquanto turbato dalla vicenda narratagli, tanto da non poter pensare di riposare. Cos, ancor prima di un bagno rinvigorente, mand un biglietto al vescovo Britto, chiedendo di essere ricevuto subito.
Britto gli rispose che lo avrebbe accolto con piacere e Ambrogio si fece accompagnare presso la sua residenza non appena ultimato di rinfrescarsi e riposarsi un poco.
Terminati i convenevoli, Ambrogio disse:
- Ho saputo di Priscilliano.
- Una vittoria per la Chiesa, convieni? Le eresie vanno estirpate senza piet.
- Le eresie vanno estirpate, ma  la Chiesa che deve giudicarle. Perch hai lasciato che Priscilliano fosse giudicato da un tribunale civile?
- L'accusa era di stregoneria e il maleficium  di competenza civile. Infatti, hanno confessato. Sia Priscilliano, sia i compagni.
- Sono stati interrogati con l'uso della tortura! Dei nobili, alcuni anche preti!
- Non  certo la prima volta! E con la tortura si raggiungono risultati pi velocemente.
- Sappiamo entrambi che durante la tortura spesso accade che si confessi solo per far cessare la sofferenza. Soprattutto se l'interrogato  un nobile di nascita, non avvezzo a certi trattamenti.
- Non se  un vero credente!
- Andiamo! Non tutti hanno la vocazione al martirio.
- Priscilliano era all'apice della gerarchia, si suppone che fosse pronto a dare l'esempio, con tutto il suo criticare i nostri bei riti, le nostre belle chiese. Invece sono crollati tutti in breve tempo,  una prova anche questa di colpevolezza, perch la fede d una grande forza.
- Non sono favorevole alla tortura. E' una pratica che va contro la carit cristiana. Anche nel popolo avrete suscitato pi piet che condanna.
- Il popolo! Ci sono interessi superiori che vanno salvaguardati.
- Quali interessi superiori?
- La Chiesa! L'Impero! Massimo vuole essere d'aiuto alla Chiesa. E' un buon cristiano.
- Ascolta: quando parli d'interessi, intendi forse che ... Ho il sospetto ...
Insomma: una condanna per eresia da parte di un tribunale ecclesiastico prevede solo la confisca dei luoghi di culto, che rimangono al clero, mentre il maleficium consente l'esproprio dei beni personali a favore dello stato ...
- Ci sei arrivato! Come vedi, abbiamo trovato la soluzione perfetta! Gli eretici che minacciavano l'unit della Chiesa sono stati sconfitti, puniti esemplarmente con la morte e il sequestro dei beni, mentre l'imperatore ha ottenuto ... fondi utili per finanziare la lotta contro le eresie.
- Fondi utili per finanziare la lotta contro le eresie?  ripet Ambrogio in tono interrogativo.
- ... La confessione dei colpevoli ci ha solo fatto capire che eravamo sulla giusta via.  Britto aveva continuato a parlare senza rispondere. Ambrogio ripet nuovamente le sue parole:
- Giusta via? Certo, una soluzione perfetta per soddisfare ambizioni e avidit!
Ambrogio era veramente indignato e troppo stanco per misurare le parole. Continu:
- Ho conosciuto Priscilliano, le sue idee erano condannabili, ma doveva essere chiaro a tutti che il giudizio arrivava da una riflessione fatta all'interno della Chiesa! Si deve riparare. La sentenza di morte dev'essere revocata. Altrimenti i seguaci di Priscilliano avranno dei martiri il cui ricordo e la cui dottrina perdureranno, andranno oltre la durata di una generazione!
Tu inoltre parli di esempio. Che cosa sarebbe quello che avete dato, un esempio di carit cristiana? Ti dir io esattamente quello che : un inganno fatto per avidit, un brutale, vergognoso ...
- Basta cos! Evidentemente sei molto stanco e non sai quel che dici. Vedrai che quando ci avrai riflettuto maggiormente, converrai che abbiamo agito per il meglio. Ora scusami ma devo andare, ho un impegno.
Britto si allontan in tutta fretta e ad Ambrogio non rimase che tornare alle sue stanze a rimuginare, preoccupato e indignato. Doveva assolutamente parlare con Massimo, convincerlo che il suo non era l'atteggiamento di un buon cristiano, doveva spiegargli, sacre scritture alla mano, che non erano questi i mezzi per giungere al nuovo ordinamento sociale niceno, quello giusto, voluto da Dio.
Ambrogio pass parte della notte a cercare il supporto delle sacre scritture al ragionamento da esporre a Massimo durante la loro udienza privata. Il giorno seguente per il gran ciambellano lo inform che sarebbe stato ricevuto in udienza non privatamente, ma in Camera di Consiglio, come la volta precedente. Ambrogio insistette, il funzionario si allontan per chiedere e torn confermando che l'udienza sarebbe stata pubblica. Ambrogio non se lo aspettava e si offese: era un vero e proprio sgarbo per una persona del suo rango! Nello stesso tempo comprese che Britto era stato ascoltato prima di lui e che Massimo non aveva alcuna intenzione di sentirsi fare una predica.
Tanto valeva affrontare tutto di petto, pens Ambrogio, difendere la giustizia a spada tratta, dando sfogo alla propria indignazione pubblicamente! Poi ci ripens: nell'interesse della Chiesa era meglio rimandare il discorso che gli stava a cuore a un momento successivo pi favorevole, e dedicare questa prima udienza alla sua altra missione, l'incarico ricevuto dal governo di Mediolanum.
47Ambrogio entr nella sala delle udienze non appena Massimo si sedette sul suo scranno. Massimo si alz per riceverlo con il bacio di rito ma Ambrogio non si mosse, rimase in piedi fra i membri del consiglio di stato, nonostante molti lo esortassero ad andare dal sovrano.
- Perch mai vuoi baciare uno sconosciuto?  disse Ambrogio - Se tu mi conoscessi, non mi riceveresti qui, quindi per te sono uno sconosciuto.
- Sei irritato, vescovo?
- Certo, non per lo sgarbo, ma per il fatto di essere in un luogo che non mi si conf!
- Anche la volta scorsa sei stato ricevuto in Camera di Consiglio.
- Non per mia scelta. E comunque non ci conoscevamo.
- Perch sei entrato, allora?
- Allora son dovuto entrare per chiedere pace per chi era pi debole. Oggi invece chiedo pace per chi  alla pari con te.
Era una frecciata che sottintendeva i progressi militari di Valentiniano. Massimo non grad:
- Per merito di chi, alla pari con me?  chiese irritato.
- Di Dio Onnipotente, che ha conservato a Valentiniano il regno che gli aveva concesso.
Massimo sbott, alzando la voce:
- In realt  a causa tua, perch tu mi hai preso in giro! Sei venuto qua a trattenermi con le tue belle parole e intanto, Bautone mi scatenava contro i barbari!
Ambrogio rispose con superiore, romana calma:
- Non c' bisogno che ti agiti, non ce n' motivo. Se ascolti con pazienza, ti risponder punto per punto. Mi accusi di averti ingannato perch ho difeso un imperatore che  anche un giovane orfano. Ti dir che questo per me  un vanto. Noi vescovi chi altri dobbiamo proteggere, pi degli orfani? E poi, scusa, dove avrei affrontato le tue legioni per impedirti di dilagare in Italia? Con quale esercito? E in che cosa ti ha ingannato Valentiniano, visto che tu hai chiesto la pace prima di lui? In che cosa ti ha ingannato Bautone, mostrandosi devoto al proprio imperatore? Dici che Bautone ti ha scatenato contro i barbari. Ma che c' di male se Bautone fece combattere barbari contro barbari? La verit  che, mentre tu tenevi occupati i soldati romani gli uni contro gli altri nel cuore dell'impero (per le tue pretese imperiali), gli iutungi devastavano la Rezia; perci contro gli iutungi si chiamarono gli unni. Dopo qualche tempo gli unni sono arrivati a minacciare la Gallia e sono stati pagati perch si fermassero. Perch tu non avessi di che temere a causa loro. Quindi: tu hai fatto invadere la Rezia, Valentiniano col suo oro ti ha comprato la pace.
Poi Ambrogio cambi discorso:
- Tu sai perch sono qui. Alla tua destra c' tuo fratello Marcellino: Valentiniano gli ha permesso di tornare da te, anche se aveva la possibilit di vendicare su di lui il proprio dolore per la morte di Graziano. Ti ha restituito tuo fratello in vita, tu rendigli il suo almeno da morto!
- Graziano  sepolto, ormai. Non posso accordarti il permesso di profanare una tomba! I soldati ne sarebbero addolorati. Potrebbero verificarsi fatti incresciosi.
- I soldati difenderanno da morto chi hanno abbandonato da vivo? O forse tu temi Graziano da morto perch hai permesso di ucciderlo?
- Graziano era un mio nemico!
- Non era lui a essere tuo nemico, tu eri suo nemico! Se uno pensasse di usurpare l'impero contro di te, chi sarebbe il nemico? L'usurpatore attacca, l'imperatore legittimo non fa che difendere i suoi diritti.
- Guarda che io non ho ordinato di uccidere Graziano.
- Si pu credere che tu abbia avuto scrupoli a togliergli la vita se ora gli togli la sepoltura?
La discussione continu un po' su questi toni, poi Ambrogio se ne and, ottenendo la promessa che la sua richiesta sarebbe stata esaminata.
Il giorno successivo Britto e Itacio chiesero ad Ambrogio udienza ma Ambrogio fece loro rispondere che non li avrebbe ricevuti finch non fosse stata revocata la sentenza di morte a Priscilliano e compagni e che non reputava buoni cristiani coloro che permettevano a un laico di dettar legge alla Chiesa. I vescovi spagnoli gli risposero di aver parlato con Massimo e che la sentenza non era impugnabile. Ambrogio li scomunic tutti, vescovi e imperatore.
Esasperato, Massimo gli ingiunse di lasciare la Gallia e Ambrogio dovette rimettersi in viaggio.
Giunto a Mediolanum non si present a corte per la sua relazione, prefer inviare uno scritto. Scrivere gli consentiva di spiegare con parole pi appropriate e meditate, rispetto la viva voce, il fallimento della missione che Valentiniano e Giustina gli avevano affidato, senza menzionare altre questioni.
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45. Mediolanum, primavera anno 386 d.C.
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Le conseguenze della lite tra la corte di Mediolanum e Ambrogio sulla basilica per gli ariani, culminata con la folla che accompagnava il vescovo al palazzo imperiale e il passo indietro della corte, giunsero a maturazione l'inizio dell'anno seguente.
Ambrogio stava preparando l'omelia per la messa domenicale quando le persone sedute in anticamera, in paziente attesa di essere ascoltate dal vescovo, lasciarono rispettosamente passare uno dei suoi fedeli pi facoltosi, un membro del Consistorium imperiale di nome Benivolus:
- Scusate, scusate, devo passare, ho notizie urgenti per il vescovo!
- Salve Benivolus! Sei venuto anche tu oggi a condividere le nostre preghiere?  lo accolse Ambrogio.
- Oh, Ambrogio, magari fossi venuto solo per questo! Purtroppo ti porto cattive notizie!
- Che  successo?
- Signore aiutaci! La corte ha scritto una nuova legge, contro tutto quello che era stato stabilito da Graziano e da Teodosio. Contro la nostra Chiesa, in pratica contro di te! In realt penso stiano dando inizio a una persecuzione. Ma io non ho certo ...
- Aspetta un attimo! Su calmati e racconta meglio che  successo: non ho capito nulla! Che legge hanno emanato?
- In poche parole: un nuovo editto d libert di culto agli ariani!
Ambrogio comment sbigottito:
- Si vuole tornare indietro di dieci anni!
- Proprio cos! Esatto! A Giustina piacerebbe tornare ai tempi di Valentiniano I.
- Certo: quando gli ariani imperversavano, con vescovo il suo Aussenzio!
- E' prevista la condanna a morte per chi si oppone all'applicazione di questa legge. Hanno usato l'espressione Per chi turba la pace della Chiesa, intendendo, ovviamente, la Chiesa ariana. E sono convinto che questa parte si riferisse a te. Ah, ma io non l'ho mica firmato, eh! Ho buttato il mio cinturone a terra, ho dato le dimissioni dal Consistorium! Ed eccomi qui! Ma c'era Mercurino Aussenzio e l'ho sentito dire che si sarebbe occupato lui della cosa.
- Sono notizie inquietanti! Certamente torneranno a chiedere una nostra basilica. Ci attende una nuova prova! Vieni, preghiamo insieme, chiediamo al Signore la forza e l'ispirazione per affrontare i giorni che ci attendono.
Ambrogio, turbato, sent che questa volta forse non sarebbe bastata la solidariet del popolo a proteggere lui e il suo lavoro: la corte probabilmente si era organizzata, si era preparata in qualche modo ad affrontare la folla.
Non poteva affrontare tutto da solo! Si mise subito a dettare lettere per i suoi colleghi vescovi, convocandoli a Mediolanum.
La nuova richiesta ariana di una basilica arriv un paio di mesi dopo e puntualmente fu rifiutata. Poco dopo, Ambrogio ricevette la visita del tribuno Dalmazio, segretario del Consistorium:
- E' stato organizzato un contraddittorio da tenersi davanti al Consiglio, - lo inform il funzionario - perch fra vescovi decidiate qual  la cosa giusta da fare per quella basilica che vogliono gli ariani. Aussenzio ha nominato i suoi giudici, tu devi nominare i tuoi. Hai fatto venire diversi colleghi autorevoli, mi risulta: scegli fra loro!
Ambrogio chiese i nomi di chi era stato nominato da Aussenzio e Dalmazio rispose di non conoscerli.
- Tu capisci, Dalmazio, che cos com' organizzato questo ... questo contraddittorio, i cattolici ortodossi sono in netto svantaggio?
- Chiamiamolo concilio. Ogni concilio ha avuto personalit autorevoli che l'hanno influenzato, da una parte e dall'altra. Forse questo non  tanto sbilanciato a tuo favore come, ad esempio, quello che hai tenuto ad Aquileia cinque anni fa. Comunque sar l'imperatore in persona a presiedere.
- Questo sarebbe garanzia di giustizia? Come pu un laico giudicare le cose di Dio? Solo i sacerdoti possono giudicare l'operato di altri sacerdoti!
- E' appunto un concilio costituito da sacerdoti, presieduto da una personalit super partes!
- L'imperatore non  super partes,  ariano!
- Neppure tu sei super partes ... solo che la tua arroganza  senza alcun freno!
- E' stato Valentiniano I a stabilire che solo i sacerdoti possono giudicare altri sacerdoti. Ora suo figlio lo vuole contraddire?
- Quando Valentiniano I ha sancito questo, era il capo della Chiesa, era il Pontifex Maximus! Gli sarebbe spettata comunque l'ultima parola.
- Graziano ha rinunciato alla carica.
- Imbeccato da te. Sai una cosa? Secondo la mia opinione il tuo comportamento fa comprendere e giustifica i motivi delle persecuzioni di Galerio e Diocleziano: voi niceni non accettate l'autorit imperiale e tu pretendi di avere maggior autorit dell'imperatore!
- Non  cos, ti sbagli... io ...  Protest Ambrogio, mentre Dalmazio continuava imperterrito:
- Dipendesse da me ... farei semplicemente intervenire l'esercito. L'imperatore invece si mostra generoso. Vuole tenere in considerazione il tuo passato operato come governatore e le tue missioni diplomatiche che, secondo la mia opinione, hai intrapreso solo perch ti conveniva, per fare gli interessi della tua setta.
L'imperatore dice che se non sei d'accordo con le proposte che ti sono state fatte, se non vuoi un confronto davanti alla sua autorit, puoi andartene. Ti  anche concesso di portare con te chiunque voglia seguirti, non vi sar fatto alcun male.
- E abbandonare tutto nelle mani degli ariani? Mai!
Di fronte ai pensieri che trasparirono dal volto di Dalmazio, che sembr sul punto di dire Avevo dunque ragione su di te, vuoi prevalere su tutti, Ambrogio aggiunse in fretta:
- Fornir all'imperatore una risposta scritta, lasciamene il tempo. Gli spiegher e vedrai che capir le mie ragioni. Mi conosce, sa che sono in buona fede.
Non appena Dalmazio se ne and, Ambrogio si affrett a radunare i vertici niceni, i vescovi giunti a Mediolanum su sua richiesta in seguito all'editto di Gennaio, per riflettere sul da farsi.
Raccont all'assemblea della disputa avuta con Dalmazio e riscosse la solidariet, l'approvazione e l'appoggio incondizionato di tutti. Si parl poi dei passi da compiere in risposta al comportamento della corte. Alla fine della riunione, Ambrogio, rinfrancato e sicuro di s, riepilog le azioni da mettere in campo:
- Ora scriver la lettera per Valentiniano, nei termini che abbiamo deciso insieme. Per  importante far subito quanto abbiamo stabilito: dobbiamo precedere gli ariani e occupare tutte le nostre basiliche, giorno e notte, affinch non se ne approprino mentre non ci siamo.
- Sono importanti anche le informazioni: dobbiamo organizzare un sistema di comunicazione.  Disse uno dei vescovi.
- Abbiamo gi un buon sistema.  Disse Ambrogio  Siamo ben organizzati qui a Mediolanum. Baster avvisare i nostri preti, perch la gente sappia cosa fare e a chi rivolgersi.
- Me ne posso occupare io.  Disse un diacono.
Si definirono altri particolari, poi la riunione termin, con una preghiera.
Quindi Ambrogio prepar la lettera per l'imperatore. In essa spieg a Valentiniano, con articolate argomentazioni, che i vescovi e il popolo non gli permettevano di presentarsi di persona a fare le sue controproposte all'inaccettabile soluzione riferitagli da Dalmazio, perch di quegli argomenti si doveva parlare in chiesa, alla presenza dei fedeli, e non a palazzo imperiale. Sempre i vescovi  continuava Ambrogio - lo esortavano a non andarsene, perch lasciare la citt equivaleva a consegnare la basilica agli ariani e non si doveva farlo.
La lettera fu letta davanti al Consistorium. I diversi argomenti furono interpretati e commentati conformemente alla fazione di appartenenza, scatenando un putiferio di critiche nella parte ariana. Alcune affermazioni fatte nella parte iniziale della lettera, per, resero Valentiniano insicuro. Ambrogio diceva che neppure Valentiniano I, che lo aveva voluto vescovo, si sarebbe sentito in grado di giudicare la Chiesa, tanto meno poteva farlo Valentiniano II, un giovane catecumeno, non ancora addentro i misteri della religione, poich non battezzato.
Come suo fratello Graziano prima di lui, Valentiniano non se la sent di assumersi la responsabilit d'importanti decisioni in campo religioso e il contraddittorio fra vescovi, il concilio, sfum.
Ambrogio aveva davanti a s la visione di un mondo, dove la Chiesa nicena, sconfitte le eresie, sussisteva quale unica e indiscutibile autorit cui spettava il governo etico-morale di tutti gli esseri umani, compreso l'imperatore. La visione era chiara e non rimaneva che orientare il comportamento di tutti nella giusta direzione: lui vedeva e doveva guidare i ciechi che lo attorniavano, che capissero o no.
Come ogni buon comandante, Ambrogio studi la propria strategia. A suo vantaggio c'era, oltre al preziosissimo sostegno della comunit dei fedeli, dotata ormai anche di un'ottima organizzazione, il fatto che conosceva bene gli equilibri che regolavano la vita di corte.
I suoi peggiori nemici erano certi membri del Consistorium, gentili o ariani .... E quella donna, che si portava appresso, ovunque andava, la sua cerchia di accoliti48. Senza di lei avrebbe potuto convertire il giovane Valentiniano, convincerlo alla sua causa, come aveva saputo fare con suo fratello Graziano ... invece, con Giustina e gli ariani di mezzo, c'era il pericolo concreto che arrivassero ad arrestarlo per il reato di lesa maest!
Comunque, questo imperatore non avrebbe mai aggirato le regole e usato certi metodi, che ad esempio Massimo non si sarebbe fatto scrupolo di usare; Ambrogio sentiva di non dover temere di venir ucciso a tradimento: Giustina e Valentiniano agivano lealmente, seguendo le leggi. Pensava, e pregava, di non sbagliarsi proprio su questo e sperava che il potere degli ariani nel Consistorium fosse sufficientemente bilanciato da quello dei niceni.
Dal pulpito si sfogava, dirigeva, ammaestrava. Da una parte sobillava, dall'altra frenava, in un delicato gioco di pesi e contrappesi, con consumata abilit politica.
- Vedo che siete turbati pi del solito49  disse dal pulpito il giorno dopo la visita di Dalmazio e la riunione con i vescovi - e mi osservate con attenzione. Mi domando da cosa dipende: forse avete visto o udito che mi  stato recapitato da parte dell'Imperatore un ordine nel quale mi s'ingiungeva di andarmene ovunque volessi e se qualcuno aveva intenzione di seguirmi aveva facolt di farlo. Avete avuto paura che io lasciassi la Chiesa e che per proteggere la mia incolumit fossi disposto a lasciarvi?
Ma probabilmente avete saputo anche che cosa ho risposto all'imperatore: mai avrei potuto allontanarmi dalla Chiesa, perch pi che l'imperatore di questa terra rispetto il Signore dell'universo!
L'Imperatore  nella Chiesa, non sopra di essa.50!
Le ultime parole furono pronunciate con il tono del magistrato che emette una sentenza e dall'assemblea dei fedeli si sollev un mormorio.
Dopo una breve pausa, placati i mormorii, nuove frasi provocarono dal lato delle donne sospiri ed esclamazioni soffocate:
- Certamente, se fossi strappato a forza dalla Chiesa, il mio corpo potrebbe turbarsi, ma non l'animo mio. Sono pronto. So che se qualora egli si disponesse a fare quel che suol fare chi regna, io subirei, com' costume del sacerdote.
Perch vi turbate? Io non vi abbandoner mai di mia volont; certo se mi si costringesse, non saprei resistere. Potr soffrire, potr piangere, potr gemere; contro le armi, i soldati, i goti perfino, le mie sole armi sono le lacrime: sono queste le difese del sacerdote.
Non devo, non posso, n resistere n fuggire e abbandonare la Chiesa onde tale gesto possa essere interpretato come paura di pene pi gravi.
Voi sapete anche cosa  mio costume obiettare agli imperatori: che non ceder; mi offro volentieri ai supplizi e non ho paura di quel che mi aspetta ...
Man mano che lo scenario prospettato diveniva pi drammatico, le esclamazioni si trasformarono in gemiti. Una delle donne inizi a piangere.
Ambrogio si sent confortato dalla partecipazione dei presenti e ne trasse una rinnovata forza e determinazione:
- Mi recherei volentieri nel palazzo imperiale se questo fosse inerente ai compiti di un sacerdote.
In quella sede potrei discutere meglio che in chiesa. Ma nel Consistorium Cristo non suole essere il reo, ma il giudice!
Non mi fanno paura n le armi n i barbari: non teme la morte chi non  trattenuto da alcun piacere della carne!
Non c' nulla di cui dovete avere paura, fratelli dilettissimi! Poich so che qualsiasi male dovessi sopportare lo soffrirei per Cristo ...
Giustina e gli ariani giudicarono questo discorso teatrale, patetico e al tempo stesso arrogante. In buona parte il sermone conteneva i medesimi concetti della lettera per Valentiniano, ma i toni erano ben altri! Si scatenarono i commenti:
- Ecco l'eroe, il martire senza macchia e senza paura, pronto a immolarsi, a sopportare la tortura che nessuno ha pensato di infliggergli, la morte che nessuno ha mai avuto in testa di dargli ...
- mi recherei a palazzo ... ma a chi vuol darla a bere? Non verr mai a palazzo! Vuole giocare solo sul terreno dove sa di poter vincere! Dovremmo confrontarci nella sua chiesa, come chiedeva nella sua lettera, un ariano fra cento niceni ...
- Nel Consistorium Cristo non suole esser reo ma giudice ... e poich solo Ambrogio ha la verit in tasca, deve fare le veci di Cristo e venire a imporsi anche nel Consistorium!
- Non mi fanno paura n le armi n i barbari: ha usato la parola barbari per indicare la guardia imperiale, insulta ancora i nostri goti paragonandoli ai barbari invasori!
Da quel giorno il popolo di Ambrogio non si allontan pi dalle basiliche, per proteggerle e proteggere il suo vescovo. Si organizzarono dei turni, in modo che la chiesa e l'entrata del palazzo vescovile fossero presidiate giorno e notte.
Mancava ormai poco alla Pasqua e Giustina inizi a sentire un certo nervosismo: quella testa dura di Ambrogio non desisteva.
- ... Mia signora, lo scorso anno si  detto alla folla che l'imperatore rinunciava alla Porziana.
- L'imperatore non ha fatto alcuna promessa! Il capo delle guardie e i ministri hanno agito di loro iniziativa e noi non ci sentiamo per niente legati dalle loro parole.
- Non pensate che questo comprometter le relazioni con una parte...
- Ma quali relazioni! Ho riflettuto e ho le idee chiare. C' in gioco l'autorit dell'imperatore! Chi deve avere pi autorit in questa citt, che noi abbiamo scelto come sede imperiale? Ambrogio o Valentiniano?
Non hanno voluto consegnarci la Porziana? Bene! Allora ci daranno la basilica Nova! In fondo  un luogo pi consono ad accogliere un imperatore. E diremo ad Ambrogio che lo riterremo responsabile di sobillazione se si dovessero ripetere le vicende dello scorso anno, lo inviteremo a pensar bene a quel che fa!
- S, mia Signora.
- Quest'anno voglio celebrare qui la Pasqua, non me ne andr ad Aquileia come fossi una profuga!
Le giornate si fecero lunghe per i devoti acquartierati in chiesa: Ambrogio leggeva e spiegava le pi belle storie tratte dalla bibbia e si pregava tutti insieme con fervore, tuttavia il tempo da occupare era parecchio e la monotonia rischiava di stancare le anime semplici dei fedeli, il cui pensiero scivolava sempre pi verso gli affari, il lavoro trascurato.
I devoti erano parte integrante della strategia difensiva di Ambrogio, che sent di dover escogitare qualcosa per trattenerli ed ebbe un'idea magnifica ricordando come si usava recitare i salmi nelle chiese orientali.
- Oggi voglio insegnarvi un nuovo modo di pregare. Reciteremo i salmi ... cantando! Non  difficile! Ora vi mostro come, poi lo faremo insieme.
Quando i fedeli afferrarono la tecnica, consistente in semplici vocalizzazioni dei versi, il vescovo insegn come alternare i cori: prima gli uomini, poi le donne, poi le voci bianche, quindi i cori misti. I fedeli ne furono entusiasti: la basilica risuonava delle loro voci come una cassa armonica, si era trasformata in un grande e potente strumento musicale che amplificava il loro sentimento di devozione, l'aria stessa ne era permeata! L'effetto fu ancora pi avvincente quando Ambrogio impieg la sua abilit oratoria per comporre nuovi canti, come questo:
Dio, Creatore di tutte le cose,
re del cielo
che vesti il giorno di splendida luce
e la notte della grazia del sonno,
affinch il riposo renda le membra
preparate
all'impegno della fatica
e sollevi le menti stanche
e dissolva i lutti angosciosi ....51
Fu cos efficace questa iniziativa, che in ambiente ariano Ambrogio fu accusato di incantationes, cio di aver usato il canto come fosse un incantesimo, per abbindolare il popolo52. Ambrogio ne fece un vanto.
Il venerd prima della Domenica delle Palme Ambrogio ricevette nuovamente una visita di delegati del Consistorium:
- Ti  stato lasciato tempo per meditare, Ambrogio. Ora l'imperatore t'ingiunge di ottemperare alla legge. Ti si chiede la basilica Nova, edificio pi consono alla maest imperiale che la Porziana.
- E ti diffidiamo  disse un altro funzionario  dal sobillare il popolo. Sarai ritenuto responsabile di eventuali disordini.
Ambrogio, sgomento per la novit, la richiesta della basilica Nova, la pi grande, si limit a ripetere che come sacerdote non poteva consegnare una chiesa, non era cosa sua, era di Dio. E che nulla poteva sui sentimenti della gente. Dopo uno scambio di battute ormai scontato, i delegati se ne andarono.
La notizia che ora si chiedeva la basilica Nova corse di bocca in bocca e il giorno dopo, sabato, la chiesa era affollatissima. Ambrogio era appena entrato quando dal fondo della basilica fece il suo ingresso il prefetto, che percorse il corridoio della navata centrale incontrando Ambrogio a ridosso del presbiterio. Si fece silenzio e in quello scenario, piuttosto teatrale, il prefetto inizi a parlare. Un discorso lungo e articolato che in sintesi diceva:
- Ambrogio, per parlare dell'argomento che sai sono venuto in chiesa, come tu desideravi. Vienimi incontro anche tu: sei stato un governatore, penso che tu ritenga l'ordine pubblico importante quanto lo considero io stesso. Perch vuoi privare gli ariani della possibilit di pregare in un loro edificio? Questo non pu che causare malanimo, predisporre gli animi al conflitto! Gli ariani non chiedono che di pregare in pace.
- Che preghino!  rispose Ambrogio - Saranno ben accetti se seguiranno i giusti precetti divini. Coloro che sono contrari a questi precetti, per, non meritano, non possono entrare in comunione con la Chiesa di Dio!
La gente bofonchiava e il prefetto, turbato, si sent come un ambasciatore in terra straniera e ostile. Comprese di aver sopravvalutato sia l'autorevolezza della propria carica, sia la propria abilit persuasiva nel presentarsi in quella basilica, che era territorio di Ambrogio. Quel che aveva ottenuto, quel non possono entrare in comunione con la Chiesa era quasi una scomunica per gli ariani!
- L'Imperatore avrebbe diritto alla basilica pi grande, cedi almeno la Porziana, per amor di pace!
- Ogni basilica  territorio di Dio ed io non posso cederla, o consegnarla, come dici tu.
- Ma sono solo pietre!
Nel mormorio confuso si udirono chiare voci che sostenevano le parole del vescovo:
- Mai le basiliche agli ariani!
- Via gli eretici da Mediolanum!
Il prefetto prefer desistere: si ritir dicendo che avrebbe riferito all'imperatore la risposta.
Il giorno dopo, Domenica delle Palme, arriv la risposta della corte. Ambrogio stava celebrando un rito con gli aspiranti al battesimo, quando lo informarono che un gruppo di devoti si stava dirigendo verso la Porziana, poich avevano saputo che i commessi imperiali stavano allestendo il baldacchino del sovrano, e che i commessi erano scortati da un nutrito numero di militari. Ambrogio si preoccup per i possibili sviluppi, ma inizi a dir messa senza prendere iniziative.
All'offertorio arriv la notizia che un gruppo di niceni aveva fermato, mentre attraversava la piazza, un certo Castulo, un prete ritenuto ariano. Lo avevano bersagliato d'ingiurie e ora lo tenevano in ostaggio.
Questa volta Ambrogio si preoccup. Si stava dando alle guardie il pretesto per un intervento armato! In caso di lotta le armi non sarebbero certamente state pari, a soccombere sarebbero stati i niceni e la responsabilit di tutto quel sangue .... Ambrogio si angosci talmente che, mentre recitava le preghiere dell'offertorio, non ce la fece a trattenere le lacrime. I diaconi presenti lo attorniarono subito, premurosi:
- Se potessi, darei il mio sangue piuttosto che vedere scorrere quello dei nostri fratelli. Darei il mio sangue per salvare non solo i nostri fratelli, ma anche gli eretici!  disse Ambrogio con voce rotta.
- Ambrogio, ti riferisci a Castulo?
- Certo!
Ambrogio spieg che quel modo di agire non sarebbe stato tollerato, che avrebbe indotto i soldati all'uso delle armi, magari pesantemente, e termin chiedendo:
- Come possiamo fare per fermare fedeli tanto zelanti? Prima che arrivi l' esercito?
- Ci penso io, Ambrogio.  disse uno dei presenti - Mando ad avvisare preti e diaconi perch intervengano a sedare gli animi. Non ti preoccupare, abbiamo organizzato un servizio efficiente, vedrai, riusciremo a fermarli prima che succeda qualcosa d'irreparabile.
Preti e diaconi, in effetti, riuscirono abbastanza facilmente a convincere i fedeli facinorosi a non ricorrere alla violenza, dicendo loro che era la volont di Ambrogio e che il vescovo aveva pianto a causa delle loro azioni.
I resoconti si susseguirono poi in modo confuso e contraddittorio. Alla fine della giornata, comunque, si riusc a trarre una sintesi: la polizia aveva preso diverse misure punitive e molte persone erano state fermate o arrestate, qualcuno ne era uscito con le ossa ammaccate, ma non c'era stato spargimento di sangue.
Il giorno successivo si formarono altri focolai di disordine, si eseguirono altri arresti, si presero altre misure punitive. Le corporazioni dei mercanti e degli artigiani, furono multate pesantemente, poi s'ingiunse ai funzionari della pubblica amministrazione di sospendere ogni attivit (fu una specie di coprifuoco). I fornai fermati il giorno prima, per, furono rilasciati per evitare la penuria di pane in citt.
- Stanno facendo pressione sui notabili perch si pronuncino per la consegna della basilica!  si raccont ad Ambrogio.
- E alla corporazione dei mercanti  stato chiesto di pagare una multa di cento libbre d'oro entro tre giorni! Devi esser fiero di loro: hanno risposto che erano felici di pagare il doppio o anche il quadruplo pur di aver la libert di professare la loro religione!
Libert di professare la loro religione!  Pens Ambrogio tra lo spazientito e il divertito  In realt si tratta di impedire agli ariani di ... professare la loro! Possibile che nessuno capisca? Eppure parlo latino!. Per disse:
- Mi piace il loro entusiasmo, ma devo dire che nessuno ha veramente capito cosa sta succedendo! Stiamo difendendo la casa di Dio dalla profanazione delle cerimonie ariane! Non importa, capiranno pi avanti. Per ora l'importante  resistere, ma senza violenza: se si arrivasse allo scontro, avremmo la peggio e tutto sarebbe stato inutile!
Il marted Ambrogio fu informato che nutrite forze militari controllavano la zona della basilica contesa. Subito dopo ricevette la visita di un'altra delegazione del Consistorium: gli chiesero se era pronto alla consegna. Ambrogio diede ancora una volta la stessa risposta:
- Se mi si chiedesse di consegnare qualcosa di mio, un terreno, l'argenteria, qualsiasi altra cosa, non mi opporrei, anche se tutto ci che  mio non appartiene a me, ma ai poveri della Chiesa. Una basilica per non  mia!
- Tutto appartiene all'imperatore, egli non fa che esercitare il suo diritto!
- Le cose divine non sono soggette al potere dell'imperatore!
Ambrogio inorridiva al pensiero di poter avere, anche solo in parte, la responsabilit di una guerra civile, ipotesi ancora tutt'altro che lontana, preferiva non sopravvivere a un fatto del genere, ma non avrebbe barattato la pace con la morte delle sue convinzioni.
Cerc di esprimerlo ai suoi interlocutori, con enfasi, terminando:
- Sono pronto a tutto: volete il mio patrimonio? Prendetelo. Volete il mio corpo? Sono pronto. Volete mettermi a morte? Trascinarmi in catene? Subir con gioia. Non mi aggrapper all'altare. Ma non posso permettere un sacrilegio.
- Dici cos perch sai bene che nessuno ti far del male, non  questo che si vuole!
- Voi!  disse allora Ambrogio rivolgendosi alla scorta di soldati goti  La basilica si chiede per voi: siete stati assunti per essere causa di discordia? Se a causa di questa basilica la citt fosse distrutta, dove vi trasferireste per evitare il malanimo della gente?
- Se non vuoi la guerra civile, devi intervenire tu a calmare gli animi.
- Dio solo pu calmarli.
- E' per seguire te e le tue parole che la gente si muove!
- Se mi ritenete responsabile del fermento punitemi, mandatemi in esilio dove volete, nei luoghi pi desolati della terra! Ma la basilica non posso consegnarla.
- L'esilio ti era stato proposto: hai rifiutato!
- I vescovi mi hanno impedito di allontanarmi ....
Alla fine conti e tribuni se ne andarono, sempre con un nulla di fatto.
Il giorno dopo, prima dell'alba, appena messo piede fuori della porta di casa, Ambrogio vide la basilica Vetus circondata dalle milizie. Invi un diacono a chiedere ai militari che stava succedendo.
- Ambrogio, ho chiesto a un ufficiale: mi ha risposto che hanno messo tutto sotto controllo e hanno comunicato all' imperatore che se vuol andare in chiesa pu farlo. Se vedranno che i niceni lo lasciano entrare con loro, bene, altrimenti, se necessario, lo aiuteranno anche con la forza.
Ambrogio, preoccupato ma deciso, entr come faceva tutte le mattine nella Vetus. Nessuno lo ferm e nessuno fra i militari os entrare in chiesa. Fortunatamente, oltre ai goti facenti parte della guardia imperiale, di ariani in giro pronti ad attaccare briga non se ne vedevano.
Mentre durante il rito si svolgevano le letture, Ambrogio fu informato che anche la basilica Nova era circondata, non solo, ma sembrava che dei militari fossero entrati, perch la chiesa appariva pi piena del normale. Ambrogio, pieno del timore di spargimenti di sangue, reag con una delle poche armi a sua disposizione: la scomunica.
- Coloro che combattono i fratelli che professano il giusto credo, non hanno diritto alla comunione! - Tuon.
I soldati nella basilica Nova furono informati della scomunica, non seppero che pensare e iniziarono a trasferirsi nella Vetus in cerca di spiegazioni.
Al vederli entrare la gente s'impaur e si strinse ai lati cercando di scostarsi il pi possibile dai soldati. Alcune donne si misero a piangere, una scapp fuori. Ma i militari dicevano e ripetevano:
- Siamo venuti solo per pregare, non per combattere.
La scomunica aveva colpito profondamente le loro anime semplici. Obbedire agli ordini era parte del loro mestiere, un preciso dovere, ma l'atteggiamento risoluto di Ambrogio aveva insinuato nei loro cuori il dubbio di star commettendo un errore. Nessuno si era preso la briga di spiegare loro perch fosse giusto difendere la posizione dell'imperatore. Ora, questo vescovo cos autorevole aveva esercitato il potere di privarli della comunione che, come tutti sapevano, era l'unico mezzo di salvezza a disposizione. Le terribili porte dell'inferno si spalancavano, ogni sciagura poteva capitare loro, ora che non avevano pi la protezione della Chiesa! Improvvisamente insicuri, confusi, erano entrati in basilica a cercare conforto nella preghiera, volendo nello stesso tempo dimostrare che anche loro erano buoni cristiani.
Un gruppo di fedeli, entrato subito dopo i soldati, inizi a chiedere con insistenza di trasferirsi tutti nella basilica Nova, perch anche l s'invocava la presenza di Ambrogio. Ambrogio prefer per battere sul ferro finch era caldo, dare cio ai soldati le risposte che cercavano, col suo sermone53:
- Figli miei, oggi avete ascoltato, com' tradizione per il mercoled delle ceneri, la lettura dal libro di Giobbe. Anche il diavolo sa che  consuetudine nella giornata di oggi spiegare questo libro, dove si rivela il potere delle sue tentazioni. Per questo oggi si  agitato con impeto pi violento del solito!
Avevo intenzione di salire sul pulpito per dirvi della mia ammirazione per Giobbe, invece ecco che oggi ho trovato altrettanti Giobbe da ammirare! In ciascuno di voi oggi  resuscitato Giobbe, in ciascuno di voi sono apparse la pazienza e la virt di quel santo! Nulla, infatti, sarebbe stato pi efficace di quanto lo Spirito Santo vi ha ispirato a dire: Augusto, noi non combattiamo, preghiamo. I cristiani devono desiderare la tranquillit della pace e mantenere la fede anche di fronte al pericolo di morte. Il Signore protegger e salver chi confida in lui.
Le ultime frasi rinfrancarono alquanto i soldati. Noi non combattiamo, preghiamo: aveva ripetuto le loro parole, quindi il vescovo approvava il loro comportamento! E li rassicurava, affermando che Dio li avrebbe protetti perch avevano mantenuto la fede nonostante il pericolo di morte, cio nonostante la punizione che li aspettava per aver tradito le aspettative dell'imperatore, per aver disobbedito agli ordini.
- Ma torniamo alle letture sacre di oggi.  Continu Ambrogio  Avete sentito che si consente al demonio di tentare i buoni perch siano messi alla prova: egli tenta Giobbe nel patrimonio, nei figli e nel dolore fisico54. Il maligno ha tentato di colpire anche me nelle mie ricchezze, che siete voi, figli miei, ha cercato di togliermi il patrimonio della vostra tranquillit. Ha cercato cio di travolgervi nel disastro di una pubblica sedizione.
Giobbe fu tentato dalle sventure e fu tentato anche dalle parole di sua moglie, che gli disse D una parola contro Dio e muori!. Voi avete visto quante forze sono state messe in campo: i goti, le multe ai mercanti, le sofferenze di santi uomini. Sono le nostre notizie di sventura. E comprendete l'ordine che ci  stato dato? Di consegnare una basilica? E' come se ci dicessero D una parola contro Dio, o meglio: Fa qualcosa contro Dio!
Gli ordini regali sono categorici, ma ci danno forza le parole della Scrittura, che risponde: Hai parlato come una sciocca!
Era impossibile non associare Giustina a quest'ultima espressione: tutti conoscevano la sua vicinanza e influenza su Valentiniano e tutti sapevano che, per quel che riguardava la consegna della basilica, era come se gli ordini arrivassero direttamente da lei!
Quindi Ambrogio, pensarono i soldati, destinatari principali delle parole del vescovo, non sta veramente contrastando l'imperatore, bens una donna che lo mal influenza e mal consiglia. Questo rendeva molto diversa la loro posizione!
Esaltato dall'ormai manifesto favore delle guardie imperiali, Ambrogio prosegu:
- Non  certo da sottovalutare questa tentazione. Sappiamo, infatti, che sono particolarmente pericolose le tentazioni che provengono dalle donne. Tant' vero che Adamo ebbe lo sgambetto da Eva. Adamo, hai desiderato allontanarti dal Signore Dio tuo per una donna, hai preferito nasconderti con una donna, abbandonare la dimora del paradiso, cio la grazia di Cristo! E perch non ricordare che anche Gezabele perseguit a sangue Elia, che Erodiade fece uccidere Giovanni Battista?
Ambrogio prosegu illustrando per l'ennesima volta il suo modo di vedere la questione della basilica, terminando con un trionfale:
- All'imperatore spettano i palazzi, al vescovo le chiese. A lui  stato affidato il diritto sugli edifici pubblici, non su quelli sacri. Mi si ripete che l' imperatore ha ordinato: Devo anch'io avere una basilica. Rispondo: Non ti  lecito avere quella55. Che hai da fare con un' adultera? Adultera, infatti,  quella che non  unita mediante un legittimo matrimonio con Cristo.
Adultera era un riferimento alla Chiesa ariana, ma il termine richiam alla mente di tutti certi pettegolezzi che risalivano ai tempi del matrimonio di Valentiniano con Giustina: la loro non poteva essere un'unione legittima, si era sussurrato, perch per la Chiesa il matrimonio  indissolubile e il ripudio non  uno strumento valido a disconoscerlo.
Un'adultera quindi, la tentatrice Giustina, ispirata dal diavolo, era la causa di tutto.
Mentre Ambrogio faceva di Giustina il capro espiatorio di tutte le tribolazioni degli ultimi tempi, il sistema informativo gli fece sapere che le cortine regie alla Porziana erano state tolte. La piccola, piccolissima punta di rimorso che Ambrogio aveva sentito nel lasciarsi andare alla rabbia e al risentimento, si sciolse come neve al sole, trasformandosi in un sentimento di tripudio per quello che interpret come un segno di approvazione e favore che Dio gli concedeva. Celebr la sua vittoria con parole esultanti, entusiaste:
- Questa mattina, con i salmi, abbiamo cantato: Dio, i gentili sono entrati nella tua eredit e davvero sono entrati i gentili, cio i goti e gli altri stranieri, con le loro armi. Noi ne abbiamo avuto paura, ma il Signore aveva ben altri disegni! I gentili sono diventati cristiani, sono entrati per impossessarsi dell' eredit del Signore, invece sono divenuti eredi di Dio. Ho come difensori quelli che credevo nemici, ho come alleati quelli che credevo avversari! Mi aspettavo la morte, invece signore ti sei messo fra le due parti e di due ne hai fatta una sola! Perci ti siano rese grazie o Cristo!
Passata l'euforia del primo momento, per, Ambrogio si rese conto che il passo indietro dell'imperatore non poteva essere avvenuto solo per la disobbedienza di una piccola parte delle truppe. Torn a preoccuparsi quando lo avvisarono che stava arrivando un inviato del Consistorium.
Il funzionario era Dalmazio, che non fu tenero con lui neppure questa volta:
- Come ti  venuto in mente di agire contro la volont imperiale?
- Non capisco cosa intendi dire. Io non so qual  la volont imperiale. Quindi non capisco cosa posso aver fatto contro di essa.
- Stai facendo il finto tonto? Io sospetto sempre che tu sia un sovversivo. Hai creato un'organizzazione parallela allo stato e ne sei il tiranno! Vuoi sempre fare quel che vuoi tu. Comandi alle folle. Pretendi di avere maggior autorit di Valentiniano II.
- Non  come pensi e dici tu!
- Allora come hai osato mandare i tuoi preti nella basilica dove erano state appese le cortine imperiali?
- Io non ho fatto nulla. Quando ho sentito che i soldati avevano preso possesso della basilica, mi sono limitato a esprimere francamente tutto il mio dolore.
Ho solo detto: Consegnarla non posso, combattere non devo. Ho inviato dei preti solo quando mi hanno detto che le cortine erano state tolte e solo perch continuavano tutti a insistere che io andassi l.
Anzi, pensavo che ormai anche l'imperatore fosse dalla nostra parte, che altro motivo avrebbe avuto per far togliere i suoi paramenti?
- Ed  per rispetto che le cortine imperiali sono state strappate?56
- Sono stati dei ragazzini, presi dai loro giochi.
- Imbeccati dai tuoi accoliti!
- Ascolta, se l'imperatore mi credesse un sovversivo, non penso esiterebbe a colpirmi. Ma la tirannide del sacerdote  la debolezza. Paolo dice Quando sono debole, allora sono potente. Massimo, ad esempio, non potrebbe certo dire che io sono un tiranno.
- Perch citi Massimo? Lo hai forse esortato a intervenire?  Chiese Dalmazio, scrutando Ambrogio con occhi sospettosi.
- Esortato a intervenire? Io? Ma se Massimo si  lamentato di non esser sceso in Italia a causa della mia prima ambasceria!
Il colloquio prosegu brevemente e fece intuire ad Ambrogio il reale motivo del passo indietro della corte: Massimo. La sua situazione personale non era migliorata: anzi! La corte sembrava sospettarlo di un odioso intrigo con l'usurpatore: sarebbe stata un'accusa ben pi grave della precedente, di sobillazione del popolo.
Quella sera prefer non tornare a casa: il suo palazzo era circondato dalle guardie imperiali e il vescovo prefer passare la notte nella basilica Vetus, in compagnia dei confratelli.
A corte regnava una grande agitazione. Quando si era saputo della disobbedienza delle truppe, entrate in chiesa per pregare, Giustina aveva consigliato a Valentiniano di non muoversi da palazzo, nonostante gli ufficiali gli dicessero che non c'era alcun pericolo ad andare in chiesa. Giustina non si fidava pi: chi diceva a Valentiniano di andare erano gli stessi che avevano perso il controllo dei propri sottoposti, come potevano ora garantire per loro?
Subito dopo, le avevano riferito le parole offensive pronunciate da Ambrogio nel suo sermone e lacrime di stizza e umiliazione le erano salite agli occhi. Valentiniano era sbottato, rivolgendosi agli ufficiali:
- Se Ambrogio lo comander, mi consegnerete in catene nelle sue mani!
La causa dell'agitazione della corte tuttavia era pi grave: sembrava che Massimo volesse approfittare della vicenda per scendere in Italia! Aveva scritto a Valentiniano una lettera, biasimando la legge a favore degli ariani e affermando che avrebbe difeso il cattolicesimo ortodosso a spada tratta.
A Giustina e ad altri consiglieri era venuto il sospetto che Ambrogio fosse in combutta con Massimo, e avevano inviato Dalmazio a indagare.
Dalmazio, al suo rientro, per afferm che secondo lui Ambrogio temeva Massimo pi di Giustina e suo figlio.
Sentiti tutti i consiglieri, Giustina infine decise di lasciar stare le basiliche: la sicurezza di suo figlio era pi importante.
Quella notte, insonne, amareggiata ed esasperata, inizi a pensare che la capitale si poteva anche spostare in una citt meno problematica.
Il gioved i soldati ricevettero l'ordine di abbandonare le basiliche. Questo, insieme alla notizia che era stata data disposizione di restituire ai commercianti l'oro riscosso come multa per i disordini, fece scoppiare in grida di gioia il popolo dei fedeli, soprattutto i soldati, che corsero felici e grati a baciare l'altare.
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46. Giugno anno 386 d.C.
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Valentiniano e Giustina lasciarono Mediolanum per Aquileia il venerd santo.
Le velate minacce di Massimo, aggiunte alle vicende legate ad Ambrogio, portarono il Consistorium di Valentiniano, su richiesta di Giustina, a discutere il trasferimento della capitale a Roma. Tuttavia, l'organizzazione logistica non era di poco conto e si fin col rimandare la decisione a una data indefinita.
A Mediolanum Ambrogio continu la sua politica di espansione del cattolicesimo ortodosso. A maggio inaugur la basilica dedicata agli apostoli, deponendovi le reliquie dei santi Pietro e Paolo portate da Roma. Era la prima basilica con pianta a forma di croce, e il vescovo ne era particolarmente orgoglioso.
A giugno ebbe un presagio e trov i resti di due martiri, proprio in citt.
Era una luminosa mattina d'inizio estate, ma la bella giornata non bastava a giustificare l'insolita atmosfera che Giustina trov entrando nell'aula dove avevano luogo le riunioni del Consistorium. C'erano troppi sorrisini e ammiccamenti.
- Che succede?  chiese, anche lei sorridendo, contagiata dall'atmosfera.
Ebbe contemporaneamente una molteplicit di risposte:
- Un miracolo!
- Ambrogio  nuovamente in auge!
- Che buona sorte hanno i mediolanensi!
- Insomma! Non capisco! Chi vuol spiegarmi?  si lament Giustina
- Diglielo tu, Mercurino Aussenzio  disse Valentiniano.
- Mia signora, Ambrogio ha trovato due nuovi martiri!  il tono di Aussenzio era sarcastico. - Due begli scheletri, per la precisione, con le teste staccate dai corpi, cio morti decapitati. Pensa, bench fossero morti da trecento anni, quando li hanno trovati avevano ancora le vesti intatte e c'era pure tutto il loro prezioso sangue! Hanno anche fatto un miracolo: un cieco ha toccato le loro vesti e ha riacquistato la vista.
- Anche il miracolo!  comment ironicamente Giustina.
Il culto dei santi era uno dei punti pi controversi fra religione ortodossa e ariana. Gli ariani non consideravano giusto riservare ai santi la devozione che, secondo loro, spettava solo a Dio, senza contare che con questo culto il pantheon cristiano diveniva complicato come quello pagano. Di conseguenza erano increduli di fronte a miracoli e ritrovamenti legati ai santi.
- Chi sono questi martiri? E come son saltati fuori?  Chiese Giustina.
- Dicono che sono Gervaso e Protaso, cacciati dall'esercito perch cristiani durante le persecuzioni e quindi decapitati.  le rispose Macedonio, il Magister Officiorum. - Ambrogio dice che alcuni vecchi si ricordavano di averne sentito parlare e di aver visto la lapide nella loro infanzia, senza ben ricordare dove e come.
- Comunque  stato lui, Ambrogio, che ha visto in sogno dove esattamente era la tomba.  precis Mercurino Aussenzio, sempre in tono sarcastico. - Quando sono andati a scavare, e c' andata una vera e propria folla, li hanno trovati subito, proprio dove lui aveva detto.
- Una messa in scena ben organizzata.  continu Macedonio - Hanno anche pagato i soliti commedianti perch si fingessero indemoniati al momento dell'esumazione. Hanno iniziato a gridare da invasati non appena sono apparsi gli scheletri.
- Ambrogio li ha esorcizzati. - Continu Mercurino.  Il demonio gli ha obbedito come un angioletto, se n' andato via non appena lui gliel'ha intimato!
- Poi c' stato l'episodio del cieco che ha riacquistato la vista. - Termin Macedonio. - Ambrogio allora ha affermato che evidentemente queste reliquie avevano potere di risanare e ha organizzato una processione solenne per esporle in Santa Fausta.
- Come mai son saltati fuori proprio ora?  chiese Giustina.
- Sembra che abbia intenzione di trasferire le salme nella chiesa che ha appena finito di costruire, quella che il popolo chiama ormai ambrosiana. Ti ricordi? Doveva essere dedicata ai martiri ma in mancanza di materia prima, Ambrogio aveva deciso, in concreto, di dedicarla a se stesso, riservandosi la tomba sotto l'altare.
- Ah, gi! Il suo umile mausoleo! Il caro vescovo si voleva riservare una sepoltura da imperatore!
- Noi glielo avevamo contestato e ora, trasferendo l i due nuovi santi, lui ha superato il problema. La basilica doveva essere dedicata ai martiri, ci seppellir questi due, spuntati giusto all'occorrenza e non potremo pi dire che  il suo mausoleo.
Seguirono battute e spiritosaggini, ma alla fine Giustina disse, amaramente:
- Per la verit Ambrogio si  preso gioco di noi anche questa volta. Davvero, non ho alcun desiderio di tornare a Mediolanum!
Giustina e Valentiniano rimasero ad Aquileia fino ad autunno inoltrato. A Novembre, per, i doveri di governo li costrinsero a tornare nella capitale.
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47. Ambrogio e Giustina, estate 387 d.C.
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Con la bella stagione, i disturbi fisici che tormentavano il vescovo di Mediolanum, soprattutto il mal di schiena, si erano attenuati e la notte Ambrogio riusciva a riposare abbastanza serenamente.
L'inverno appena passato era stato particolarmente duro da questo punto di vista. Il buio della notte era stato spesso un segnale di risveglio per gli acciacchi, non permettendogli di dormire che a intervalli. In quelle notti, per distrarsi dal dolore e far passare il tempo pi velocemente, oltre a pregare e meditare, scriveva di proprio pugno libri e corrispondenza, lasciando generosamente servi e stenografi al loro sonno.
D'estate per notti simili erano meno frequenti e anche quel giorno Ambrogio si svegli sereno e ristorato, dopo aver goduto di un sonno sufficientemente profondo.
Il suo cameriere, invece, quella mattina era piuttosto nervoso. L'acqua per le abluzioni, nella brocca che trasportava, oscillava pericolosamente: un po' di liquido fin col travasare e cadere sul pavimento.
Cosa ti agita tanto, oggi? Domand Ambrogio, quando l'episodio si ripet.
- Di l vi stanno aspettando due persone per informarvi che Magno Clemente Massimo  alle porte di Mediolanum con tutto il suo esercito!  Sbott il cameriere.
- Che dici! Com' possibile?
Poco dopo, Ambrogio rivolse la stessa domanda ai due chierici che erano corsi a portargli la notizia.
Gli rispose il pi anziano:
Sappiamo che Valentiniano ha chiesto l'aiuto di Massimo per le invasioni di barbari in Pannonia.
- E Massimo si  precipitato qui, come fosse stato invitato espressamente a farlo.  aggiunse il chierico pi giovane.
- Ma basta affacciarsi alle mura per rendersi conto che quelle che ha portato non sono truppe d'appoggio.  Disse il chierico anziano  Non si capisce come le nostre milizie abbiano potuto lasciarli attraversare i valichi alpini!
- Senza contare che passare dalle Alpi non  la via pi breve per la Pannonia!  termin il chierico giovane.
- Venite, andiamo a pregare, fratelli. Avremo giorni difficili: Valentiniano non si sottometter mai a Massimo e se questa citt diventer teatro di scontri ...
Ambrogio non termin la frase. Si avvi pensoso verso la basilica Vetus.
Evidentemente la notizia della presenza di Massimo era gi nota a tutta la citt: il sagrato della Vetus era piuttosto affollato per quell'ora. Un gruppetto di persone, che si teneva su un lato, vicino al consignatorium, attir lo sguardo del vescovo quando un individuo si stacc dal gruppo dirigendosi deciso verso di lui. Dal portamento il vescovo cap che si trattava di un militare.
- Il mio signore, l'imperatore Valentiniano, desidera parlarvi  gli disse il milite.
Ambrogio lo segu senza indugio verso il gruppo, dove aveva scorto, sbigottito, l'imperatore in persona, con la madre Giustina, la sorella Galla, la vecchia balia Ortensia, un paio di altri servitori e i militi di scorta.
- Massimo  sotto le mura di Mediolanum, lo sapevi?  gli disse Valentiniano a mo' di saluto.
- Sono appena stato informato  rispose Ambrogio gravemente.
La famiglia imperiale era in fuga, comprese il vescovo: era l'unica spiegazione per la loro presenza l con quegli abiti poco appariscenti.
Questa constatazione gli sollev in parte il morale: non ci sarebbero state battaglie in Mediolanum se Valentiniano aveva deciso di allontanarsi! Probabilmente era stato preso di sorpresa e in zona non aveva a disposizione truppe a sufficienza per contrastare Massimo.
- Avete forse pensato di rifugiarvi in basilica?  chiese Ambrogio. Valentiniano alz orgogliosamente il mento e rispose:
- Vogliamo ritirarci ad Aquileia, per il momento. Non possiamo usare la nostra imbarcazione, attirerebbe su di noi troppa attenzione e vogliamo evitarlo. Abbiamo mandato con essa dei servi ad attenderci ad Aquileia, con l'ordine di dire, se fermati, che noi siamo gi l.
Siamo qui per pregare e per chiederti di fornirci tu una barca.
- Io non possiedo barche.  Rispose Ambrogio. Ma aggiunse subito:
- Per conosco diversi commercianti che possono mettere a tua disposizione qualche nave caudicaria57 o una chiatta, se ti adatti a viaggiare con simili modesti mezzi. Mando subito a chiamarli. Intanto sar meglio che voi entriate in basilica: Massimo potrebbe aver fatto entrare in citt qualche spia di soppiatto.
Entrati in chiesa, Giustina bisbigli qualcosa all'orecchio di suo figlio. Parlottarono brevemente fra loro, poi Valentiniano chiese al vescovo:
- Il nostro servizio informativo ci ha avvisato di uno scambio di missive fra Massimo e il vescovo di Roma, Siricio. Sai nulla in proposito?
- Penso si sia trattato della faccenda di Priscilliano. Come probabilmente saprai Siricio ed io abbiamo criticato aspramente la condanna a morte di Priscilliano e seguaci. Massimo ha inviato a Siricio gli atti del processo per giustificarsi. Siricio, fra l'altro, ha scomunicato Felice, il suo vescovo.
- C'erano voci, che noi non abbiamo al momento accreditato, che Massimo chiedeva l'approvazione di Siricio per combatterci.
- Siricio non  tipo da prestarsi a questo genere di cose.  Rispose Ambrogio, indignato. - Ora scusatemi, devo dir messa. Torner qui non appena terminata e attender con voi la barca. Pregheremo insieme, se vorrete.
Giustina era spaventata. Sia l'istinto sia la ragione, le dicevano che le cose non si erano messe bene per la sua famiglia e che il futuro era divenuto incerto.
Dopo la morte di Graziano, aveva compreso, con l'aiuto dei suoi consulenti militari, che suo figlio doveva rafforzare al pi presto le difese militari, dimostrare cio di non essere indifeso. Perci erano stati intrapresi passi in questa direzione: rafforzati i presidi ai confini alpini e assunti nuovi mercenari.
Il tutto era sembrato funzionare, avevano ottenuto rispetto e si erano crogiolati in un ingannevole senso di sicurezza, tanto da lasciare che il loro ambasciatore, Donnino, li convincesse a trattare Massimo come un alleato anzich come l'usurpatore che era. Avevano chiesto il suo aiuto per le invasioni in Pannonia, smantellando nello stesso tempo parte dei presidi alpini in segno di fiducia: un grave errore, di cui ora dovevano pagare le conseguenze.
Erano in una situazione di debolezza scoperta e in queste circostanze rischiavano anche di perdere l'appoggio di validi alleati che, per salvarsi in previsione di una sconfitta di Valentiniano, potevano pensare di unirsi al nemico.
Nella tarda mattinata arriv l'avviso che tutto era pronto per la partenza. La famiglia imperiale raggiunse per vie secondarie la Porta Erculea, la pi vicina al porticciolo fluviale di nord-est, e qui sal su delle navi caudicariae che, senza dare nell'occhio, condussero tutti fino al punto dove il canale navigabile entrava nel fiume Lambro, nei pressi della stazione di cambio al nono miglio58 della strada consolare Mediolanum-Placentia. Qui si trasferirono, dividendosi, su due chiatte dotate di cabina a poppa. In una delle cabine trov rifugio Giustina con Valentiniano, nell'altra Ortensia con Galla. La scorta e i servitori si divisero anch'essi fra le due imbarcazioni.
Giustina si guard intorno. Nella cabina c'era l'essenziale: un piccolo tavolo, una credenza, un letto, una cassapanca, un fornello, un pagliericcio sistemato in terra all'ultimo momento per Valentiniano. L avrebbero passato la notte. Lo spazio era angusto, Giustina stabil che fosse una cabina sufficientemente comoda per una persona, ma per due ... Per era pulita. Comunque il viaggio fino a Placentia era breve e a Placentia avrebbero potuto cambiare imbarcazione. Ed erano ben altre le priorit nei suoi pensieri!
- E' da questa mattina che ci penso - inizi a dire al figlio - e non vedo altre scelte possibili, oltre a quella di chiedere a Teodosio di intervenire al nostro fianco. Non appena saremo ad Aquileia, gli manderemo un'ambasceria.
- Credi che ci aiuter? Massimo  un suo conterraneo, sono stati amici e l'ha gi riconosciuto augusto.
- Anche noi lo abbiamo riconosciuto augusto. Secondo me anche per Teodosio  stato solo un prender tempo, perch era impegnato su altri fronti. Ora mi risulta che sia libero di intervenire, potrebbe cogliere l'occasione. Non vedo quale convenienza potrebbe avere ad accettare come vicino uno come Massimo, anzich noi.
- A me sembra invece che Teodosio al momento abbia pi convenienza ad appoggiare Massimo, purtroppo.
- Ti sbagli, di Massimo non ci si pu fidare! Comunque, se Teodosio  indeciso sul da farsi, dobbiamo trovare gli argomenti per attirarlo dalla nostra parte. Elaboriamo un piano.
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48. Thessalonica, autunno 387 d.C.
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All'arrivo ad Aquileia, Giustina e Valentiniano trovarono ad attenderli, fra gli altri, Sesto Petronio Probo, che era accorso non appena apprese le ultime notizie tramite il servizio informativo. Giustina gli raccont come avevano lasciato Mediolanum e della decisione, maturata durante il viaggio, di chiedere l'intervento di Teodosio recandosi personalmente a incontrarlo:
- Donnino si  lasciato incantare dalle parole di Massimo. - Disse Giustina terminando il racconto- Non ha sospettato minimamente le sue reali intenzioni! Cos ora non intendo delegare a un emissario gli interessi dell'impero, in circostanze tanto ... delicate.
Probo avall la loro decisione e propose di accompagnarli.
S'imbarcarono pochi giorni dopo, diretti alla sede imperiale di Thessalonica, provvedendo a farsi precedere da un'ambasceria a Constantinopolis che annunciasse la loro visita e preparasse il terreno alle loro richieste.
Era gi autunno quando gli ambasciatori tornarono da Constantinopolis e si presentarono davanti al Consistorium di Giustina e Valentiniano per riferire sull'esito della loro missione:
- Teodosio ci ha ricevuto in seduta col senato. Noi abbiamo raccontato di come Massimo ha approfittato della fiducia accordatagli per invadere l'Italia e i senatori ci hanno informato che Massimo giustifica le sue azioni dicendo che ha agito per tutelare l'ortodossia cristiana, perch a Mediolanum Ambrogio difende la corte ariana, quindi non  un vero paladino della vera ortodossia. E l'ha dimostrato l'ultima volta che  stato ad Augusta Treverorum, quando ha contestato i vescovi locali che si erano battuti contro gli eretici priscillanisti.
- Questa s che  bella!  comment Valentiniano  secondo Massimo a Mediolanum Ambrogio parteggia per gli ariani!
Giustina chiese ai diplomatici:
- Come avete reagito a queste calunnie?
- Mia signora, lasciate che prima terminiamo, in breve, il nostro rapporto: Massimo ha anche affermato che si  insediato a Mediolanum perch Valentiniano ha abbandonato i suoi sudditi!
- Teodosio non avr creduto a una simile menzogna!  protest indignato Valentiniano.
I diplomatici si guardarono l'un l'altro scambiandosi un muto cenno d'intesa prima di proseguire:
- E' nostra impressione che Teodosio giudichi Massimo ... con molta, troppa, comprensione e tolleranza. Forse perch entrambi sono cattolici ortodossi o forse perch erano amici in giovent e sono stati commilitoni: questo sembra basti a indurlo a fidarsi di lui. In sintesi, Teodosio, secondo noi, pensa che Massimo non agir mai ostilmente nei suoi confronti e che in fondo le disavventure di Valentiniano non lo riguardano.
Per questo gli abbiamo ricordato che  alla famiglia di Valentiniano che lui deve il titolo d'imperatore. Gli abbiamo detto: Avete avuto un impero da Graziano. Non ritenete sia giusto punire il suo assassino? Andragazio  ancora libero, nessuno  stato punito per aver ucciso il nostro imperatore!
Teodosio ha risposto di ritenere giustificate le nostre parole, ma  rimasto scettico circa un intervento diretto. Ha affermato che prima di imbarcarsi in una nuova guerra, era meglio inviare un' ambasceria. Noi gli abbiamo detto:
- Vi facciamo rispettosamente notare che  quanto ha fatto Valentiniano. Ha trattato Massimo come un collega, chiedendo il suo aiuto per la Pannonia e togliendo parte dei presidi alpini. Massimo ha risposto come un usurpatore, cercando di sopraffarci. E' un uomo infido e pensiamo che una volta che si sar insediato in Occidente, non attender molto per aggredire anche l'Oriente.
- Non pensiamo che con queste parole - prosegu il diplomatico - Teodosio si sia convinto. Ha affermato che muoversi contro Massimo sarebbe stata una decisione senza possibilit di revoca e che questo comportava una guerra civile. Ha poi discusso un po' con i senatori, c'era chi era favorevole a un intervento militare e chi no. Li ha ascoltati tutti, senza tuttavia prendere una decisione definitiva.
Alla fine, comunque, ha acconsentito a un incontro con Voi, il che era lo scopo ufficiale della nostra missione, e verr a Thessalonica, accompagnato da parecchi senatori.
- Gentile da parte sua venirci incontro.  Comment Giustina. - Quando arriveranno?
- Il tempo di preparare i bagagli e dare disposizioni. Penso arriveranno fra una settimana al massimo.
Sesto Petronio Probo chiese a Giustina un colloquio privato subito dopo il rapporto degli ambasciatori e le disse:
- Temo tu debba prepararti a qualche sacrificio, con Teodosio. Lo conosco abbastanza, sai. Dovrai sciogliere qualche nodo.
- Che cosa intendi?
- La religione, cara, la religione! Teodosio  pignolo quanto ad ortodossia!
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49. Thessalonica, autunno 387 d.C.
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Il primo incontro di Valentiniano e Giustina con Teodosio fu in sostanza privato, un incontro di benvenuto per favorire il clima adatto ai successivi colloqui. Oltre ai due imperatori e a Giustina, erano presenti gli ambasciatori che Teodosio aveva gi incontrato, Probo, la sorella di Valentiniano Galla, e pochi altri intimi.
Subito dopo i convenevoli, Giustina disse a Teodosio:
- Desidero raccontarti brevemente come si sono incrociate le nostre strade, dal mio punto di vista. Vuoi ascoltarmi?
Ottenuta l'attenzione di Teodosio, Giustina prosegu:
- Poco prima di partire per quello che sarebbe stato il suo ultimo viaggio, mio marito mi raccomand di affidarmi a tuo padre, se mi fossi trovata in difficolt. E lo avrei senz'altro fatto se tuo padre non fosse stato in Africa al momento cruciale. Valentiniano mi aveva parlato molto bene anche di te, della tua lealt e della tua competenza. Cosa che ho riferito a Graziano dopo i fatti di Adrianopoli: gli ho suggerito io di richiamarti dal tuo volontario esilio a Cauca. E ora ho suggerito a mio figlio di rivolgersi a te per avere giustizia.
- Ti ringrazio per la stima e per la fiducia che hai in me. Da molto tempo avrei voluto dibattere personalmente con te e tuo figlio, andare oltre la corrispondenza ufficiale. Quel che mi ha sempre frenato  stato, sinceramente, il fatto che siate ariani.- replic Teodosio.
Giustina abbass gli occhi a queste parole, non volendo mostrare quanto dolorosamente la colpiva l'argomento religioso. Non si aspettava che fosse messo sul piatto delle trattative cos presto, al primo incontro!
Tanto vale giocare subito questa carta!, pens. Quindi disse:
- Ebbene, non pensavo di farlo cos presto, ma a questo proposito volevo informarti che i miei figli hanno espresso il desiderio di diventare cattolici ortodossi ed io non intendo oppormi.
In realt, l'aver dovuto sacrificare sull'altare della religione ortodossa le sue convinzioni, era costato molto a Giustina. La rattristava non poter lasciare in eredit ai suoi figli il proprio credo, che considerava tuttora la religione migliore. Probo per l'aveva convinta che a questo punto conservare la religione ariana attirava loro troppi problemi, mentre avevano bisogno dell'appoggio degli ortodossi. Perci alla fine aveva fatto buon viso a cattiva sorte e aveva detto ai suoi figli, minimizzando:
- In fondo siamo tutti cristiani, crediamo in un solo Dio. Fingeremo di credere anche alla Trinit, alla verginit di Maria, ai miracoli dei santi, che importa?
Questo non avr molto peso sul nostro stile di vita. Purtroppo, ed  l'unica cosa che conta veramente, si dovr riconoscere l'autorit della gerarchia ortodossa e questo s, potr essere un problema! Ambrogio docet. Vedremo come agire di volta in volta, non abbiamo scelta.
Teodosio rispose alla comunicazione di Giustina con un ampio sorriso di sorpresa e sincera contentezza:
- Sono, veramente, molto lieto di sentirti parlare cos! Sono anzi entusiasta! Ah, manderemo ovunque dei calatores59 ad annunciarlo! E che ne dici di organizzare una bella cerimonia?
Il colloquio prese quindi un indirizzo religioso e Giustina non riusc a introdurre l'argomento che pi le stava a cuore, o meglio, Teodosio prefer rimandare la discussione sul suo eventuale intervento militare all'indomani, alla presenza dei senatori che aveva portato con s.
Dopo questo primo incontro con Teodosio, Giustina, Valentiniano e Probo discussero le proprie impressioni e convennero che l'imperatore d'Oriente dimostrava freddezza ed era evasivo circa le loro difficolt.
Quindi il problema era ancora come convincerlo ad allearsi con loro piuttosto che con Massimo.
Uno dei pochi vantaggi che avevano rispetto a Massimo, riflett Giustina ad alta voce, era di essere presenti, potevano far valere di fronte a tutti la legittimit della loro posizione, potevano far pesare il fatto che l'investitura di Teodosio derivava dalla loro famiglia.
- Gli puoi offrire un consolidamento in questo senso.  Disse Probo.
- Che cosa intendi?  Chiese Giustina.
- Fin da Aquileia Vi ho prospettato una soluzione: Teodosio  vedovo da un paio d'anni, dategli Galla in sposa,  in et da marito! Non capisco perch esitate, dovete approfittare di ogni opportunit favorevole in questi frangenti! Le famiglie romane sanciscono alleanze in questo modo da sempre! E avete notato questa sera come la guardava?
Valentiniano disse che Galla non sarebbe stata entusiasta: le sue sorelle avevano potuto esprimere il loro gradimento per lo sposo scelto e Galla si aspettava lo stesso trattamento. Era poco probabile che apprezzasse questa scelta, vista la differenza d'et.
Galla aveva l'aspetto fisico di una giovane donna, ma in realt non aveva ancora quattordici anni e suo fratello era restio a sacrificarla, le era molto affezionato.
Giustina invece era disposta a fare un patto col diavolo pur di conservare l'impero a suo figlio e decise che questo matrimonio era un compromesso accettabile.
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50. Thessalonica, Giustina e Galla
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- Non  giusto!
La reazione di Galla alla notizia che avrebbe dovuto sposare Teodosio fu veemente e sdegnata:
- Non  giusto! Lui  vecchio e brutto e ... e noioso! Alle mie sorelle hai dato mariti che a loro piacevano, non le hai obbligate a sacrificarsi per le ragioni di Stato!
- Ascolta, figlia ingrata: qualche vantaggio lo avrai pure tu da questo matrimonio!
Giustina era pentita di non aver informato prima sua figlia, di non aver pensato a prepararla per tempo all'eventualit, fin da quando erano salpati da Aquileia. Non avrebbe dovuto dar retta a Valentiniano e attendere chiss quale miracolosa alternativa. Cos, tutta presa dall'elaborazione di piani e argomenti per convincere Teodosio, aveva trascurato i sentimenti di sua figlia, minimizzando la possibilit che Galla non capisse la necessit di sposarsi. Ora rischiava che l'indomani, alla presenza di Teodosio, Galla sbottasse in una delle sue impulsive e infelici manifestazioni, facendole fare una brutta figura e magari mandando a monte tutto quanto.
- Sarai imperatrice! La matrona pi in vista e pi invidiata di tutto l'Oriente! Avrai tutto quanto desideri, sarai vezzeggiata e coccolata da tutti e soprattutto non dovrai temere per il tuo futuro, cosa che invece succeder, se tuo fratello sar costretto ad affrontare da solo Massimo l'usurpatore.
- Ora capisco perch, quando avete incontrato Teodosio, mi hai fatto venire con te e Valentiniano tutta agghindata come una bambola! Mettevi in mostra la merce!
- Non c' niente di male a mostrare i propri gioielli e tu, tesoro mio, sei il mio gioiello pi bello! Teodosio, infatti, ti ha notata subito e ha ammirato quanto vedeva. Non dirmi che non ne sei rimasta lusingata!
- Mi sarei coperta di stracci o mi sarei nascosta se avessi capito le tue intenzioni!
- Non essere sciocca. Che cosa credi? Avrei volentieri disposto per te un matrimonio come desideravi, non sono andata io a cercare le attuali circostanze! Ti ho spiegato le ragioni politiche di questa scelta.
- Io non vedo alcuna necessit di sposarlo. Pu allearsi con mio fratello anche senza che io lo sposi!
- Evidentemente ti ho sopravvalutato, sei solo una bambina viziata. Una bambina indegna del ruolo che sei chiamata a ricoprire!
- Sei ingiusta. E poi, come posso capire la politica, io? Tu e Valentiniano ne parlate sempre solo fra voi!
- Forse su questo ... hai un po' di ragione. Per ... tu vuoi bene a tuo fratello, no? E' tutto nelle tue mani: la tua vita, quella di tuo fratello e anche la mia.
- Non pu essere vero! Non  giusto!
Pian piano, Giustina riusc a ottenere il recalcitrante assenso di Galla, che tuttavia pianse per buona parte della notte. Vers tutte le sue lacrime tra le braccia di Ortensia, perch sua madre prefer fuggirsene nelle sue stanze per non essere indotta a cambiare idea dalla disperazione di Galla.
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51. Thessalonica, autunno 387 d.C.
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L'indomani, davanti a Teodosio con i suoi senatori, per prima cosa Valentiniano chiese l'aiuto della flotta d'Oriente.
Costantino nel 330 aveva decretato il trasferimento della flotta pretoria a Constantinopolis: il Mare Nostrum, infatti, era pienamente controllato dall'impero e quindi in Occidente non serviva che qualche liburna per pattugliare le coste e per trasportare le truppe. Flavio Claudio Giuliano aveva poi dotato Constantinopolis di un nuovo porto, sulla Propontide60.
- Quando mio padre ha diviso l'impero con suo fratello Valente,  disse Valentiniano  intendeva che la flotta fosse in comune: in caso di necessit si sarebbe mobilitata anche per l'Occidente.
- Ora io ho pianificato continu Valentiniano  di raggiungere Roma con alcune navi, unire a esse le liburne di Miseno e dare battaglia. Organizzer la riscossa partendo da Roma, dove ho l'appoggio generale del senato!
Questa sar la nostra risposta a Massimo, che ci calunnia dicendo che abbiamo abbandonato l'Italia, mentre ci ha costretto a fuggire per non incorrere nello stesso destino di Graziano, che ha fatto uccidere per occuparne illegittimamente il posto.
Illegittimamente: questo  il cuore della questione! Se il suo potere non  legittimo, chi lo usurpa pu aspettarsi solo di essere scalzato da chi ne ha diritto.
Io, legittimo erede di Valentiniano e di Graziano, nego il riconoscimento a Massimo di ogni diritto sul territorio romano e lo combatter come usurpatore. Invito te, che sei imperatore d'Oriente per volere di mio fratello, a unirti a me in questa lotta.
Teodosio rispose:
- Ascolta, figliolo, e scusa se approfitto della mia et per darti qualche paterno consiglio. Tu sei giovane e pieno di passione veemente. Alla tua et si amano le battaglie, si vuol conquistare considerazione e gloria. Ma le cose non vanno quasi mai come si vuole che vadano, in realt, e la maggior parte delle volte si deve accettare qualche compromesso. Vedrai che fra una ventina d'anni anche tu converrai che la prudenza non  mai troppa. E la fretta  cattiva consigliera! Ti propongo di inviare prima un'ambasceria, poi, se l'esito non sar soddisfacente, ci regoleremo ...
- Questa via  gi stata battuta - intervenne Giustina  negli ultimi anni non abbiamo fatto altro che cercare un accordo. Ma non  un accordo che Massimo desidera! E' chiaro che  giunta l'ora di qualcosa di pi ... energico. Massimo non intende rinunciare alle sue inique ambizioni, non lo fermeranno n trattati n giuramenti, non rimane che la forza per fargli intendere ragione!
A questo punto la discussione si ampli ai senatori presenti, ma si fin con un nulla di fatto e, giunta l'ora di cena, si rimand all'indomani il proseguimento della trattativa.
Come era stato prestabilito, Teodosio rimase a cena. Sul letto tricliniare, sdraiato vicino a Giustina e a Galla, a un certo punto disse:
- Sapete, ora posso confessarvi che ho trovato ... incresciosa la lite tra voi e il vescovo Ambrogio a causa delle basiliche. Soprattutto mi spiaceva che a causa vostra il territorio romano non potesse avere e coltivare un credo uniforme, senza eresie. Ditemi, come sta il saggio vescovo?
- Mi  sembrato in buona salute, quando abbiamo lasciato Mediolanum, all'arrivo di Massimo col suo esercito.
Giustina gli raccont come Ambrogio avesse rimediato loro un'imbarcazione quando avevano lasciato Mediolanum e termin dicendo:
- A proposito: osserva il viso sciupato di mia figlia Galla. Da quando siamo partiti da Mediolanum, non fa che piangere, sopraffatta dal timore di quel tiranno!
Galla, che portava sul viso i segni di una notte di pianto, avvertendo su di s lo sguardo di tutti, intuendo che era arrivato il temuto momento del suo sacrificio, scoppi di nuovo in lacrime.
Teodosio aveva un debole per la dolcezza femminile, lacrime comprese, e quelle di Galla, di cui molto ammirava le morbide curve, lo intenerirono. Quel giovane e bel viso inondato di lacrime suscitava in lui il desiderio di consolare e proteggere. Giustina not questa reazione e ne approfitt subito: con la scusa di asciugare le lacrime scost il velo che copriva pudicamente la disperazione di Galla, rivelandone tutta la luminosa bellezza. Poi, stringendola a s, disse:
- Basta il nome di Massimo per farla piangere. Come si pu rimanere indifferenti a tanto dolore?
Poi, dopo una breve pausa sottolineata dai sospiri di Galla che cercava di trattenersi, Giustina aggiunse:
- Io sono soprattutto una madre, Teodosio. Quello che desidero maggiormente, in questo momento,  dare protezione a questa mia figlia, prima di partire con Valentiniano per combattere l'usurpatore, con la flotta che hai promesso di aiutarci a organizzare.
Tutti la guardarono sorpresi:
- Mamma!  dissero Galla e Valentiniano insieme.
- Madre, non si  mai sentito di una donna che partecipi a una battaglia!  disse Valentiniano.
- Non  necessario che tu parta. Puoi restare qui con tua figlia quanto vuoi. Sar felice di ospitarti.  Disse Teodosio.
- Invece  necessario che io parta! - Rispose Giustina  So che  ... insolito per una donna partecipare a una battaglia ma nessun'altra ha mai avuto un ruolo simile al mio, nessun'altra  stata reggente di un impero insieme a suo figlio! Non vado certo per combattere con la spada, non ne sarei in grado e poi mio figlio  un ottimo guerriero, ormai, non ha bisogno di aiuti in questo senso. Il fatto  che nessuno ha a cuore i suoi interessi quanto me e la sua giovane et induce chi lo circonda a ... cercare di avvantaggiarsene. Insieme invece siamo una forza inattaccabile e nessuno potr fare a meno di dare il meglio delle sue capacit, con me presente.
Valentiniano protest, Teodosio cerc di dissuaderla, ma Giustina seppe tenere loro testa. Galla, quando comprese che sua madre stava per averla vinta disse, di nuovo piangendo:
- Mamma, vuoi dunque abbandonarmi qui, sola?
- Bambina mia, in questo momento non si pu fare che cos. Con te rimarr la cara Ortensia e Teodosio ti protegger.
- Mio signore,- aggiunse Giustina rivolgendosi a Teodosio - posso dunque affidarti mia figlia?
- Prometto che nessuno le far del male finch io sar in vita.
- Il fatto  che tu non sarai sempre presente. I tuoi doveri ti spingeranno spesso fuori sede e lei sar alla merc di malintenzionati e invidiosi:  un'estranea qui. Un modo per ci sarebbe, per garantirle protezione anche in tua assenza.
Giustina fece una pausa. Poi, guardando attentamente in viso Teodosio, aggiunse:
- Potresti sposarla.
- Sposarla?
Un lampo negli occhi seguito da un mezzo sorriso, rivelarono che a Teodosio non dispiaceva l'idea.
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52. Constantinopolis, novembre 387 d.C.
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- ... E infine questa  Galla, sorella di Valentiniano, che presto sar mia sposa. Serena, l'affido a te, perch l'aiuti ad ambientarsi.  Teodosio stava presentando i futuri parenti alla famiglia e alla corte di Constantinopolis. Teneva le due ragazze una alla sua destra, l'altra alla sua sinistra.
- Ma guardate che splendore sono le donne pi importanti della mia vita!  Prosegu - Che gradevole contrasto sono per gli occhi, l'una bruna, l'altra bionda: si  mai vista coppia pi graziosa?
Serena e Galla risaltavano veramente per la loro bellezza e, abbigliate splendidamente, brillavano come pietre preziose.
- Galla, questa  la mia saggia nipote, Serena  Disse Teodosio, continuando la presentazione ufficiale. - Figlia di mio fratello Onorio. L'ho adottata quando  rimasta orfana e la considero come una figlia. E' lei che si occupa dei problemi ... domestici da quando sono vedovo e le sono grato per l'impegno che ci mette. Vedrai, si occuper egregiamente anche di te.
Serena faticava ancora a dominare la rabbia che la novit del fidanzamento aveva acceso in lei e abbass lo sguardo per nascondere il risentimento provocato dalle parole dello zio. Mi sta trattando, davanti a tutti, come fossi una domestica, una balia! pens, indispettita, sentendo montare dentro di s un risentimento violento verso quell'estranea, che arrivava a toglierle il primato della sua posizione a palazzo.
Alla morte di Flaccilla (o Placidia come la chiamavano in Oriente), avvenuta un paio d'anni prima, Serena era subentrata in modo naturale quale figura femminile di riferimento per Teodosio. In effetti, i figli di Teodosio, Arcadio e Onorio, avevano ancora bisogno di attenzioni materne quando la loro madre era deceduta, Arcadio aveva, infatti, otto anni e Onorio muoveva appena i primi passi. Teodosio, che era affezionato alla nipote e la valutava molto, aveva ritenuto che matrimonio e maternit le avessero conferito la maturit e l'esperienza necessarie per occuparsi anche dei cuginetti.
Dopo il matrimonio col generale Stilicone, Serena non si era allontanata dalla famiglia dello zio, viveva in un'ala del palazzo e aveva contatti quotidiani con zia e nipoti. Dopo la morte di Flaccilla i suoi legami con la famiglia imperiale erano divenuti ancora pi stretti, cosa che non manc di conferirle un potere ancora pi ampio di quel che si era conquistato fin dall'infanzia.
Serena conosceva bene i giochi e gli intrighi di palazzo: vi era immersa fin dalla tenera et ed era abbastanza intelligente e scaltra da saperli gestire al meglio. Quindi, alla morte della zia non si era limitata a donare il proprio affetto ai nipoti, come lo zio aveva fatto con lei e come se non ci fosse altro in gioco. A corte trame e intrighi erano tali da non permettere alcuna ingenuit sentimentale: si doveva dominarli o se ne era dominati. A Serena piaceva esserne al centro e dirigerli.
Col tempo, la sua volont era divenuta legge e ogni nuovo arrivato a palazzo imperiale presto lo comprendeva. Solo l'imperatore, Teodosio, aveva il potere di contraddirla, ma Serena sapeva bene come blandire e persuadere lo zio fin da quando era bambina.
Dal matrimonio col generale Stilicone erano nate prima Maria e poi Termanzia. Serena aveva iniziato, come tutte le madri, a sognare il miglior futuro possibile per le proprie figlie e qual era il futuro migliore per loro se non ereditare la posizione sociale di cui lei godeva? Perci progettava di maritarle ai cugini: sarebbe stata la conseguenza naturale e logica del fatto di vivere nello stesso ambiente, avere gli stessi interessi, condividere tutto fin dall'infanzia. Avevano perfino la giusta differenza d'et per piacersi!
Ora, lasciato a se stesso per poco tempo, senza la protettiva supervisione della nipote, quel babbeo di suo zio si era fatto irretire dalle manovre di un'astuta matrona ed era tornato con una fidanzata! E si aspettava che la cara nipote si facesse da parte, che si sottomettesse all'ultima arrivata, addirittura che la servisse, accogliendola come una regina.
Serena aveva gi deciso come gestire la cosa: si sarebbe comportata nientedimeno che come il solito e la corte avrebbe presto compreso chi fra loro due era pi importante.
- Arcadio, come trovi la tua nuova matrigna? Chiese Serena al cugino, poco dopo le presentazioni.
- E' gentile e cos... sembra una delle tue bambole!
- Vuoi dire che  bella?
- S, non sembra anche a te?
- Certo! E anche a tuo padre, naturalmente. Penso che non avr molto tempo per noi i prossimi mesi.
- Perch?  Si preoccup Arcadio. - Quando  partito per Thessalonica, mi ha promesso che al suo ritorno saremmo andati a caccia insieme! Capisco che non possiamo partire ora, ma la prossima settimana ...
- Mi spiace, caro, ma  cambiato tutto. Galla ora viene prima di te ...
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53. Constantinopolis, dicembre 387 d.C.
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- Cara Galla, vuoi fare un gioco con noi?  Chiese Serena. Nel suo salotto erano radunate alcune nobildonne, da poco presentate a Galla.
- Una delle mie ancelle  un'egiziana figlia di un astrologo. Sa leggere il futuro in certe sue tavolette. Sei prossima alle nozze, non sarebbe divertente sapere come andr, quanti figli avrai, che destino ti attende?
- Sei sicura che sia opportuno?  Chiese Galla, dubbiosa.  Non sono sicura che la nostra religione approvi queste pratiche.
- Oh, Galla, non ci metteremo certo ad adorare il sole o le costellazioni!  Rispose Serena ridendo.  Qui non c'entra la magia,  solo un gioco, non c' niente di male e sar divertente!
Galla era vissuta protetta da complotti e trame, grazie a Giustina, e non vide i rischi di quel che Serena stava proponendo. Il fatto che nessuna delle persone presenti si facesse predire il futuro, tranne lei, non la insospett: era l'unica a sposarsi di l a poco, perci trov naturale avere qualche attenzione particolare.
L'ancella egiziana era una vecchia emaciata dalla pelle scura, gli occhi infossati dallo sguardo profondo e furbo. Nella sera invernale, rischiarata solo dalla tremula luce delle candele, il suo aspetto inquiet Galla. Se fosse stata presso la corte di Mediolanum, l'avrebbe fatta allontanare senza prestarsi ad alcun gioco, ma si trovava nelle stanze di Serena e non voleva offendere la sua ospite.
Galla e l'egiziana furono sistemate l'una di fronte all'altra, l'egiziana su dei cuscini posti direttamente sul pavimento, Galla di fronte a lei, su uno dei tanti triclinii che ammobiliavano la stanza. Fra loro un tavolo basso, su cui l'egiziana pos con attenzione delle tavolette d'argilla, estraendole da una cesta che aveva portato con s e disponendole in sette pile di sette tavolette ciascuna. Le altre donne intanto si sedettero o sdraiarono sui triclinii vicini, ciarlando allegre.
- Questi sono geroglifici provenienti dai libri di Thoth,  disse l'egiziana indicando i simboli sulle tavolette  i libri segreti della conoscenza suprema, che solo i sommi sacerdoti potevano maneggiare. Ora voi sceglierete una tavoletta da ogni mucchietto ed io ne legger i pronostici.
Galla si chiese come l'ancella fosse entrata in possesso di quelle tavolette ed ebbe la tentazione di farsi il segno della croce sulla fronte, con il pollice, come molti usavano fare per combattere il demonio. Si trattenne, tuttavia, ancora una volta per non offendere la sua ospite e fece come le era stato chiesto.
L'egiziana studi le tavolette scelte da Galla nel pi assoluto silenzio e per un periodo che a Galla sembr insopportabilmente lungo. Poi alz sulla principessa uno sguardo che rivelava un profondo disagio.
- Allora?  Chiese Galla, impaziente e un po' spaventata.
- S, raccontaci tutto.  Disse Serena, aggiungendo subito dopo:
- C' qualcosa che non va? La tua non sembra l'espressione di chi predice un lieto evento.
- Badate, sono le tavolette a parlare, io sono solo l'interprete.  Disse l'ancella, rivolgendosi a tutto il pubblico.
- Che cosa dicono le tavolette?- Insistette Galla.
- Potrei mentire ma ben presto si scoprirebbe e chi mai si fiderebbe pi delle mie predizioni?  Prosegu l'egiziana.
- Dimmelo!  Disse ancora Galla.
- Hai la mia promessa che non sarai punita per quello che dirai.  Disse Serena.
- Forse sarebbe meglio che io riportassi solo a voi, padrona, quel che le tavolette predicono e poi voi troverete le parole migliori per dirlo alla vostra amica.  Disse l'egiziana rivolgendosi a Serena.
- Nient'affatto!  Intervenne Galla.  Parla, te lo ordino!
- Aspetta un momento.  Disse Serena rivolgendosi a Galla,  Ecco cosa faremo: usciranno tutte da questa stanza, eccetto noi tre, poi lei finalmente parler, senza omettere nulla.
Eseguiti gli ordini di Serena, l'ancella inizi a raccontare, seguendo col dito i segni sulle tavolette:
- Al momento mia signora, voi avete tre potenti protettori e due potenti nemici.
Il vostro sposo vi amer molto, avrete diversi figli, ma forse solo uno vivr. Solo uno arriver all'et adulta.
- Aspetta un attimo. Che significa che forse solo uno dei miei figli vivr?
- Ci sono avvenimenti incerti: dipenderanno dalle vostre scelte.
- Due dei vostri protettori spariranno.  Prosegu l'egiziana. - Un nemico morir ma ne avrete uno nuovo. Le forze contro di voi saranno impari.
- Che significa che due protettori spariranno?
- Due persone che vi sono vicine e vi proteggono non potranno pi farlo.
- Moriranno?
- Forse semplicemente si allontaneranno.
Sta parlando di mia madre e mio fratello, pens Galla. Poi disse a voce alta:
- Ma il protettore che mi rimane sar l'imperatore, il pi potente di tutti!
- S, ma le tavolette dicono che ... molto sar contro di voi, forze contro le quali non avete difesa.
- Due potenti nemici. Uno  Massimo e l'altro?
- Non saprei.
- E cosa dice quell'ultima tavoletta?
- L'ultima tavoletta parla della fine.
- Di come morir?
- Anche.
- E?
- Morirete.
- Insomma! Parla o ti far frustare!  Il tono di Galla rasentava l'isteria - Come? Come morir?
- Sar vostro figlio a uccidervi.
- Sono contenta dei tuoi servizi.  Disse Serena all'ancella egiziana, dopo che Galla, turbata in modo evidente, se ne era andata.  Ti far un dono. Mi sono proprio divertita, Galla  proprio una sciocca! Certo che l'ultima trovata  stata un po' forte, ti avevo chiesto di spaventarla un po' ma addirittura farla uccidere da suo figlio! Il bello  che ci ha creduto, hai visto che faccia?
Serena ridacchiava, ma l'ancella le rispose seriamente, lasciandola perplessa:
- Veramente, io non ho fatto che leggere le tavolette, cos come ho detto che avrei fatto. Mi sono limitata a non addolcirle il piatto. Non era questo che volevate?
Galla una volta tanto tenne il suo turbamento per s. Sapeva che sua madre le avrebbe dato della sciocca se le avesse confidato di essersi prestata a un simile gioco.
Serena le aveva chiesto scusa per averla sottoposta a tale prova, dicendole che era convinta che gli auspici sarebbero stati ottimi, come solitamente succedeva e che avrebbe punito quell'ancella impertinente. L'aveva supplicata di perdonarla con bei modi e Galla lo aveva fatto, ritenendola in buona fede.
Tuttavia Galla si arrovell per giorni sulla vicenda, soprattutto sul significato delle predizioni riguardanti i suoi figli e i suoi nemici. Chi era il misterioso nemico di cui le aveva parlato l'egiziana? Aveva avuto l'impressione che l'indovina avesse voluto lanciarle un avvertimento. Ma cosa? Perch non era stata pi esplicita? Le balen il sospetto che l'ancella, parlando di un nemico in pi, si riferisse a Serena: sarebbe stata la spiegazione di tanto misterioso riserbo!
Che fosse questa la spiegazione?
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54. Galla e Teodosio, dicembre 387 d.C.
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La giornata delle nozze pass in un lampo, agli occhi di Galla. Le novit sperimentate, tutte considerevoli, furono cos tante per la sua giovane vita da non avere il tempo di assimilarle appieno. Bombardata da mille nuove sensazioni, si ritrov sola col suo sposo in un tempo per lei cos breve, da sentirsi assolutamente impreparata a quanto pensava stesse per accaderle.
Tutto inizi di buon mattino. L' agghindarono con una preziosa tunica di seta candida con ricami in oro e orlata da pietre preziose, le posero sul capo un velo della stessa stoffa, fermato da uno splendido diadema. Il velo le copriva parzialmente viso e capelli, questi ultimi intrecciati con perle e acconciati in una pettinatura elaborata. Il tutto fu completato da un sontuoso mantello di porpora, dono di Teodosio, orlato da altre pietre preziose.
Solo un breve momento turb l'allegria e la solennit di cui Galla era circondata quel giorno, un episodio durato solo qualche istante ma che addens delle ombre sulle sue aspettative, come se una nuvola scura avesse per un poco offuscato il sole. Fu quando Serena la vide cos splendidamente abbigliata. Galla impieg qualche minuto per decifrare l'espressione apparsa per un attimo sul viso della nipote preferita di Teodosio, infine comprese che erano invidia e rabbia: questi erano i sentimenti che, senza volere, Serena aveva manifestato. Una rabbia profonda, molto simile all'odio, che turb Galla fino all'arrivo del suo seguito, il corteo nuziale che l'avrebbe accompagnata dal suo sposo. Poi altre mille sensazioni le fecero dubitare di quanto aveva scorto sotto il sorriso che Serena si era affrettata a esibire e accanton ogni sensazione negativa.
Con un'infinit di persone intorno ad assisterla, chi toglieva polvere invisibile dal suo mantello, chi sistemava ad arte le numerose pieghe delle sue vesti, chi le sistemava un ricciolo e cos via, Galla fu fatta accomodare su un sedile dorato, un vero e proprio trono, sistemato su una portantina. Le cortine della portantina erano legate ai quattro angoli, perch tutti potessero vederla nella sua radiosa bellezza - e anche per permetterle di godersi la festa. Poi otto portatori con la livrea imperiale, scelti fra gli schiavi pi belli, tutti della stessa altezza e tutti addestrati al compito, sollevarono lentamente la lettiga e iniziarono a trasportare Galla verso la domus teodosiana. La processione nuziale avanz lentamente, accompagnata da musici, mimi, giubili, e lanci continui di petali di fiori.
Alla cerimonia nuziale, piuttosto semplice, segu la benedizione del vescovo, poi i discorsi augurali dei personaggi pi in vista e infine inizi il banchetto, ravvivato da danze, musica, discorsi e ... allusioni licenziose.
A queste allusioni pensava Galla mentre, inquieta, aspettava Teodosio sul letto nuziale, dove l'avevano sistemata dopo un bagno e un massaggio con oli profumati, senza nient'altro addosso che una tunica di seta finissima. Era giunto il momento temuto e all'improvviso quel che sua madre e Ortensia avevano cercato di spiegarle con garbo e che lei si era sempre rifiutata di esaminare con attenzione, la riemp di ansia.
Teodosio invece era soddisfatto e felice. Questo matrimonio, pensava Teodosio, aveva impresso una svolta alla sua politica, costringendolo a schierarsi contro Massimo, ma nello stesso tempo conferiva al suo trono una legittimit tale da renderlo sicuro perfino per tutti i suoi eredi.
Inoltre, Galla lo aveva fatto ... sognare fin dal primo momento in cui l'aveva vista e poter rendere concreto quel sogno era un nuovo dono da parte della vita, cui non voleva rinunciare.
Il poter insegnare a una giovane cos bella e innocente le gioie dell'amore era un'occasione che non avrebbe sciupato. Avrebbe usato tutta la propria esperienza, tutta la lentezza e pazienza necessarie per rendere il sesso un'occasione piacevole anche per la sua nuova sposa. Osservare su di lei l'effetto dell'amore, avrebbe rafforzato di riflesso la forza del proprio desiderio, rendendo sublime l'atto fisico.
Era inverno e prima di partire per la guerra ci sarebbe stato tutto il tempo di godersi la sua nuova sposa!
Anche Teodosio era vestito di una semplice tunica dopo un bagno e un massaggio con oli profumati, quando entr nella stanza dove lo attendeva Galla, sola, come lui aveva ordinato. Lei abbass subito lo sguardo e sembr come ritrarsi. Se avesse dato retta ai suoi sentimenti, sarebbe fuggita o si sarebbe nascosta, pens Teodosio.
- Non devi aver paura di me  Le disse.
- Io non ho paura  rispose orgogliosamente Galla, sollevando il mento e guardandolo con sfida.
- Non far nulla che tu non desideri  la inform Teodosio, sorridendo  rilassati.
Sal sull'ampio letto, avvicinandosi alla sposa.
- Dovremo per passare la notte insieme, - le disse a bassa voce - perci ...
Galla s'irrigid, not Teodosio, ma senza scostarsi. Lo guard e i suoi occhi sembrarono ingrandirsi, mentre tratteneva il fiato senza rendersene conto.
- Perci ... - continu Teodosio - ... Sai giocare a latruncoli?
- Come?
- Sai, domani sar meglio che noi si abbia l'aspetto di chi non ha dormito molto e dovremo pur passare il tempo, no?
- S, beh ... no, non so giocare a latruncoli. Non  un gioco da maschi?
- Oh, ti divertirai, vedrai. Guarda: su quel tavolino c' una tabula lusoria, vieni, aiutami a portarlo vicino al letto, potremo giocare anche da sdraiati. Molto comodo, no?
Ecco, vedi questi soldatini? Possono muoversi sulla tabula in tutte le direzioni, ma si fermano se c' un ostacolo, cio un'altra pedina. Questi altri soldatini invece si possono muovere solo in diagonale ....
Galla si divert e Teodosio si divert a guardare Galla. Quando vide che, finalmente rilassata dopo tante emozioni, stava crollando dal sonno, le disse:
- Vieni, ora possiamo sdraiarci e dormire un poco.
Una volta coricati, le mise un braccio intorno alla vita e appoggi la testa sulla sua spalla fingendo di non accorgersi che lei s'irrigidiva.
Dopo un po', visto che non accadeva nient'altro, Galla si rilass nuovamente e si addorment.
Il giorno successivo continuarono i festeggiamenti: era previsto si dilungassero per tre giorni. Galla, tranquillizzata dal comportamento di Teodosio, era radiosa e seppe godersi la festa senza le ansiet del giorno precedente.
Giustina vide sua figlia serena e questo acquiet definitivamente i sensi di colpa che la crucciavano da quando aveva deciso di darla in sposa a Teodosio. Finalmente si sent interamente libera di dedicarsi alla preparazione della battaglia che lei e Valentiniano probabilmente avrebbero dovuto affrontare in mare e a quanto avrebbero dovuto affrontare una volta sbarcati.
Il buonumore di Galla influenz invece il malumore di Serena, che lo sfog sulla servit: non le andava bene nulla e fece piovere punizioni. Si sfogava anche influenzando negativamente il cuginetto Arcadio, troppo giovane per avere una propria equilibrata opinione:
- E' proprio viziata, non trovi? Vuole proprio tutti ai suoi piedi. Fra un po' anche tu le scodinzolerai dietro come un cagnolino.
- Mai!  disse il decenne Arcadio, pieno di maschio orgoglio.   solo una stupida femmina, non capisco cosa ci trovi mio padre, per passare tutto il suo tempo con lei.
- Oh, vedrai. Lei ora viene per prima, sar lei a comandare a corte, ora, ti scavalcher.
- Mai! Sono stato nominato augusto, quindi l'impero  mio! Cio, lo divido con mio padre. Vengo subito dopo di lui a palazzo e non esiste che io dipenda da una femmina!
- Ah! Intendi farti rispettare! - Comment Serena in tono compiaciuto  Per mi domando cosa accadr quando avranno dei figli. Se vorr bene a loro come vuol bene a Galla ...
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55. Thessalonica, febbraio 388 d.C.
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Alla fine, dalle riunioni militari emerse vincente la strategia che prevedeva un diversivo via mare condotto da Valentiniano, mentre Teodosio guidava il grosso dell'esercito verso la Pannonia, prendendo Massimo di sorpresa. Pochi e fidati comandanti furono informati dell'intero e reale piano di battaglia, mentre la maggior parte dei militari coinvolti, furono incoraggiati a pensare che l'attacco decisivo a Massimo sarebbe avvenuto via mare. La base organizzativa militare fu dunque stabilita a Thessalonica, dove ferveva l'attivit di cantiere.
Il piano che prevedeva l'attacco via mare sarebbe stato un buon piano, pi pratico e anche pi economico, ma i responsabili della marina militare avvisarono che la difficolt di trovare marinai e personale specializzato a sufficienza era pressoch insormontabile e che il tempo non era sufficiente alla preparazione di nuovi esperti. Da troppi anni non si disputavano grandi battaglie per mare e condurre una battaglia contro le snelle e facilmente manovrabili liburne occidentali con delle vecchie e pesanti quinqueremi condotte da personale inesperto, poteva facilmente rivelarsi disastroso.
- I legionari non possono improvvisarsi classarii62, possono imbarcarsi su navi onerarie62, ma una navis longa63 non  la stessa cosa. - Spieg un ammiraglio a Valentiniano - Per fare un esempio banale, prendiamo i rematori: remare sembra a prima vista un'azione semplice, ma su una quinquereme ci sono trecento rematori che devono muoversi in modo perfettamente sincrono ed eseguire manovre complicate in brevissimo tempo. Tutto questo mentre la loro vita  in pericolo. In pi dovrebbero essere addestrati all'uso della spada e combattere se occorre. Ci vuole tempo e, soprattutto, esperienza.
A questo punto il generale Promoto sugger di volgere questa debolezza a proprio vantaggio:
- Il nemico si aspetter l'attacco dal mare, poich la flotta romana  da decenni stanziata qui. Penseranno che vorremo approfittare del nostro vantaggio. Cos possiamo fare in modo che lo credano, mentre noi, in realt, prepareremo un attacco da terra. Guardate, con il generale Timasio abbiamo preparato un piano, che prevede di utilizzare al meglio la cavalleria, che  il vero nostro punto forte ...
Il progetto trov il pieno appoggio di Teodosio, che diede subito inizio ai preparativi, affidando il comando della fanteria a Timasio e quello della cavalleria a Promoto. Ordin anche di selezionare i migliori elementi da destinare alle liburne condotte da Valentiniano per l'azione diversiva.
Era tutto ben avviato, quando giunse la notizia che i mercenari barbari arruolati da Teodosio stavano tradendo, passando al nemico.
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56. Primavera 388 d.C.
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L'espediente di Massimo di fare generose promesse ai barbari al servizio di Teodosio per indurli a passare dalla sua parte,  gi sperimentato con successo in Gallia, ai danni di Graziano - con Teodosio non funzion. L'imperatore d'Oriente conosceva il suo avversario abbastanza da aspettarsi questa mossa e ai primi segnali di tradimento adott i provvedimenti opportuni, rendendoli anche esemplari.
Un gruppo di fedifraghi riusc a fuggire, ad esempio, cercando scampo negli acquitrini di Macedonia: un territorio difficile, che avrebbe normalmente indotto gli inseguitori a desistere. Ma questa volta furono braccati, catturati e messi a morte. Nessuna tolleranza n tregua per i traditori, era il messaggio di Teodosio.
A Massimo fu comunicata la notizia di questo primo smacco insieme a quella che nel cantiere navale di Thessalonica l'attivit si era alquanto intensificata:
- Sicuramente intendono ingaggiare battaglia in mare, dove sono pi forti.  Gli disse il suo Magister Officiorum, responsabile del servizio informativo, durante una riunione militare.  In Oriente sono stati arruolati comandanti con esperienza di navigazione e si cercano marinai. Sappiamo inoltre per certo che Valentiniano sta per partire alla volta di Roma in cerca di appoggi, con un'avanguardia di poche liburne. Ottenuto l'aiuto dei senatori, si unir al grosso della flotta, che lo attender da qualche parte in Adriatico.
- Questa  una buona occasione per noi. - Disse Massimo - Valentiniano sar esposto e vulnerabile. Andragazio, perch non prendi tu in mano questa missione? Vai e fermalo!
- Si sa quando partir Valentiniano?  Chiese Andragazio.
- Potrebbe essere gi partito. Le none di marzo son passate64.  Rispose il Magister Officiorum.
- Avr bisogno di navi veloci, allora. - disse Andragazio.  Le sue quante sono?
- Non lo sappiamo esattamente, ma poche, non pi di una ventina, per viaggiare veloce. Al raduno per la flotta sar ragguardevole!
- Nulla che un uomo deciso non possa vincere!  Afferm Andragazio con sicumera. - Anche la nostra flotta di liburne  notevole!
- Hai gi un'idea di come procedere?  Chiese Massimo.
- In linea di massima, s! Intercetter Valentiniano con alcune navi, scelte fra le migliori e pi veloci. Lo prender di sorpresa allo sbocco del canale di Sicilia: per lui  un passaggio obbligato. Voglio un'azione rapida: prima che si accorgano che sono nei paraggi sar loro addosso e in men che non si dica sar di ritorno col cadavere del nemico! A te baster questo per avere l'Italia ai tuoi piedi! Poi riorganizzer la nostra flotta e andr incontro a Teodosio. Eviter, naturalmente, uno scontro in mare aperto, dove sarei in netto svantaggio. Cercher di intercettarli in qualche porto, dove il numero delle loro imbarcazioni, ferme in uno spazio ristretto, giocherebbe a loro discapito. Se invece sbarcheranno prima che riesca a intercettarli, non rimarr che una battaglia a terra. Per in questo caso sar tutto da valutare al momento.
- Non  scontato che arrivino per mare.  Disse uno dei generali presenti.
- Sciocchezze.  Rispose il Magister Officiorum.  Perch spendere tutto quel denaro per assestare la flotta se non intendono raggiungere l'Occidente via mare? E poi  sempre il percorso pi breve e pratico. Attraversare Macedonia, Mesia, Dalmazia e Pannonia affaticherebbe inutilmente l'esercito, senza contare il maggior costo in vettovaglie, che non  da sottovalutare, Teodosio  gi stato costretto a imporre tasse eccezionali per far fronte ai barbari. Raggiungere il nostro territorio via mare assicurer invece truppe fresche e costi contenuti.
Comunque, se non bastasse la logica a indicare un intervento via mare, i nostri informatori confermano che Teodosio intende attaccare in questo modo. Solo, non siamo riusciti a sapere dove intende approdare di preciso.
- Per precauzione potresti mandare un distaccamento sul fiume Sava e un altro sulla Drava. - Disse Andragazio a Massimo.  Se Teodosio dovesse per caso decidere di seguire la strada di Sirmium, i due distaccamenti potranno anche riunirsi in un'unica, potente armata.
- Bene, controlleremo tutti gli approdi possibili e terremo d'occhio anche il nord-est.  Concluse Massimo.  Andragazio affronter Valentiniano e poi cercher il resto della flotta. Vittore baster, per ora, a tenere a bada i confini settentrionali, mentre Marcellino dal Norico si porter sulla Drava. Un'altra armata si diriger invece sulla Sava, per occupare Emona e Sciscia. In questo modo il nord est sar sotto controllo: sia la via da Sirmium sia la porta sull'Italia rappresentata dalla Drava.
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57. Thessalonica, primavera 388 d.C.
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La voce della guerra imminente si sparse in fretta. Durante tutto l'inverno arrivarono a Thessalonica frotte di barbari goti, alani e unni in cerca di lavoro.
Lentamente, i preparativi proseguivano. Teodosio era meticoloso con i particolari: tutto quel che poteva essere previsto, doveva essere studiato, la preparazione doveva riguardare anche i dettagli. In guerra era meglio evitare le sorprese.
Contemporaneamente si dedicava alla nuova giovane moglie, corteggiandola senza fretta. A pi di un mese dal matrimonio, il loro rapporto era ancora improntato a basi amichevoli: Teodosio non aveva ancora trovato il momento opportuno per ... approfondire i rapporti. Galla dimostrava di avere ormai in lui piena fiducia, ma Teodosio la sentiva ancora lontana, senza alcun vero slancio nei suoi confronti.
- Hai qualche impegno particolare domani, cara?  Le chiese una sera mentre disputavano una delle loro partite a latruncoli, mollemente sdraiati nell'alcova.
- No, perch?
- Potresti venire, se t'interessa, a vedere la flotta con cui tua madre e tuo fratello partiranno. Domani devo visitare il cantiere.
- Ecco ... - esit Galla.
- Se hai altri programmi, per me non  un problema.
- No, non si tratta di questo. Domani verr volentieri con te al cantiere. Sto pensando a dopo, quando tu partirai per la guerra e la mia famiglia torner in Italia. Io ... non voglio tornare a Constantinopolis, voglio andare con loro.
Galla non ebbe il coraggio di osservare l'espressione di Teodosio. Temeva la sua ira: Serena gliene aveva dipinto un quadro terribile.
- Non posso permettere che mia moglie corra dei rischi.  Rispose Teodosio in tono neutro.
- Mia madre e mio fratello si prenderanno cura di me! Ti prego! Davvero, per me sarebbe terribile rimanere qui, sola, quando tutte le persone cui voglio bene se ne andranno lontane.  nel dire questo Galla si avvicin al marito e gli pose, delicatamente, una mano sul braccio.
Questo semplice gesto le sembr causare un cambiamento nell'atteggiamento di Teodosio, un cambiamento sottile, che Galla non seppe interpretare. Era un fatto che capitava spesso ultimamente quando lei lo toccava, ma era cos lieve e passeggero, poco pi di un'impressione, che la fanciulla non andava oltre la mera rilevazione.
- Qui ci sono i miei figli. - Le rispose Teodosio allontanandosi da lei di quel tanto che ristabiliva la precedente distanza - Potresti approfittarne per conoscerli meglio e instaurare un rapporto con loro.
- C' Serena che si occupa di loro e, a esser sincera, lei  piuttosto gelosa di questo ruolo, non ha piacere che io m'intrometta.
Galla allung di nuovo il braccio, prendendo, questa volta con decisione, una mano di Teodosio:
- Ascolta, ti prometto che quando la storia con Massimo sar finita, mi dedicher esclusivamente a te, so che  questo che tu desideri. E anche io lo voglio. Ma ora ho bisogno di assicurarmi, di verificare da vicino che la mia famiglia risolva i suoi problemi, che mio fratello abbia ci che gli spetta, che mia madre non corra eccessivi rischi. Sai, quando si tratta di mio fratello, lei non si risparmia e non d retta a nessuno. Capisci cosa intendo? Voglio verificare da vicino, non struggermi in lontananza chiedendomi cosa sta succedendo.
- E' la prima volta che ti sento parlare con calore. Ah, se tu dedicassi a me la met di tanto slancio ... Quando alludevi alle persone che si allontaneranno da te e che ti sono care, includevi me?
Galla lasci la mano di Teodosio, ribadendo:
- Io .... Io sto bene con te. Per ... Per potermi dedicare a te con tutto il mio cuore, devo liberare la mente dalle preoccupazioni per la mia famiglia, sapere che mio fratello ha riconquistato la sua parte d'impero e che mia madre  saldamente al suo fianco ...
- Capisco. Prima di me viene la tua famiglia.
Mentre parlava, Teodosio aveva posato la sua mano su quella che Galla aveva appena ritratto e aveva iniziato a carezzarle il braccio. Non era un comportamento insolito, toccarla spesso faceva parte del suo corteggiamento e Galla vi si era abituata. Per questa volta Teodosio aveva deciso che se voleva esser trattato come un marito e non come un amico, doveva comportarsi come tale. Era tempo.
- E' naturale che io mi preoccupi per la mia famiglia.
Teodosio si avvicin, sfiorando con il suo corpo quello di Galla, steso accanto al suo.
- Amica mia, dovrai abituarti al fatto che la tua famiglia, ora, sono io!
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58. Mare Nostrum, primavera 388 d.C.
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Giustina, Valentiniano e Galla si imbarcarono nella nuova avventura letteralmente, salendo di buon mattino sulla stessa liburna che li aveva condotti a Thessalonica l'anno precedente. Approfittavano di una robusta brezza che si era alzata il giorno prima e che, stando all'esperienza dei marinai, avrebbe gonfiato la grande vela per giorni, consentendo di viaggiare spediti.
Partivano con altre sedici liburne simili alla loro, lunghe e snelle, dotate di una fila di venti lunghi remi a dritta e altrettanti a manca e di un albero maestro con una grande vela quadrata. Viaggiavano in formazione, la nave imperiale al centro, ben protetta.
Non era una grande flotta, ma per i loro piani doveva essere, agli occhi del nemico, solo un'avanguardia. Il modesto numero di navi, inoltre, avrebbe consentito loro di non perdere molto tempo per gli approvvigionamenti durante gli scali. E poi sapevano che Massimo non avrebbe comunque potuto mettere insieme una flotta di molto maggiore in breve tempo.
Le liburne erano in genere equipaggiate, fra l'altro, con un castello ligneo sia a poppa sia a prua, in realt poco pi di un riparo per gli arcieri che avrebbero da l scagliato i loro dardi sul nemico in caso di bisogno. La liburna della famiglia imperiale, invece, aveva a poppa una vera e propria cabina: era una concessione fatta alla sicurezza e alla comodit delle donne della spedizione. Durante il viaggio da Aquileia le cabine erano state due, una anche a prua per l'imperatore e la nave aveva riservato ampi spazi alla servit. Ora Valentiniano si sarebbe accontentato di una tenda issata a ridosso del castello di prua, che sarebbe servita anche per le riunioni di comando, e al posto dei servitori ci sarebbero stati soldati ed armi.
Era una bella nave, ma ben poca cosa rispetto al glorioso passato, quando le navi ammiraglie erano quinqueremi, esaremi e cos via. Del resto navi cos grandi non servivano pi: barbari dal mare non ne potevano arrivare, non conoscevano la navigazione, ed era molto difficile che apparisse qualche nuovo nemico. Costantino aveva trasferito la flotta in Oriente e Valentiniano, dopo aver affidato l'Oriente a suo fratello, in Occidente si era limitato a far costruire qualche liburna per le semplici esigenze correnti, che erano il trasporto di truppe o la scorta alle navi onerarie.
A Valentiniano I piacevano le liburne, le trovava una buona sintesi fra esigenze pratiche, costi, velocit e comodit. Ne aveva fatta costruire una anche per s, dotandola di qualche agio in pi per la famiglia. Dopo la sua morte, Giustina l'aveva tenuta a Ravenna e ne aveva fatto uso di quando in quando, negli ultimi anni, soprattutto per gli spostamenti da Mediolanum ad Aquileia.
Il viaggio da Constantinopolis a Roma sarebbe stato scomodo soprattutto per le due donne, abituate agli agi dei palazzi imperiali: si sarebbero dovute accontentare di una tinozza al posto delle terme e di una sola cameriera per il servizio personale. Nella cabina non c'era spazio per altro.
- Davvero non capisco perch hai insistito tanto per venire.  Disse Giustina a Galla, guardandosi intorno, nell'angusto spazio della cabina.
- Ti do cos fastidio?  Rispose Galla.
Giustina sospir, dicendo:
- Avevo dimenticato quanto fossero piccole queste cabine. No, non mi dai fastidio, avrei semplicemente preferito saperti al sicuro sulla terraferma. Certo sarebbe stato anche un vantaggio avere la cabina tutta per me. Guardati intorno, pensa che oltre a sopportare i disagi del mare grosso, se ci sar, dovremo condividere questo spazio per quasi un mese. Sei ancora in tempo a cambiare idea.
- Ti d fastidio.  Costat Galla.  D fastidio a tutti! Non bastassero Serena e Arcadio che sperano che la nave affondi!
- Ti ho gi detto cosa penso di questi tuoi problemi. Non li risolvi fuggendo.
E' solo una questione di tempo: Serena conduce un gioco che  destinata a perdere non appena avrai dei figli da Teodosio. Devi solo evitare di esasperare la situazione. Non darle troppa importanza!
Giustina si riferiva alla situazione ma Galla interpret diversamente:
- Non le do importanza, cerco di evitarla! Lei gode a provocarmi, ti ho raccontato come fa: getta il sasso e nasconde la mano; nega innocentemente anche l'evidenza dei fatti e mi fa impazzire di rabbia. Penso anche che mi stia mettendo contro Arcadio. Anzi, ne sono sicura. E mio marito non si accorge di nulla, la difende perfino!
No, sono pi a mio agio su questa scomoda barca, col rischio di trovarmi in mezzo a una battaglia, che in quel palazzo dove non sono n la padrona, n la benvenuta.
- Sei proprio cocciuta! Te la prendi per cose poco importanti. E poi guarda che una battaglia non  cos improbabile! Massimo vorr impedirci di raggiungere Roma.
- Se su questa barca tu sei al sicuro, allora lo sono anch'io. E comunque preferisco vedere da vicino quel che accade piuttosto che stare a rimuginare e a preoccuparmi per voi in attesa di notizie. E in compagnia di quella strega!
- Galla! Sei sempre troppo ... schietta. - Sospir Giustina - Commenti come questo arrivano a Serena: la servit  abituata a rispondere a lei. Come pensi che lei reagisca, sapendo che la chiami strega? Questo non la render meglio disposta verso di te. Tu devi solo evitare ...
- Puoi dire quello che vuoi, ma io non star in quel palazzo alla merc di quella strega, senza familiari o amici che mi difendano! Sono sola!
Il tono di Galla era esagitato e, alla fine della frase s'incrin, prossimo al pianto.
- Va bene, va bene. Non parliamone pi.  si arrese Giustina.
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59. Galla, primavera 388 d.C.
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Galla si svegli all'alba, al suono delle voci che arrivavano dal ponte della liburna. Percep subito il senso di nausea che si associava al movimento oscillatorio dell'imbarcazione. Cerc il pezzo di pane secco sul tavolinetto posto accanto alla sua cuccetta e si mise a masticarlo in fretta.
Aveva raccontato a sua madre che il mal di mare l'aveva afflitta anche durante il viaggio da Aquileia a Thessalonica, ma la verit, che si era ben guardata dal rivelarle per paura di esser lasciata a Constantinopolis, era che probabilmente aspettava un bambino.
Non ne era del tutto sicura, poteva ancora trattarsi di un semplice ritardo, ma l'intensit delle nausee mattutine era un segnale aggiuntivo.
Dalle feritoie che permettevano ad aria e luce di entrare in cabina, penetrava l'odore del mare e il debole chiarore dell'alba. Sent Ranildae, la cameriera, alzarsi dalla stuoia su cui dormiva, ai piedi delle loro cuccette, e affaccendarsi per preparare loro un poco di colazione e l'acqua per le abluzioni mattutine.
Si alz subito, alla ricerca di pane e formaggio, e fece colazione senza attendere sua madre, ancor prima di sciacquare il viso con quel poco di preziosa acqua dolce che si poteva adoperare a questo scopo.
- Hai ancora il mal di mare?  Le chiese Giustina con voce assonnata.- Non ti ho mai visto mangiare cos presto!
- S, tengo a bada la nausea riempiendo lo stomaco. Tu invece sembri nata su una barca! Passerai ancora tutta la tua giornata a studiare quelle vecchie carte?
- Sono resoconti di antiche battaglie! Mi sto preparando. E' anche interessante, sai? La guerra pu essere un'arte. Vuoi vedere, ad esempio ....
- Per carit! Stare chinata su quei vecchi libri mi farebbe aumentare la nausea. Chieder a Ranildae di leggere qualcosa per me.
- Questa sera avrai un po' di requie: arriveremo ad Athenae e per una notte dormiremo sulla terraferma.
Quella sera, dopo alcune rinfrancanti ore presso le terme del palazzo imperiale, la famiglia di Giustina si riun intorno ad una cena sontuosa, dividendola con il comandante della loro piccola flotta e alcuni notabili locali. Galla si stava rimpinzando di arrosto d'agnello accompagnato da verdure fresche e profumato pane bianco, quando fu appoggiato sulla mensa attigua il suo tricliniare un contenitore di garum65. L'odore di questo condimento le caus una nausea violenta e improvvisa, costringendola ad alzarsi e ad allontanarsi in fretta dal triclinio con un frettoloso scusate.
Giustina la segu, preoccupata nel vederla cos pallida. La trov oppressa dai conati di vomito in un vicino cubiculum.
- Ho mangiato troppa carne e troppo in fretta  si giustific Galla. Ma Giustina comprese subito:
- E' stato il garum, vero? Anche a me faceva questo effetto quando ero incinta.
Galla aveva immaginato che il tratto di mare aperto fra Patrae e Messana66 fosse stato per lei la prova pi dura. Si ricredette una volta raggiunto lo stretto di Messana.
Anche se le acque si presentano con una superficie apparentemente omogenea, in realt in questo stretto s'incontrano due mari diversi, entrano in contatto acque di densit diversa che hanno correnti contrastanti e maree opposte: c' alta marea nel bacino ionico mentre  bassa in quello tirrenico. Conseguentemente, il moto ondoso  rilevante, le correnti molto forti e in certi punti si possono formare gorghi paurosi.
I naviganti delle liburne di Valentiniano e Giustina, erano abbastanza esperti da saper approfittare della spinta favorevole della marea ionica, ma nessuno aveva pensato di avvisare Galla circa gli effetti delle correnti dello stretto sul moto delle imbarcazioni.
I movimenti della liburna in mare aperto erano stati intensi ma fluidi, mentre nello stretto divennero pi marcati, frequenti e bruschi: a Galla sembrava, in certi momenti, che la nave stesse per capovolgersi coricandosi su un fianco, invece repentinamente si raddrizzava, per poi inclinarsi profondamente sull'altro fianco. Oppure s'innalzava, sembrando voler spiccare il volo, per poi inabissarsi di prua subito dopo, rimbalzando diverse volte prima di riprendere il solito violento rollio. Tutto ci la costrinse a rimanere sdraiata per tutto il tempo, con lo stomaco in subbuglio e un'irrazionale paura nel cuore. Il mondo le vorticava intorno, costringendola a tenere gli occhi chiusi, mentre Ranildae le teneva una mano.
La cameriera, tent di consolarla raccontandole di un suo viaggio in cui la nave era incappata in un fortunale.
- Vi assicuro, mia signora, - tent di rincuorarla Ranildae - che questi movimenti dell'imbarcazione non sono pericolosi, sono del tutto normali, la nave non affonder. Il pericolo pu venire dal vento o dagli scogli, mi hanno spiegato i marinai, e qui il vento non  forte e gli scogli sono lontani. Queste onde non sono tanto alte da allagare lo scafo: un po' d'acqua entra, ma  poca cosa. L'avventura che vi ho raccontato mi consente di cogliere la differenza. Vi assicuro, non siamo in pericolo.
- S, ti credo, ma il mio stomaco non  d'accordo,  si lament Galla  la mia testa gira come una trottola e il mio cuore batte come un tamburo ...
Giustina, sdraiata l accanto, ascoltava distrattamente, concentrata sui rumori esterni, per cogliere ogni avvisaglia di quanto aveva larghe possibilit di accadere. Non aveva ritenuto opportuno dire a Galla che quello era il luogo ideale per un'imboscata: le navi nemiche potevano presentarsi improvvisamente allo sbocco dello stretto, tagliar loro la strada, e, a causa delle correnti, le liburne imperiali non avrebbero potuto che andare loro incontro e accettare la battaglia. Con i generali si era deciso che in questo caso avrebbero cercato semplicemente di prendere ancora pi slancio e finire addosso al nemico alla maggior velocit possibile. Avrebbero cercato di rompere il blocco e fatto in modo che la liburna imperiale procedesse, ad ogni costo. Poi le liburne avrebbero rinserrato la fila di retroguardia, facendo muro davanti al nemico e consentendo a Valentiniano e famiglia di guadagnare terra sani e salvi.
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60. Mare Nostrum, primavera 388 d.C.
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- Maledizione! Che il diavolo se li porti tutti all'inferno!
Andragazio proffer imprecazioni colorite per un intero minuto, alla notizia che gli informatori gli stavano riportando: erano giunti sullo stretto troppo tardi, Valentiniano era gi passato. Aveva contato di sorprenderlo all'uscita del canale approfittando delle correnti favorevoli, sarebbe stato un ottimo punto d'attacco. Ma venti contrari ed equipaggi inesperti avevano rallentato il percorso e l'occasione propizia era sfumata. Doveva pensare in fretta a un altro piano.
- Quanto hanno di vantaggio?  Chiese.
- Due giornate al massimo.
Si consult con i suoi ufficiali:
- Idee? Lo raggiungiamo a Neapolis? A Portus Romae?
- A Portus Romae potrebbe essere complicato: dovremmo attaccarlo prima che raggiunga il bacino interno, perch da l sono necessarie imbarcazioni fluviali. L'unica soluzione sarebbe di attenderlo all'imboccatura del porto, rimanendo acquattati, come se fossimo delle liburne normalmente attraccate, poi circondarlo e tagliargli ogni via di fuga. Per le incognite sono molte.
- Potremmo fare la stessa cosa a Miseno.- intervenne un altro ufficiale - Sicuramente si fermer a controllare lo stato della flotta. Potremo impedirgli di incrementarla con le unit ancorate in quel porto. Se non possiamo governarle noi, meglio distruggerle!
- In questo momento prendersela con le liburne sarebbe solo una perdita di tempo.  disse Andragazio - Il nostro obiettivo  Valentiniano.
- Il promontorio a nord del porto di Miseno sembra fatto apposta per nascondervisi dietro. Possiamo attenderli l ...
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61. Mare Nostrum, estate 388 d.C.
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- Fatti coraggio, Galla.  Disse Giustina - Stiamo entrando nel porto di Salernum. Fra poco avrai la terraferma sotto i piedi e il tuo stomaco smetter di tormentarti.
- Dici che baster toccare la terraferma per smettere di star male? Il mio stomaco  vuoto da molto tempo, ma la mia vita  ugualmente un inferno. Meglio che mi diate il colpo di grazia se non dovessi star meglio!  Si lament Galla per risposta.
- Sei la solita esagerata. Vedrai che passer! Se vuoi, potrai proseguire il viaggio con Probo, che raggiunger Roma seguendo la via Popilia e poi l'Appia. Cercher di raccogliere appoggi per la nostra impresa, per cui visiter alcune nobili famiglie sul percorso. Tu rappresenterai sia Valentiniano sia Teodosio, sar un onore per le varie gens ospitarti. Quindi potrai dormire confortevolmente e, soprattutto, potrai frequentare delle terme. A Roma potrai aspettarmi a casa di Probo e Anicia: Anicia si prender cura di te.
- Non possiamo proseguire tutti via terra?
- E' pi pratico e veloce il mare, lo sai. Se potessi, mi fermerei volentieri qualche giorno nella nostra villa sul golfo di Neapolis, non la vedo da anni e ho nostalgia della bellezza del panorama di cui si gode da lass, ma temo che non ci sia tempo per amenit del genere, al momento.
- Mi spiace che, per me, abbiate deciso di sostare qui anzich a Miseno, dove potevate rafforzare la nostra piccola flotta con altre navi ...
- Non  cos importante, cara. Vorr dire che partiranno prima le staffette per Roma, con le lettere che io, Valentiniano e Probo abbiamo preparato per i senatori.
Per noi ora  importante ottenere la garanzia del pieno appoggio del senato. Se le nobili famiglie romane sono con noi, Massimo in Italia sar considerato un usurpatore.
- Credi che il pericolo di un attacco dal mare sia scongiurato?
- Non lo sar finch non raggiungeremo Roma.  Sospir Giustina.  Anche per questo preferirei tu seguissi Probo. Hai una creatura cui pensare, ora!
- S, andr con lui, stai tranquilla. Oh, mamma anche tu eri cos emozionata quando aspettavi il primo figlio?
- S,  una sensazione meravigliosa, vero?
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62. Salernum, estate 388 d.C.
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- La staffetta partita ieri per Roma  tornata ad avvisarci che a Miseno ci attende Andragazio. - Valentiniano, di fronte a sua madre, lasci che dalla sua voce e dal suo viso trapelasse l'emozione per l'imminente sua prima battaglia.
- E' giunto il momento, allora!- rispose Giustina in tono neutro.
- S! Ho convocato una riunione. A terra, per stare pi comodi. E ho fatto chiamare tutti i capitani di liburna. Avevamo stabilito di fare cos, se appena fosse stato possibile, ricordi? Voglio dire, convocare tutti invece di limitarci all'ammiraglio con i suoi luogotenenti. Vieni?
Mentre si dirigevano verso il luogo scelto per la riunione, tacquero entrambi, immersi nei propri pensieri e nelle proprie emozioni. Anche se lo nascondeva con cura  e Giustina aveva imparato a farlo bene negli ultimi, lunghi anni di governo - era anche pi emozionata di suo figlio. Era la prima battaglia anche per lei. Animo!  si disse  ne hai condotte altre di lotte, anche se non con queste armi."
Come entrarono nell'aula basilicale adibita a sala riunioni, i mormorii cessarono e tutti i volti si girarono verso di loro. Giustina prese subito la parola: voleva fosse ben chiaro a tutti che non sarebbe stata una semplice spettatrice.
- La nostra sosta imprevista a Salernum si  rivelata provvidenziale  disse.  E' un chiaro segno del favore di Dio, o della buona sorte, per chi di voi preferisce le vecchie espressioni.
Il fatto di conoscere in anticipo le intenzioni del nemico  un grosso vantaggio, - continu Giustina - che naturalmente dobbiamo mettere a frutto. Ora vi esporremo un piano, ma sia chiaro che ascolteremo chiunque di voi pensi di avere un suggerimento utile.
C'era un tavolo nell'aula, su cui erano state posate alcune tavolette incerate. A un cenno di Giustina, prese la parola l'ammiraglio, indicando la tavoletta che mostrava un disegno approssimativo di capo Miseno e della posizione delle liburne di Andragazio.
- Andragazio si  messo in modo da intercettare di sorpresa chiunque segua la rotta tradizionale per raggiungere una meta a nord di capo Miseno: sarebbe una buona strategia, se non fossimo a conoscenza dei suoi piani!
L'ammiraglio continu indicando sulla tavola le varie posizioni man mano che esponeva il piano:
- Le sue navi si trovano qui, nascoste appena dietro capo Miseno. Questa posizione sar un vantaggio per noi se troviamo il modo di arrivargli da occidente, abbastanza in fretta da non lasciargli il tempo di manovrare. Avremmo ottime probabilit di sconfiggerlo. Con un po' di fortuna potremmo addirittura annientarlo. Chi di voi conosce i venti e le correnti marine di questo tratto di costa?
- Le correnti in questo periodo sono prevalentemente meridionali.  Disse uno dei capitani  e in questa zona i venti seguono grossomodo il sole. Il mattino la brezza arriva da terra, poi si sposta progressivamente e nel pomeriggio spira da occidente.
- Quindi se ci muoviamo nel pomeriggio, noi avremo il vento a favore e loro avranno il sole in faccia!  Disse Giustina.
- E' vero, ma in questa stagione si tratta di brezza, pi che di vento.  Disse un altro  Lo so, sono nato da queste parti.
- La velocit sar sufficiente, se le daremo impulso anche con i remi. - Disse Valentiniano. - Andragazio ha una ventina di liburne. Noi ne abbiamo diciassette, pi le due che abbiamo trovato qui a Salernum e che ci appoggeranno: le nostre forze quindi si equivalgono.
Superata Surrentum, ci dirigeremo verso il canale tra Pithecusa e Prochyta67. Ci nasconderemo dietro Prochyta per arrivare addosso al nemico da occidente all'ora pi propizia. Staremo in fila, disporremo le nostre liburne a mezzaluna solo quando vedremo che si sono accorti di noi...
- Certo che se dal porto di Miseno potesse arrivare qualche liburna per tagliar loro la strada da quella parte ... - intervenne Giustina indicando sulla tavola il disegno del tratto di mare tra le liburne di Andragazio e il porto  Non possiamo mandare dei segnali in modo che intervengano?
- Scusate, mia signora, - disse l' ammiraglio  ma i nostri segnali sarebbero avvistati anche dagli uomini di Andragazio, capirebbero subito.
- Potremmo mandare qualcuno via terra, allora, oggi stesso.
- Ci vogliono minimo tre giorni, a dir poco, perch qualcuno da qui raggiunga Miseno, organizzi il tutto e torni per confermarci la strategia. Andragazio potrebbe insospettirsi non vedendoci arrivare, anche se non sa esattamente quando abbiamo superato lo stretto di Messana: siamo gi in ritardo! Potrebbe cambiare i suoi piani, nel frattempo.
- Non  necessario che aspettiamo il ritorno dell'inviato. Considereremo Miseno solo un altro vantaggio, un aiuto in pi. Sono sufficienti tre o quattro liburne che taglino la strada ai fuggitivi.
- Faremo come dite, mia signora.
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63. Mare Nostrum, estate 388 d.C.
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- Perch non vai tu stessa a Miseno a organizzare l'appoggio al nostro attacco?  Chiese Valentiniano a sua madre.
- Figlio mio, non ti libererai cos facilmente di me!  Scherz Giustina. Poi aggiunse seriamente:
- Dimentichi che sono una donna. Qui sono ormai abituati ad avermi intorno, ma a Miseno? Dovrei anche portarmi appresso un piccolo esercito come seguito e tu non puoi far a meno di nessuno in questo momento. No, metterei tutti a disagio, lascia stare.
Giustina rimase per un poco immersa nei suoi pensieri, poi confid al figlio:
- Sai, quasi preferisco questo modo di dar battaglia, piuttosto che i soliti intrighi e giochi verbali. Almeno cos  tutto chiaro: so chi  il mio nemico e posso dar sfogo alla mia rabbia. Lo posso prendere a pugni, in un certo senso, cio a speronate con la mia nave. Forse ne morir, ma  cos liberatorio! Potessi farlo con certa gente che mi circonda!
- Non ti sospettavo cos violenta!
- Non lo sono. E' solo un momento in cui desidero ... non trovo le parole per spiegartelo. E' che noi donne siamo costrette sempre a mediare, a seguire vie indirette per non subire le prepotenze maschili.
- Mamma! Qualcuno ti ha forse mancato di rispetto?
- No, figliolo. Volevo solo dire che questo  un mondo violento e come donna ho sempre bisogno della protezione di un uomo. Vorrei tanto poterne fare a meno. Vorrei tanto essere veramente indipendente, davvero libera!
Fu con questi sentimenti che Giustina partecip alla battaglia, tre giorni dopo.
Le liburne imperiali attesero dietro l'isola di Prochyta il momento propizio del pomeriggio. Quando lo zefiro inizi a soffiare, si avventurarono contro il nemico, attaccandolo da occidente.
Giustina sperava che in quel momento spuntassero da capo Miseno le navi da guerra alleate, distraendo il nemico da quanto stava avvenendo alla sua destra, ma cos non fu. Gli avversari, invece, si accorsero piuttosto presto di quel che stava avvenendo.
Ripresosi dalla sorpresa, Andragazio decise di giocare il tutto per tutto: fece girare le navi e corse incontro al nemico. Valutando le forze in campo, le aveva giudicate pressoch paritarie: anche se i suoi erano stati colti di sorpresa, invece che sorprendere, erano comunque in attesa di una battaglia ed erano pronti.
Nella formazione a mezzaluna che assunsero le navi in attacco, la liburna imperiale si pose al centro, arretrata rispetto le altre e distinguibile per via della cabina a poppa. Divenne il polo attrattivo di Andragazio, che punt deciso verso di essa.
Nel frattempo le ali della formazione si stavano gi scontrando con clamore, le stanghe68 sferzavano i ponti, laceravano le vele e falciavano i marinai; i rostri squarciavano gli scafi mentre le ciurme, urlando, scagliavano dardi da dietro i castelli di poppa e prua e lanciavano funi per l'abbordaggio.
Giustina, al riparo della sua cabina vide la liburna di Andragazio puntare decisa su di loro. Non era ancora a portata di tiro della balista che i soldati stavano caricando, ma si avvicinava rapidamente. Osserv anche, trepidante, suo figlio armarsi, preparandosi allo scontro fisico, dietro il riparo di prua. Poi, di l dal castello di prua e della liburna di Andragazio, vide le navi da guerra alleate spuntare da capo Miseno. Erano molte pi del previsto! Giustina comprese che avrebbero annientato il nemico, se solo si fossero avvicinate abbastanza da non lasciare vie di fuga. Se solo il nemico non le avesse scorte per un altro po' di tempo ...
Seguendo un repentino impulso Giustina usc dalla cabina e si rec a prua. Dopo una breve discussione con suo figlio (E' una pazzia, ti prego, caro, rispetta la mia decisione) s'isso sulla prua, oltre il riparo costituito dal castello, direttamente sopra il rostro, tenendosi alla sporgenza che elegantemente rifiniva la prua della liburna, quasi volesse fare da scudo alla nave col proprio corpo. La sua figura si stagli sullo sfondo, spruzzata dalle onde del mare; le vesti svolazzanti disegnarono il suo profilo femmineo, attirando ogni sguardo, immediatamente sovrastando ogni altro particolare della scena, imponendosi perfino all'occhio dei soldati che stavano combattendo sulle navi vicine. A qualcuno la distrazione cost la vita.
Giustina stava il pi eretta possibile, figura orgogliosa e austera come le dee di un tempo, augurandosi di provocare negli uomini della nave di fronte sufficiente sorpresa. Immaginava i loro pensieri: Ma che ci fa una donna su una nave!, Deve essere Giustina, Deve essere pazza, Ci sta sfidando?
Il cuore le batteva a mille, ma non per paura. Era di l della paura, troppo concentrata sul suo fine per averne: voleva attirare l'attenzione finch non fosse stato troppo tardi per il nemico.
L'emozione che la pervadeva era pi che altro eccitazione, come quando si  profondamente coinvolti dalla sfida rappresentata da un gioco ed era anche l'impeto di ribellione di una donna solitamente impotente di fronte alla forza bruta delle lotte virili.
I soldati nemici rimasero a guardarla, confusi, superstiziosi, indecisi sul da farsi, se scagliarle contro o no qualche arma mortale.
Lo stratagemma funzion per un tempo indefinito, immobilizzando la scena. Poi l'incanto si ruppe e Andragazio ordin di dirigere i colpi della balista contro Giustina. Spararono un primo colpo, che si abbatt piuttosto lontano dall'obiettivo. Del resto, a parte il fatto che le navi non erano ancora perfettamente a portata di tiro, il primo colpo di solito serviva solo ad aggiustare la mira. Un secondo colpo per, arriv pi vicino al bersaglio e il terzo dimostr che la situazione si era fatta pericolosa, per Giustina.
Comunque, a questo punto, un urlo sulla liburna di Andragazio attir l'attenzione del condottiero su quel che avveniva alle spalle della sua nave. Andragazio comprese subito di esser stato giocato da Giustina e che per aver salva la vita doveva immediatamente disimpegnarsi. Inveendo, ordin le manovre necessarie alla ritirata.
Riusc a cavarsela grazie ad alcune liburne sorelle, che gli protessero la via di fuga pagando la propria generosit con l'annientamento.
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64. Mare Nostrum, estate 388 d.C.
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Sfuggito alla trappola in cui il suo agguato si era trasformato, Andragazio si disse che aveva perso una battaglia, non la guerra e dedic tutte le proprie risorse a quello che riteneva ora il suo obiettivo pi importante: scoprire il luogo di approdo della flotta di Teodosio.
Dato che Massimo aveva posto al momento la sua base operativa in Aquileia, era probabile che lo sbarco avvenisse non troppo lontano, sul mare Adriatico. Comunque, per precauzione, ordin alle poche liburne rimastegli in zona di pattugliare il mare a sud di Neapolis, destinando a questo scopo anche qualche nave oneraria.
Quindi si trasfer pi a nord, si procur altre imbarcazioni da Aquileia e Ravenna e con queste organizz una capillare ricerca della flotta nemica, controllando ogni porto, ogni baia, ogni rada. Senza trovare nulla.
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65. Pannonia, estate 388 d.C.
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Mentre Giustina e Valentiniano navigavano verso l'antica capitale, Teodosio con le sue truppe avanzava percorrendo le vie consolari fino alla Sava. Qui, a Siscia, ebbe il primo scontro importante contro le truppe di Massimo.
- Ascoltate,  il magister militum Timasio stava parlando al collega Promoto e all'imperatore Teodosio, dopo la vittoriosa battaglia di Siscia - mi hanno riferito che alcuni prigionieri chiedono di passare dalla nostra parte ed io stavo pensando ...... potremmo fare in modo che siano molti di pi, usando gli stessi metodi di Massimo.
- Vuoi dire offrire doni, promettere terre eccetera?  disse Promoto  Stai scherzando! E' gi molto se avranno salva la vita, questi traditori!
- Via, Promoto, conserva la tua irruenza per la prossima battaglia!  disse Teodosio  In fondo la loro resistenza non  stata molto ostinata, devi ammettere, abbiamo vinto abbastanza facilmente. Con quel ponte sul fiume come accesso obbligato potevano opporsi ben pi efficacemente di quanto abbiano fatto. Ai tempi di Magnenzio qui c' stata una battaglia ben pi dura, se ricordi.
- Il ponte non  stato un problema perch c'erano i miei cavalieri, capaci di tirar frecce da un cavallo lanciato al galoppo. E questo nonostante fossero stanchi morti dopo le tappe forzate che abbiamo fatto per prendere il nemico di sorpresa!  disse Promoto.
- Nessuno vuol togliere merito all' abilit dei tuoi cavalieri.  Afferm Teodosio.  Comunque, ora ci dimostreremo indulgenti. Diremo che perdoneremo loro l'errore di non esser rimasti fedeli all'imperatore legittimo, che lo riterremo comprensibile per via della confusione indotta dalle bugie di Massimo. Gli diremo che per li terremo d'occhio e che dovranno riscattare il proprio errore col loro comportamento nelle prossime battaglie, se non vogliono che il sospetto gravi sul loro capo, con le relative conseguenze.
- Il prossimo scontro non sar altrettanto semplice.  Disse Timasio.  Marcellino  sulla Drava con un'altra armata e non abbiamo pi il vantaggio della sorpresa.
- Possiamo agire un po' d'astuzia.  Disse Teodosio.  Facciamo in modo da scegliere noi il campo di battaglia! Se le circostanze sono favorevoli, il numero dei combattenti perde d'importanza.
- Certo!  Esclam Timasio.  Intendevo questo quando vi ho riferito dei prigionieri che vogliono passare al nostro servizio! Ascoltate: lo scontro avverr molto probabilmente a Poetovio. Inviamo alcuni ufficiali della guarnigione di qui, fra quelli che hanno chiesto di unirsi a noi, ai loro colleghi della guarnigione di laggi, per un bel discorsetto. Probabilmente fra graduati si conoscono e un paio di ufficiali conosciuti saranno pi convincenti di una ambasceria.
- Cio vuoi che ci preparino il terreno comunicando che l'imperatore Teodosio sar magnanimo con chi si arrende?  Chiese Promoto.
- No.  Intervenne Teodosio. - Diranno che io difendo un imperatore legittimo contro un usurpatore e che Dio  con me.
A Poetovio le sorti della battaglia furono in un primo tempo alquanto incerte. Poi, Marcellino fu colpito a morte e i suoi uomini preferirono dar retta alle parole degli uomini di Sciscia . Insomma la propaganda funzion e gli uomini dell'armata di Massimo di arresero.
Teodosio non infier, anzi integr gli arresi alle sue truppe.
La citt successiva che incontr sul suo cammino verso l'Italia, Emona69,, non si era mai arresa a Massimo. I cittadini spalancarono le loro porte a Teodosio e gli consegnarono le chiavi della citt. A questo punto, nelle citt le defezioni della parte nemica a favore dell'esercito di Teodosio divennero un flusso continuo.
Mentre si trovava a Emona, Teodosio distacc un nutrito contingente di fanti e cavalieri e li mand in Gallia, agli ordini del generale franco Arbogaste, a combattere Vittore, il figlio di Massimo, tagliando cos la via a eventuali rinforzi che potevano arrivare all'usurpatore da nord. Vittore non ebbe scampo.
Teodosio valic le Alpi dopo la met di agosto. Osserv, divertito, che Massimo aveva fatto lo stesso errore cui aveva indotto il giovane Valentiniano e grazie al quale era sceso in Italia: aveva lasciato i valichi alpini in sostanza sguarniti. La sera dello stesso giorno in cui valic il passo, giunse in vista di Aquileia.
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66. Aquileia, agosto 388 d.C.
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Se non c'erano presidi sulle Alpi, era perch Massimo non aveva pi uomini a sufficienza. In realt non sapeva pi che fare e si era ritirato ad Aquileia, la citt fortificata pi vicina, con l'unica ed esile speranza che giungessero rinforzi da Vittore o da Andragazio.
Aveva mandato loro una staffetta non appena lo avevano informato che quello che vedeva davanti a s era l'esercito che ci si aspettava arrivasse via mare e che Andragazio si stava affannando a cercare ogni dove.
Ora non gli rimaneva che attendere e resistere.
In un primo momento lo sgomento e l'ira per esser stato battuto - anche al suo stesso gioco, quello di spingere le milizie avversarie alla defezione - gli avevano offuscato il senno. Poi, riuniti in un lampo di comprensione, aveva scorto tutti gli indizi negativi di cui il suo percorso era stato disseminato, tutti i segnali che non aveva voluto prendere prima in considerazione.
Il suo impero era troppo recente per essere solido, su questo non si era mai fatto illusioni. C'erano per altre ragioni d'insicurezza. Era di origini piuttosto umili, perci non aveva legami con le nobili antiche famiglie romane, che di lui diffidavano, e aveva il sostegno solo di una piccola parte del clero: persone autorevoli quali Damaso a Roma e Ambrogio a Milano gli rimproveravano alcune prese di posizione. Il suo potere era basato principalmente sul dispotismo dell'esercito e su quanto si poteva comprare con la corruzione. In Britannia e in Gallia questo non era stato un ostacolo alle sue ambizioni, ma in Italia, dove le tradizioni avevano radici pi robuste, la mancanza di effettivi appoggi contava molto. In Italia era uno straniero.
La consapevolezza di questa situazione era durata poco: Massimo si era affrettato a chiudere la porta su questo panorama, preferendo continuare a pensare che in fondo anche Valentiniano I e Teodosio non erano che generali, arrivati al potere grazie e tramite l'esercito.
Con il nemico alle mura e come unica speranza dei rinforzi improbabili, fu principalmente l'orgoglio a dettare la strategia a Massimo. Orgoglio misto a disperazione.
Si comportava come se le cose andassero per il meglio, come se la fanteria di Timasio che assaltava le porte della citt fosse cosa da poco. Cercava inoltre di ispirare ancora rispetto indossando ogni giorno le insegne del potere: diadema, mantello, scettro e i magnifici capi d'abbigliamento che erano una delle prerogative imperiali. Indossava questa sua maschera di signore onnipotente e si recava nella sala del trono ad amministrare l'impero, un regno che per, improvvisamente sembrava non avere pi problemi da sottoporgli.
Cercava di mantenere la fedelt delle truppe in citt con il potere persuasivo del denaro. Una mattina dichiar che apprezzava il lavoro dei suoi soldati e che li avrebbe ricompensati per il lavoro supplementare di quei giorni. Si fece portare il forziere e, senza curarsi del clamore che arrivava dall'esterno, si mise a contare il denaro per il premio.
Fu in quest'attivit che lo colse un gruppo di ribelli armati, formato da comuni cittadini e anche da suoi soldati, che irruppe nella sala del trono. Era un folto gruppo, molto determinato, che sopraffece la sua guardia personale in breve tempo. All'ultimo, Massimo cerc di impadronirsi di una spada per difendersi da s, ma non fece in tempo: braccia robuste lo trattennero a forza.
Mani lorde di sangue gli tolsero ogni segno esteriore di potere: mantello, tunica purpurea, calzari, scettro e diadema, lasciandolo scalzo e con la semplice tunica subucula70 addosso. Mentre lo spogliavano, lo accusavano con veemenza di aver portato la guerra in una citt prospera, di far lottare fra loro i fratelli romani anzich combattere i barbari, di essere un barbaro egli stesso, di affamarli con le tasse, di dare il suo appoggio a truppe barbare che erano prevaricatrici e violente, che impunemente facevano bottino nelle loro case e violentavano le loro donne.
Gli legarono le mani dietro la schiena e, sospingendolo, lo accompagnarono in uno dei cortili del palazzo, un luogo dove evidentemente si era lottato strenuamente: diversi corpi giacevano accasciati qui e l. Qualcuno si lamentava, fievolmente. Lo obbligarono a salire su un carro e lo scortarono fuori dal palazzo, attraverso la citt, oltre le mura e la campagna, verso l'accampamento dove era acquartierato Teodosio, tre chilometri pi in l.
Il gruppetto super i controlli del reparto militare che stava assediando la citt, che esult, comprendendo che la cattura di Massimo significava la fine della guerra. Fornito di un'ulteriore ampia scorta, il gruppo arriv ai margini dell'accampamento principale e qui fu fermato una seconda volta dalle sentinelle. Si chiam un ufficiale, che mand qualcuno ad avvisare Teodosio. Massimo nel frattempo fu fatto scendere dal carro. Attese, poi fu accompagnato alla tenda del comando.
Si era sparsa la voce sull'identit del prigioniero e una piccola folla inizi ad affluire verso il luogo dove erano montate le tende dei comandanti. Quando, da una di queste uscirono Teodosio e Promoto, si erano ormai radunati pressoch tutti i soldati dell'accampamento non occupati in compiti specifici.
Teodosio indossava solo una lorica di cuoio indurito sopra una corta tunica purpurea, senza particolari segni distintivi, se non il colore rosso. Non aveva bisogno di un mantello di porpora o di un diadema per esser rispettato, pensarono gli accompagnatori di Massimo.
Teodosio si avvicin, scrut Massimo e lo riconobbe:
Sei proprio tu, Massimo!  Esclam. Massimo lo guard senza parlare, il viso inespressivo.
- Hai fatto uccidere l'imperatore Graziano, - lo accus Teodosio - hai invaso l'impero d'occidente e tentato di farne uccidere l'imperatore legittimo, Valentiniano II. Ci hai obbligati a una guerra civile. Come giustifichi tutto questo?
Massimo non rispose.
Teodosio non insistette. Fece un breve discorso, a beneficio dei presenti, spiegando in modo pi articolato le colpe di Massimo. I soldati apprezzarono, una volta di pi, il riguardo che l'imperatore aveva per la loro opinione.
Alla fine, Teodosio sentenzi:
- Per i tuoi misfatti ti abbiamo condannato a morte. L'esecuzione della sentenza sar immediata.
Quindi si volt e torn verso la tenda, dicendo a Promoto:
- Che sia una cosa breve.
Promoto punt il dito verso lo stesso ufficiale che aveva accolto il gruppo con Massimo al suo arrivo:
- Tu! Prendi un paio di uomini e portalo appena fuori l'accampamento. Mozzategli la testa, senza tirarla tanto per le lunghe.
Cos fecero: lo portarono ai margini dell'accampamento, seguiti da tutto il pubblico, che lo sbeffeggiava e gridava insulti. Lo invitarono a mettersi in ginocchio e gli tagliarono la testa con un colpo di spada netto, da professionisti, mentre i soldati intorno esplodevano in un grido d'esultanza, lo stesso di quando si vince una battaglia.
Da quando era uscito dal palazzo imperiale di Aquileia, Massimo non aveva detto una parola.
Quanto ad Andragazio, quando seppe che l'avventura era finita, si uccise buttandosi a mare con una pietra al collo.
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67. Aquileia, settembre 388 d.C.
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Le emozioni degli ultimi mesi avevano messo a dura prova Giustina. Percepiva le ansiet degli ultimi tempi come un accumulo di peso che le gravava addosso, rendendo faticosa ogni giornata e non desiderava altro che riposare. Quando per arriv la notizia che Aquileia era stata liberata e che Massimo era morto, decise che si sarebbe riposata in un altro momento e si mise subito in viaggio con i suoi figli, per raggiungere Teodosio.
Le nausee di Galla si erano attenuate e perci, poich l'estate era ancora molto calda, decisero di viaggiare a mezzo nave per godere della fresca brezza marina.
S'imbarcarono ad Asculum. Le condizioni atmosferiche erano splendide, la traversata non present particolari inconvenienti e giunsero ad Aquileia verso la met di settembre.
Nuove preoccupazioni attanagliarono Giustina durante il viaggio. Era un momento decisivo: Teodosio avrebbe mantenuto la parola, avrebbe veramente restituito l'impero d'Occidente a Valentiniano? Teodosio aveva due figli, pensava Giustina, Arcadio era gi Augusto per l'Oriente, ma Onorio? Come intendeva sistemare Onorio?
Quel che Giustina paventava era che Teodosio affidasse l'Occidente a Valentiniano solo nominalmente, facendolo in realt controllare dai suoi accoliti. Valentiniano aveva ancora l'appoggio della classe politica che lo aveva voluto imperatore alla morte del padre, ma, con la sua vittoria su Massimo, Teodosio aveva acquisito nuovo prestigio.
Il potere aveva sempre una grossa attrattiva: sarebbe bastata l'alleanza suggellata tramite il matrimonio con Galla a tenere Teodosio lontano dall'Occidente?
Fu in ansia fino all'ultimo ma Teodosio le dimostr che non aveva avuto motivo di preoccuparsi: rese a Valentiniano l'impero d'Occidente che era stato di suo padre, organizzando poi suo il Consistorium insieme a Giustina.
Giustina era finalmente in pace col mondo. L'usurpatore era morto, suo figlio era tornato, senza rivali, a essere a capo dell'impero d'Occidente, come gli spettava di diritto; sua figlia Galla aveva sposato un imperatore, facendone un prezioso alleato, e presto gli avrebbe dato un figlio, consolidando cos la propria posizione; le altre sue figlie erano felicemente accasate. Non male, non male come risultato, Giustina si disse, appagata, un tranquillo pomeriggio di fine settembre. Sentiva che ogni trama era compiuta, che tutto era risolto: avrebbe ancora assistito direttamente suo figlio per qualche anno, poi, con il tempo, avrebbe lasciato a lui ogni responsabilit. Lo avrebbe aiutato sempre, questo era scontato, ma ora poteva anche ... riposare.
Riposare era il suo chiodo fisso, ultimamente. Liberato il cuore e la mente dalle preoccupazioni pi assillanti, infatti, le era piombata addosso una stanchezza infinita.
- Riposer un poco prima di cena, mi sento stanca. Svegliami in tempo per il bagno  disse alla cameriera, quel pomeriggio.
All'ora stabilita, la cameriera si avvicin al letto per svegliarla. Vide Giustina immersa in un sonno profondo e le spiacque doverla scuotere per destarla. Giustina per non si svegli. Non si sarebbe svegliata mai pi.
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FINE.
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APPENDICE. (Piccola guida alla Milano romana).
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La Milano di Giustina e Ambrogio. 
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San Simpliciano, le mura e l'horreum.
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Entreremo nella romana Mediolanum da nord, percorrendo l'antica Strada Comacina, la via che collegava Milano a Como, oggi corrispondente, grossomodo, a Corso Garibaldi, Via Mercato, Via Ponte Vetero e Via Broletto. Dopo Como, questa via continuava a nord, attraversava il passo dello Spluga e collegava Mediolanum alle citt della Belgica: Treviri, Reims, Parigi (Augusta Treverorum, Durocortorum, Lutetia). Quando Ambrogio si rec a Treviri per conto di Valentiniano II, ad esempio, percorse questa stessa strada (vedi cap.39).
Su Corso Garibaldi, ottocento metri prima di arrivare al luogo dove si innalzavano le mura e Porta Comensis, ci imbattiamo in una delle basiliche volute da Ambrogio (vedi cap. 31): quella dedicata alle Vergini, in seguito intitolata a San Simpliciano, il vescovo che ne port a termine la costruzione. Simpliciano era il sacerdote che istru Ambrogio neo-vescovo e che ne prese il posto istituzionale quando mor, sebbene fosse ormai molto anziano.
In Milano, questa  l'unica chiesa di origine paleocristiana che conserva le mura originali in alzato, per circa 22 metri. La chiesa del IV secolo doveva essere molto luminosa, perch dotata di grandi finestre e possedeva la navata pi larga di Mediolanum. Un portico circondava la facciata e i fianchi dell'edificio e il tetto era ligneo. Non esisteva la suddivisione attuale in tre navate: la basilica somigliava molto, di fatto, a un'aula del palazzo imperiale di Treviri, che Ambrogio ben conosceva e probabilmente ammirava.
Fu fra le prime in Occidente a possedere una pianta a croce latina (la prima fu San Nazaro in Brolo, vedi pi avanti). I bracci trasversali avevano un'altezza inferiore rispetto la navata.
Ambrogio stesso progett l'impianto con questo tipo di croce: amava i simboli come mezzo di comunicazione e la croce latina, oltre a celebrare la vittoria di Cristo, era un modo per affermare l'ortodossia cattolica, in antitesi con coloro, come gli ariani, che erano restii ad accettare la croce come simbolo cristiano.
Anche l'intitolazione alle Vergini, voluta da Ambrogio, era emblematica: il vescovo in questo modo si schierava con le donne che rifiutavano il matrimonio per dedicare la propria vita a Dio. Spesso, infatti, questa scelta era avversata dalla famiglia, perch il matrimonio con Cristo prevedeva comunque una dote, ma non portava, per contro, i vantaggi del matrimonio tradizionale, di solito usato per il consolidamento di alleanze e patrimoni (Naturalmente si parla di donne appartenenti all'aristocrazia, vedi cap.2).
Questa piccola guida alla Milano romana non pu prendere in considerazione le tante opere artistiche ed architettoniche di epoca successiva a quella in argomento e ne fornir, pertanto, solo qualche accenno. In San Simpliciano, comunque, (e in tutti i luoghi di interesse storico descritti nelle prossime pagine) alcuni cartelli informativi soddisferanno la curiosit di chi desidera approfondire l'intera storia della chiesa e aiuteranno a leggere le affascinanti stratificazioni che le varie vicende storiche hanno lasciato.
Dell'epoca che ci interessa,  degno di nota il Sacello dei Martiri di Anaunia (antico nome della Val di Non, in Trentino). I martiri erano tre sacerdoti inviati a cristianizzare quella regione, probabilmente dallo stesso Ambrogio, e furono trucidati dai contadini locali quando si opposero attivamente ai riti della lustrazione, un'antica festa-cerimonia di purificazione che serviva a garantire protezione e che comprendeva l'aspersione con acqua mediante rami d'ulivo o lauro e sacrifici animali.
Dopo aver visitato la chiesa, proseguiamo su Corso Garibaldi in direzione delle mura. Se esistessero ancora, le incroceremmo dopo aver percorso Via Mercato e Via Ponte Vetero, all'inizio di Via Broletto, tra Via Cusani (a destra) e Via del Lauro (a sinistra). Questo era anche il punto di congiunzione fra la vecchia cerchia muraria repubblicana (che proseguiva verso sud in Via Filodrammatici) e l'ampliamento di Massimiano (verso est, in Via dell'Orso). Le mura erano precedute da un fossato largo tre metri e profondo uno e mezzo.
Appena oltrepassate le mura, sulla sinistra si incontrava l'horreum: un deposito di beni governativi, vettovaglie e altro, qui posto per ovvie ragioni logistiche. L'edificio, che doveva essere monumentale, era composto da due costruzioni gemelle, a due piani, separate da un cortile, probabilmente fornito di un pozzo. Ciascuna costruzione era lunga sessantotto metri e larga diciotto e all'interno era divisa in quattro navate da file di pilastri (tre file da sedici pilastri), che reggevano volte a crociera.
Alcuni resti sono visitabili, su richiesta, nel sotterraneo del palazzo al n. 4 di Via dei Bossi, dove sono visibili anche alcune parti delle mura repubblicane. (Il luogo ha una lunga storia e conserva altre testimonianze, risalenti al medioevo e posteriori).
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Porta Vercellina, il circo (e il museo archeologico)
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Da Via Broletto, imbocchiamo Via San Tomaso, sul fianco destro della chiesa omonima.
Percorriamo tutta la via, attraversiamo l'ampia Via Dante (in fondo a destra  visibile il castello sforzesco: l davanti, a centocinquanta metri dalla nostra posizione, c'era porta Jovia) e continuiamo diritto, su Via Giulini, poi su Vicolo San Giovanni sul Muro, che ci condurr alla via omonima. In Via San Giovanni sul muro abbiamo di nuovo raggiunto un luogo dove si alzavano le mura (c'era davvero una chiesa in questa via:  stata demolita nel 1786 ed era costruita a ridosso, o nelle, mura augustee). In fondo a destra c'era porta Jovia, a sinistra porta Vercellina, verso cui ci dirigiamo. Se esistesse ancora, la raggiungeremmo all'incrocio con corso Magenta.
Corso Magenta  quel corso dove (ottocento metri pi avanti, sulla destra) si affaccia Piazza Santa Maria delle Grazie, con l'omonima celebre chiesa rinascimentale e, nell'attiguo convento, il cenacolo vinciano.
Molto pi vicino alla nostra posizione, a cento metri sulla destra, troveremo invece una chiesa dall'aspetto modesto:  San Maurizio al Monastero Maggiore, risalente al XVI secolo e un tempo parte del pi importante monastero femminile della citt. Esternamente non appariscente, all'interno questa chiesa rivela un tesoro d'incantevoli affreschi leonardeschi, ottimamente conservati e restaurati. Bernardino Luini, i suoi figli Giovan Pietro e Aurelio, Simone Peterzano (maestro di Caravaggio), la bottega di Vincenzo Foppa ...
Pochi metri a destra della chiesa si apre il bel portone barocco che d accesso a uno dei chiostri dell'antico monastero, che ora  atrio del museo archeologico.
Il museo percorre i primi mille anni di storia della citt e pu rispondere a molte curiosit sull'epoca romana, su com'era la Mediolanum di Giustina e Ambrogio: numerosi cartelli didascalici raccontano i particolari e la storia dei reperti.
Al piano terra un bel plastico di legno offre lo scenario preciso su cui si muovevano i personaggi di questo libro: indica quale era la posizione degli edifici monumentali, delle mura e com'erano le vie fluviali. Si noter che nel punto preciso dove ci troviamo (il museo archeologico), sorgeva il circo, una costruzione che delimitava la parte occidentale dell'area di palazzo. Via Nirone, sul fianco sinistro del museo, corrispondeva al fossato.
I reperti pi notevoli, si trovano nel cortile: si tratta di un tratto delle mura romane con una delle relative torri poligonali, dei resti di una casa signorile risalente al I/III secolo, e di uno scorcio sulla torre campanaria della chiesa di San Maurizio, torre che in origine, con ogni probabilit, faceva parte dei carceres del circo romano, dei cancelli, cio, da cui partivano i cavalli per le loro forsennate corse.
Mura e torri si sono conservate fino ai giorni nostri grazie al perdurare del monastero medioevale che li ha inglobati nelle sue strutture. Quanti protagonisti della storia, romani, ostrogoti, longobardi, franchi, hanno posato gli occhi su queste pietre? Massimiano avr osservato queste mura con romano orgoglio, decidendo di lasciare anche la propria impronta in citt, ampliandone la cerchia muraria e costruendo all'interno del nuovo perimetro le sue Terme Erculee. Gli ostrogoti e altri invasori avranno invece guardato con vivo disappunto quest'ostacolo alla loro avidit. Possiamo immaginare, qualche secolo dopo, Ansperto da Biassono (IX sec.) mentre fa un sopralluogo e commenta: Ah, le torri di un tempo! Guardate quanto  robusta questa! E che bellezza coi suoi ventiquattro lati! Si  persa la saggezza in grado di dare questi risultati! Non c' ingegnere che saprebbe costruirne una di pari robusta bellezza, ai giorni nostri! E' in piedi da centinaia d'anni e durer per altre centinaia se ne avremo cura. E il muro? Guardate che solidit! Non so se sapremo farne uno che lo uguagli, nel ricostruire le difese della citt! Per me, si deve tenere tutto quel che  possibile!
Usciti dal museo, percorriamo Via Luini (guardando la facciata della chiesa  alla nostra sinistra) e, cento metri pi avanti, imbocchiamo Via Ansperto, a destra. Da qui  possibile ammirare le torri, quadrata e poligonale, da un'altra prospettiva. Si nota facilmente che, per trasformare la torre quadrata in campanile, sono stati innalzati tre archi per lato, conservando per la stabilit i pilastri angolari. Sono archi a tutto sesto, poggianti al centro su due snelle colonnine, che alleggeriscono l'insieme.
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Il palazzo imperiale.
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Proseguendo su questo lato di Via Ansperto, si incrocia Via Brisa, dove sono visibili, a cielo aperto, i resti di quello che si presume sia stato uno degli edifici di rappresentanza del palazzo imperiale romano. Una rara testimonianza di quel che c'era qui pi di millecinquecento anni fa!
Si nota un breve alzato, poco pi delle fondamenta, di una stanza tonda, circondata da un corridoio e da vari ambienti absidati. La costruzione probabilmente aveva una copertura a cupola con loculo centrale, sullo stile del pantheon romano, ed era sicuramente rifinita e decorata lussuosamente. Alcuni cartelli didascalici in zona, ne descrivono e ne illustrano il probabile aspetto e le funzioni, con pregiati disegni ricostruttivi.
Ci troviamo nella parte pi a nord dell'area di palazzo. Il confine sud era dato da un tratto del cardo (ora via Nerino e un tratto di via Torino, fino a largo Carrobbio); a ovest il limite era il decumano (all'incirca il tracciato delle attuali vie Santa Maria alla Porta, Santa Maria Fulcorina e del Bollo); e infine, a est, l'area era delimitata dai 470 metri di lunghezza del circo. Un'area piuttosto vasta per un palazzo! In realt si trattava, infatti, dell'insieme degli edifici burocratici che circondavano la residenza imperiale e che servivano ad amministrare l'impero. La zona doveva essere affollata di funzionari, ministri, militari, cortigiani, ecc.
Da Via Brisa, torniamo su Corso Magenta.
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Il teatro, il Foro.
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Allo sbocco di Via Brisa su Corso Magenta, alla nostra destra vediamo un bivio: Via Santa Maria alla Porta (il decumano!), che curva verso sud, e Via Meravigli, verso cui ci dirigiamo. La zona delimitata da queste due vie, cos vicina al palazzo imperiale, in epoca romana era occupata da domus di lusso, come provato da mosaici e residui di affreschi rinvenuti nei pressi.
Al n. 9 di Via Meravigli, ora c' un bell'edificio ottocentesco, palazzo Turati, sede della Camera di Commercio. Nei suoi sotterranei sono visibili e visitabili i resti del teatro romano, che sorgeva qui occupando anche parte dell'area del retrostante palazzo Mezzanotte, sede della borsa valori (l'entrata di palazzo Mezzanotte  da Piazza degli Affari).
L'accesso alle rovine del teatro  da Via San Vittore al Teatro n. 14, che si raggiunge imboccando Via delle Orsole, subito prima di palazzo Turati ( necessario prenotare la visita). Non  rimasto gran che, ma ci si pu fare un'idea di com'era l'edificio: la zona che occupava, la tecnica costruttiva, che spettacoli ospitava.
Dopo la visita al teatro, proseguiamo su Via San Vittore al Teatro, che termina in Piazza degli Affari. Continuiamo diritto, lasciando Piazza degli Affari sulla sinistra e, passando sotto due archi di marmo, raggiungiamo Via Santa Maria Fulcorina (siamo tornati sul decumano!). Si segue questa via a sinistra, all'incrocio delle Cinque Vie si prosegue diritto per Via del Bollo e si raggiunge Piazza San Sepolcro. Siamo arrivati al centro della citt romana: il Foro.
Abbiamo appena percorso un tratto del decumano, che andava da Porta Vercellina a Porta Romana e siamo vicini all'incrocio con l'originario cardo principale, che andava da Porta Nuova (Piazza Scala) a Porta Ticinensis (Largo Carrobbio). Bisogna per notare che all'epoca di Ambrogio il centro della vita religiosa si era in buona parte spostato dal Capitolium, sul Foro, alle basiliche cristiane e il cardo maggiore aveva perso importanza. La via pi frequentata era ormai un cardo minore, che vari secoli dopo sarebbe diventato ... Via Torino.
Il Foro occupava l'isolato su cui ora vediamo la Chiesa di San Sepolcro e la Biblioteca Ambrosiana, pi la retrostante Pinacoteca Ambrosiana. Era un rettangolo largo 55 metri e lungo 160 e noi ci troviamo davanti al lato corto e aperto.
I lati lunghi erano porticati e vi si affacciavano le botteghe; il lato corto pi lontano era occupato dal Capitolium, costituito dai templi dedicati agli dei pi importanti dell'antica religione, Giove, Giunone, Minerva.
Quel che rimane di tutto questo, si trova nei sotterranei della Biblioteca Ambrosiana (non sempre visitabili). Una porta non molto grande su Via dell'Ambrosiana, di fronte a Via della Moneta, ne indica l'accesso.
La parte probabilmente pi suggestiva di questi resti, per, si trova nella cripta della chiesa di San Sepolcro, dove, per la pavimentazione, sono state impiegate le belle lastre di marmo di Verona che selciavano il foro.
In Via della Moneta, citata poco sopra, s'ipotizza sorgesse l'edificio che ospitava la zecca imperiale (non si  mai riusciti a identificarlo).
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La basilica Major, la Vetus, i battisteri e il palazzo vescovile.
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Da Piazza Pio XI (dietro il Capitolium), percorriamo Via Cesare Cant, proseguiamo attraversando via Armorari e raggiungiamo Via Orefici. Tramite un passaggio che somiglia all'entrata di un vecchio cortile, giungiamo in Piazza Mercanti, il salotto medioevale di Milano. Lasciamo la piazzetta con il suo pozzo sulla destra e raggiungiamo, davanti a noi, Via Mercanti, con il Palazzo dei Giureconsulti (notate sotto l'orologio del palazzo la statua che costituisce un'insolita rappresentazione di Ambrogio in toga romana) e da qui osserviamo Piazza Duomo, ben visibile sulla destra.
Anche ai tempi di Ambrogio, l'area dove ora sorge lo stupendo duomo gotico era il cuore della Milano cristiana: qui sorgevano la basilica Major, la Vetus, il battistero che in seguito fu dedicato a San Giovanni e il palazzo vescovile.
Dalla posizione che ora corrisponde a Piazza Mercanti, ai tempi di Ambrogio si sarebbe vista la facciata della basilica Nova, o Major, che misurava quarantacinque metri di larghezza per ottanta di lunghezza. Il presbiterio iniziava circa all'altezza della Galleria Vittorio Emanuele (per altri particolari vedi il capitolo 31).
Sulla destra si sarebbe vista, grossomodo all'altezza dell'abside della Major, una parte del lato lungo della basilichetta che affiancava il battistero per i riti ante e post battesimo. Dalla nostra posizione non riusciremmo a vedere il battistero, nascosto dalla basilica.
La Vetus sorgeva dietro la Major, probabilmente all'altezza dell'abside del Duomo attuale. Plausibilmente era costruita (come descritto nel capitolo 31) al modo delle pi antiche basiliche: divisa in diversi ambienti, fra cui il battistero. Non si conosce molto di quest'antica basilica. Si sa che, in epoca posteriore all'ambrosiana, fu dedicata a Santo Stefano e che gi non esisteva pi quando il vescovo Eustorgio II, nel 532, ne fece restaurare l'unica parte rimasta: il battistero. Al battistero rimase la dedica a Santo Stefano. I resti sono visitabili sul lato settentrionale del Duomo, l'entrata  la stessa della salita alle terrazze della cattedrale.
Sotto il sagrato della cattedrale, invece, giacciono reperti pi consistenti, scoperti durante i lavori di scavo per la prima linea della metropolitana milanese, intorno al 1960: sono i resti del battistero iniziato da Aussenzio e terminato da Ambrogio, dell'abside della basilica Major e qualche traccia della basilichetta biabsidata che sorgeva accanto al battistero. In epoca successiva a quella di Ambrogio, la basilica Major fu dedicata a santa Tecla e il battistero divenne San Giovanni alle Fonti. Anche questi resti sono visitabili: l'entrata si trova all'interno del duomo, a destra dell'ingresso principale e il percorso  ben organizzato e ben descritto dalle guide didascaliche.
Il palazzo episcopale non  ben chiaro dove sorgesse, ma doveva essere vicino alla Vetus, forse in corrispondenza di quello che oggi  il palazzo arcivescovile. Se n' persa traccia.
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Terme Erculee.
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Da Piazza Duomo  facilmente raggiungibile il luogo ove sorgevano le Terme Erculee ( rimasto pochissimo), costruite all'epoca di Massimiano Erculeo (tra il 291 e il 306) in occasione dell'ampiamento della cerchia muraria. Uno dei percorsi possibili consiste nel dirigersi verso Corso Vittorio Emanuele, lasciando il Duomo sulla destra, e prendere la seconda via a destra, Via Cesare Beccaria. Si prosegue fino alla piazzetta omonima e si gira a sinistra, raggiungendo poco dopo Largo Corsia dei Servi, dove si noter la chiesetta di San Vito in Pasquirolo.
Questa chiesetta  sorta su quello che era il frigidario, il locale pi ampio delle terme , dotato di una grande piscina semicircolare e decorato da bei mosaici e sculture (ricordate i mosaici e il frammento di una grande statua di Ercole conservato al museo archeologico?)
In tutto, le terme misuravano 127 x 112 metri. Dietro la chiesetta, a nord del frigidario, c'era una grande palestra, cio uno spazio aperto circondato da portici, con absidi sui lati est e ovest. Sul lato pi a nord si apriva il vestibolo che fungeva da ingresso.
Sui lati del frigidario c'erano due locali adibiti a spogliatoi e sul lato sud (davanti alla chiesetta), due tepidari, oltre a varie altre stanze. Ancora pi a sud c'era il calidario, un'aula biabsidata i cui resti giacciono sotto il palazzo al n. 11 di Corso Europa (non visitabili).
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Il porto, i corsi d'acqua.
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Dando le spalle alla chiesetta di San Vito, raggiungiamo Corso Europa attraverso il passaggio fra i palazzi e giriamo a destra. Percorsi circa cento metri vedremo sulla sinistra via Cavallotti: imbocchiamola e percorriamo altri cento metri, fino a Largo Augusto. In epoca romana qui si apriva una delle porte nelle mura: la Porta Erculea.
Alla nostra destra noteremo la colonna, sovrastata dalla statua di Cristo Redentore (eseguita, su disegno del Richini, come ex-voto per la fine della peste del 1577) e, alle spalle della colonna vedremo un palazzo che segue l'andamento curvo della strada (la curvatura si noter di pi avvicinandosi).
La curva della strada  ci che rimane dell'ansa del fiume Seveso, che qui si allargava formando un bacino abbastanza largo da essere sfruttato dai romani come comodo porto, a ridosso delle mura. Le mura massimiane, infatti, provenienti da Via Montenapoleone e Via Durini, proseguivano sulla via a destra del palazzo curvilineo (via ora chiamata Verziere perch per centinaia d'anni vi si  tenuto un mercato di frutta, verdura e generi alimentari)e poco pi avanti si ricongiungevano alle mura repubblicane, che proseguivano in Via Larga. Proprio in Via Larga  emersa (anni 1935/1936 e poi 1951/1954) una banchina con andamento parallelo alle mura, larga due metri e mezzo, formata da lastre di pietra posate su pali di rovere infissi nel terreno. Non tutti gli studiosi sono per d'accordo nel classificare i reperti come banchina. Sembra, inoltre, che il bacino sia stato prosciugato fin dai tempi di Nerone per ovviare alle frequenti inondazioni.
Quel che  certo,  che i romani rafforzarono i corsi d'acqua anche deviando fiumi vicini alla citt, e reso navigabile il canale artificiale a sud: la Vettabbia.
Riassumendo la complicata idrografia mediolanense:
- Il Seveso passava a nord della citt, provenendo da nord/nordovest e dirigendosi a est/sudest, solo sfiorando la citt. I romani ne deviarono il corso creando un primo canale in et repubblicana: il Sevesetto. Dal Sevesetto vennero derivati altri due canali: il Grande Sevese, che entrava in citt, e il Piccolo Sevese, che alimentava i fossati delle mura.
Un altro Sevesetto, poi chiamato Acqualunga, fu scavato in et imperiale per alimentare le Terme Erculee: questo canale raccoglieva anche le acque del torrente Molia ed entrava in citt presso l'attuale Piazza San Babila, dopo aver percorso Corso Venezia. Da questa derivazione si attinsero poi le acque per i battisteri della vicina area episcopale.
- Ad alimentare il fossato occidentale c'era anche il Nirone (da Nerone, la cui amministrazione ha lasciato un ricordo positivo in questa citt). Nasceva da fontanili a Nord (attuale parco delle Groane) e, dopo aver raccolto le acque di diversi torrenti, confluiva (dove ora c' parco Sempione) nel Piccolo Sevese.
- a sud la Vettabbia era stata realizzata sfruttando probabilmente il corso inferiore del Nirone. Raccoglieva e convogliava tutte le acque che avevano attraversato la citt.
La parola Vettabbia deriva probabilmente dal latino vectabilis, trasportabile: il canale era, infatti, navigabile. Probabilmente fu per aumentarne la portata d'acqua a questo scopo che i romani deviarono il corso del fiume Olona (molto pi a Ovest, nei pressi dell'attuale citt di Rho).
La Vettabbia si congiunge al Lambro a Melegnano e il Lambro sfocia poi nel Po: cos da Mediolanum era possibile raggiungere il mare navigando.
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La basilica di Santo Stefano Maggiore.
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Da Largo Augusto, seguiamo la curva del fiume Seveso (il palazzo curvilineo) in direzione delle guglie del Duomo, e prendiamo la prima via a sinistra, Via Merlo: in fondo a questa via, un passaggio pedonale sulla destra porter in Piazza Santo Stefano.
La fondazione della chiesa di Santo Stefano risale al 417, anche se, per la verit, l'intitolazione  cambiata nel X secolo: prima era San Zaccaria.
Fu edificata qui perch vi era la pietra degli innocenti, una pietra che  ancora conservata in una piccola camera sotterranea e identificata da una targa posta sul pavimento all'inizio della navata centrale.
Si tratta del luogo di sepoltura, o di conservazione delle reliquie, di quattro persone che subirono la sentenza capitale, accusate di tradimento, ai tempi di Valentiniano I. Erano i tempi della grave malattia di Valentiniano, quando (vedi cap. 12) l'imperatore sospett che i suoi generali stessero complottando contro di lui. I milanesi ritennero ingiusta la sentenza: le vittime erano considerate brave persone e furono ricordate come martiri. (A quanto sembra, il concetto di martirio era legato non solo a motivazioni specificamente religiose).
La chiesa originaria fu distrutta da un incendio e ricostruita nel 1075. E' ricca di storia (l'assassinio di Galeazzo Maria Sforza, il battesimo del Caravaggio, per citare due dei fatti pi importanti) e conserva diverse tombe di santi e di notabili.
Su Piazza Santo Stefano, anche il medioevale santuario di San Bernardino alle Ossa, con il suo ossario rococ, merita una visita.
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La basilica dei Santi Apostoli e la via porticata.
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Da Piazza Santo Stefano, si prosegue su Via Festa del Perdono (usciti dalla chiesa di Santo Stefano, a sinistra), si supera il bell'edificio dell'universit statale (l'ex quattrocentesco ospedale detto C Granda), e si giunge sul fianco sinistro dell'antica basilica dei Santi Apostoli (vedi capitolo 31), ora San Nazaro in Brolo. Si raggiunger la facciata, su Piazza San Nazaro, percorrendo il vicolo santa Caterina.
Piazza San Nazaro in Brolo in epoca romana si apriva sulla via porticata, che corrispondeva all'attuale Corso di Porta Romana, ed era il proseguimento del decumano maggiore verso sud, nonch il biglietto da visita della nuova capitale a chi giungeva da quella direzione.
Arrivando da Roma, s'incontrava prima di tutto l'arco trionfale che delimitava la via porticata a sud, poi si avanzava su una strada lastricata e dotata d'impianto fognario, larga sei metri e fiancheggiata da portici larghi sei metri e mezzo, dipinti a colori vivaci. A met percorso, sulla destra si apriva uno slargo e qui sorgeva la Basilica Apostolorum, ora San Nazaro, preceduta da un quadriportico.
San Nazaro era la prima in occidente con impianto a croce. Nei sotterranei  possibile visitare i resti delle murature originali, insieme a reperti preesistenti alla basilica: si noter che per i muri sono stati reimpiegati antichi sarcofagi.
La chiesa ' stata interamente ricostruita nel 1075, dopo che fu distrutta dallo stesso incendio che devast Santo Stefano.
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San Giorgio al Palazzo, Porta Ticinensis e la basilica di San Lorenzo.
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Percorrendo Corso di Porta Romana in direzione Piazza Duomo, si raggiunger Piazza Missori. Anche in questa piazza ci sono i resti di un'antica basilica (risalente al V secolo): San Giovanni in Conca, di cui rimane la bella cripta del XI secolo, visitabile.
Attraversiamo la strada e prendiamo la via prospiciente l'imbocco di Corso di Porta Romana: Via Zebedia, che ci porter in Piazza Sant'Alessandro, il salotto barocco di Milano (luogo interessante, ma che non riguarda l'epoca che stiamo considerando). Poi, con la chiesa alle nostre spalle, prendiamo la via in fondo a destra della piazza, Via della Palla, e percorriamone il breve tratto che raggiunge Via Torino.
Il tracciato di Via Torino, che inizia da Piazza Duomo, riflette pressappoco quello del cardo minore che prese importanza con lo spostamento della sede religiosa dal tempio capitolino, sul foro, al complesso episcopale.
Attraversiamo la strada, giriamo a sinistra e proseguiamo per circa duecento metri: troveremo, sulla destra, Piazza San Giorgio e la chiesa di San Giorgio al Palazzo. Questa chiesa dalla facciata tanto modesta ha origini antichissime: sorge sul sito di un tempio dedicato al dio Mercurio o al dio Apollo e il palazzo che menziona ...  il palazzo imperiale romano. Ci troviamo, infatti, nella zona pi a sud dell'area di palazzo.
Nella chiesa si ammira un magnifico ciclo pittorico di Bernardino Luini che illustra la storia della passione di Cristo e si nota una lapide che ricorda l'editto di Milano del 313, con cui gli Augusti di allora, Costantino e Licinio, riconobbero a ognuno la libert di seguire la propria religione (Costantino si era appena convertito, Licinio seguiva la religione tradizionale).
Torniamo su Via Torino, giriamo a destra, in direzione opposta al Duomo, per raggiungere Largo Carrobbio e l'inizio di Corso di Porta Ticinese.
Qui, in epoca romana si usciva dalla citt attraversando Porta Ticinensis, da non confondere con la medioevale Porta Ticinese visibile poco pi avanti sul corso omonimo, (dove erano le mura medioevali), o con la napoleonica Porta Ticinese di Piazza XXIV Maggio, sorta alla fine di Corso di Porta Ticinese sul tracciato dei bastioni, le mura spagnole.
Quel che rimane dell'antica porta Ticinensis  visibile presso il parcheggio dell'hotel Ariston al n. 2 di Largo Carrobbio e ... dall'interno del ristorante al n. 4.
Imboccato Corso di Porta Ticinese, poco prima della Porta Ticinese medioevale non si possono non notare le suggestive colonne di San Lorenzo, prospicienti la chiesa omonima. Provengono da un edificio del II secolo, probabilmente un tempio, e sono state reimpiegate per ornare (il forse  d'obbligo) il quadriportico antistante alla chiesa paleocristiana. Secondo recenti indagini archeometriche, la chiesa risale all'epoca teodosiana o  di poco posteriore (quindi non condivido la tesi di coloro che la identificano con la basilica Porziana).
Dopo diversi incendi e due crolli di cupola, dell'epoca romana la basilica conserva solo l'impianto a simmetria centrale, consistente in un ambiente quadrato con absidi su tutti i lati, circondato da un deambulatorio. In pratica un quadrato iscritto in un cerchio.
Era il primo progetto del genere, per una chiesa nell'Occidente cristiano e rimane una preziosa eredit architettonica del periodo romano classico.
La pianta originale comprendeva anche le due cappelle di Sant'Ippolito e di Santo Aquilino, la prima posta in corrispondenza dell'abside di fronte all'ingresso della basilica, la seconda in corrispondenza dell'abside a destra. Quest'ultima cappella  probabile fosse destinata ad essere un mausoleo ed  stata edificata un po' dopo la basilica. Dell'epoca romana, conserva un magnifico portale, un sarcofago e bei mosaici. Fra questi  degna di nota l'immagine di un carro trainato da cavalli bianchi, riferimento proprio di un culto non cristiano, il culto di Mitra e del sol- invictus.
E' anche possibile visitare il sotterraneo della cappella, dove  individuabile la struttura delle fondamenta, create con grosse pietre di riporto provenienti dal vicino anfiteatro che, ai tempi della costruzione della basilica, era gi in disuso.
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Sant'Eustorgio.
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Attraversata la Porta Ticinese medioevale, proseguiamo diritto e imbocchiamo l'interessante Corso di Porta Ticinese. Percorriamolo per circa cinquecento metri, fino ad arrivare alla chiesa dedicata a Sant'Eustorgio, nella piazza omonima.
Anche questa basilica ha origini antiche, ma le circostanze della sua nascita si perdono nella leggenda.
Si tratta di una storia raffigurata anche su uno dei capitelli della chiesa: l'imperatore Costante, narra questa leggenda, don al vescovo Eustorgio, in occasione del suo viaggio a Costantinopoli, le reliquie dei magi. Le reliquie furono inserite in un'arca di pietra scolpita e trasportate via mare. Una volta sbarcata, l'arca fu caricata su un carro trainato da buoi e avviata verso la basilica Major, cui era destinata. Quando per il carro arriv in prossimit del primo fonte battesimale della citt, divent pesantissimo, si ferm e non ci fu verso di smuoverlo. Il fatto fu interpretato da Eustorgio come la volont del Signore di far sorgere una chiesa proprio in quel luogo e cos si eresse una nuova basilica.
La storia  suggestiva, per Ambrogio non ne fa mai cenno e, con tutta l'attenzione e l'interesse che il vescovo aveva per le reliquie,  strano che non ne parli mai. Lo stesso silenzio avvolge la figura di San Barnaba, che avrebbe qui effettuato i primi battesimi di Milano, utilizzando una fonte d'acqua particolarmente salubre.
La Basilica sorge su quella che era un'area cimiteriale, ora sotterranea, visitabile: l'ingresso si trova vicino alla cappella Portinari, nel museo diocesano. (Anche in questo luogo lo scorrere del tempo ha lasciato, in quantit, storie e opere d'arte da godere e la cappella Portinari ne  un esempio).
Interessanti, ai fini di questa piccola guida, sono gli scavi archeologici che hanno portato alla luce, in prossimit del coro dell'attuale basilica, i resti dell'edificio paleocristiano, di cui, purtroppo, si ha una datazione incerta. Il sito, comunque,  ben spiegato da cartelli informativi.
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L'anfiteatro.
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Da Piazza Sant'Eustorgio, percorsi meno di cinquanta metri in direzione di Porta Ticinese, imbocchiamo alla nostra sinistra Via Scaldasole, percorriamola tutta fino a giungere in Via Arena e qui giriamo a destra. In fondo a Via Arena troveremo Via De Amicis (vedremo alla nostra destra la Porta Ticinese medioevale). Un percorso alternativo, naturalmente,  tornare sui propri passi e percorrere di nuovo Corso di Porta Ticinese.
Al n. 17 di Via De Amicis potremo varcare l'ingresso all'area verde che circonda i resti dell'anfiteatro romano. Dell'anfiteatro  rimasta ben poca cosa, era gi praticamente in disuso ai tempi di Teodosio. Comunque il percorso  ben illustrato dai cartelloni didascalici.
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Sant'Ambrogio.
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Per la nostra prossima destinazione potremmo seguire il tracciato delle vecchie mura medioevali, cio Via De Amicis, ma sar pi piacevole seguire una strada meno trafficata. Quindi, all'entrata dell'anfiteatro giriamo a sinistra e percorriamo Via De Amicis solo fino a Piazza Resistenza Partigiana e qui attraversiamo la strada raggiungendo Via Cesare Correnti, per poi prendere la prima via a sinistra, Via Caminadella. Percorriamola tutta, fino in Via Lanzone, giriamo di nuovo a sinistra e proseguiamo. Giungeremo, dopo un breve percorso, in Piazza Sant'Ambrogio.
Alla nostra destra noteremo subito l'ingresso al quadriportico della basilica che Ambrogio volle dedicare ai martiri (vedi capitolo 31), ma che cambi nome quando il vescovo vi venne sepolto, accanto ai santi Gervaso e Protaso, i due martiri che aveva scoperto in Mediolanum (vedi capitolo 46).
Sono troppe le vicende legate a questa chiesa e alle numerose opere che contiene, per esporle in una guida che si propone di esser breve. Mi limiter quindi a qualche punto particolare.
Attualmente questa  la seconda chiesa, per importanza, della citt di Milano. Baster il suo nome completo a dare una sintesi della sua storia: basilica romana minore, collegiata abbaziale prepositurale di sant'Ambrogio.
Basilica  gi un termine che attualmente indica il privilegio dell'attenzione della Santa Sede e minore non sta in questo caso a significare che questa  una chiesa poco importante,  anzi un titolo onorifico che sottolinea un legame particolare col vescovo di Roma e l'importanza della chiesa nella zona. Quanto al termine Romana: cosa, pi di quest'aggettivo, rende l'idea delle sue origini, della sua
storia (e delle origini e storia della Chiesa in generale)?
Gli altri elementi del nome completo della basilica, indicano che essa  sede del prevosto, cio riferimento gerarchico di un gruppo di parroci, e contemporaneamente  sede di un'assemblea, o collegio, di religiosi di tipo abbaziale, cio di monaci, che per il diritto canonico hanno una certa autonomia.
Il suo aspetto attuale risale agli anni tra il 1088 e il 1099, quando il vescovo Anselmo la fece riedificare secondo i canoni romanici. Della chiesa paleocristiana originale  stato conservato l'impianto a tre navate absidate senza transetto e con quadriportico; di epoca romana c' poco altro: un capitello, la raffigurazione di un agnello in altorilievo e qualche frammento decorativo esposto nel museo adiacente alla cappella di San Vittore. Questa cappella, o Sacello di San Vittore in ciel d'oro, che in origine non faceva parte della basilica, era bens un edificio a se stante,  la parte pi antica del complesso, addirittura anteriore alla costruzione della basilica paleocristiana: secondo la tesi pi accreditata  stata edificata dal vescovo Materno, intorno al 320, come piccolo mausoleo per il martire Vittore. In questa cappella, Ambrogio seppell il caro fratello Satiro, morto nel 378.
I mosaici che la decorano sono posteriori al periodo di Ambrogio, risalgono alla seconda met del V secolo, ma fra essi c' il ritratto pi attendibile del celebre vescovo:  raffigurato a sinistra, fra i santi Gervaso e Protaso. A destra  il vescovo Materno fra i santi Nabore e Felice e al centro della cupola, fra le tessere d'oro del mosaico, san Vittore.
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Il mausoleo imperiale.
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Proprio davanti al quadriportico della basilica di Sant'Ambrogio, di fianco alla Pusterla omonima (una porta delle mura medioevali), si trova Via San Vittore. Percorrendola per circa duecentocinquanta metri, si trover sulla sinistra una piazza, dove sorgono la chiesa di San Vittore al Corpo e il Museo della scienza e della tecnica.
La chiesa di San Vittore al Corpo sorge sui resti (visitabili) di quello che sembra fosse un mausoleo imperiale: s'ipotizza che sia stato impiegato per la sepoltura di Graziano o di Valentiniano II, o di Teodosio.
I resti riguardano un edificio ottagonale con lati di sette metri e mezzo. Nella parte interna, ogni lato  separato da una colonna e presenta una nicchia quadrata o semicircolare in modo alternato.
Proprio la forma ottagonale, dotata di questo tipo di nicchie, rende improbabile che l'antico edificio fosse preesistente al battistero di San Giovanni (vedi cap. 31) e quindi  pure improbabile che possa essere identificato con la basilica Porziana, come sostengono alcuni.
L'edificio sorgeva in un'area cimiteriale ed era protetto da un recinto dalla forma di ottagono schiacciato, di circa 100 mt di diametro, le cui tracce sono visibili nei chiostri dell'ex convento degli olivetani, ora sede del Museo della scienza e della tecnica.
Il nostro percorso attraverso la romana Mediolanum termina qui. Spero che il racconto sia riuscito, nonostante le sue lacune, a dare una visione d'insieme, e che il lettore lo abbia trovato abbastanza interessante da arrivare a leggere queste ultime righe.
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FINE della Appendice.
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Note finali.
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1 Flavio era un titolo onorifico assunto dagli alti funzionari e ufficiali, per una disposizione che risaliva a Costantino I.
2 Subucula: o tunica interior, una specie di sottoveste
3 Le case patrizie spesso avevano un impianto di riscaldamento a pavimento, dello stesso tipo usato per le terme
4 Amictus: o tunica exterior, una tunica lunga
5 Spparum: altra tunica di lunghezza varia ma non fino ai piedi, tipo un chitone greco ma con i fianchi cuciti.
6 Cingulum: cintura
7 Storicamente questo fatto  posteriore. E' inserito qui per chiarezza narrativa.
8: l'attuale Sremska Mitrovica in Serbia
9: Parigi
10: Reims
11 La Senna
12: Magister Memoriae: una sorta di segretario
13: nella chiesa ortodossa orientale il Natale si celebra ancora oggi in questa data.
14: Ambrogio diventer vescovo di Milano
15 Dolus Malus: un contratto concluso col raggiro.
16: Attuale periferia di Budapest.
17 Cauca:  la moderna Coca, Segovia (Castiglia e Leon)
18 Congedo spettante al soldato che aveva prestato servizio esemplare
19: da pagus cio villaggio, perch gli abitanti dei villaggi erano i pi restii a lasciarsi convertire.
20: Consiglio di Stato.
21: Ambrogio scriver il De Officiis Ministrorum (Dei doveri dei ministri) ricalcando la struttura del De Officiis di Cicerone, dedicandolo ai suoi figli (i milanesi). In esso Ambrogio rivedr in chiave cristiana i contenuti morali stoici di Cicerone facendo esempi tratti dalle sacre scritture anzich dal mondo classico e aggiungendo le virt cristiane: la fides diventer la fede in Cristo, la fortezza quella dei martiri.
22: tra gli attributi di sant'Ambrogio c' un alveare.
23: lo afferma Agostino stesso nelle Confessioni.
24: Integr ad esempio le virt derivate da Platone, che chiam cardinali (prudenza, temperanza, giustizia, fortezza), con quelle teologali (fede, speranza, carit).
25: non era stato possibile costruire un quadriportico per ragioni di spazio.
26: dove il vescovo impartiva il sacramento della confermazione, o cresima, subito dopo il battesimo..
27: prima gli esorcismi e dopo la confermazione
28: quasi tre metri.
29: la rinuncia di Cristo alle sue prerogative divine.
30: dal De fide
31: Sanctorum omnium Prophetarum et Confessorum, edificata intorno al 376, poi S. Dionigi, oggi scomparsa.
32: oggi S. Nazaro in Brolo, .su corso di Porta Romana, l'antica via porticata.
33 Comacina: appellativo celtico, mantenuto dai romani
34: diventer la basilica dedicata alle vergini, dedicata poi a San Simpliciano, che termin di costruirla e vi fu sepolto.
35: dove sorger la basilica poi dedicata a Sant'Ambrogio
36: i martyria erano piccole basiliche nate dall'unione di cellae memoriae, cappelle funerarie di martiri, e domus orationis, case di preghiera.
37: Case di riunione.
38: i refrigeria: banchetti in onore dei defunti ,di origine antica.
39: nome dato all'odierna Arles da Costanzo II, padre di Faustina.
40: Lione.
41: gentile era un termine inizialmente usato dagli ebrei per definire i non ebrei, poi il significato fu allargato dai cristiani per definire tutti i non credenti. In seguito venne sostituito dal termine pagano, da pagus, villaggio, dove la nuova religione fatic ad attecchire.
42: funzionario simile ad un ministro delle finanze.
43: i curiali godevano di privilegi penali, di prestigio e di potere. Tuttavia, avevano pesanti obblighi: erano responsabili dell'approvvigionamento di grano, dell'ordine pubblico e delle opere pubbliche, dovevano finanziare giochi pubblici e riscuotere parte delle tasse. Erano molti i curiali che cercavano di sottrarsi ai loro oneri.
44: funzionario simile ad un ministro della giustizia
45: Avila.
46: Bordeaux.
47: il seguito  tratto e interpretato dalla lettera di Ambrogio n. 24 (numerazione Maurini).
48: cos parla di Giustina nella lettera alla sorella Marcellina nr. 20.
49: tratto dal sermone contro Aussenzio.
50: le parole dei sermoni di Ambrogio sono testuali.
51 Tratto da inno della sera , composto da Ambrogio.
52: da incantationes deriv il nome di inni dato a questi canti.
53: le parole del sermone di Ambrogio sono testuali.
54: racconta la bibbia che ci fu una discussione in cielo fra Dio e Satana. Satana sosteneva che Giobbe era devoto a Dio solo per via della prosperit in cui viveva. Dio gli consent allora di togliere a Giobbe la prosperit per metterlo alla prova. Giobbe mantenne la sua fede. Allora Dio consent a Satana di privarlo dei figli, poi gli consent di togliergli la salute. Infine Satana ricorse alla moglie di Giobbe, che esasperata dalle sofferenze gli disse: Ma lascia stare il tuo Dio e muori!, invitandolo probabilmente a un suicidio liberatorio. Giobbe le rispose: Parli come una stupida, se da Dio accettiamo il bene, dobbiamo accettare anche il male.
55: Non ti  lecito avere quella  un richiamo a quanto disse Giovanni Battista ad Erode.
56: in realt, dalla lettera di Ambrogio che ha ispirato questo capitolo, risulta che le cortine sono state strappate pi tardi, dopo il colloquio.
57 Nave caudicaria: imbarcazione fluviale dal fondo quasi piatto.
58: ora Melegnano.
59: Calatores: gridatori, araldi.
60: Mar di Marmara.
61: soldati appartenenti alla marina militare.
62: navi adibite al trasporto commerciale.
63: nave da guerra.
64: normalmente le imbarcazioni venivano rimesse in mare dopo il 7 marzo.
65: condimento a base di interiora di pesce e spezie.
66: da Patrasso a Messina.
67 Ischia e Procida
68 Stanghe: sorta di lunghe aste fissate all' albero della nave che in caso di attacco venivano usate per  spazzare il ponte della nave nemica, oppure come arieti.
69: Lubiana.
70: vedi nota nr. 2
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FINE.